Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Un soldato

Sto preparando una riflessione sulla “guerra continua” di questi tempi, chiedendo ispirazione al pensiero morale di Spinoza, ma non la ho terminata. Per travalicare questa domenica pubblico, in vece, un testo autobiografico, che mi pare abbastanza dettagliato e curioso.

Durante l’orribile e trista vicenda dell’omicidio di Garlasco, noto a tutti, ho sentito un conduttore tv Mediaset dalla testarapata, commentare con una tal “opinionista”, psicologa-criminalista-criminologa, affine, apparentata quasi – a suo dire – al FBI di Quantico (non è vero! come hanno svelato verifiche attendibili), il curriculum vitae di un chimico consulente tecnico forense e docente universitario, con le seguenti parole: “come fa questo ad essere un perito per il giudice, se ha fatto anche il bagnino, come si legge nel suo curriculum?” E l’opinonista sé dicente criminalista-criminologa vestita di rosso con la ricrescita nella scriminatura dei capelli falso biondo, annuisce gravemente. La disonesta o, per meglio dire…

l’indegna (che ora pare abbia cambiato idea sulla vicenda, per cercare di cadere in piedi come una furbissima gatta, dopo avere massacrato Alberto Stasi, l’innocente, per quasi diciannove anni. Vergogna infinita per lei, comunque).

SOMMARIO

Propongo me stesso, il mio “io”, in terza persona come osservandomi dall’esterno, cioè come un lui:

operaio, bracciante, professore, portatore di bibite con il Leoncino della OM, capo del personale, figlio di un operaio emigrante, presidente di Comitati etici, presidente dell’Associazione Nazionale per la Consulenza Filosofica, benzinaio, poeta e scrittore, filosofo, teologo, sociologo, studente forever, conferenziere, blogger, chierichetto, cantante fuori nel mondo e cantore solista in chiesa, curatore di volumi di autori vari, consigliere comunale 22enne, autore di tre volumi a quattro mani, candidato sindaco sconfitto, fondatore di cose, viandante in viaggio, socialista, riorganizzatore di aziende in difficoltà, solitario e malinconico, discreto giocatore di basket, sindacalista, povero cristiano, dialogante con le matte, nevrile, liberto, commensale riottoso, senza casa, mancato manager commerciale, ricercatore sull’eros biblico, vir pietate insignis, selezionatore e formatore di lavoratori, pioniere del lavoro, ciclista sul passo di pianura, precettore, scalatore di ferrate, raramente ironico, soldato per giorni tre avviato alla Scuola Allievi Ufficiali di artiglieria da Montagna di Aosta (ma esonerato per ragioni familiari), amico di poche persone, più di donne che di uomini, paziente colpito da tumore ematologico finora ben combattuto: sempre la stessa persona, e anche padre, il suo ruolo più importante. Più o meno: un soldato.

Ha fatto (e in alcuni casi, fa tuttora, alcuni tra i seguenti “mestieri” umani, che lascia individuare al gentile lettore e alla cara lettrice)… o forse è meglio cambiare verbo: più che dire “ha fatto” o “fa” è preferibile dire “lui è...”, perché l’essere, non solo viene-prima dell’avere, ma – in un certo senso – anche del fare, nonostante si possa anche riconoscere che il fare definisca l’essere. Si-è-ciò-che-si-fa, non “ciò-che-si-dice-di-essere”. Così come la-libertà-è-volere-ciò-che-si-fa non “fare-ciò-che-si-vuole”. I “mestieri-della-vita”. E dunque:

…il figlio di Pietro, operaio emigrante, bersagliere nella guerra sbagliata di Jugoslavia, dolente per la morte nottetempo inferta con la baionetta a un ragazzo di Bosnia nel 1942 (Êri iò a cjase so, “ero io a casa sua”, Pietro ripeteva sempre), fisicamente fortissimo, capace di salvare un collega di cava di pietra germanica da un masso caduto di centocinquanta chili, perché poi lo pesarono, l’uomo più buono del mondo. Pietro, che lavorò in cava di pietra dove il figlio lo portò in quell’Assia profonda e boscosa a rivedere la baracke e ciò che restava della parete di roccia. Pietro, figlio di Antonio, il calzolaio che fece gli stivaletti a re Vittorio di passagggio verso la fronte orientale della Grande Guerra (patriottica?) di prodigiosa memoria; e figlio di una donna del paese, Luigia-la-generosa, le iniezioni chiamate “punture” ai diabetici, ai vecchi e alle vecchie e ai bambini e agli alluvionati della Bassa del 1966, Tagliamento furente, agratis o quasi, con scrupoli cattolici, e malinconica, la “zia Luisa” di Lucilla, attrice di vaglia del grande teatro, figlia di Anna, sorella di Pietro.

