Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Quando l’ideologia fa a pugni con la verità, la ragione umana cede alla superbia

(PROSSIMAMENTE: “Don Antonio, la grandinata e l’esorcismo“)

L’IDEOLOGIA

Etimologicamente il lemma “ideologia” deriva dal greco antico: idea, che significa “forma”, “aspetto” o “visione”, e lògos, che significa “parola”, “discorso” o “ragione”.

Ai nostri tempi, letteralmente significa “scienza delle idee”. Fu coniato alla fine del XVIII secolo dal filosofo francese Antoine-Louis Destutt de Tracy per definire una disciplina che doveva studiare l’origine e la formazione delle idee umane. Successivamente il termine ha assunto il significato moderno di un insieme di credenze e principi politici, culturali o sociali che guidano l’azione di un gruppo.

Poi nel tempo ha assunto molti altri significati correnti, e accezioni diverse, diventando un concetto molto diffuso, ma non sempre accepito e utilizzato correttamente, sia sotto il profilo semantico, sia dal punto di vista socio-politico e storico. Chiarisco un aspetto che riguarda uno dei temi che tratterò più avanti, il terrorismo: il giudizio sull’ideologia del terrorismo (perché anche questa modalità operativa dell’uomo ha una sua ideologia o più di una) o, meglio dire, dei terrorismi, diverge, si differenzia tra ciò che ritengono azioni terroristiche organi di polizia, magistrature, politica e senso comune, e ciò che ritengono tali gli stessi protagonisti di tali azioni, che magari le ritengono azioni di lotta politica armata, di guerrriglia (in proposito gli stessi brigatisti rossi si paragonavano ai guerriglieri sudamericani à la Guevara o a quelli dell’I.R.A. Irish Republican Army, ovvero a quelli dell’ E.T.A., Euskadi Ta Askatasuna).

L’ideologia, in generale, non è una cosa buona o cattiva a seconda se uno la condivide o meno, perché è la teoresi filosofica di una specifica azione politica e anche militare.

(Dell’ideologia, ovvero quando la realtà può non corrispondere alla verità)

Un’ideologia è una struttura concettuale o un sistema organizzato e coerente di credenze, valori e idee che dà una visio mundi e costituisce una traccia, una guida per interpretare la realtà agendo in essa, per consolidarla o per modificarla. In generale, un’ideologia esprime le modalità con le quali le persone comprendono la politica, l’economia, la società e la morale, influenzando le loro decisioni.

Didascalicamente si possono individuare due principali dimensioni presenti in un’ideologia, una positiva, nel senso costruttivo del termine, e l’altra negativa per gli effetti sulle condizioni dell’uomo. Tutte e due le dimensioni attengono alle idee e ai principi che orientano l’azione politica e sociale (ad e. il liberalismo, il socialismo, il conservatorismo, il progressismo, i fascismi, etc.: in definitiva, tutte le visioni socio-politiche, a questo punto della mia riflessione e per ora, a prescindere da un giudizio morale sulla militanza politica, in ordine alle modalità operative utilizzate).

Mi spiego: una persona di destra certamente considererà negativamente le idee progressiste, a prescindere da un loro eventuale valore generale oggettivo. Un esempio: quando il Sudafrica uscì dall’apartheid, i conservatori di quel paese, sostanzialmente i bianchi eredi dei gruppi etnici olandese ed inglese, opposero resistenza in molti modi, pensando di essere-nel-giusto. La loro ideologia, basata su una forma di razzismo, li sosteneva.

Fu peggio ancora precedentemente, quando le Leggi razziali volute da Hitler nel 1935 (Leggi di Norimberga) e quelle fascistissime del 1937-1938 (cf. Manifesto della Razza e legislazione conseguente), rappresentarono un vertice dell’ideologia negativa sotto il profilo morale, politico e umano in generale.

Un altro aspetto, raramente e abbastanza stranamente mal-trattato è quello della de-formazione dell’ideologia in ideologismo, di cui parlerò nella parte conclusiva dell’articolo, quando tratterò del vizio morale della superbia. Personalmente mi sono già impegnato a trattarne alcuni aspetti qualche tempo fa in questa sede. Si potrebbe dire che è una sottospecie di ideologia negativa, ma per chi la pratica non lo è.

