In un mondo ancora crudelmente “infantile” dopo soli (rispetto all’età della Terra e della comparsa dell’homo sapiens sapiens) 5000 anni di storia variamente documentata, propongo quattro recenti manifestazioni o racconti di cose mal(vagi)e (scelte tra molte altre), di questi tempi nostri. 1) “Nomen est omen et vicissim, forsitan”: “sempio”, cioè “il nome è (par essere) più o meno la cosa stessa”, e la persona di cui parlasi, che non sembra esser un purissimo giglio di campo; 2) “Goodfellas”, cioè “bravi ragazzi” è il titolo di un ottimo film diretto nel 1990 da Martin Scorsese. Si tratta di un chrime o gangster film tra i migliori degli ultimi decenni, con attori eccellenti quali Robert De Niro, Andy Garcia, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco, etc. In queste settimane, anzi da mesi, si parla, invece, di un altro gruppo di “bravi ragazzi” quelli di Garlasco (vedi punto 1), e 3) anche di quelli che vestiti da “pro pal”, non fregandogli una ceppa del Popolo palestinese, perché vogliono solo far casino e spaccare tutto quello che possono. Disturba e rattrista (e un pochino indigna) che anche alcuni “puri di cuore” (con tale espressione non mi riferisco ai molti che sanno-quello-che-fanno, in scienza e coscienza, che conosco in stima e amistà) si facciano, di fatto, governare da squadristi (paradossale, vero?) dell’antifascismo, forti del silenzio della sinistra attuale, con mentori come la signorina Thumberg che, ospite in Italia (con viaggi, penso, pagati da chi la pilota), definisce “criminale” il Governo della Repubblica Italiana (le erogherei volentieri uno schiaffo sonoro se la incontrassi, perché il Governo, che io non ho votato e non voterò, è costituzionalmente anche il mio Governo, in quanto io sono Italiano), o la dottoressa Albanese (tra pochissimo – grazieadio – sarà l’ex “relatrice speciale” dell’Onu) che approva l’aggressione dei pro pal imbecilli e pelandroni alla redazione de La Stampa, peraltro giornalisticamente il quotidiano italiano più sensibile alla causa palestinese, avendo – inter alia – qualche settimana fa addirittura “proibito” allo sprovveduto sindaco di Reggio Emilia di parlare degli ostaggi israeliani, dopo che lo stesso sindaco aveva ampiamente citato le inaccettabili e orrende stragi di Gaza successive al pogrom del 7 ottobre 2023, perpetrato dai criminali di Hamas, mentre dallo stesso sindaco veniva premiata (cavolo, premiata?), ed altre turpi azioni come i maleducati insulti alla senatrice Liliana Segre, da agitatrice senza arte che indignano, oltre a me, anche Luciano Violante, il professor Gianfranco Pasquino, il professor Massimo Cacciari e altri pensanti (tutti di sinistra anche se non appartenenti al mainstream schleiniano); 4) A Udine un docente, uno storico (che citerò nel testo) viene minacciato dal comitato locale pro pal affinché non tenga una conferenza sul tema israelo-palestinese. Insisto: tra costoro ci sono degli squadristi tra i bene intenzionati e i puri di cuore. Che tristezza. E’ dovuta intervenire la Digos (la Polizia politica) per consentirgli di svolgere la sua conferenza. Ci sono due strumenti, a mio avviso, per andare oltre questo momento difficile: a) riprendere un dialogo filosofico di tipo socratico tra le diverse posizioni, dove la ricerca della verità è – appunto – affidata al dialogo rispettoso (fino a che è possibile) e, b) l’analisi dei meccanismi biologici e psicologici che presiedono alla formazione di gruppi e/oppure sette, interpellando l’antropologia filosofico-culturale e le scienze psico-biologiche, perché il comportamento di questi violenti di piazza (che non mescolo con “i sinceramente manifestanti” per il bene, che a volte “si fanno, forse inavvertitamente, confondere”) richiama – appunto – comportamenti per alcuni aspetti analoghi, tipici di alcune sette ben studiate dalle scienze antropologiche, psicologiche e sociologiche (per le vicende settarie finite in modo tragico, cf. i 77 “davidiani” morti a Waco o i poveri 1200 suicidi del reverendo Jones in Guayana): nulla a che fare con i lavoratori dell’impianto siderurgico ILVA di Taranto, con i quali manifesterei anch’io. (Titolo assai lungo e faticoso, che richiede attenzione evitando reazioni frettolose)
ALCUNI “BRAVI RAGAZZI” E UN DELITTO PER IL QUALE VI E’ (FORSE) UN INNOCENTE IN CARCERE E UN ASSASSINO (O PIU’) IN LIBERTA’
Traggo innanzitutto ispirazione per questo articolo dalla controversa, ambigua e sgradevole, e oltremodo dolorosa (per la vittima dottoressa Chiara Poggi, orrendamente massacrata il 13 agosto del 2007, e per il condannato, il per-me-innocente dottor Alberto Stasi). In questa sede rivolgo un pensiero anche al signor Nicola, papà di Alberto Stasi, che è mancato dopo le tristi vicende qui ricordate.
