Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Propongo il peggio di questi tempi, molto dimenticando, per umana pietas: 1) della “cultura” woke di cui ho parlato fin troppo in molte occasioni e non mi ripeto qui e ora; 2) della tristissima e tragica vicenda di Garlasco dove si vive il deserto umano di mentitori di varia natura, presenti sia nella famiglia dell’attuale indagato per l’omicidio della dottoressa Chiara Poggi (13 agosto 2007), il signor Sempio, e della sua famiglia, ultimamente connotata dalla stupidità di uno scontrino del parcheggio di Vigevano ideologicamente e fattualmente falso presentato come alibi (sappiamo che un alibi falso per il Codice penale, all’art. 374, può diventare un grave indizio di colpevolezza), sia presenti nella famiglia della stessa giovane uccisa; si nota, inoltre, la evidente disonestà intellettuale di non pochi che si occupano di questo omicidio: conduttori tv, avvocati, psicologi, magistrati, genetisti in divisa, sia d’infimo sia d’alto grado, giornalisti, che sembra vivano per mantenere granitica la posizione di colpevolezza del dottor Alberto Stasi, condannato e incarcerato ingiustamente per quel gravissimo reato da oltre dieci anni; 3) i fautori del no al referendum sulla giustizia che danno del fascista a chi voterà sì, come me, o come Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento d’Europa che, secondo l’inadeguata segretaria politica del PD (la quale è capace solo di proferire frasette, slogan e lezioncine ripetute probabilmente allo specchio) è una “bippista”, perché voterà “sì” al referendum, siccome voteranno “sì” quei fascistoni di Casa Pound e i nostalgici del braccio destro alzato di Acca Larenzia: si tratta di un “sillogismo” completamente idiota; 4) Askatasuna, tra Paesi Baschi e Torino. Askatasuna, in basco vuol dire “libertà”. Un nome che richiama valori alti, ma che nel tempo è stato utilizzato anche per giustificare e coprire pratiche (di almeno una parte dei soci di quel Centro sociale) che nulla hanno a che vedere con la libertà, bensì con l’illegalità, la sopraffazione e la violenza sistematica nei confronti dello Stato, delle sue istituzioni e dei bravi cittadini, che pensano e fanno cose buone; 5) per salutare le Olimpiadi invernali, vediamo forse gli stessi imbecilli di cui qui sopra fracassar pezzi di ferrovie tra Veneto, Marche ed Emilia e saltar&ballando&gettando petardi contro la polizia a Milano; 6) ascolto Conchita De Gregorio farneticare sulle colpe dell’Italia che, a suo avviso, non è in grado di accogliere i ragazzi che vengono dal mondo e rifletto: “non è stupida”, “non è incolta”, che le succede? 7) Jeffrey Epstein e il suo sistema criminale diffuso e condiviso anche da ambiti impensabili; 8) Trump: non conosce soste il suo cadere nell’abisso del razzismo più stupido, come ieri quando ha pubblicato una foto della coppia Obama dal corpo di scimmia. Fossi in Barack gli risponderei di ritenersi più onorato di condividere il 98% del DNA con un gorilla o un bonobo, piuttosto che il 100% del DNA con lui, Donald J. Trump; 9) ultima cosa: ricordiamoci che l’intelligenza artificiale non è un’autorità epistemica

Propongo il peggio di questi tempi, molto dimenticando, per umana pietas: 1) della “cultura” woke di cui ho parlato fin troppo in molte occasioni e non mi ripeto qui e ora; 2) della tristissima e tragica vicenda di Garlasco dove si vive il deserto umano di mentitori di varia natura, presenti sia nella famiglia dell’attuale indagato per l’omicidio della dottoressa Chiara Poggi (13 agosto 2007), il signor Sempio, e della sua famiglia, ultimamente connotata dalla stupidità di uno…

