Sussistono – nonostante tutto – le passioni umane tra le quali la speranza, che è anche virtù teologale, anche se …mala tempora currunt, sed tempora bona veniant, quia in spe confido (viviamo tempi malvagi, ma verranno tempi migliori, perché ho speranza)
Io spero. Ho speranza. Guardo al futuro con una certa fiducia.
Gli studiosi versati nella PNL, la Programmazione Neuro Linguistica, (cf. Richard Bandler, psicologo, John Grinder, filosofo, Robert N. Dilts, counselor, che sono i fondatori di questa dottrina psicologica, per costoro NLP, e anche studiosi/e che conosco, etc.) sono spesso – a mio avviso – degli autentici professionisti della manipolazione, ritenendo, ad esempio, che si possa (si debba) parlare della fiducia nel futuro come di un concetto pericoloso, perché non legato ad alcunché di concreto e verificabile, e quindi concetto fuorviante ed illusorio.
Ricordo che una psicologa mia amica – master in tale disciplina – ebbe a dirmi tempo fa, molto convinta e con qualche enfasi, che la parola “speranza” dovrebbe essere abolita dal lessico comune, perché foriera di illusioni e quindi di infelicità. Le risposi chiedendole un po’ sorpreso, se lei non avesse mai “sperato”, ad esempio, da giovane sposa, di rimanere incinta. Non mi diede alcuna risposta, ammutolendo. Ebbe gioiosamente due figli. Sono convinto che la PNL, nel suo insieme teorico-pratico sia eticamente inaccettabile.
Non ci si meravigli della semplificazione con la quale comparo la PNL alla manipolazione, perché questa tecnica d’inganno è molto diffusa e viene praticata, sia a livello individuale, sia collettivo e, direi, complottista, sia verso singole persone e talvolta verso intere comunità. Alcuni esempi: la metodologia del NSDAP, Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (in tedesco: Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei), che – sotto la guida del Ministro della propaganda Joseph Goebbels – utilizzava sofisticati strumenti di comunicazione e di informazione, compresa l’educazione giovanile, per diffondere l’ideologia razzista e suprematista di Hitler e soci, per cui i Tedeschi, indubbiamente il popolo più colto d’Europa, si sono trovati per quasi un quindicennio ad ubbidire a una manica di criminali serial killer; più o meno è successo e succede altrettanto in tutti i regimi totalitari, come l’attuale governo della Corea del Nord.
Un esempio di minore portata, ma assai importante nell’attualità italiana: il mainstream che, sul tristissimo e notissimo e sgangheratamente mediatizzatissimo “caso Garlasco”, insiste, con i potenti mezzi di alcune emittenti televisive pubbliche (e questo mi rammarica assai, perché contribuisco al misfatto pagando le mie tasse e imposte) e private, a volere ri-processare il dottor Alberto Stasi, sulla cui responsabilità circa l’omicidio efferato della dottoressa Chiara Poggi, avvenuto lunedì 13 agosto 2007, ormai sono stati acquisiti eccellenti e più che sufficienti elementi probatori che attestano la sua assoluta estraneità all’infame misfatto, dopo la condanna del 2014 e i quasi 11 anni passati in carcere da innocente, mentre nel contempo lo stesso mainstream tende a minimizzare gli abbondanti indizi probatori di colpevolezza che dopo diciannove anni esatti stanno emergendo nei confronti di un nuovo indagato (forse primo tra altri), il cui nome qui taccio (su quest’ultimo verbo potrei scherzare, citando assonanze avvocatizie…), poiché assai noto a tutti, essendo quasi oramai mediaticamente divizzato.
In questo mainstream la ripetizione ossessiva di falsità e menzogne sui fatti accaduti nella “vicenda Garlasco”, di cui pessimi campioni di arroganza e presunzione sono stati la psicologa Roberta Bruzzone, che si vanta di essere all’ottavo posto tra i giornalisti (lei è anche giornalista, non solo psicologa, opinionista, criminologa e criminalista?) più seguiti in Italia, e l’ex comandante dei RIS Luciano Garofano, incapaci di accettare di aver sbagliato (magari solo colposamente per sciatteria, non voglio dire dolosamente per inganno malo, ma non mi so decidere quale dei due avverbi aggravi di più l’errore, e quasi quasi preferisco il dolo, perché la stupidità è più pericolosa della malvagità), ha convinto una parte dell’opinione pubblica a credere nella colpevolezza del dottor Stasi, anche perché molti non hanno la forza, la voglia e la spinta morale per documentarsi leggendo gli atti di tutta la lunga vicenda giudiziaria, e quindi si basano sulle semplificazioni di giornalisti e opinionisti “orientati”. Leggere e documentarsi dura grande fatica, a volte insopportabile, soprattutto per i pigri, che sono numerosissimi. Cosa pessima, ma è così.