E anche, se pure in modo diverso, nei confronti del nuovo indagato per l’omicidio della giovane donna, Andrea Sempio e di chi gli sta attorno, come i genitori, che comunque finora non hanno brillato per trasparenza e chiarezza nelle risposte fornite agli inquirenti. E’ il primo esempio di famiglia forse un po’ disfunzionale, proprio per i comportamenti mostrati. Affermo ciò nei limiti e sempre in ragione di quanto trasferiscono i media, tra i quali sto apprezzando molto più alcuni youtuber piuttosto che i giornalisti televisivi.
Osservando con attenzione la figura di Andrea Sempio, figura di giovine uomo, per come si presenta ai media, per gli atteggiamenti e per quanto gli si sente dire nelle interviste e nelle intercettazioni telefoniche di parlate soliloquiali oppure svolte in presenza di altri, rese pubbliche, risulta (o appare) essere una persona saccente, antropologo improvvisato, improntato a una sorta di darwinismo greve senz’altro inconsapevole (lui non sa certamente di essere un darwinista greve) e fortemente maschilista, per me non è difficile provare qualche disagio: pare che per lui, come afferma con chiarezza più volte e in diversi modi, quasi letteralmente: “le donne devono essere controllate dagli uomini“, nell’ambito di una gerarchia alto/basso tra maschi e femmine.
Un altro esempio che gli si sente formulare, di per sé orrendo, è quando spiega che le donne seguono la moda, alla lettera in questo modo: “se quest’anno vanno di moda le ciccione o le gobbe, ecco che gli piace imitarle“. La psicologia sociale, che Sempio ignora, insegna che le cose concernenti l’imitazione relazionale non funzionano in questo modo deterministico e “naturale” . Il suo è una sorta di essenzialismo di genere all’interno di una ideologia gerarchica, come in alcune (non in tutte, come dice lui, che forse ha studiato su qualche bignami di psicologia antropologica) società tribali, le quali secondo lui dovrebbero essere imitate anche in Italia. Chissà dove lo ha letto? Riporto un altro suo detto rinvenibile in una conversazione o un soliloquio registrato dagli inquirenti: “se la donna esce dalla tribù, diventa pericolosa“. La donna, a seconda di chi la governa (verbo suo), afferma altrove, si adatta (porca miseria!) alla violenza, perché è passiva, plasmabile, senza autonomia. Un clamoroso bias di genere senza alcun fondamento scientifico. Un altro racconto mi meraviglia (ma non più di tanto, visto il tipo umano che quest’uomo è) quando inventa le immagini di un combattimento di krag maga (la lotta corpo a corpo israeliana), mentre ascolta qualche guru motivazionale: per Sempio la violenza è legittima anche se porta a una desensibilizzazione e a una ritualizzazione (non sono definizioni sue, ovviamente, bensì mie) della violenza stessa in una auto-rappresentazione da duro-invincibile. Di contro, per lui la donna è passiva, impressionabile, debole, sottomessa, da dominare: si tratta di clamorosi falsi psicologici e ideologici, eticamente negativi, pericolosi e forieri di violenza, che attestano come la presunzione unita all’arrroganza abbiano “costituito” quest’uomo in una struttura-di-personalità quantomeno problematica, almeno per come vuole mostrarsi.