Infatti, l’ideologismo è l’affermazione delle proprie idee anche di fronte a evidenti radicali contraddizioni logiche e fattuali, ed è presente in ogni ambito della vita sociale. Alcuni esempi: un governo in carica approva una legge che la successiva statistica economica interpellata giudica aver avuto effetto sociali positivi; ciononostante l’opposizione si sforza di trovare difetti e inefficienze, se non totale negatività, non perché ve ne siano, ma solo perché la proposta è venuta dalla parte avversa. Nel caso in cui la proposta fosse stata fatta da chi attualmente la giudica male, sarebbe stata ottima e costruttiva. Questo atteggiamento è intellettualmente disonesto, non solo, ma anche stupido e perfin dannoso per i cittadini.

E’ evidente il danno che questo atteggiamento provoca in tutta la società; un altro esempio legato all’applicazione delle procedure della magistratura nel sistema penale italiano: la difesa di un indagato-imputato, pur di contraddire una Procura della Repubblica che possiede indizii e/o prove evidenti, cogenti e incontrovertibili (nel linguaggio dell’ordinamento vigente si dice “gravi, precisi e concordanti”) di colpevolezza, le nega comunque e sempre, cadendo in contraddizione con i primi principi della logica naturale. Come sta con tutta evidenza accadendo nella truce, turpe e infame vicenda di Garlasco, a tutti nota, e da me spesso trattata in questa sede. Nel prossimo futuro, auspicando che la faccenda prenda la strada giusta, sia sul piano etico sia su quello giuridico-penale, dovrò sforzarmi di non tornare tanto spesso sul tema, diventato un pochino un’ossessione per un mio irrefrenabile senso e desiderio di giustizia e di verità, che penso sia condiviso dai più.

Fuori di dubbio che l’ideologia aiuti a dare un senso alle proprie azioni, specialmente se sono complesse, a volte semplificandone la comprensione, sebbene anche a rischio della razionalità, come accade molto spesso. Solitamente unisce persone che condividono delle idee, anche se si tratta di idee discutibili o malsane. L’ideologia nazista ha unito milioni di persone per una dozzina d’anni. Ciò è accaduto per ragioni diverse e concomitanti ben note (una delle quali – forse la principale – è stato l’impoverimento assoluto del popolo tedesco a seguito delle sanzioni volute dai vincitori della Prima Guerra mondiale, Inglesi e Francesi in primis, quando un ristoro moralmente plausibile e giusto dei danni di guerra perpetrati dall’esercito del kaiser, ha assunto dimensioni di mera improvvida vendicatività, ahi ahi cari Francesi!… non solo per la malvagità del caporale Adolfo assurto al potere massimo nella grande Nazione germanica), ma anche perché la mente umana funziona in modo diverso a livello individuale rispetto al livello collettivo di una folla qualsivoglia (cf. mio precedente articolo).

L’illuminismo liberale franco-inglese del XVIII secolo è stato l’ambiente in cui è nato il concetto di ideologia, passandolo poi direttamente agli ambiti del nascente socialismo. Karl Marx, che in seguito è passato come l’ideologo per eccellenza, definiva l’ideologia come una sorta di “falsa coscienza”, perché riferita alle classi dominanti del suo tempo, che erano ancora l’aristocrazia e la borghesia già nascente.

LE FORME POLITICHE E CULTURALI DELL’IDEOLOGIA

LA DEMOCRAZIA

La democrazia è il primo “modello ideologico” di cui mi par giusto trattare, perché quello preferibile, anche se ricordiamo il cinico paradosso churchilliano che sosteneva come la democrazia fosse il peggiore dei regimi possibili, salvo… tutti gli altri (sottinteso, che sono ancora peggiori). Churchill, si capisce, era un esponente della High Society dell’Impero Inglese, e spocchioso anzichenò verso tutto il resto del globo terracqueo. Una prima forma di democrazia si può registrare nell’Atene di Socrate, Platone e Pericle, una democrazia certamente diversa da quelle contemporanee, ma definibile comunque con questo termine greco, composto dagli etimi dèmos, cioè popolo, e kràtos, cioè potere: potere del popolo. Per popolo allora non si intendevano tutti gli abitanti della città, ma solamente i capifamiglia possidenti. Erano esclusi, com’è ovvio, gli schiavi, gli ilòti, e coloro che provenivano da altre località, i metèci, cioe gli abitanti-attorno-alla-città, che restavano stranieri a tutti gli effetti.

