Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Olimpia di neve e di ghiaccio, di sport educativo e di stupide lagnanze e lontananze dalla verità. Tra contegni adeguati e contegni disordinati. Chiacchiere da bar sport e “da parrucchiera” (absit iniuria verbis omnibus foeminis orbis terrarum, qua excusatio petita est). La disperazione degli infelici di Garlasco: confutare senza offendere è per alcuni troppo difficile. La disonestà intellettuale e morale: episodio 1) per una strategia del caos le parole di Gianluigi Nuzzi e di Roberta Bruzzone a Quarto grado, che hanno disprezzato un consulente tecnico, perché non sarebbe adeguato in quanto avrebbe fatto anche il bagnino, oltre che il chimico e l’ufficiale dei Carabinieri (gentile Piersilvio Berlusconi, che cosa sta succedendo in quel programma? anche se comprendo che lo share, la pubblicità hanno le loro ragioni, capisco, ma non mi piace); episodio 2) la caduta per le terre senza che nessuno lo colpisca del milionario disonesto Alessandro Bastoni in Inter-Juventus di ieri. Già si era distinto qualche mese fa per dire che loro, “i poveri calciatori”, fanno tanti “sacrifici”, mentre lui prende solo 4,5 milioni all’anno di ingaggio. L’Inter, che è la più forte, non ha bisogno di questi mezzucci per vincere il campionato, oh sommo Marotta! Nostalgia di Andrea Barbato. Il piccolo bambino dal cuore malato di Napoli è l’Italiano più amato. Federica Brignone è la meglio gioventù d’Italia

OLIMPIADI

Partecipare decoubertianamente o vincere bonipertianamente? O spaccare vetrine? Due o tre domande e due o tre risposte:

a) il Signor Charles Pierre de Frédy, barone di Coubertin, inventò le Olimpiadi moderne con l’edizione di Atene del 1896, per far incontrare i giovani maschi del mondo e per sviluppare conoscenza reciproca e fraternità in tempi nei quali le teorie sulla guerra di von Clausewitz e la pratica della guerra tra le nazioni prevalevano. Si volle tenerle in Grecia per ricordare quelle antiche di Olimpia, cui pare partecipò anche – per una volta – Platone magno, sì proprio Arìstocle detto Platone, come pugilatore (se ciò sia vero o falso poco o nulla ci cale). Nelle prime edizioni le donne non erano ammesse. A Parigi nel 2024 hanno partecipato 5500 atleti e 5500 atlete, più o meno: parità di genere assoluta;

b) il grande calciatore della Juventus Gianpiero Boniperti, da presidente della stessa società era noto per dire a tutti: “alla Juventus l’unica cosa che conta non è partecipare, ma è vincere”. Certamente la gran squadra con la maglietta a strisce bianconere ha vinto molto, specialmente in Italia, ma ovviamente non tutto e sempre (avverbio sovraumano), e quindi il “bonipertismo-juventino” ha dovuto fare i conti, come tutti noi ogni giorno, con il principio di realtà, cioè con avversari forti come o più di lei. Infatti, se in Italia la Juventus ha vinto più scudetti di tutte, ben 36, mentre Milan e Inter ne hanno rispettivamente vinti 19 e 20 (di cui uno a tavolino), in Europa è solo terza tra le italiane che hanno vinto la Coppa dei Campioni (o Champions League), perché ne ha vinte 2, mentre l’Inter è stata vittoriosa per 3 volte, e il Milan per 7, superato solo dal Real Madrid con 15 successi. Per chi non segue il football, la Champions è il torneo europeo tra le squadre che hanno vinto i rispettivi campionati nazionali e le tre o quattro o cinque arrivate appena dietro.