Ciò non significa attribuirgli immediatamente e deduttivamente la responsabilità dell’orrendo omicidio di Chiara, ma certamente quest’uomo, che ai tempi aveva diciannove anni, non si muove e non dice cose che lo mettano in buona luce, a mio – e non solo mio – avviso.
Et de quo satis.
Un pensiero quantomeno perplesso (ma mi verrebbero pensieri poco positivi) rivolgo anche alla famiglia Poggi, che non sembra interessata a conoscere il nome del vero assassino della loro figlia, a mio avviso per ragioni inaccettabili, anche se umanamente in qualche misura comprensibili. Lascio al lettore informato di provare a pensare a una risposta plausibile per questo loro comportamento.
Non riporto i dettagli, ma solo l’oggetto di ciò che penso: quando si vuole evitare di riprendere una fase tremenda della vita come cennato sopra, significa che giungere alla conoscenza del vero assassino può provocare un dolore forse non meno grande di quello primigenio. Certamente le scienze psicologiche possono spiegare, o almeno parzialmente comprendere, qualcosa di questo comportamento. Si è trattato certamente di un lutto traumatico, quello della morte della figlia, per cui il dolore sofferto non può essere (è meglio che non sia) richiamato con una messa in discussione di ciò che si crede. E dunque può manifestarsi una sorta di dissonanza cognitiva, un non accettare ciò che invece può apparire vero (tipico bias, cioè inganno psicologico), che non è disponibile a rivedere le proprie precedenti convinzioni. Si dà poi la pressione sociale che è incardinata sulla prima versione della colpevolezza, la cui messa in discussione potrebbbe ribaltare l’equlibrio generale raggiunto dalla famiglia e dal contesto stesso nel quale vive, dopo l’antica tragedia.
La famiglia, in questo caso, teme lo stigma sociale se le cose fossero peggiori di ciò che si è pensato finora. E con la famiglia il timore si diffonde anche nel tessuto sociale contornante. In questi casi, come insegnano le scienze psicologiche, i comportamenti sono sempre complessi, e mai riducibili a mere scelte opportunistiche: bisogna sforzarsi a non giudicare semplicisticamente ciò che non si comprende.
Epperò, cari signori Poggi, la verità è dolorosa per sua natura, quando narra il male compiuto o subìto. Meravigliando comunque non poco me e molti altri, i legali e i consulenti della famiglia Poggi sono-per la colpevolezza di Stasi e l’estraneità assoluta di Sempio, ancora più fermamente determinati dell’apparato difensivo dell’indagato. E questa è (mi vien da dire “sarebbe”) la “parte civile” danneggiata dal crimine.
Un cenno a un’altra famiglia (quella delle cugine di Chiara Poggi), che è un nucleo familiare importante nel territorio garlaschese, ed è contigua, perché apparentata a quella della vittima, la quale probabilmente preferisce che le cose rimangano come stanno, poiché sarebbe fastidioso essere coinvolti di nuovo in un’indagine riaperta, se pure di striscio. Per questo tipo di famiglie è meglio rimanere nell’ambiguità e financo nella menzogna piuttosto che soffrire di uno scadimento reputazionale dovuto a un inaccettabile stigma sociale dovuto ai nuovi fatti. Ma mi pare che la Procura stia collegando i punti e i fili di questa orribile vicenda contemporanea, e che i/le responsabili del delitto saranno scoperti/e, processati/ e condannati/e.
Aspettiamo la seduta conclusiva dell’incidente probatorio del 18 dicembre prossimo per vedere che cosa deciderà la Procura di Pavia (il rinvio a giudizio dell’attuale indagato?). Forse nelle prossime settimane passerò un paio di giorni in zona per annusare l’aria attorno al 20, e non si sorprenda di un tanto il mio gentile lettore o lettrice.