…l‘operaio metalmeccanico lucidatore – con paste abrasive, con mole e spazzole dure – di verghe di ottone da arredamento, e del legno mobilio: operatore autonomo, cioè attrezzista, in una scorniciatrice Weinig a sette frese, segantino con la verticale, e verniciatore di sedie thonet (sono quelle tondeggianti con la seduta di paglia dura, presenti in tutti gli alberghi del mondo) con la pistola elettrostatica, anche in quella mansione autonomo per la preparazione dei materiali, dove bisognava misurare le percentuali corrette di vernice e di diluente, possibilmente “a occhio”. Operaio per sette anni, non per finta. Mentre studiava scienze politiche. Filosofia e teologia sono stati studi successivi mentre faceva altri lavori.

…il bracciante stagionale a raccogliere uva, mele e pere, guidando il trattore lungo i filari, e squadrando con occhio retrattile il didietro ondivago delle ragazze, e ciò che segue nelle infinite serate di quelle estati. I vent’anni, si vivevano.

…il solitario e malinconico, eppure non amante della solitudine: infatti, ama piuttosto la solitarietà, che è differente, senza isolarsi, perché ha bisogno di stare spesso con la sua anima, magari leggendo i Soliloquia del vescovo di Ippona, Agostino da Tagaste. malinconico, non triste, e giammai tristo.

…il cantante in uno di quei gruppi con chitarra, basso, tastiere, batteria, sax tenore e tromba. Esperto di cover Rhytm&Blues, Otis Redding in auge, di cantautorato guccinian-deandreano e perfin battistiano. E poi voce in un duo con chitarra folk in feste paesane e di partito (di sinistra, ovviamente): però, sarebbe andato, lui e la Nico (che Dio la abbia nella Sua gloria) anche in una festa di destra, perché li pagavano. Vincitore – in quel di Ravignano – di un concorso per voci nuove con la canzone Anthem dei Deep Purple (When the night wind softly blows...). Cantore in chiesa nelle messe solenni e nella Novena di Natale, con musiche di Lorenzo Perosi (Missa Prima Pontificalis), di Giovanni Battista Candotti e di Jacopo Tomadini (il Missus est, secondo il Vangelo di Luca 1, 26-38), accompagnato dal maestro Giona, musicus humanistaque insignis, all’organo. Con il quale tuttora dialoga: Giona è colui che lo conobbe da bambino come insegnante, e di lui dice che era…

…il chierichetto, dai dieci anni ai tredici (quando smise), capo di una settantina di compagni in vestina talare bianconera (il bianconero è il colore dell’Udinese, non solo della magna Juventus!)

…il professore di teologia, filosofia e sociologia industriale che si muove nel Nordest e in Emilia Romagna, portando i fondamenti anche nella formazione manageriale aziendale. Dopo aver studiato quanto… non basta mai (per cui si continua), per conseguire le accademie più alte, i PhD.

…il curatore di volumi di autori vari, come l’Agenda Friulana, diretta per una dozzina d’anni.

…il cofondatore “di cose” di vario genere, come l’Ente Bilaterale Artigiano del Friuli Venezia Giulia, assieme con il caro amico Silvano, che lo ha presieduto per decenni facendolo diventare qualcosa di grande, e il povero amico Maurizio, visionario dirigente delle associazioni artigiane. Nessuno se ne è ricordato quando si festeggiò il primo trentennio della fondazione: l’Ente, secondo in Italia dopo quello dell’Emilia Romagna ha aiutato e aiuta le imprese artigiane e i lavoratori in periodi di magra, corrispondendo una specie di integrazione salariale per quattro mesi, sostegno indispensabile per riprendere il cammino; o come la Fondazione Well Fare, consigliere in rappresentanza di una famiglia di imprenditori, Edoardo capostipite, strumento di micro credito, finanziato da enti e aziende private, dalla regione e banche. La Fondazione effettua dei prestiti a singoli lavoratori e loro famiglie in difficoltà fino a 5.000 euro, con restituzione in rate mensili minime (100 euro), prestiti non onerosi per i beneficiati, e garantiti dall’azienda di cui il lavoratore è dipendente; un’altra attività riguarda l’aiuto per la casa a persone disagiate; infine, il regolamento della fondazione prevede anche prestiti non onerosi fino a 10 o 20.000 euri per startup di giovani che presentino un credibile progetto.

