Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

“Cogito (vel dubito), ergo sum”, cioè “penso (ovvero dubito), e dunque sono”: è il principio epistemologico della conoscenza soggettiva della realtà che, secondo René Descartes e il suo antico ispiratore sant’Agostino, ritenevano quale fondamento della verità-di-ciò-che-è-reale. Verità vs. realtà e viceversa. Il dubbio metodico o sistematico, nella contemporaneità viene collegato al cosiddetto “complottismo”, che dice: se una cosa accade, accade non solo perché c’è un rapporto diretto fra causa agente ed effetto (come peraltro neppure David Hume credeva. Un esempio storico sulla parziale validità del sistema gnoseologico di Hume, che in generale non condivido: il regime nazista iniziò nel 1933 in Germania dopo la Repubblica di Weimar, ma non per un rapporto diretto causa/effetto, ma semplicemente perché gli succedette: hoc post hoc, non hoc propter hoc), ma soprattutto poiché c’è una con-venienza di alcuni (da due soggetti umani agenti in su), non solo del singolo, che accada un qualcosa. Infine una domanda: la malvagità e la stupidità sono alternative o possono convivere nell’agire umano libero?

(PROSSIMAMENTE: “Siamo, come esseri umani, “gettati-nel-mondo” e nel tempo da “altro-da-noi”. Siamo “condannati” alla libertà, “condanna” dalla quale non possiamo liberarci. Passiamo dall’inquietudine all’angoscia, dall’angoscia e perfino dalla disperazione alla possibile “fede”, nel sentimento della propria finitudine. Una riflessione con l’aiuto di Søren Kierkegaard, per il valore irriducibilmente unico della nostra singola esistenza, di Jean-Paul Sartre, per l’obbligo di essere-liberi, e di Martin Heidegger, perché siamo “gettati” nel mondo a nostra insaputa e senza il nostro permesso, e lì dobbiamo restare fino al nostro scomparire“)

Personalmente, essendo io un tipo piuttosto ingenuotto (anche se forse non sembra), solitamente non credo ai complotti a prescindere da qualsiasi altro elemento probatorio, ma penso che i complotti, quantomeno nella storia politica umana, siano – in generale – pressoché la regola, non l’eccezione. Come risolviamo questa sorta di contraddizione logica? Qualcheduno mi aiuti.

Conosco persone che credono sia tutto un great complotto, vale a dire che nulla di ciò che accade e/o di cui si ha notizia, sia generato (veramente) dai soggetti ivi preposti funzionalmente o giuridicamente, ma da altri incaricati dai soggetti preposti stessi, o dai loro nemici che vogliono arrecar loro danni. In altre parole, se a Crans Montana tra il 31 dicembre 2025 e il 1 gennaio 2026 sono morti 40 ragazzi e si sono feriti in oltre 100, la “colpa” in senso morale, o la responsabilità in senso giuridico, se formalmente va ascritta ai coniugi Moretti e alla superficialità dell’amministrazione locale in tema di sicurezza pubblica, in realtà andrebbe cercata in ambienti che avevano interesse a danneggiare e sminuire il prestigio della nota località turistica svizzera. Ho sentito anche questa. Verrebbe meno il rapporto causa/ effetto, per cui la sciatteria di chi gestiva il locale e di chi avrebbe dobuto vigilare sul funzionamento del medesimo, non sarebbe – in ultima analisi – il “soggetto-agente” necessario della tragedia, ma solo un’incidentale rotella del funesto meccanismo innescato altrove, per cui anche le conseguenze penali dei protagonisti citati sarebbe minore.

Riporto anche il caso del sostenitore trumpiano Charles James Kirk, amministratore di Turning Point USA, esponente di indirizzo filosofico conservatore e a volte reazionario, “fucilato” sul posto a Oren nel campus della Utah University da tal mr. Tyler Robinson. Dell’evento c’erano dei video al ralenti, oggi non più disponibili sul web, che paiono mostrare come il sangue che sprizza dal collo dell’uomo uscirebbe da un contenitore posto sotto la maglietta, non dal corpo (cari lettori, scusate il trash). Questo signore, dunque, secondo i complottisti a prescindere, vivrebbe beatamente in una località protetta dai servizi USA? Non ho avuto più notizie dalla sua “morte”. Morte? Complotto dei servizi USA a sostegno del bullo, President of the United States of America? O e morto veramente? Io penso che sia morto in ospedale, come si legge in cronache affidabili. C’è stato anche chi si è compiaciuto per questo assassinio. Vergogna.