Quella di Garlasco è una vicenda terribile, un cool case, come si dice nelle inchieste e nella filmografia americana, che ci racconta da decenni come funziona il sistema giudiziario di quel grande Paese, peraltro connotato da una diffusa e grave situazione criminale, soprattutto con reati contro la persona.
Inoltre, tutt’intorno, in quel di Garlasco, si sta scoprendo la presenza di una congerie di “bravi ragazzi” che hanno operato in zona negli scorsi due decenni: qualcuno parla in ipotesi di una simil-setta, altri di loschi traffici, altri ancora di amicizie viziose: sta di fatto che si sono registrati, dai primi anni 2000 al quindicennio successivo diversi suicidi (?) di ragazzi (alcuni dei quali amici dell’attuale indagato) e morti sospette di persone probabilmente testimoni (?) di fatti tragici.
“In nome del Popolo italiano” la nuova Procura di Pavia (siccome i Procuratori che indagarono attorno a codesto omicidio nell’agosto del 2007, cioè quando avvenne, e in seguito nel 2017, sono stati sostituiti) sta recuperando credibilità giurisdizionale e morale rispetto all’agire degli anni scorsi, almeno a partire dall’omicidio efferato della dottoressa Poggi. Nuovi procuratori, poiché quello del 2007 e del 2017 sono perfino coinvolti in indagini giudiziarie (c’è da aver paura della giustizia amministrata da certuni!), nuovi agenti di polizia giudiziaria, nuovi consulenti genetisti stanno correggendo un’indagine a suo tempo condotta a senso unico che aveva fatto incarcerare, con sentenza di Cassazione, il dottor Stasi dopo due assoluzioni, smentendo i troppi parolai esperti o sedicenti tali che hanno invaso le tv con la connivenza di conduttori intellettualmente disonesti, sia in Rai sia sulle reti private.
Ma in Italia tertium datur, per cui una persona, già assolta per un supposto reato perfino due volte di seguito, può essere riprocessato e condannato, pur con sentenze in qualche modo “dubitative” (leggasi dispositivo di Cassazione). Intanto Stasi sta quasi completando lo sconto della condanna – io ritengo – da innocente, e lo scrivo qui senza soverchi problemi. Ripeto: speriamo che la conclusione dell’incidente probatorio prevista per il 18 dicembre prossimo e il possibile rinvio a giudizio dell’indagato, dopo i passaggi procedurali previsti, e/o di chi altri (nessuno sa ciò che ha in mano la Procura di Pavia attualmente), portino alla verità. (Cf., se si vuole, mio articolo precedente su “realtà” e “verità” dal punto di vista filosofico-giuridico)
Una scena a latere è recitata dagli avvocati, che si muovono per i loro clienti, come è ovvio; una nota particolare per quelli che non difendono alcuno, ma solo loro stessi comparsando in tv: un esempio l’avv. Taormina, a suo tempo difensore della signora Franzoni, mentre ora lo si sente bofonchiare che “Stasi sta bene dov’è“. Semplicemente, vergogna.
Infine, mi astengo dal proporre anche solo delle sintesi sulle tematiche degli indizi “fisici” (DNA, “impronta 33”, etc.) e circostanziali (scontrino del park di Vigevano risultante fasullo), a carico dell’attuale indagato, perché su questi temi non possiedo sufficienti competenze scientifiche per parlarne con una sufficiente cognizione, mentre invece sulle diverse tipologie personologiche, sui detti e sui comportamenti ritengo di poter dire scientemente qualcosa.
Per completare, informo il mio gentile lettore che non dimentico mai la raccomandazione di antichi sapienti, così come ripres in diversi testi da Tommaso d’Aquino: “Sutor, ne ultra crepidas (dicas)”: vale a dire “calzolaio, non oltre le tue scarpe“.
Auspicherei, en passant, che altrettanto si facesse per il caso di Erba e per quello della povera Yara Gambirasio, per i quali casi, rispettivamente di strage e di omicidio, nutro personalmente forti dubbi siano in carcere i veri colpevoli. In Italia si possono esprimere opinioni su tematiche come queste, in Russia, per esempio, no (cari professori D’Orsi e Montanari).