Che effetto ci fanno queste due impostazioni spirituali dello sport? Quella partecipativa del barone francese o quella “vittoriale” del geometra Boniperti? Non essendo io tifoso, piacendomi essenzialmente il bel calcio, non sto con Boniperti, ma con tutte le squadre che nel tempo hanno giocato bene, dando gioia e svago ai tifosi: dal Grande Torino di Valentino Mazzola, all’Inter di Helenio Herrera e di Mario Corso e a quella di José Mourinho e Maicon, al Milan di Nereo Rocco e di Gianni Rivera e a quello di Arrigo Sacchi e Marco Van Basten, alla Nazionale del Brasile di Pelé, Rivelino e Tostao, all’Aiax olandese di Johann Cruyff e Johnny Rep, al Real Madrid di Raul Gonzales Blanco, alla Nazionale Argentina di Mario Kempes e a quella di Diego Armando Maradona, al Manchester United di Sir Alex Ferguson e Cristiano Ronaldo, al Barcellona del Pep Guardiola, di Lionel Messi e di don Andrés Iniesta.

Come sentiamo oggi le Olimpiadi, ad esempio quelle invernali in corso di Milano-Cortina? Di contro, che effetto ci fanno quei personaggi che transitano per le strade con spranghe, i volti travisati e di peggio, intenti a fracassare vetrine e auto parcheggiate e ad incendiare cassonetti?

Cos’hanno da spartire questi criminali con il principe Pyotr Alexeyevich Kropotkin, o con il Diavolo al Pontelungo (cf. Riccardo Bacchelli), inimico da sinistra del dottor Marx, intendo Mikhail Alexandrovich Bakunin, o con il primo Andrea Costa (perché in seguito, dopo aver militato nel movimento anarchico come Felice Orsini, che cercò inutilmente di uccidere Napoleone III (cui non bastò essere Monsieur le Président Luigi Napoleone, ma volle diventare “Imperatore dei Francesi” come l’avo corso), e lasciò la testa sulla ghigliottina, aderì al socialismo parlamentare e fu compagno della dottoressa Anna Kuliscioff, la dotòra dei poveri)? Domanda retorica: nulla.

Suggerisco personalmente, anche se forse inutilmente, a costoro, o almeno ai più riflessivi, di imitare il comportamento di Federica Brignone, di Arianna Fontana, di Dominik Paris, di Sofia Goggia, di Giovanni Franzoni e di mamma Francesca Lollobrigida (oggetto di insulsi insulti “femministi” sui social), invece di emettere borborigmi sporchi da apparati fonatori immeritevoli di attenzione, ma assai meritevoli di ogni disdoro. Poveri cuori malati.

(Arianna Fontana)

CONFUTARE E ACCUSARE

Il verbo principale per “confutare” in greco antico è ἐλέγχω (elèncho), che significa anche smascherare, confutare, dimostrare la falsità o mettere alla prova.

Un altro verbo interessante per questo discorso è κατηγορέω τινά κλοπῆς (kategorèo tìna klopès)= accusare di furto || ἐρήμην κατηγορέω (erèmen kategorèo)= accusare un assente || ἐπιφέρω τινὶ αἰτίαν ψευδῆ || ψευδῆ κατηγορέω τινός (epiphèro tinì aitìan psèude // psèude kategorèo tinòs)= accusare qualcuno falsamente.

Perché ricorro al greco antico? Lo si comprenderà facilmente tra poco con due esempi di disonestà intellettuale e morale, emblematicamente manifesti in due episodi, uno televisivo e uno calcistico, dove accuse e confutazioni sono di prammatica, e altrettanto chiarificatrici di disonestà intellettuale, nel primo caso di due protagonisti televisivi, nel secondo caso di un calciatore, peraltro da tempo meritevole della squadra Nazionale italiana di football. Bell’esempio, quest’ultimo! Mi piacerebbe molto che in un locus metaphisicus, un Demostene del demo di Peania d’Atene, o un Lisia d’Atene scagliassero la loro potente vis oratoria contro le fallaci falsificazioni della realtà dei due volti televisivi e del calciattore (la doppia “t” è voluta).