Bisogna stare attenti a non autoilludersi di vedere chissà cosa, pensando che le cose siano sempre diverse da come ce le raccontano. La mente è in grado di autoilludersi ingannandosi. Vero, amico mio?

Vi è chi non crede che l’11 settembre 2001 le Twin Towers e il Pentagono siano stati colpiti da due aerei di linea della United dirottati da terroristi di Al Kaeda, che un altro aereo abbia colpito il Pentagono e che un quarto velivolo sia precipitato nelle campagne della Pennsylvania. Sempre per opera criminale del su citato gruppo islamista.

Vi è chi non crede che il Colonnello ingegner Neil Armstrong il 20 Luglio 1969 abbia messo il suo piedone sulla Luna, e che “Buzz” Aldrin sia stato un pazzo a seguirlo nella farsa. Addirittura.

CONGIURE E COMPLOTTI ANTICHI, MODERNI E CONTEMPORANEI

Nei biblici Secondo libro di Samuele (cap. 11) e Libro dei Re (capp. 1 e 2) si racconta che il gran re David complottò contro un suo valorosissimo soldato, Uriah l’Ittita, perché si era invaghito della moglie di costui Betsabea, con la quale poi divenne padre di un re ancora più grande di lui, Salomone. 

David, Uriah, Betsabea e Salomone

Ecco i fatti narrati dalle citate Scritture: un giorno il re David, mentre passeggiava sulla terrazza del suo palazzo, vede Betsabea fare il bagno. Anche se sa bene che la donna è la moglie di Uriah, uno dei suoi migliori soldati attualmente impegnato in guerra, s’invaghisce di lei, la fa portare nel suo palazzo e la mette incinta. David richiama Uriah dalla guerra, affinché egli dorma con la propria moglie, ma il soldato si rifiuta di dormire a casa propria per giacere con la donna, mentre i suoi uomini patiscono in guerra. Il piano di David di far credere che sia Uriah il padre del nascituro fallisce. Perciò il re comanda al suo generale Joab di sferrare un attacco e ordina di mettere Uriah in prima fila. Uria muore durante l’attacco e David è libero di prendere in moglie Betsabea, oltre alle altre che già aveva.

Il profeta Nathan, come da costumi di quel tempo, rimbrotta duramente David, che si pente e chiede perdono al Signore. Il bimbo, però, ben presto muore. Un secondo bimbo, nato dal re e dalla nuova moglie, invece, sopravvive alla grande. David lo chiama Salomone, che ha la gloriosa storia nota a molti, anzi a quasi tutti. Salomone diventa un sovrano più grande di suo padre nella generosià coniugale (posso scherzare qualche volta?), con decine di mogli e concubine (chissà come faceva?), ma anche manifestamente provvisto di una sapienza insuperabile. Notissimo è il racconto delle due madri che si contendono come proprio figlio un bambino, e allora, siccome a quei tempi (tremila anni fa) le conoscenze genetiche erano scarse (fo par dir), posto che l’aplotipo Y era sicuramente quello del re, ma il patrimonio mitocondriale era incerto, per dirimere la questione il re propone di sezionare in due il piccolo, mentre la falsa madre resta in silenzio, la vera madre si oppone, perché sceglie la vita del figlio alla sua maternità. E Salomone le fa consegnare il bambino convinto dall’amore materno, che è il più grande sulla faccia della Terra.

Da un complotto bieco e turpe ecco che nasce l’autore paradigmatico dei libri sapienziali presenti nella Bibbia e ampiamente ripresi nel Corano. Le vie del Signore…

Caio Giulio Cesare

La morte di Gaio Giulio Cesare avvenne il 15 marzo del 44 a.C (le Idi di marzo) durante una seduta del Senato. Fu pugnalato da un gruppo di congiurati che si autodefinivano “i Liberatori” guidati da Bruto e Cassio, segnando la fine della Repubblica romana e l’inizio del Principato imperiale.

Lo scopo principale della congiura complottista era fermare l’ascesa del grande generale, ovunque vittorioso, ma anche vicino alle esigenze del Popolo romano, verso il potere assoluto e così restaurare l’ordinamento repubblicano, poiché Cesare, dopo la sconfitta del suo maggior competitore Gneo Pompeo, rappresentante del Partito aristocratico, maggioritario tra Senatori e possidenti, era stato nominato dittatore a vita.