…il nevrile, come un pericoloso cavallo, perché tendenzialmente nervoso e nel contempo capace di sopportare e di calmarsi, e di calmare i contesti più vari. Nervoso, nella definizione psicologico medica tradizionale. E controllato, e perciò spesso sofferente.

…il precettore: in diverse situazioni legate alle consulenze direzionali, la qualità delle relazioni con le proprietà, gli ha procurato altro lavoro, in parte non retribuito, quello di precettore di giovani di famiglia in difficolttà con gli studi. E allora ha accompagnato alla sufficienza chi deficitava in latino e chi in… tutte le materie “umanistiche”.

…il socialista, che sentì il nome di Pietro Nenni da none Catine, che andava in chiesa ma votava socialista senza dirlo in giro. Poi conobbe Turati e Morandi, Bernstein e Matteotti, di cui conobbe il figlio Matteo, quando fu nel sindacato riformista e socialista libertario. Cristiano cattolico e riformista laico, a suo tempo, ora e per sempre.

…il raramente ironico, che si impegnava a fare le superiori, perché era la sua occasione per evitare di seguire il destino operaio di suo padre. E quindi niente, o quasi, battaglie politiche sessantottine, solo qualche occasione di contrasto con l’autorità, come quando, redarguito da un professore perché era seduto sulla scalinata del liceo, rispose: “no, professore, sono seduto sul mio fazzoletto, non direttamente sullo scalino“. Metafisica allo stato puro.

…il povero cristiano, che cerca di rimediare ai peccati con faticosi pentimenti e l’ascolto di ciò che la vita di altri, a volte più deboli, richiede. Se aggredito, reagisce, come quando uno gli chiese con violenza soldi strattonandolo, e lui non glieli diede, dopo averlo messo nelle condizioni di non nuocere e detto “se non mi aggredivi...”

…il portatore di bibite con il Leoncino della OM, tra un anno e l’altro delle superiori, fornendo bar e ristoranti fin nel “profondo Sud” friulano, alla foce del fiume Stella, sfiorando la Laguna di Marano e la grande Lignano, che non frequentava.

…il vir pietate insignis, accogliente a volte il peccatore (anche di gravi peccati, come magister, ristretti a volte dietro quattro mura e sette cancelli) e a volte la vittima, dicendo all’altra o all’altro, di sé, come di loro: Homo sum: humani nihil a me alienum puto, cioè “Sono un uomo: niente di ciò che è umano considero estraneo a me” (Publio Terenzio Afro, Heautontimorumenos), e di ciò si sente responsabile.

…il militare per tre giorni: al Distretto di Udine, dopo le visite e i test, viene assegnato alla Scuola Allievi Ufficiali di Aosta. Viene congedato poche settimane dopo per ragioni familiari, dato che il padre si era ammalato e il giovane era indispensabile alla famiglia. Chissà se…

…il commensale riottoso, che di nulla manca se talvolta si sottrae a troppi convivii. Come solitamente fa, e di più da quando la relazione tra l’armonia del mondo e le sue vertebre si è scombinata. Ci si può anche infuriare con Dio, salvo comprendere che tutto si tiene, in Lui.

…il mancato manager commerciale: quando studiava scienze politiche e lavorava in fabbrica (a 24/25 anni), fu inserito in una selezione per manager commerciali sovraregionali per una multinazionale americana, che vinse, mentre riceveva una proposta per entrare nel sindacato, che scelse e ciò segnò la sua vita successiva. Decise tra una retribuzione di due milioni di lire netti/ mese e una Fiat 231 tutta spesata in Procter&Gamble e 444.000 lire nette/ più 150.000 lire di rimborso spese forfettarie. Prese la strada sindacale, anche su suggerimento della gran cugina Lucilla, che gli disse. “va dove ti senti di andare“.