Bene, a mio avviso, che si celebri finalmente il referendum sulla riforma della Giustizia (anche se sarà ancora parziale assai) previsto per la prossima primavera, per il quale mi auguro arrivi una valanga di SI’ dal Popolo Italiano, che è sovrano!

GOODFELLAS, I “BRAVI RAGAZZI” (film)
“Goodfellas“, cioè “bravi ragazzi” è il titolo di un ottimo film diretto nel 1990 da Martin Scorsese. Si tratta di un chrime o gangster film tra i migliori, con attori eccellenti quali Robert De Niro, Andy Garcia, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco.
E’ un film ambientato nell’America di un sessantennio fa, dove la mafia italo-americana dominava il mondo del crimine assieme a quella quella irlandese. Le tipizzazioni caratteriali di Scorsese illustrano un mondo fatto di crudeltà mirata e di crudeltà gratuita, dove erogare la morte a qualcuno era considerato alla stregua di uno sport da sagra paesana. Indubbie le qualità cinematografiche del lavoro, capaci di trasmettere racconti di malvagità cinica o di cinismo malvagio. Sintagmi agostiniani per descrivere quel milieu morale.
Cito questo film come rappresentazione di un mondo che esiste nella realtà dei nostri tempi e illumina quanto di tragico continua a vivere nelle società, anche in quelle più ricche e possibilmente evolute come quella americana. Gruppi criminali costituiti da “amici” che non esitano a spararsi a vicenda, perché la loro amicizia è fondata sull’interesse, non sul sentimento solidale di cui parlano Aristotele di Stagira, Marco Tullio Cicerone e Lucio Anneo Seneca, e che noi, cari lettori, certamente sperimentiamo nelle nostre vite.
ALTRI “BRAVI RAGAZZI”
Vi sono “amicizie” anche in coloro che, travestiti da “pro pal”, non fregandogli una ceppa del Popolo palestinese, vogliono solo far casino e spaccare tutto. Parlo di non molti, ma assai dannosi. Disturba e indigna che anche i “puri di cuore” (tra i quali distinguo i molti che-sanno-quello-che-fanno e che conosco bene) si facciano, de facto, obiettivamente governare da squadristi dell’antifascismo, forti del silenzio della sinistra attuale, con mentori come la signorina Thumberg che, ospite in Italia (con viaggi pagati da chi la pilota), definisce “criminale” il Governo della Repubblica della Repubblica Italiana (le erogherei volentieri un salutare e pedagogico schiaffo se la incontrassi, perché il Governo, che io non ho votato e non voterò, è costituzionalmente anche il mio Governo, in quanto io sono Italiano), o la dottoressa Albanese (tra pochissimo – grazieadio – costei sarà l’ex “relatrice speciale” dell’Onu) che approva e loda (lei precisa che si tratta di un “monito”, ma nei confronti di chi?) l’aggressione dei pro pal imbecilli e pelandroni, che sono degli squadristi di sinistra (attenzione bene, non “fascisti”, ma squadristi di sinistra, così come le Brigate Rosse non erano provocatori dei servizi segreti, o di destra, ma terroristi di sinistra, poiché dicesi “terrorista” chi crea terrore con le proprie azioni, magari in nome del Popolo, popolo che lo ha mai investito di una rappresentanza, che si richiamavano a uno scolastico rivoluzionarismo marx-leninista.
Chiamiamo le cose con il loro nome, perdio, rispettando la semantica del nome e la sua accezione corrente e condivisa, senza paura o “rispetto umano” (suvvia!): erano squadristi di sinistra coloro che hanno sconvolto i locali della redazione de La Stampa di Torino, peraltro giornalisticamente il quotidiano italiano più sensibile alla causa palestinese.