Si trattava dunque di una democrazia oligarchica, sulla traccia del pensiero politico dei filosofi (Platone e Aristotele in primis).

La democrazia compare di nuovo come ideologia filosofico-politica nel XVIII secolo, con i cosiddetti “lumi” (della ragione) come ebbe a dire Kant. Da allora il concetto e la sua prassi si sono meglio specificate e attuate. Il sistema democratico di declina in modi differenziati, da un parlamentarismo puro all’inglese (e anche all’italiana), dove i rappresentanti del popolo elettore legiferano su tutte le norme della vita sociale ed economica, fino a forme democratiche spurie dove il potere esecutivo di fatto dipende solo in parte dal parlamento, come nella attuale Russia putinana, che qualcuno definisce democratura, con una evidente crasi tra democrazia e dittatura (quella di “zio Vladi”).

Citiamo anche le democrazie presidenziali come gli Stati Uniti d’America dove il Presidente della federazione è anche il Capo del Governo, o semipresidenziali come la Francia, dove il premier si occupa della politica interna, mentre il Presidente della Repubblica guida la politica estera e la difesa.

Non si può negare che le democrazie che conosciamo noi nascono dalle filosofie liberali del XVIII secolo, con il prodromo della Gran Bretagna cromwelliana, anche mediante le accelerazioni violente e terroristiche rivoluzionarie (Rivoluzione Francese del 1789 e anni ss.)

E mi fermo qui, altrimenti dovrei decidere per un altro tipo di articolo.

IL SOCIALISMO

Il socialismo è un insieme di ideologie e movimenti politici “di sinistra”, come ereditato dalla disposizione dei deputati della Convenzione rivoluzionaria del 1789, orientati a ridurre le disuguaglianze economiche, sociali e giuridiche. Tenderebbe (non a caso utilizzo il modo verbale condizionale) a realizzare il superamento del capitalismo attraverso la gestione collettiva o pubblica dei mezzi di produzione e una più equa distribuzione della ricchezza.

Si possono individuare diverse declinazioni del socialismo: a) quello utopistico, sviluppatosi nella prima metà dell’Ottocento da pensatori come Saint-Simon e Fourier, proponeva una trasformazione pacifica della società basata su ideali di cooperazione e filantropia, seppur priva di una solida base analitica; b) quello scientifico, il marxismo, fondato da Karl Marx e Friedrich Engels, interpreta la storia come lotta di classe e promuove l’abolizione della proprietà privata attraverso la rivoluzione proletaria per instaurare una società senza classi, c) la socialdemocrazia, sviluppatasi nel Novecento, prevede il raggiungimento degli obiettivi di giustizia sociale attraverso riforme democratiche e parlamentari, mantenendo un’economia di mercato regolata e un forte stato sociale (welfare).

Negli ultimi decenni il termine “socialismo” troppo confuso con il comunismo, è entrato in una crisi infinita.

IL NAZIONALISMO E L’IMPERIALISMO

Il nazionalismo pone la nazione e l’identità nazionale al centro dei propri interessi, affermando che la sovranità e gli interessi del proprio Paese debbano prevalere su quelli di altri stati o gruppi. Si possono considerare, in generale, tre forme principali di nazionalismo: a) quello nazionale e patriottico del XIX secolo, sorto durante il Romanticismo ottocentesco e i moti risorgimentali, promuoveva l’autodeterminazione dei popoli e la liberazione da dominazioni straniere. In questa fase, le nazioni venivano viste come comunità di individui unite da storia, lingua e valori comuni; b) quello aggressivo e imperialista (prima nei secoli XCI e XVII e in seguito alla fine del XIX e del XX secolo), che divenne un’ideologia di superiorità ed espansionismo. Come “campioni” dell’imperialismo possiamo citare, in ordine cronologico: Spagna, Portogallo, Olanda, e in seguito Gran Bretagna, Francia, Russia (sotto ogni regime, dagli csar a Putin), Germania, Italia, U.S.A., per quanto riguarda l’Occidente. Cina e Giappone per l’Oriente.

Esaltando la potenza del proprio Stato e a volte una presunta purezza etnica, il nazionalismo ha alimentato rivalità internazionali che hanno contribuito a scatenare tragici conflitti storici come la Prima e la Seconda Guerra Mondiale; c) il nazionalismo delle democrature attuali, come la Federazione Russa, che ha aggredito l’Ucraina.

