Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Don Pietro, il diavolo, l’acqua santa e la grandinata

(PROSSIMAMENTE: 1) “Propongo l’algoritmo dell’Etica d’impresa: ἦθος (èthos), cioè significa originariamente “dimora”, “posto in cui vivere” e, per estensione, “carattere”, “costume”, “abitudine” o “indole” e, in definitiva “etica” + λόγος (lógos), corrispondente al latino verbum e all’ebraico דבר davar, deriva dal greco légο (λέγω), che significa scegliere, per cui lògos rinvia a parola, discorso, pensiero, ragione + opus, lemma latino che vuol dire lavoro, opera, fatica, prodotto + εἶδος (èidos), che significa idea, forma, aspetto. Segue l’algoritmo della collaborazione umana: C (Credibilità/ credendità)* A (Affidabilità)* I (intimacy o emotività solidale uguale WW (Win-Win)”; e

2) “Noi esseri umani siamo (come) una spugna dentro l’acqua corrente“)

(…però, oggi, prima di iniziare l’articolo di cui al titolo, voglio esprimere la mia gioia perché da due notti il dottor Alberto Stasi dorme a casa sua, a Garlasco. Questo giovane uomo innocente, che sento vicino come se fosse un mio figliolo, sarà presto riconosciuto tale da una revisione del processo che lo ha ingiustamente condannato nel 2014 per l’omicidio infame della sua fidanzata dottoressa Chiara Poggi il 13 agosto 2007, il cui assassino sarà presto incriminato e condannato.)

Nelle serate immaginarie del paese di Ravignano, raccontano i vecchi, un secolo e mezzo fa c’era un santo prete che scacciava i diavoli con benedizioni e con aspersioni di acqua santa, e mandava la grandine lontano dai campi coltivati dei contadini del paese, in zone a pustôt (Friul.: lasciate alla natura), dove la tampiêste (Friul.: la grandine) non avrebbe fatto danni togliendo il pane di bocca alle povere famiglie della borgata.

Quel prete si chiamava don Pietro, e aveva un cognome solenne e severo, “del Giudice”. Un prete con un cognome del genere incuteva soggezione fin da subito. Don del Giudice era parroco e Vicario foraneo, cioè rappresentante dei confratelli parroci della zona presso la Diocesi. Sua Eccellenza rev.ma Monsignor Arcivescovo Anastasio Rossi, che lo riteneva saggio e forse anche un pochino “santo”, lo aveva nominato esorcista diocesano, e le sue imprese già avevano del leggendario fra i contadini delle Terre di Mezzo e della Bassa Friulana.

(grandinata in campagna)

LA “PRESENZA” DEL MALE-MALIGNO

Parto a piedi uniti: come cristiano, valutando i fatti così come appaiono dalle informazioni a disposizione in tutta la loro particolare gravità e bestialità, sono portato a credere, non solo nell’esistenza, ma anche dell’attività in loco del demònio, del diavolo, cioè del “separatore” in greco antico. Si tratta di una voce derivante dal greco διάβολος, che significa originariamente “calunniatore”, “accusatore”, ed è divenuto perciò l’equivalente dell’ebraico sātān “avversario” nell’accezione che questo termine ebbe nel giudaismo tardivo. Nel cristianesimo esso fu applicato al principale dei demòni malvagi, l’antonomastico “avversario” del giudaismo, appunto, il sātān.

Ancora, etimologicamente e semanticamente: il termine greco διαβάλλω (diabàllo) significa letteralmente dividere, separare, mettere una barriera e, metaforicamente calunniare, accusare. È un termine composto da dia (attraverso) e ballo (lanciare/mettere), indicando l’azione di gettare qualcosa in mezzo per dividere. Da qui deriva “diavolo”, inteso come colui che crea discordia.

Credere che il diavolo esiste, cari dottor Vito Mancuso e professor Rudolf Bultmann, è articulum fidei (credo lo sappiate bene), riferentesi a numerosi loci biblici ed evangelici, di cui offro un elenco sommario: le Tentazioni nel deserto (Matteo 4:1-11, Luca 4:1-13): È il passo più noto in cui il diavolo dialoga con Gesù;

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) tratta la figura del diavolo e la caduta degli angeli principalmente nei paragrafi 391-395, all’interno della sezione dedicata al peccato originale e alla creazione. Ecco i punti chiave e gli articoli principali: 391: sottolinea che dietro la scelta disubbidiente dei progenitori c’è una “voce seduttrice” che si oppone a Dio; 391 (Origine): la Chiesa insegna che il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma si sono trasformati in malvagi per libera scelta (rifiutando Dio); 392 (Peccato degli angeli): la caduta consiste nel rifiuto radicale e irrevocabile di Dio da parte di questi spiriti creati; 393: definisce il peccato degli angeli non perdonabile a causa del carattere irrevocabile della loro scelta, in quanto puri spiriti; 394: cita Satana come “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44) e “omicida fin dal principio”; 395: specifica che la potenza di Satana non è infinita: resta una creatura, sebbene potente, e la sua azione è permessa dalla provvidenza divina; 2851: nell’ultima parte dedicata al “Padre Nostro” (Liberaci dal male), spiega che il male non è un’astrazione, ma una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio; 414: Ribadisce che Satana è un angelo decaduto.