Per citare fatti e misfatti che poco o nulla hanno a che fare con la solidarietà al Popolo palestinese, torniamo brevemente alla dottoressa Albanese, circa la quale non dimentichiamo che qualche settimana fa aveva “proibito” allo sprovveduto sindaco di Reggio Emilia di parlare degli ostaggi israeliani, dopo che lo stesso sindaco aveva ampiamente parlato delle inaccettabili e orrende stragi di Gaza successive al pogrom del 7 ottobre 2023, perpetrato dai criminali di Hamas, mentre veniva premiata (addirittura?) dal sindaco stesso, ed altre disonestà intellettuali da agitatrice senza arte, come i maleducati insulti rivolti alla senatrice Liliana Segre, che indignano, oltre a me, anche Luciano Violante, il professor GIanfranco Pasquino, il professor Massimo Cacciari e moltissimi altri pensanti-bene (tutti di sinistra, anche se non appartenenti al mainstream schleiniano). Una sinistra vera non può avere come mèntori persone come Albanese, Thumberg, Salis I., Cecilia Parodi (che ulula in tv “odio gli Ebrei, li voglio morti, tutti“) e simili che non cito. Mi ha un po’ divertito (Ça va sans dire), constatare che anche Laura Boldrini si è stancata di Albanese.
Anche continuare a dar spazi a figure di questo tipo, oltre che dannoso, rischia oramai il ridicolo.
UNA CONFERENZA OLTRAGGIATA (CHE COMUNQUE SI TERRA’)
A Udine un docente, uno storico, viene minacciato dal comitato locale pro pal, in quanto il suo giudizio di storico non è allineato con le sue posizioni, affinché non tenga una conferenza sul tema israelo-palestinese, per cui deve intervenire la Digos a difesa del diritto di effettuare la conferenza stessa, che sarà tenuta in una libreria cittadina. Insisto: squadristi. Che tristezza. Ci sono due strumenti, a mio avviso, per andare oltre questo momento difficile: a) riprendere un dialogo filosofico di tipo socratico tra le diverse posizioni, dove la ricerca della verità è appunto affidata al dialogo rispettoso (fino a che è possibile) e, b) l’analisi dei meccanismi biologici e psicologici che presiedono alla formazione di gruppi e sette interpellando l’antropologia filosofico-culturale e le scienze psico-biologiche. I sedicenti pro pal sono in parte dei criminali di basso livello travestiti da militanti.
In Italia, specifica il mio amico professor Claudio Giachin, cui i pro pal nostrani vogliono impedirgli di tenere a Udine (e meno male che la città è al terzo posto per vivibilità in Italia, dopo Trento e Bolzano, secondo il Sole 24 Ore) una conferenza sui temi del Vicino Oriente, perché non farebbe parte della loro (miserrima e violenta) galassia, da parte dei Centri sociali, i quali a volte fracassano tutto con la scusa della Palestina, d’accordo con settori islamisti come quello dell’imam di Torino, il signor Shahin, che Piantedosi ha cacciato (stranamente sostenuto, l’imam, dal signor vescovo di Pinerolo), c’è un tentativo di mirare più in altro, a cuore delle nostre libertà democratiche, alleati con ambienti inquietanti del crimine, nel silenzio assordante della sinistra ufficiale. Con tattiche di guerriiglia urbana, ferendo polizia e carabinieri e invadendo luoghi di lavoro e violentando le pubbliche vie e piazze.
Il caso di Udine e quello di Torino, come altri a Bologna, Roma e altrove, rappresentano episodi di un settarismo violento e ignorante fine a se stesso, che nulla ha a che fare con un autentico sostegno al degnissimo (di una buona vita e di una Patria) Popolo palestinese.
PARLIAMO DEL NATALE
Gesù e il Natale cristiano (il francescano presepe) stanno venendo eliminati da alcune scuole pubbliche della Repubblica e da molte sedi di Enti locali: la ragion di un tanto è spiegata dai decisori in questo modo: “lo si fa per essere inclusivi“. La maggioranza dei musulmani (io ne conosco decine, e qualche giorno fa, ad esempio, stavo seduto in una cena aziendale “natalizia” tra due fratelli del Bangladesh, due bravi lavoratori musulmani, cui ho chiesto se il presepe li disturbasse, e mi hanno risposto che Gesù è nato a Betlehem da Maria e che è un grande Profeta e che Maria è amata da loro musulmani: lo sappiam bene perché è la donna più citata nel Corano, più di Kadijia e di Fatima, rispettivamente moglie e figlia di del Profeta Mohamed: cf. Sura 4. Leggetela signori dell’inclusività, parbleu!!!) non sono per niente disturbati dalla figura di Gesù, anzi: basterebbe studiare un po’, ma l’ignoranza colpevole di certi decisori politici e amministrativi è tale da presumere che un presepe cristiano possa disturbare le mamma e i papà dei numerosi bambini che frequentano le scuole italiane. Peraltro quasi sempre con gratitudine verso l’Italia.