Nel panorama politico internazionale contemporaneo, il nazionalismo tende a sovrapporsi a istanze di populismo o sovranismo, ponendosi spesso in contrasto con la globalizzazione, le organizzazioni sovranazionali e le dinamiche di integrazione economica e culturale. Le sfide attuali riguardano la sua capacità di mobilitare l’elettorato attraverso la difesa della sovranità e del controllo dei confini statali.

IL LIBERALISMO

Il liberalismo è il movimento politico originario e originante la contemporaneità, come esito socio-politico dell’illuminismo. L’ideologia liberale attiene alla forma sociale democratica e rappresentativa tramite un parlamento, e si basa sulla proprietà privata e su un’economia di mercato, anche eventualmente temperata da leggi sociali. Vedi sotto “liberismo” e “keynesismo”.

LA DITTATURA (o TIRANNIDE NEL SENSO MODERNO DEL TERMINE)

Hitler, Stalin, Pol Pot, Mussolini, Kim Yon Un e dinastia ascendente, ma anche Mao Tze Dong, sono simboli di dittature, le più note degli ultimi cento anni, diverse tra loro, ma ciascuna definibile come dittatura.

Secondo i Greci antichi la tirannide, che oggi per noi è sinonimo di dittatura, era solo una forma di governo plausibile come la forma democratica vigente in Atene nel V e IV secolo a.C., mentre per noi è sinonimo di dittatura. Si tratta di contestualiizzare il termine, poiché, in un certo senso, sovrani assoluti come un Luigi XIV sono paragonabili ai dittatori successivi per universalità dell’esercizio del potere a loro disposizione, anche se non si possono considerare tiranni o dittatori come quelli citati sopra, che hanno caratterizzato la storia del XX secolo fino ai nostri giorni.

Nel corso della storia la sovranità assoluta di un regnante, re, faraone e imperatore che fosse, era un dato scontato e accettato dal popolo, per amore e per forza. Se Ciro il Grande, il primo della grande dinastia Achemenide, era definito Re dei Re (Shāhanshāh), vi erano delle ragioni oggettive, per i tempi, in quanto l’Impero persiano era vastissimo (quasi 6 milioni di km quadrati), come l’Impero romano alla sua massima estensione, e andava dalla valle del fiume Indo fino all’Egitto compreso e a Nord, e infine, dopo aver occupato tutta la grande penisola anatolica, avrebbe conflitto con le potenti città greche (cf. Guerre Persiane), quando arrivarono i successori di Ciro.

Grandi anche se effimeri imperi “tirannici”, secondo i nostri criteri, che sono anacronistici, furono anche quello Mongolo di Genghis Khān e di Timur Lenk, il Tamerlano nella traslitterazione nostra, che raggiunsero, anche se per meno di un secolo, l’estensione di quasi 15 milioni di Km quadrati.

IL LIBERISMO

Il liberismo è la versione estrema del liberalismo, assolutamente in fiducia del mercato, regolatore assoluto dell’economia e della società. Assai poco sensibile alle leggi attente al sociale e a forme di welfare. Come forme contemporanee di liberismo possono essere ricordate le cosiddette “reaganomics” (riferibili al Presidente USA Ronald Reagan) e alle politiche economiche di Mrs. Margaret Thathcher nell’Inghilterra degli anni ’80.

Al liberismo si oppone il keynesismo socialdemocratico, che ritiene necessario un tempramento dei demòni del mercato da parte dello stato, mediante un welfare state equilibrato, capace di distribuire le risorse, prima di tutto secondo le necessità di una convivenza rispettosa dei diritti umani fondamentali.

IL POPULISMO

Il populismo è un approccio e uno stile politico che contrappone la “gente comune” (ritenuta virtuosa) a un’élite ristretta (considerata corrotta o inadeguata). Non è un’ideologia vera e propria, ma una “visione del mondo” che si serve di una comunicazione diretta, emotiva e spesso polarizzante per raccogliere il consenso popolare. In Italia esempi di populismo non sono mancati, di cui i due “campioni” sono la Lega (a suo tempo Lega Nord) e il Movimento 5 Stelle. Circa la linea politica, si può dire che il populismo – se pure in modo diverso – si colloca su posizioni che possono essere considerate di sinistra (come la prima Lega Nord), ma nel contempo giustizialista, e quindi obiettivamente di destra, come nel caso degli ex “grillini” diventati tristemente “contiani”.