…lo studente (eterno): di Catine (Caterina), la nonna materna, che gli insegnava la morale, di Pietro, suo padre, che gli insegnava la fatica dell’impegno, del maestro di terza, quarta e quinta elementare Costantino, che gli insegnava la storia degli uomini, del parroco don Aurelio, il Signor Prevosto, che si doveva salutare con un “Sia lodato Gesù Cristo”, e che gli faceva leggere – lui chierichetto – il greco trisagio pasquale: Ἅγιος ὁ Θεός, Ἅγιος ἰσχυρός, Ἅγιος ἀθάνατος, ἐλέησον ἡμᾶς, cioè “Santo il Dio, Santo il Forte, Santo l’Immortale, abbi pietà di noi”, e della professoressa di greco del ginnasio Gioietta V. che gli faceva respirare le Fonti. E il resto è venuto secundum Naturam.

…il senzacasa: in una certa fase della sua vita si è trovato senza casa, e basta così.

…il sindacalista, fino alla dirigenza regionale e nazionale, socialista per sempre, coniugando diritti e doveri dei lavoratori; amico degli onesti, imprenditori e lavoratori; sindacalista in gioventù, uomo d’azienda e di insegnamento dopo, senza avere bisogno di abiure, quali si vogliano.

…l’autore di tre volumi a quattro mani: uno, scritto con un giornalista cultore di storia: si tratta della storia di una famiglia ebrea che attraversa l’Europa attraversando i secoli; un altro volume, scritto con un formatore aziendale per aiutare i capi a gestire il personale; un terzo, scritto con una psicologa- pedagogista sull’educazione degli adolescenti.

…il dialogante con le matte, da giovane, curioso di tutto l’umano, soleva andare dove stanno le libere donne di… Jalmicco.

…il viandante, nelle Americhe per lavoro e per gli emigranti friulani, da Buenos Aires a San Francisco, da New York a Mexico City. L’incontro con i friulani di Colonia Caroja, Argentina, c’a fevelin ancje mo furlan, il momento più alto, per lui, di tutti i viaggi.

…il pioniere del lavoro flessibile, con attenzione sempre viva ai diritti connessi ai doveri (più Mazzini che Marx), come quando si è interessato al lavoro mediato da agenzie autorizzate di mediazione del lavoro, ai suoi primordi (fine millennio, inizio del nuovo).

…il viaggio: quello di un mese in auto nell’Unione Sovietica (CCCP) – Russia europea ai tempi di Leonid Breznev, con l’amico Roberto, con una R4 1100 blu, attraverso l’Austria, la Slovacchia… e poi Cracovia, Varsavia, Brest-Litovsk, Minsk, Smolensk, Mosca, Novgorod, Leningrado (allora così sichiamava San Pietroburgo), Helsinki, Turku, Stoccolma, Copenaghen, Hannover, casa. Altro viaggio: a Bucuresti per assumere 20 infermiere romene, che ancora lavorano in Italia.

…il selezionatore e il formatore di lavoratori: nelle aziende e nei corsi universitari di sociologia industriale.

…il presidente di Comitati etici aziendali in ditte piccole e grandi. Presidia i comportamenti e il rispetto delle leggi della Repubblica e del lavoro, dialogando con direzioni, proprietà e lavoratori di tutti i livelli.

…il presidente dell’Associazione Nazionale per la Consulenza Filosofica Phronesis per un biennio in pieno Covid. Pur non amandone la metodica, è costretto a dialogare con i colleghi e le colleghe tramite web… e allora via alle conference call, a webinar, etc., con la sola eccezione dei due seminari estivi di Brescia dotati di mascherine.

…il ricercatore sull’eros biblico e dunque umanamente-umano, compulsando assieme con gli antichi esegeti greci il Cantico dei cantici, lo Shir-ha-Shirim.

…il discreto giocatore di basket, nel ruolo di guardia, il ciclista resistente, lo scalatore di ferrate dolomitiche, in Alpi carniche e Giulie, dal Monte Civetta al Mangart, passando per il Pelmo, il Cridola, il Peralba e il Coglians, fino allo Jôf Fuart, allo Jôf di Montasio e al Mangart.

…il capo del personale della grande azienda furlana, che può sempre, dopo, incontrare chiunque e berci un bicchiere assieme, nonostante abbia avuto un potere enorme. E quando si ha un potere enorme…

…il benzinaio delle estati liceali, e lavatore di auto. Anche della Porsche Carrera di un noto imprenditore locale, che portava poi fuori ad asciugare i freni con una corsa lungo il rettilineo. La prima volta che ha superato i 200 km/h.