Episodio 1) le parole di Gianluigi Nuzzi e di Roberta Bruzzone a Quarto grado (signor Piersilvio Berlusconi che cosa succede in questa trasmissione?) con le quali hanno disprezzato un consulente tecnico, perché – a loro avviso – non sarebbe adeguato in quanto avrebbe fatto anche il bagnino per pagarsi gli studi, oltre che il biologo e l’ufficiale dei Carabinieri (a domanda di Nuzzi “ti sembra adeguato il curriculum vitae del dottor Oscar Ghizzoni?” risponde Bruzzone “certamente no, perché…”) …chi ha fatto il bagnino (pensiero sottinteso, ndr); altrettanto penserebbero di me, siccome ho studiato per ottenere i massimi titoli, lavorando, sempre, anche da operaio in fabbrica, e durante il liceo d’estate a portare bibite con un Leoncino OM nel profondo Sud Friulano (lo guidavo io senza patente quando eravamo molto fuori dai paesi).

Episodio 2) la caduta per le terre senza che nessuno (Pierre Kalulu era nei pressi ma non lo ha abbattuto) lo colpisse del milionario disonesto Alessandro Bastoni in Inter-Juventus di ieri. Già si era “distinto” qualche tempo fa dicendo che loro, “poveri calciatori”, fanno tanti “sacrifici”.mentre lui prende solo 4,5 milioni all’anno di ingaggio. L’Inter, che è la più forte, non ha bisogno di questi mezzucci per vincere il campionato, oh sommo Beppin Marotta (questo signore non era dirigente della Juventus ai tempi nei quali il portiere Buffon “non vide” il goal di Sulley Muntari che avrebbe dato lo scudetto al MIlan?), suggerisca anche ai suoi Lautaro Martinez (urla di meno ohh “Toro d’Argentina”, ché diventi brutto anche se non lo sei!) e Nicolò Barella di non mandare affanc. l’arbitro, ché lo vediamo tutti e pensiamo male, molto male!

ANDREA BARBATO

Ho nostalgia di Andrea Barbato. “La cartolina” era una breve rubrica su tv 2, nella quale il giornalista si rivolgeva a chiunque per riflettere. Lo ricordo a trent’anni dalla sua scomparsa. Uomo e professionista che dovrebbe essere di esempio ai molti che di questi tempi svolgono il lavoro di giornalista opinionista senza un briciolo della sua onestà intellettuale.

A trent’anni dalla sua scomparsa, il 12 febbraio 1996, Rai Cultura ha riproposto, giovedì 12 febbraio alle 19.30 su Rai Storia, lo speciale “Andrea Barbato, la sua Tv” nel quale si ripercorre la sua storia professionale intrecciata ai principali eventi degli ultimi 60 anni: dall’assassinio di Robert Kennedy, all’invasione della Cecoslovacchia, allo sbarco sulla Luna, fino ai principali avvenimenti degli anni Novanta. E Barbato era lì a narrare e commentare quei fatti. Nello speciale, colleghi e amici della tv di ieri e di oggi raccontano un Andrea Barbato che si sintetizza in un insegnamento ironico che lui stesso ricordava, riferendosi alla notte dell’allunaggio “la fatica la fecero gli astronauti, noi facevamo solo una comoda trasmissione in uno splendido studio“.

CHIACCHIERE DA BAR SPORT E DA “PARRUCCHIERA” (ABSIT INIURIA VERBIS OMNIBUS FOEMINIS ORBIS TERRARUM, QUA EXCUSATIO PETITA EST) TRA CONTEGNI ADEGUATI E CONTEGNI SGANGHERATI, O DI STUPIDE LAGNANZE E LONTANANZE DALLA VERITÀ

Parto dal latinorum della frase scritta tra parentesi: non c’è ingiuria nella mia affermazione quando dico che dalla parrucchiera si fanno spesso discorsi stupidi, o stupidi e anche gossipari. Ovviamente, essendo un uomo, posso dire qualsiasi su ciò che si sente dire nei bar sport dai parte dei maschi che bevono il bicchiere di vino o la birra post lavorativi. Il turpiloquio sessuale va per la maggiore, ma risulta fastidioso solo quando qualcuno, magari un po’ bevuto, accompagna il suo dire generico con l’applicazione a qualche donna di passaggio o cameriera.