Per gli “includenti” non si può più dire Buon Natale, ma si deve augurare Buone Feste. La sindaca di genova Silvia Salis, cattolica (dice lei, ma ciò non ha veruna importanza) non fare il presepe in Municipio come usa da secoli. Siamo di fronte aa un mainstream contro cui lotterò con tutte le mie forze. Il mainstream è caduto in una specie di mix cortocircuitato tra non-cultura e sistema limbico (amigdala + ippocampo) e viene male alementato dai neurotrasmettitori disponibile. Le endorfine paiono ammalate.
IL PRESEPE DI BRUXELLES E LA LISTA ISLAMICA PER LE AMMINISTRATIVE 2026 A ROMA
A Bruxelles a palazzo Berlaymont, sede dell’Unione Europea, hanno costruito un presepe con Gesù, Giuseppe e Maria senza volto, per essere “inclusivi”, in quanto l’islam non ammette figure umane nelle espressioni religiose. Ma il cristianesimo sì: ci mettiamo le manette da soli, come gli idioti di certi film tragico-grotteschi. Invito la sinistra a riflettere su questa iniziativa, che forse non fa troppo al suo caso. Eh?
Da pochi giorni è nato a Roma un nuovo soggetto politico. Non un partito, neanche un movimento: un gruppo. Si chiama “MuRo 27 – Musulmani per Roma 2027” e ha come obiettivo quello di portare nuovi temi nel dibattito cittadino, in vista delle elezioni amministrative che sceglieranno il nuovo sindaco.
Il momento potrebbe essere favorevole, senz’altro sotto il profilo mediatico. A New York è stato appena eletto sindaco Zohran Mamdani, musulmano, e in Italia a sinistra c’è chi ha brindato come se ciò che succede dall’altra parte dell’Oceano possa automaticamente essere replicato dalle nostre parti. Cosa di cui evidentemente sono convinti anche a destra, perché alcune delle reazioni di queste ultime ore sono già forti e hanno i toni di chi deve difendersi dall’invasione.
Vediamo bene il tema, senza perdere tempo con i politicanti di tutte le risme. Interpellato dalla stampa l’ing. Francesco Tieri italiano muslmano, risponde: “Quello che vogliamo fare è provare a portare delle tematiche nella discussione politica, prima che si polarizzi eccessivamente. Sì, è il ‘momento Mamdani’, me ne rendo conto, e vogliamo prenderne l’inedito del musulmano come soggetto politico e non più come oggetto politico”. Fin qui nulla di strano parmi.
“MuRo 2027” ritiene che i musulmani (che a Roma sono circa 120mila, di cui almeno 40mila con la cittadinanza) possano esprimersi “e contribuire al bene comune, a partire dai valori della propria religione”. Non c’è ancora un manifesto dettagliato, una piattaforma articolata, ma alcuni punti chiave sì.
L’ing. Tieri, che nel 2021 si candidò alle elezioni del V municipio con Demos, spiega meglio come stanno le cose. “Abbiamo sicuramente intenzione di aprire un focus su piaghe sociali come la dipendenza da alcol, droghe e gioco d’azzardo. Poi, vorremmo che finalmente Roma Capitale attuasse quella parte del suo Statuto che prevede l’elezione dei consiglieri aggiunti (cioè stranieri residenti che entrano a far parte dell’assemblea capitolina, ndr). Una capitale europea del Terzo Millennio deve usare strumenti di partecipazione democratica aperti a tutti i suoi cittadini, anche i residenti con passaporto straniero”. Anche questa proposta non mi pare peregrina.