…il poeta e scrittore di trenta libri, di cinquanta articoli scientifici e di oltre duemila divulgativi. Vincitore di alcuni premi letterari di poesia, di cui uno in ricordo del padre David Maria Turoldo.

…il filosofo dell’itineranza, sulle tracce di Aristotele il maestro, di sant’Agostino il peccatore, dell’eretico buon Benedetto de Spinoza, del professore Emanuele Kant e del fiducioso negli “eterni essenti” Emanuele Severino. Con lo sguardo verso l’immenso poema del paesaggio del tempo e dell’eterno.

…il conferenziere chiamato a parlare di che cosa è fatto l’uomo, di longevità, di angeli e di diavoli, di lavoro e giovani, di educazione e form/azione, di qualità delle relazioni inter umane, di etica del lavoro e… di quella dell’ozio.

…il consigliere comunale 22enne, che organizza la prima biblioteca civica, mette in piedi un Circolo culturale, chiamandolo col nome di Pier Paolo Pasolini (era stato ucciso l’anno prima dell’elezione a consigliere), per presentare serate di cultura nel paesone pieno di contadini, di emigranti, di operai, di casalinghe e di artigiani.

…il candidato sindaco sconfitto da una coalizione di “fintiamici”. Come sempre, non credendo mai al caso (con un diagramma ne ha teorizzato l’inesistenza logica) – spinozianamente – la mancata elezione ha aperto nuove piste e strade e lunghissimi tracciati-ma-non-tracciati di vita.

…il blogger evidentemente manifesto nel qui presente sito, operativo dal 2007, contenente più di duemila articoli e decine di Power Point per la formazione accademica e aziendale.

…il padre di una figlia più…, perché è la figlia attesa nei sogni fin dalla gioventù. Donna dal nome bene augurante, che cresce in diversi spazi terracquei, dentro profili di città, anche oltre i confini, e di ricerca paziente del senso. Padre di una donna: il suo ruolo umano di gran lunga più importante.

…il riorganizzatore di aziende in difficoltà. la prima domanda del committente: “Lei è qui per tagliare?” “Non propriamente, perché, se si deve tagliare, bisogna ricostruire anche con i medesimi, qui e altrove“, ha sempre risposto, risponde e risponderà.

…il liberto, stavo per dimenticare questa figura storica che mi rappresenta quasi perfettamente: come i liberti, che erano schiavi liberati dal padrone, anch’io mi sono liberato da una condizione di subalternità sociale, per merito mio, dei miei e di circostanze che mi hanno dato una mano.

…l’amico di non molte persone, più di donne che di uomini. Sempre solidale, per quanto possibile, con chi gli ha chiesto una mano, chiunque fosse (o sia). Riottoso ad altri rapporti, soprattutto a quelli fasulli di chi ti apostrofa con un “Tutto bene?”, ma anche con uno svogliato “Come stai?”, perché non-gli-crede, perché si tratta quasi sempre di persone autoreferenziali, cui non frega nulla di come lui stia e gli vogliono anche male (magari inconsapevolmentte), perché gli chiedono di fare la fatica di rispondergli seriamente. Rispondere rispettando l’interlocutore a un “come stai”, è faticoso, perché dopo avere risposto si sta peggio. Come fare allora per non farlo inquietare? Lui non lo sa. Dipende dal momento: se uno è veramente interessato alla sua persona fa lo sforzo di non rivolgersi a lui con parole banali, oppure se ne sta zitto.

Più amico di donne che di uomini, sta scritto sopra, perché le donne hanno sempre colto la sua verità di uomo, senza secondi fini. Non ha mai avuto problemi con le donne, apprezzando lui la finezza e l’acutezza e la grazia loro, corrisposto per quanto gli compete, come uomo, non senza contraddizioni e dolore, ma in purezza di cuore, in tutti i sensi. E qui non indugia in dettagi e citazioni su chi ha contato e conta di più nella sua vita, poiché si legge tra le righe.

Lui è… un soldato (pur essendo stato esonerato per ragioni familiari).

E ora posso dire, passando dalla terza persona descrittiva alla prima persona: sono solo un soldato un po’ malinconico, che guarda alla “necessaria” morte, possibilmente ancora lontana, dritto negli occhi. Una persona.

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