Il diavolo dunque è un essere personale, una creatura angelica che ha scelto liberamente il male.

Negarne l’esistenza come sostanza separata, angelica, puro spirito è come negare la necessità dell’Incarnazione di Gesù Cristo per la nostra salvezza.

L’ESORCISMO DI MONTELUPO

Ciò detto, posso ricordare un’esperienza accadutami quando ero molto giovane, e mi trovavo con un amico sacerdote in quel di Firenze, in particolare a Poggio a Caiano, ospiti di sua zia. Ero studente liceale e mi piacevano il greco e il latino che studiavo anche più del programma. L’esperienza: una domenica, su proposta di non ricordo chi, andammo a Montelupo Fiorentino dove in una chiesa un esorcista esercitava il suo ministero. Era settembre, ma ancora piena estate. Arrivammo in tempo prima dell’inizio, cosicché potemmo parlare con l’esorcista, un omone di due metri, di cultura vastissima. Lo compresi, da aspirante ometto di cultura.

Le sei ore in cui rimanemmo in quella chiesa costituiscono l’episodio più spaventoso della mia vita. Vidi entrare persone in carrozzina ed uscirne camminando. Ascoltai voci cavernose non umane, mi accorsi che un paio di signore in età, del popolo, parlavano in greco antico inframmezzando le parole con borborigmi inauditi. Una di loro aveva quasi sollevato da terra l’esorcista urlando bestialmente, e il sacerdote pesava il giusto su due metri di statura. Avevo già allora letto qualche racconto di H.P. Lovecraft e mi pareva di essere entrato in uno di quei racconti, come “La casa sulla scogliera”, “I topi nel muro” o “Il grande Kadath”. Mondadori li ha pubblicati tutti in quattro volumi nella collana degli Oscar.

Alla fine del rito, erano passate almeno sei ore, tant’è che quando uscimmo dalla chiesa stava rabbuiando, ci fermammo qualche minuto con il sacerdote, che era madido di sudore e visibilmente stremato: ci disse che era stato un pomeriggio tremendo, cioè che-lo-ha-fatto-tremare, ma non di paura, bensì di stanchezza. Ci disse che una delle signore “liberate” aveva parlato anche in aramaico. E questo era un segno di presenza, anche da confronti con eminenti psichiatri e neurologi con i quali era in contatto per affidare a loro i disturbi psichici (che sono, per dire, 999 su 1000 casi).

Ci disse che i disturbi maligni sono rarissimi e che non si deve temere il diavolo il quale, anche se – in quanto angelo (puro spirito dotato di intuizione immediata delle cose: al diavolo non serve la logica aristotelica) – è molto più intelligente di noi esseri umani, per cui se chiediamo la protezione di Cristo e di Maria nulla può. Ci ha spiegato che non si può scherzare con lui, perché, anche se tende a nascondersi e a convincerci che non esiste, in realtà vuole entrare nelle nostre vite. Le pratiche sataniste aprono autostrade per la nostra anima. Caro lettore, ricorda se vuoi, ciò che ho scritto qualche domenica fa sulla turpe vicenda di Garlasco, dove ritengo che questo “angelo” abbia trovato diversi devoti, tra i quali il lodatore dello stupro, dell’incesto e del cannibalismo, il presuntuoso e sadico narcisista maligno, indagato per il massacro della dottoressa Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007. Indagato e prossimo imputato, il cui cognome esemplifica l’ometto che è, come ci insegna il popolare idioma triestino.

Se si troverà la verità anche dopo diciannove anni, il demònio sarà sconfitto, assieme con la stupidità e la malvagità umane che lo hanno aiutato e viceversa.

L’ESORCISMO E LE SUE REGOLE

Una o due volte all’anno, non solo in quel di Ravignano, ma anche nei dintorni e ovunque lo chiamassero, don Pietro operava degli esorcismi, che la Chiesa cattolica insegna essere un “sacramentale” regolato assai rigorosamente, praticabile solo e solamente da un sacerdonte ordinato. Tutti i sacerdoti possono essere esorcisti, ma il vescovo solitamente ne nomina uno, o al massimo due per tutta la Diocesi.

Vi è una regolamentazione precisa da rispettare, che viene da lontanissimo nel tempo, ed è stata “aggiornata” non molto tempo fa. Nella Chiesa cattolica, fin adal IV/V secolo, l’esorcismo è un rito con cui si chiede a Dio e di Cristo Gesù, di liberare una persona, un oggetto o un ambiente dall’infuenza del demonio. È una pratica distinta in ordinaria (durante il Battesimo) e maggiore, riservata a casi eccezionali e officiata solo da sacerdoti autorizzati.