Sono esperto anche di negozi da parrucchiera, poiché ci vado per rassettarmi. Si parla di tutto. Se sono interpellato dico la mia, intervenendo mea sponte solo se sento dire delle bestialità. Altrettanto faccio al bar sport dove quotidianamente vado a leggere la rosea, la Gazzetta Sportiva, il quotidiano più venduto d’Italia e meglio scritto, anche se ogni tanto colgo qualche redattore tifoso, e lo perdono.

LA DISPERAZIONE DEGLI INFELICI DI GARLASCO

Non riesco a definire in modo diverso tutti quelli che mostrano di non sopportare la ripresa delle indagini sul massacro omicidiario avvenuto il 13 agosto 2007, quando qualcuno od alcuni-alcune uccisero la dottoressa Chiara Poggi, ragazza di 26 anni, laureata in economia e già occupata in un’azienda. Giovane donna perbene che viveva una bella storia con il suo fidanzato Alberto Stasi, di due anni più giovane, condannato non oltre ogni ragionevole dubbio a 16 anni (con rito abbreviato, perché erano 24).

L’articolo che cita espressamente la formula “oltre ogni ragionevole dubbio” è l’articolo 533, comma 1, del Codice di Procedura Penale (c.p.p.). 

Ecco i dettagli principali:

  • Articolo 533 c.p.p. (Condanna dell’imputato): Stabilisce che il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio.
  • Significato: Questa regola, introdotta in modo esplicito dalla Legge 46/2006, implica che la condanna è possibile solo quando la certezza processuale della colpevolezza è assoluta, escludendo spiegazioni alternative plausibili.
  • Articolo 530 c.p.p. (Assoluzione): È collegato al principio: se il dubbio ragionevole sussiste, il giudice deve assolvere l’imputato ai sensi dell’art. 530. 

Il principio recepisce il concetto anglosassone di “Beyond a reasonable doubt”, ponendolo come standard probatorio necessario per la condanna nell’ordinamento italiano. Il dottor Alberto Stasi è stato condannato 11 anni fa NON oltre ogni ragionevole dubbio, e spero che la revisione che seguirà al processo che, con tutta probabilità, seguirà il rinvio a giudizio del signor Andrea Sempio, farà giustizia dichiarando Stasi innocente per non aver commesso il fatto.

IL PICCOLO BAMBINO DAL CUORE MALATO DI NAPOLI

Solo una riga di infinita pietas umana: il piccolo è il figlio amato dell’Italia, di tutti gli Italiani. Se si riuscirà a salvarlo brinderemo con gioia, se non si riuscirà apprenderemo la sua lezione inconsapevole: che la vita, la semplice vita, è il dono più prezioso che abbiamo, e che non dobbiamo pretendere altro che il rispetto della vita di chiunque.

FEDERICA BRIGNONE

Federica Brignone è la meglio gioventù d’Italia. Ha vinto il supergigante alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina dopo 315 giorni da un gravissimo infortunio a una gamba: frattura composta di tibia e perone. Medici, ortopedici, fisioterapisti, psicologi, la sua famiglia, i compagni e le compagne della squadra nazionale dello sci alpino l’hanno aiutata.

Ma soprattutto si è aiutata da sola, con il suo carattere, la sua forza paziente, la sua applicazione, la sua capacità di sopportare il dolore, la sua capacità di affrontare e sopportare la vita.

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