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Continuo la riflessione sulla “crisi” del nostro tempo, iniziata domenica scorsa. Un altro esempio, ed elemento causale, della “crisi”, è quella del linguaggio e del suo utilizzo. Fermo restando che ogni lingua e ogni idioma sono strutture dinamiche della comunicazione inter- umana nelle storie dei popoli e delle nazioni, qualche volta mi pare si esageri, ma non nella concretezza del vivere, bensì nelle decisioni di burocrazie sorde, cieche, e falsamente evolute, in nome di valori che, se declinati malamente, valori non sono. Un esempio: se l’inclusione sociale, economico-politica e culturale di tutti gli esseri umani, che possiedono – ontologicamente – pari dignità morale, in ogni contesto e luogo, è un valore sacrosanto, non lo è più quando qualcuno decide, astrattamente, di definire espressioni e linguaggi a partire da una visione sbagliatissima del concetto stesso di inclusione, che non è e non può essere appiattimento e banalizzazione. Probabilmente, una delle ragioni di questo fenomeno è anche l’assunzione – in corso, sia pure lentamente, dal Secondo dopoguerra – della lingua inglese del ruolo di koiné contemporanea, lingua che – nelle sue varie inflessioni territoriali e socio-economiche, a differenza del latino, non offre una ricchezza semantica disponibile nel linguaggio comune. E allora troviamo imbecillità, cretinerie (non “cretinismo”, che è una malattia neuro-organica, e precisamente: una sindrome clinica causata da una grave carenza di ormoni tiroidei durante lo sviluppo fetale o neonatale, detto ipotiroidismo congenito), idiozie e patenti stupidità nelle istruzioni denominate “Per una comunicazione inclusiva” dei funzionari dell’Unione Europea, ovviamente indirizzati dalla politica. Un esempio: non usare più il termine “patria”, bensì “terra natia” (ottocentesco, quasi poetico, intriso di una sorta di romanticismo decadente simil-pascoliano), poiché “patria” evoca il padre, e altre amenità, che se non fossero imbecilli, cretine, idiote e stupide, potrebbero perfino essere divertenti. Leggo che tali istruzioni sono state inviate ultimamente alla giovanissima Repubblica del Kossovo che sta chiedendo di far parte dell’Unione Europea, per cui deve mostrare di possedere alcuni indispensabili requisiti formali, anche linguistico-espressivi. Su questi argomenti ho pensato di interpellare Aristotele e alcuni suoi allievi del Lyceo ateniese che il filosofo dirigeva, mentre li istruiva passeggiando nel Peripato: una “medicina” adeguata alla bisogna, in tempi di neo-imperialismo criminale dominato da uomini mediocri e malvagi come Trump (che comunque fra tre anni sparirà alla vista), Putin (spero in qualcosa senza di lui e suoi simili), Khamenei (spero nella Persia), Netaniahu (Israele è sempre una speranza democratica), i vari Sinwar, il bimbo capriccioso cattivo di Pyongyang

Il documento cui mi riferisco, certamente redatto da solerti funzionari, è del 2021, ed è firmato in calce dal Direttore generale dell”amministrazione dell’Unione Europea, Mr. William Shapcott, e dal Presidente del Consiglio dell’Europa di allora, il Signor Donald Tusk, attuale premier della Repubblica democratica di Polonia. (Se qualche lettore me lo chiedesse glielo invierei volentieri via mail) L’ELENCO DEI DIVIETI E DELLE DIRETTIVE PER ATTUARE L’INCLUSIVITA’ Fermo restando che quando è possibile usare una perifrasi che non appesantisca il testo,…

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Le “crisi” del nostro tempo: in tema di “noi” e di “loro”, di Occidente (1 miliardo di persone) – che insegna a vivere al mondo, avendo pacificamente dei meriti – e Oriente più Sud del mondo (7 miliardi di persone), che “deve” imparare, ma ha comunque molto da insegnare al mondo; la “crisi” tra valori diversi e a volte incompatibili; la “crisi” di “identità” e “rappresentanza” nelle antropologie diverse, in particolare tra quelle orientali e quelle occidentali; la “crisi” nella politica, che qui da noi si manifesta con la disaffezione alla partecipazione democratica; la “crisi” qualitativa dell’attuale sindacalismo confederale; la “crisi” della militanza politica e del pensiero critico, che a volte confliggono gravemente nella coscienza delle singole persone, nelle relazioni intersoggettive, nei e tra i gruppi politici, provocando gravi danni relazionali intersoggettivi e anche sociali, al punto che personalmente mi affliggo quando la militanza “ideologista”, preciso, non ideologica, che è legittima e fruttifera, sopraffà il pensiero critico e crea un impoverimento dei rapporti tra le persone, talora perfino rovinando cordialità e amicizie. Forse è tempo di trovare una conciliazione tra la fisica della realtà e la metafisica della trascendenza, tra individuo e collettività, tra Occidente e Oriente

PROEMIUM HISTORICUM-PHILOSOPHICUM Si parla da decenni, e più ancora negli ultimi anni, in ogni ambito umano, sociale e culturale, tipica del nostro Occidente, di codesta amplissima crisi, che è certamente generata da molteplici fattori sociali, politici e culturali. Come ho scritto spesso, ma l’amica professoressa Elena mi suggerisce di inserire anche in questa sede la precisazione linguistica, qui utilizzo il termine “crisi” nella sua accezione semantica greca, che rinvia all’atto del “giudicare-scegliere”: infatti, in greco “giudice” si dice kritès.