Marco Giunio Bruto (figlio adottivo di Cesare), Gaio Cassio Longino e Publio Servilio Casca temevano che Cesare volesse farsi re, distruggendo le istituzioni collegiali romane, accentrando tutto il potere in lui con il cumulo di cariche eccezionali, come la dittatura a tempo indeterminato e la potestà tribunizia a vita. Molti congiurati erano spinti da invidie, delusioni per mancate promozioni o sentimenti filo-pompeiani.

Sappiamo da Gaio Svetonio (cf. Vite dei Dodici Cesari) e Publio Cornelio Tacito (cf. Annales e Historiae) che cosa successe dopo Cesare, con il Principato di Ottaviano Augusto, forse il politico di maggior caratura d’ogni tempo della storia dell’Occidente.

Lorenzo de’ Medici e i Pazzi

La Congiura dei Pazzi fu un esemplare complotto realizzatosi il 26 Aprile 1478 in quel di Firenze, proprio all’interno del Duomo di Santa Maria del Fiore. I congiurati riuscirono ad uccidere Giuliano, ma non Lorenzo, che rimase ferito. I Medici erano potenti e i Pazzi non potevano più sopportarlo, ma ottennero l’effetto opposto quando il complotto fallì. I Pazzi furono in parte giustiziati e in parte banditi dalla città.

L’operazione Valkiria (Unternehmen Valkyrie)

Il 20 Luglio 1944 una bomba, colà portata dal colonnello Claus von Stauffenberg, esplose nel bunker della Wolfsschanze (Tana del Lupo), quartier generale di Hitler in Prussia Orientale. Hitler sopravvisse quasi illeso perché la pesante tavola di un tavolo di quercia deviò l’esplosione. I congiurati furono scoperti, arrestati e giustiziati poche ore dopo a Berlino. Il complotto, ordito da un gruppo di militari che non tolleravano di essere condotti a una sconfitta oramai certa dalla lucida follia del Führer, fallì per fortuite circostanze, poiché il dittatore rimase solo ferito.

La rapida inchiesta portò alla cattura e all’esecuzione con metodi esecrandi di alcune migliaia di ufficiali, tra i quali von Stauffenberg, autore materiale dell’attentato.

Il Gran Consiglio del Fascismo del 24/25 aprile 1943, Benito Mussolini e re Vittorio

La notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 rappresenta un punto di svolta drammatico per l’Italia: la riunione del Gran Consiglio del Fascismo decretò la messa in minoranza e la caduta di Benito Mussolini, ponendo fine a vent’anni di dittatura fascista.

Cito l’evento come complotto, perché il conte Grandi, il ministo Bottai e Galeazzo Ciano, con altri sedici gerarchi votarono la sfiducia al Duce, forse ambiguamente supportati dalla monarchia retta da un re indegno, che ventuno anni prima aveva consegnato il Governo e l’Italia al capo del fascismo.

Nikita Cruščëv vs. Lavrentij Berija

Alla morte di Stalin, a capo di un complotto di palazzo Nikita Cruščëv ha sconfitto Lavrentij Berija alleandosi con gli altri membri del Politburo (in particolare Georgij Malenkov e Vjačeslav Molotov) e con il maresciallo Georgij Žukov, portando all’arresto drammatico di Berija nel giugno del 1953 e alla sua successiva esecuzione.

22 novembre 1963 John F. Kennedy, Lee Harvey Oswald, Jack Ruby, la Cia, il Fbi. Fu un complotto?

L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, fu commesso venerdì 22 novembre 1963 a Dallas, in Texas. Kennedy fu ferito mortalmente alla gola e alla testa da colpi di fucile , un Manlicher-Carcano di fabbricazione italiana, sparati dall’ex Marine Lee Harvey Oswald, mentre a bordo della limousine presidenziale stava attraversando la Dealey Plaza insieme alla moglie Jaqueline, al governatore John Connally (ferito gravemente) e alla moglie di quest’ultimo Nellie.

Per indagare sull’accaduto, il neopresidente Lyndon B. Johnson istituì un’apposita commissione d’inchiesta, la Commissione Warren, le cui indagini – svolte tra il 1963 e il 1964 – affermarono che Kennedy era stato colpito da un unico cecchino (lone gunman theory).

O fu un complotto?