I consiglieri aggiunti sono esistiti fino alla giunta Alemanno, che confermò quelli eletti precedentemente, durante la consiliatura di Walter Veltroni. Poi, però, più nulla. Da Ignazio Marino a Virginia Raggi, fino a Roberto Gualtieri: non ci sono comunità straniere di residenti a Roma rappresentate in Campidoglio. “Paolo Ciani, prima di andare in Parlamento, fece una mozione a riguardo – ricorda Tieri -, ma non si è fatto nulla, lettera morta. Una città multietnica come Roma non può ignorare questo aspetto”.
Tra le reazioni politiche riporto quella della Lega, per voce dell’onorevole Anna Maria Cisint, eurodeputata. Per lei “(…) l’idea di un partito musulmano sarebbe una pericolosa deriva per la visione liberticida e anti occidentale che porta avanti… e, un partito islamista, come sarebbe MuRo 2027, punterebbe “all’applicazione del Corano, alla sostituzione della Costituzione con la Sharia”, con l’obiettivo di minare la democrazia italiana.
Comprendo e condivido la preoccupazione di Cisint, però, prima di porsi in una posizione di rifiuto aprioristico, aspetterei di conoscere le intenzioni e i programmi di questo nascente partito. E’ evidente che se si dovessero intravedere elementi ideologici e programmatici contrari ai nostri Principi costituzionali, di dovrebbe immediatamente intervenire con modalità analoghe a quelle previste dalla Legge Scelba n. 645, che fu prudentemente emanata nel 1952 contro il rischio di ricostituzione del Partito fascista. L’Italia, in questa situazione mondiale così fluida e pericolosa non può permettersi di rischiare alcunché in questo senso.
La Legge Scelba è la normativa italiana che attua la XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione della Repubblica Italiana, vietando la ricostituzione del Partito Fascista e punendo l’apologia del fascismo, cioè l’esaltazione pubblica dei suoi principi, metodi o fatti, nonché le manifestazioni tipiche del disciolto regime, tramite associazioni, gruppi o mezzi di comunicazione come la stampa, con sanzioni penali per chi compie tali atti.
Mi chiedo, infine, che tipo di pensiero politico stia manifestando la leadership della sinistra attuale verso l’elezione del nuovo sindaco di New York o, parimenti, nei confronti dell’iniziativa musulmana di Roma: pare quasi che non sia in grado di progettare qualcosa-di-suo, e necessiti perciò di trovare supplenze e surrogati alla propia incapacità di analisi e di proposta.
Mi viene da citare l’ultima trovata di questi leader (per modo di dire): a fronte di una proposta formulata del senatore Delrio, ottimo politico del PD e brava persona, di un Disegno di Legge contro l’antisemitismo, il senatore Francesco Boccia, capogruppo del PD in Senato, si è immediatamente opposto. Evito di approfondire, perché non riuscirei a non insultare il senatore pugliese, per il quale non nutro stima alcuna.
CHE FARE CONTRO L’IGNORANZA E IL SETTARISMO
Ci sono due strumenti, a mio avviso, per andare oltre questo momento difficile non rinunziando a pensare e ad agire:
a) riprendere, con chi ci sta e non con chi aggredisce, un dialogo filosofico di tipo socratico tra le diverse posizioni, dove la ricerca della verità è appunto affidata al dialogo rispettoso (fino a che è possibile) e,
b) l’analisi dei meccanismi biologici e psicologici che presiedono alla formazione di gruppi e sette (perché tali mi pare si possano definire gli attuali pro pal violenti) interpellando l’antropologia filosofico-culturale e le scienze psico-biologiche, perché, lo sappiamo dalle scienze psicologiche e dalla neuropsichiatria, che a volte i confini tra libera scelta per azioni malvagie confina con la malattia mentale o con l’oligofrenia.
Ebbene sì, i violenti sono sempre colpevoli, sempre ignoranti, ma spesso anche molto, molto stupidi. Mentre le colpe di chi li istruisce e li sostiene, i cattivi maestri o i finanziatori, sono ancora maggiori. Come nei funerei anni dei terrorismi.
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