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Il potere, il diritto, il dominio, la morale, l’identità, la memoria… Maduro, Netaniahu, Sinwar, Trump, Khamenei, Putin, Xi, e Zelensky, Mattarella, Starmer, Tusk, Macron, Sanchez, Meloni, Erdogan, Landini, gli assassini di Chiara Poggi, anche se “Quanto piace al mondo è breve sogno” (F. Petrarca)

N.B.: ARTICOLO NON SCIENTIFICO-DEDUTTIVO, MA INTUITIVO E PASSIONALE, E PROPRIO PERCIO’ NON MENO ATTENDIBILE VENEZUELA E DINTORNI Nicolas Maduro Moros (presidente truffaldino del Venezuela) è un criminale travestito da politico che è stato fatto arrestare da Donald. J. Trump, un vero narciso bullo, che è il Presidente degli Stati Uniti d’America democraticamente eletto, mentre il baffone venezuelano ha usurpato la vittoria (sior Landiniiii, informate prima de parlà!!! gli griderebbero in faccia il Trilussa, al secolo Carlo Alberto Salustri, o…

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Della nascita dello stato di diritto e della giustizia, sia come una delle quattro principali virtù umane (una cum prudentia, fortitudine et temperantia), studiate fin da Aristotele, e poi dalla filosofia cristiana (Tommaso d’Aquino) e da quella moderna (Kant), sia come sistema essenziale dello stato (possibilmente democratico). La giustizia, oltre che virtù, è dunque l’oggetto formale di uno dei tre poteri dello stato moderno descritti da John Locke e da Montesquieu (Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu), appunto quello giudiziario, assieme a quello legislativo e a quello esecutivo. La riforma della giustizia che la politica italiana si appresta ad attuare in questi mesi, deve comunque tenere conto di tutta la storia precedente che ha portato la società occidentale a passare dal potere assoluto di re e imperatori allo stato-di-diritto

DALL’ANTICHITA’ AI SECOLI DICIASSETTESIMO E DICIOTTESIMO, E FINO AI GIORNI NOSTRI. UNA SINTESI STORICA 1.1. L’antichità. Quando vi fu la sedentarizzazione delle tribù e delle prime popolazioni, vale a dire più o meno dalla fondazione di Gerico in poi, vennero individuate le prime figure leader, che spesso adempivano, a volte assieme ad un’altra figura, sia ai primi ruoli “politico-amministrativi” (capo tribù) sia a quelli sacral-religiosi (sciamano), che nelle culture più “naturali” sono rimaste tali fino al XX secolo, come nel…

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Dalla piccola Lucy della Depressione di Hadar, 1974 – Etiopia, a Eraclito di Samo, Claudio Tolomeo, Robert Bighead di Oxford, da Nikolaus Copernicus e Galileo Galilei a Johannes Keplerus e Isaac Newton, da Albert Einstein, Werner Heisenberg e Paul Dirac, alla Tesla di Berlino visitata dall’amico Fabio con Davide, a Elon Musk, Dario Amodei, Mark Zuckerberg, Lisa Su, Jensen Huang, Sam Altman, Jimmy Fallon, Demis Hassabis, tycoon delle odierne aziende quaternarie, appesi virtualmente alla trave dove nel 1932 stavano seduti a 250 metri di altezza gli operai che costruivano il Rockefeller Center, alla fisica quantistica, all’Intelligenza Artificiale, agli umanoidi antropoidi… e alla coscienza?

L’AUSTRALOPITECO Lucy, e chi è? Una signorina Masai o una mamma Bantu? No, Lucy è il nome con cui viene comunemente identificato il reperto A.L. 288-1, scoperto nel 1974 nella Depressione di Afar, in particolare nel sito archeologico di Hadar, in Etiopia. E’ costituito da centinaia di frammenti di ossa fossili che rappresentano il 40% dello scheletro di un esemplare femmina, il primo scoperto, di Australopitecus afarensis. Perfino i Beatles se ne interessarono, quando dettero il suo nome a una loro famosa canzone Lucy…