Grazie a Dio e all’impegno di uomini e donne di buona volontà, contro questa manipolazione è insorta una parte (a mio avviso) maggioritaria degli Italiani, che, usando gli stessi mezzi dell’avversario e con l’aiuto del web libero, stanno facendo opera di verità e giustizia nell’informazione attuale quotidiana, per la ricerca della verità per la giustizia stessa, e viceversa. In questo caso verità e giustizia diventano filosoficamente sinonimi.
Anche il marketing contemporaneo utlizza strumenti come la PNL, nelle clip e negli spot commerciali, come mezzi di intontimento collettivo a fini economici. Ancora: non sono da trascurare gli aspetti commerciali dell’operazione maistream sopra citata, che deve vendere spazi pubblicitari tv ai migliori offerenti e ai migliori prezzi ricavabili. Un obbrobrio sopra e oltre ogni attenzione per l’oggetto trattato: un crimine contro una persona, orrendo e infame.

LA PASSIONE SECONDO HENRI BERGSON ED ÈMILE BOUTROUX
Il termine “passione” deriva dal greco πάσχω (patire, subire) e dal latino passio. In ambito filosofico e psicologico descrive una spinta e/o un sentimento robusto e a volte irrefrenabile che convince la persona ad agire non solo sulla base del mero calcolo razionale, ma anche sulla spinta emotiva interiore di ciò che, ad esempio, Henri Bergson chiama lo slancio vitale (élan vital) nell’opera L’évolution créatrice del 1907, con la quale egli intende l’energia creatrice originaria che spinge la natura a evolversi in forme sempre più complesse e differenziate, in costante lotta contro la resistenza della materia inanimata. Lo slancio vitale creatore che appartiene anche al singolo uomo.
Émile Boutroux si rifà un po’ alle ragioni del cuore di Blaise Pascal, quando si appella a un superiore sapere (quello che Pascal stesso chiamava spirito di finezza) contrapposto allo spirito geometrico della filosofia e della scienza moderna. Il concetto boutrouxiano della libertà si nutre della spontanea speranza di ogni persona per un futuro migliore. Per questo pensatore scienza e religione sono sempre state in conflitto, ciononostante rappresentano ambedue esigenze profondamente connaturate all’individuo, in quanto se la scienza esige di sistematizzare la realtà esterna tramite leggi e verifiche continue, la religione coglie invece il significato del reale attraverso la fede e la speranza, oltre il sistema meccanicistico.
Propongo la bellissima definizione di “fede” risalente alla Scolastica tommasiana (Tommaso d’Aquino) e bonaventuriana (Bonaventura da Bagnoregio): “Fede est sustanza di cose sperate et argumento delle non parventi” (mia traslitterazione in vulgaris idioma trecentesco).
In questo modo la speranza filosofica si connette alla speranza proposta dal cristianesimo.
LE PASSIONI
Nella filosofia classica possiamo trovare anche altre definizioni delle passioni, diverse nelle differenti “scuole”. Sono elencate nel numero di dieci, cinque per due, più una, che di seguito propongo:
l’Amore (Amor): è l’inclinazione o l’adesione iniziale verso ciò che è buono e che attira la persona, vs. l’Odio (Odium), che è la repulsione o l’avversione iniziale verso ciò che è ritenuto cattivo e si vuole allontanare o sconfiggere.
Il Desiderio (Desiderium): è il movimento dell’anima verso un bene futuro che ancora non si possiede, vs. l’Avversione / Fuga (Fuga o Abominatio), che è il tentativo di allontanarsi da un eventuale male futuro.
Il Piacere / Gioia (Delectatio o Gaudium): si tratta del riposo e del godimento dell’anima quando il bene è finalmente posseduto, vs. il Dolore / Tristezza (Dolor o Tristitia), che è lo stato dell’anima oppressa da un male presente che la colpisce.
La Speranza (Spes): è il movimento verso un bene futuro considerato possibile da ottenere, anche se con fatica, vs. la Disperazione (Desperatio) che è la la rinunzia che avviene quando un bene futuro viene giudicato impossibile da raggiungere.
Il Timore / Paura (Timor): è il turbamento davanti a un male futuro giudicato superiore alle proprie forze per essere evitato, vs. l’Audacia (Audacia), che è lo slancio con cui si affronta un pericolo o un male futuro per superarlo.
L’Ira (Ira): è il moto violento che sorge di fronte a un male presente che ha già colpito, finalizzato alla vendetta o alla difesa. L’ira è correlata all’audacia e al coraggio, non alla violenza. Un notissimo esempio di manifestazione dell’ira si trova in tutti e quattro Vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni), quando si narra la cacciata dei mercanti dal tempi da parte di Gesù, che si infuria contro il disprezzo e lo sfregio che viene fatto del Tempio del Signore da parte dei mercanti. In questo caso la sua ira diventa collera irrefrenabile.