Come funziona l’esorcismo maggiore? Riprendo ciò che già scrissi qualche settimana fa parlando della drammatica e crudele fine della dottoressa Chiara Poggi il 13 agosto 2007 in quel di Garlasco (Lomellina, Lombardia), in cui ho intravisto, per la infame malvagità del delitto, fors’anche l’intervento della oscura presenza diabolica.

L’esorcismo può essere praticato solo da un vescovo o da un presbitero che abbia ottenuto uno specifico mandato dal proprio vescovo (denominato esorcista diocesano); il sacerdote agisce in nome della Chiesa e – per il tramite di essa – di Cristo stesso; le modalità sono contenute nel Rituale Romano e comprendono preghiere, imposizioni delle mani, benedizioni e l’invocazione di protezione contro le forze del male.

Prima di procedere a un esorcismo, gli esorcisti collaborano strettamente con medici e psichiatri per escludere eventuali disturbi mentali o patologie fisiche, valutando la reale natura spirituale dei disturbi.

Va detto che nel Battesimo cristiano viene celebrato un esorcismo per liberare il battezzando dal peccato originale e dal potere delle tenebre; ovviamo qui mi riferisco al rito pubblico e solenne volto a scacciare i demoni o a liberare da una possessione diabolica accertata.

Può essere utile e interessante approfondire il tema studiando la storia di questo sacramentale nel corso dei secoli e le differenze rituali presenti nelle diverse (anche all’interno della tradizione cristiana) esperienze religiose.

LA GRANDINATA A RAVIGNANO

Una volta verso la fine della primavera a maggio, in quel di Ravignano, era venuta giù una grandinatache-Dio-la-mandava, distrutti i raccolti. I contadini minuti erano disperati, ma non erano troppo allegri anche i possidenti, che avevano più di venti ettari, cioè sessanta campi friulani, secondo le misure in uso. I mezzadri intravedevano già un inverno di fame e di stenti. Di freddo e tristezza.

Era venuta giù di nuovo un pomeriggio di giugno. Si era annunziata con una scura nuvolaglia apparsa da ovest, accumolatasi in pochi minuti in un cielo fattosi basso e di un colore grigio sempre più cupo. Il vento si era alzato turbinando tra i rami degli alberi. I vecchi borbottavano di paure ancestrali, quando altre tempeste avevano spezzato tronchi di alberi centenari, prima di distruggere i raccolti. Qualcuno racconta che un anno c’era stato anche un morto travolto da un ontano spezzatosi sulla ripa boscosa di un viottolo di campagna.

Dopo il vento la pioggia, violentissima, e poi la grandine, con chicchi come noci. Picchiava duro sui tetti frantumando le tegole antiche, e sui pollai che scoperchiava. I cani grandi latravano pieni di paura, quelli piccoli guaivano. Le galline si errano ritirate in fondo alle stie. Le madri giovani avevano raccattato i bambini ancora curiosi, sparsi per i cortili.

Gli uomini scrutavano il cielo scuro sugli usci, preoccupati per i raccolti.

Era andato tutto perduto oramai, quell’anno, e c’era stata la fame in molte case.

Allora quattro padri di famiglia, assieme a un signore proprietario di un centinaio di ettari, che sono trecento campi friulani, andarono in delegazione da don Pietro, che li fece entrare subito in canonica.

Li ascoltò mostrando di conoscere bene il problema e di comprendere le loro paure. Non fece un lungo discorso, Disse loro solo che avrebbe cercato di parlare con il Signore. Cari lettori di oggi, scusate se è poco! E lo fece, perché qualche giorno dopo il cielo si era fatto di nuovo scuro: una terribile cella grigio-nerastra di tempesta stava sopravvenenendo dal Tagliamento. Da occidente, come sempre.

Don Pietro le andò incontro con due chierichetti e benedì il cielo e la campagna con la formula delle rogazioni che si praticano ai crocicchi di campagna tutte le primavere, che è questa: “a peste, fame et bello, libera nos, Domine“, cioè “dalla peste, dalla fame e dalla guerra, liberaci, oh Signore”, ripetuto tre volte. Questa volta don Pietro modificò la formula in questo modo: “A nimbis et a grandinis, libera nos, Domine”, vale a dire “dai nembi e dalla grandine, liberaci, o Signore”.

La grande nuvola scura si fermò fuori dal paese e scaricò un muro di piccoli pezzi di giaccio. Quando fu finito tutto, gli uomini andarono dove si era fermata, verso il paese di Varmo. Su un campo messo a riposo, come usava ai tempi, si era scaricata accumulandosi in enormi mucchi, come di ghiaia.

Io non credo che la grandinata sia stata in quel caso e in altri simili opera del diavolo, così come non credette don Pietro, che pregò il Signore per ottenere la salvezza dei raccolti, per grazia, e non facendo un esorcismo, ma sapendo che il male maligno c’è e bisogna riconoscerlo, e operare con fede e coraggio, perché la forza malvagia non prevalga nelle nostre vite, caro lettore e cara lettrice.

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