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In un mondo ancora crudelmente “infantile” dopo soli (rispetto all’età della Terra e della comparsa dell’homo sapiens sapiens) 5000 anni di storia variamente documentata, propongo quattro recenti manifestazioni o racconti di cose mal(vagi)e (scelte tra molte altre), di questi tempi nostri. 1) “Nomen est omen et vicissim, forsitan”: “sempio”, cioè “il nome è (par essere) più o meno la cosa stessa”, e la persona di cui parlasi, che non sembra esser un purissimo giglio di campo; 2) “Goodfellas”, cioè “bravi ragazzi” è il titolo di un ottimo film diretto nel 1990 da Martin Scorsese. Si tratta di un chrime o gangster film tra i migliori degli ultimi decenni, con attori eccellenti quali Robert De Niro, Andy Garcia, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco, etc. In queste settimane, anzi da mesi, si parla, invece, di un altro gruppo di “bravi ragazzi” quelli di Garlasco (vedi punto 1), e 3) anche di quelli che vestiti da “pro pal”, non fregandogli una ceppa del Popolo palestinese, perché vogliono solo far casino e spaccare tutto quello che possono. Disturba e rattrista (e un pochino indigna) che anche alcuni “puri di cuore” (con tale espressione non mi riferisco ai molti che sanno-quello-che-fanno, in scienza e coscienza, che conosco in stima e amistà) si facciano, di fatto, governare da squadristi (paradossale, vero?) dell’antifascismo, forti del silenzio della sinistra attuale, con mentori come la signorina Thumberg che, ospite in Italia (con viaggi, penso, pagati da chi la pilota), definisce “criminale” il Governo della Repubblica Italiana (le erogherei volentieri uno schiaffo sonoro se la incontrassi, perché il Governo, che io non ho votato e non voterò, è costituzionalmente anche il mio Governo, in quanto io sono Italiano), o la dottoressa Albanese (tra pochissimo – grazieadio – sarà l’ex “relatrice speciale” dell’Onu) che approva l’aggressione dei pro pal imbecilli e pelandroni alla redazione de La Stampa, peraltro giornalisticamente il quotidiano italiano più sensibile alla causa palestinese, avendo – inter alia – qualche settimana fa addirittura “proibito” allo sprovveduto sindaco di Reggio Emilia di parlare degli ostaggi israeliani, dopo che lo stesso sindaco aveva ampiamente citato le inaccettabili e orrende stragi di Gaza successive al pogrom del 7 ottobre 2023, perpetrato dai criminali di Hamas, mentre dallo stesso sindaco veniva premiata (cavolo, premiata?), ed altre turpi azioni come i maleducati insulti alla senatrice Liliana Segre, da agitatrice senza arte che indignano, oltre a me, anche Luciano Violante, il professor Gianfranco Pasquino, il professor Massimo Cacciari e altri pensanti (tutti di sinistra anche se non appartenenti al mainstream schleiniano); 4) A Udine un docente, uno storico (che citerò nel testo) viene minacciato dal comitato locale pro pal affinché non tenga una conferenza sul tema israelo-palestinese. Insisto: tra costoro ci sono degli squadristi tra i bene intenzionati e i puri di cuore. Che tristezza. E’ dovuta intervenire la Digos (la Polizia politica) per consentirgli di svolgere la sua conferenza. Ci sono due strumenti, a mio avviso, per andare oltre questo momento difficile: a) riprendere un dialogo filosofico di tipo socratico tra le diverse posizioni, dove la ricerca della verità è – appunto – affidata al dialogo rispettoso (fino a che è possibile) e, b) l’analisi dei meccanismi biologici e psicologici che presiedono alla formazione di gruppi e/oppure sette, interpellando l’antropologia filosofico-culturale e le scienze psico-biologiche, perché il comportamento di questi violenti di piazza (che non mescolo con “i sinceramente manifestanti” per il bene, che a volte “si fanno, forse inavvertitamente, confondere”) richiama – appunto – comportamenti per alcuni aspetti analoghi, tipici di alcune sette ben studiate dalle scienze antropologiche, psicologiche e sociologiche (per le vicende settarie finite in modo tragico, cf. i 77 “davidiani” morti a Waco o i poveri 1200 suicidi del reverendo Jones in Guayana): nulla a che fare con i lavoratori dell’impianto siderurgico ILVA di Taranto, con i quali manifesterei anch’io. (Titolo assai lungo e faticoso, che richiede attenzione evitando reazioni frettolose)

ALCUNI “BRAVI RAGAZZI” E UN DELITTO PER IL QUALE VI E’ (FORSE) UN INNOCENTE IN CARCERE E UN ASSASSINO (O PIU’) IN LIBERTA’ Traggo innanzitutto ispirazione per questo articolo dalla controversa, ambigua e sgradevole, e oltremodo dolorosa (per la vittima dottoressa Chiara Poggi, orrendamente massacrata il 13 agosto del 2007, e per il condannato, il per-me-innocente dottor Alberto Stasi). In questa sede rivolgo un pensiero anche al signor Nicola, papà di Alberto Stasi, che è mancato dopo le tristi vicende…