L‘ira non ha un contrario perché sorge solo quando il male è già subito, dunque non esiste una passione simmetrica di “accettazione pacifica del male”.
LE PASSIONI IN ALCUNE SCUOLE FILOSOFICHE
Considerate anticamente dagli Stoici come “malattie” dell’anima, per Aristotele e Descartes le passioni sono invece percezioni, emozioni o moti dell’anima causati e sostenuti dal corpo. Esse sono per natura buone, purché governate dalla ragione e non lasciate degenerare.
Baruch Spinoza ritiene le passioni come una forma di “passività” (da cui non possiamo esimerci) che ci spinge ad agire sulla base di idee inadeguate. Tuttavia, possono essere trasformate in sentimenti attivi attraverso la comprensione razionale e l’amore intellettuale di Dio, espandendo la nostra potenza di esistere.
Nello Zibaldone di pensieri, Giacomo Leopardi le considerava il vero motore dell’uomo, la spinta che vince la fredda ragione e ci permette di sentire profondamente, sebbene la nostra natura sia sempre in bilico tra illusioni e realtà.
LA SPERANZA
La speranza come passione nutre di forza chi la prova, opponendosi al suo contrario, che è fonte di indebolimento.
La speranza è una virtù teologale infusa da Dio nell’anima spirituale. Essa permette di desiderare la vita eterna e il Regno dei Cieli come felicità ultima, confidando non tanto sulle proprie forze, ma sull’aiuto dello Spirito Santo e sulle promesse di Cristo
I piennellisti la odiano, così come odiano tutto ciò che non attiene alla realtà fattuale, concreta, materiale, confondendo il realismo con il materialismo, errore filosofico diffuso tra chi non ha mai studiato i classici greci. Ad esempio, Tommaso d’Aquino era un realista, anzi, il caposcuola del realismo filosofico, assieme con Aristotele, ma non era materialista, poiché credeva in Dio e nell’immortalità dell’anima.
Materialista, di più e anche prima di Marx, era il barone D’Olbach, che scrisse un trattato Sulla Natura, che seguiva il pensiero dei filosofi greci Democrito e Leucippo, e del latino Lucrezio.
La rivoluzione filosofico scientifica del XVI e XVII secc., Galileo, Bacon, Pomponazzi etc., il positivismo del XIX sec. e il neo postivismo del XX sec., hanno radicalmente separato la lezione degli autori classici e cristiani dal pensiero della modernità.
UN CONFRONTO, SPES CONTRA SPEM, CIOÈ SPERANZA CONTRO OGNI SPERANZA
Del caso di Fakir Abderrahim, morto durante un fermo di polizia nel luglio scorso, ha suscitato un grande e disordinato dibattito nella politica, nonché inziative e manifestazioni.
Di contro, circa sei mesi fa c’è stato il caso della morte del capotreno Alessandro Ambrosio, ucciso dal criminale croato Marin Jelenic nel parcheggio per i dipendenti della stazione di Bologna, che non avrebbe dovuto trovarsi in Italia. Il 23 dicembre, infatti, il prefetto di Milano aveva emesso nei suoi confronti un provvedimento di allontanamento: entro 10 giorni avrebbe dovuto lasciare l’Italia, perché era stato trovato in possesso di un coltello da cucina. Con un coltello la sera del 5 gennaio 2026 ha colpito alle spalle il giovane capotreno. Un unico colpo letale, da dietro, che ha perforato il polmone di Ambrosio.
Nulla di quanto fatto per Fakir è stato fatto per Ambrosio. Quest’Italia è l’Italia.
IN QUESTO CASO LA SPERANZA NON HA FUNZIONATO, MA NON SI DEVE DI-SPERARE, MAI: SPES CONTRA SPEM, SEMPER NOBIS SIT
In un altro caso la speranza non ha “funzionato”, come prevedono teoreticamente alcuni piennellisti: nell’infame uccisione di Roberto Peci, fratello di Patrizio, capo della colonna torinese e autore di sette omicidi, pentito e collaboratore del generale Dalla Chiesa, da parte delle Brigate Rosse.
Quanto hanno sperato la mamma e la moglie di Roberto, padre di famiglia ventiquattrenne, che l’inqualificabile e orribile uomo che era il professor Giovanni Senzani, capo delle BR Partito guerriglia, non fucilasse Roberto! Invano.
Assieme con l’omicidio del compagno (vero) Guido Rossa, comunista e sindacalista della Cgil, quello di Roberto Peci è stato forse l’assassinio più infame perpetrato dalle BR, tra molti altri comunque infami e stupidamente (cf. Teorie sulla stupidità di Carlo M. Cipolla) “inutili”.
In questi casi la speranza non ha funzionato, ma non si deve di-sperare mai.
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