L’affaire Moro

Il 1978 è l’anno di una vicenda che ha segnato profondamente la storia italiana contemporanea. Il Presidente della Democrazia Cristiana onorevole Aldo Moro viene rapito dalle Brigate Rosse con un’azione di tipo militare i cui contorni mi pare siano ancora in parte controversi. Questo drammatico evento si è svolto nell’arco di 55 giorni, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978, rappresentando uno dei momenti più bui della recente storia nostra.

La mattina del 16 marzo 1978, un commando delle Brigate Rosse tese un agguato in via Mario Fani a Roma. I terroristi bloccarono l’auto di Aldo Moro e quella della scorta, uccidendo sul colpo i cinque agenti: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino

Moro fu sequestrato proprio nel giorno in cui si sarebbe dovuto votare la fiducia al nuovo governo guidato da Giulio Andreotti, con il sostegno storico del Partito Comunista Italiano (PCI), un progetto politico di “solidarietà nazionale” fortemente voluto dallo stesso Moro.

Durante il sequestro, Moro venne tenuto prigioniero in un “covo” delle BR e sottoposto a un drammaticissimo “processo del popolo”. La vicenda creò una profonda spaccatura nel panorama politico italiano, diviso tra due posizioni opposte: la cosiddetta linea della fermezza, sostenuta da DC, PCI e dal governo, rifiutava qualsiasi trattativa con i terroristi per non legittimare lo stragismo e difendere le istituzioni statali; la linea della trattativa, guidata principalmente dal Partito Socialista Italiano (PSI), dal Partito Radicale di Mrco Pannella e dalla famiglia dello statista, cercava un canale di comunicazione umanitario o uno scambio di prigionieri per salvare la vita di Moro.

Nel corso della prigionia, Moro scrisse numerose e strazianti lettere destinate ai colleghi di partito, alla famiglia e a Papa Paolo VI, implorando l’apertura di un negoziato.

Constatato il fallimento delle trattative e l’irremovibilità dello Stato, le Brigate Rosse decisero di uccidere Moro. Il 9 maggio 1978, il suo corpo senza vita fu fatto ritrovare a Roma nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani. La scelta del luogo fu altamente simbolica, poiché la via si trovava a pochissima distanza sia dalla sede nazionale della Democrazia Cristiana sia da quella del PCI.

La lettura di questa vicenda non è stata assolutamente completata. La fine politica e personale di Moro ha fatto comodo a molti, a Est e ad Ovest del mondo, e anche in Italia, a partire da alcuni maggiorenti del suo partito. Il partito armato continuò le sue nefaste azioni, ma il picco di efficacia costituito dalla vicenda Moro è stato anche l’inizio della fine del progetto terrorista per un’utopia irrazionale, insensata, assurda e antiumana.

Dire che sia stato un complotto più generale dentro al di sopra e al di fuori della congiura terroristica può avere qualche plausibilità.

L’infradiciato e infame complotto di Garlasco, Vigevano e Pavia

Lo cito solamente, perché in questi mesi ne ho parlato molto, perfin troppo, e si è trattato veramente di un grande complotto ad veritatem vitandam. Spero solo che si avvicinino e si concludano le procedure giurisdizionali per dare finalmente verità e giustizia alla povera dottoressa Chiara Poggi, al dottor Stasi, e un rischiaramento mentale e morale alla famiglia della cara ragazza uccisa – a giorni – diciannove anni fa (il 13 agosto 2007). Auguro l’oblio perpetuo a tutti i falsificatori della vicenda delle tv, cioè opinionisti, giornalisti, “scienziati” non-galileiani e anti-popperiani, e fauna sempia (cf. idioma triestino).

IL GIORNO QUOTIDIANO

Complotti o meno mi chiedo: la malvagità e la stupidità sono alternative o possono convivere nell’agire umano libero? Forse si tratta di una domanda retorica, perché in tempi diversi l’individuo umano può essere o stupido o malvagio. Se possa essere stupido o malvagio nello stesso tempo e nella medesima circostanza (Aristotele docet) è oggetto di studio da parte della psicologia moderna, che riesce a distinguere in modo rigoroso le fonti psichiche dei due modus operandi et agendi. Faccio notare che i due verbi non sono perfettamente sinonimi, poiché operare/ facere significa intervenire come soggetto agente su un oggetto, senza preoccupazioni morali sugli effetti dell’atto, mentre àgere (cf. etimologia di “agenda” come diario quotidiano) vuol dire compiere un atto consapevole della valenza morale del suo esito, in bene o in male.

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