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Il buono e il bene (…e anche il bello, di cui ho scritto qualche giorno fa), sono unificati nel sintagma greco “kalokagathia” (καλοκαγαθία), che significa “la bellezza e la bontà” (cf. Platone, Timeo); a ciò aggiungo il “tob” genesiaco (cf. Genesi 1, 4: “…Dio vide che la luce era cosa buona.”), cioè “bello/buono”: tutti sintagmi che collegano il buono al bello, ovvero del giudizio morale fondato su un’etica che distingue le azioni buone dalle azioni male liberamente compiute dall’uomo (Seconda parte)

Circa la bellezza, so di affrontare nuovamente un tema non facilissimo, visto che non ne tratterò come di esso parlano le riviste di moda patinate o di quelle che propongono suggerimenti sul cosiddetto make up (o trucco) per le donne, caratterizzati da modalità espressive e da un lessico essenzialmente “estetistici”, come nell’evidente caso dell’armocromia, che tanto interessa – convenientemente, a mio avviso – in special modo a una dirigente della politica italiana, e certamente a molte altre persone di ogni…

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Mi sono stancato di una “luciana littizzetto” qualsiasi, e dell’humus socio-politico e cultural-televisivo che ne costituisce i fondamenti. Preferisco giocare a scacchi con un gatto (che peraltro mi ha già battuto), oppure seguire con lo sguardo ondivaghi elettroni che mostrano non/mostrano il gatto di Schrödinger, che però è/non è il medesimo gatto

…anche se, ovviamente, non perdo tempo a guardar Littizzetto ridacchiar seduta sullo spigolo della scrivania (situazione molto maschilista, da segretaria devota anni ’60) di un l.ulo (leggi pure, se preferisci. “lulo”, senza il punto dopo la elle) immarcescibile, che guadagna molto più di lei, avendo di lei (non essendone comunque lei dotata di uno supremo) molto meno talento artistico, quando l’algoritmo del web la recupera in qualche clip che gira per la gioia degli odiatori di professione, altrimenti detti…

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In metafisica, o filosofia prima (secondo Aristotele) i “Trascendentali” (Vero-Verità, Bene-Bontà, Uno-Dio, Bello-Bellezza) si pongono dinnanzi alla Realtà, o, concettualmente, al-di-sopra: in questo articolo esaminiamo, intanto, la relazione esistente tra il Vero-Verità e la Realtà ontologica (intendendola come “cio-che-ex-istit”, “esiste”, vale a dire “possiede l’essere-che-appare-alla-percezione-umana”), due concetti talvolta confusi o considerati e utilizzati ambiguamente, ma necessariamente correlati. Oppure tra la “verità di fatto” e la “verità processuale”, come si osserva nei casi, quello attuale di Garlasco, e quello dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto 50 anni fa, esatti. Entrambi “verità”, ma non necessariamente corrispondenti alla “realtà dei fatti”. Possiamo aggiungere a questi casi il tremendo abbaglio di un errore giudiziario che è costato 33 anni di carcere al signor Beniamino Zuncheddu, che non uccise nessuno e fu condannato per un duplice omicidio di cui si assunse la responsabilità una terza persona decenni dopo i fatti. In futuro, se ne avrò la forza, comparerò anche gli altri tre (Bene-Bontà, Uno-Dio e Bello-Bellezza) con la Realtà. Domanda retorica: di questi tempi può essere ritenuto utile, opportuno o addirittura necessario occuparsi di questi concetti filosofici “alti”, mentre la confusione, la superficialità conoscitiva ed espressiva, la disonestà intellettuale e l’immoralità regnano sovrane nel quotidiano agire, dire ed osservare individuale, sociale, economico e politico dell’uomo?

I “trascendentali” sono concetti della filosofia classica, e in particolare della metafisica o filosofia prima, che sintetizzano gli aspetti più importanti della vita umana e del giudizio veritativo (concernente il vero e il falso) e morale che l’uomo stesso esprime su di essa e sul proprio agire. In metafisica, essi sono le proprietà universali dell’essere, che vanno-oltre (cioè tra-scendono) le categorie e i giudizi particolari. Tradizionalmente, i principali trascendentali sono unità (unum), verità (verum) e bene (bonum), cui si può aggiungere anche il bello (pulchrum). Questi caratteri si…

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