IL KEYNESISMO E LA SOCIALDEMOCRAZIA

Il keynesismo è una dottrina macroeconomica fondata sulle dottrine dell’economista britannico John Maynard Keynes. Sostiene che lo Stato debba intervenire attivamente nell’economia, specialmente durante le crisi, aumentando la spesa pubblica per stimolare la domanda, ridurre la disoccupazione e favorire la crescita.

Si può dire che è stata largamente applicata a partire dal secondo dopoguerra nel XX secolo. Lord Beveridge, ministro del Governo Attlee, che sostituì nel Regno Unito il governo di Winston Churchill (1946), fu antesignano di politiche analoghe sviluppate soprattutto nel Nord Europa, in Germania Occidentale e poi Unita, in Olanda, Danimarca, Belgio e Paesi Scandinavi, dove forti partiti socialdemocratici hanno governato per la maggior parte degli ultimi decenni.

In Italia analoghe politiche di welfare sono state realizzate a partire dai primi anni ’60 dai governi del primo Centrosinistra a guida democristiana, con i leader Fanfani e Moro, politiche sono sono state confermate, soprattutto con l’emazione della Legge 300/1970 lo Statuto dei Diritti dei lavoratori, con la Riforma sanitaria del 1978, e con la legislazione sulla parità di genere, iniziata nei primi anni ’70 e ancora in via di completamento, soprattutto dal punto di vista culturale, e con la legislazione sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs 626/1994 e D. Lgs. 81/2008 e norme correlate), sia pure con alterne vicende, anche a seguito dei cambiamenti intercorsi all’inizio degli anni ’90 (fine della cosiddetta “Prima Repubblica”), anche da governi centristi, o di centrodestra, come quello attuale.

IL MARXISMO

Il marxismo-leninismo è l’ideologia filosofico-politica e socio-economica che integra il pensiero filosofico ed economico di Karl Marx e di Friedrich Engels con la teoria e soprattutto la prassi rivoluzionaria di Vladimir Iliic Ulianov, Lenin, e dei suoi successori fino a Gorbacev, nonché di Mao Tze Dong per la Cina, di Ho Chi Min per il Vietnam, e anche di regimi folli e sanguinari come quello cambogiano dei Khmer rossi di Pol Pot e della Corea del Nord.

Tale dottrina ha costituito l’ossatura del movimento socialista nella seconda metà del XIX e dei primi decenni del XX secolo, che progressivamente si staccò dalle teorie marxiste scegliendo la linea gradualista-riformista e parlamentare, e in seguito dei movimenti comunisti di tutto il mondo, sia dei grandi partitit di massa come il Partito Comunista Italiano, sia di gruppi politici più piccoli come si svilupparono in Italia dopo il ’68, come Potere Operaio, Lotta Continua, Pdup, Avanguardia Operaia, e poi Democrazia Proletaria.

L’humus di queste sinistre, mediante il successivo movimento denominato Autonomia Operaia, generò i fenomeni del terrorismo di sinistra delle Brigate Rosse e di Prima Linea, etc. (cf. sub).

IL TERRORISMO

Se c’è un’origine del terrorismo come ideologia questo va fatto risalire alla Rivoluzione Francese dei Danton, Marat (l’amico del popolo… che predicava la ghigliottina per almeno duecentomila persone), Desmoulins, Robespierre e St. Just, e in seguito nel XIX secolo ai Felice Orsini fino a Gaetano Bresci, anarchici che ritenevano l’attentato politico un atto di liberazione. Un certo tipo di terrorismo è stato addirittura teorizzata e capillarmente attuato con polizie politiche, reparti speciali etc., antesignani il NKVD e il KGB di sovietica esperienza. La Rivoluzione bolscevica è quasi la copia carbone della Grande Revolution, solo che dalla Francia, tramite Napoleone, emersero posizioni progressivamente democratiche, mentre da Lenin, e soprattutto da Stalin la politica si volse a un autoritarismo crudele e paranoico.

Vi anche un terrorismo di destra, prevalentemente stragista, ma anche simile a quello di sinistra con omicidi mirati a persone-simbolo del potere che si vuole attaccare: giudici, poliziotti, carabinieri, magistrati, politici. L’agire del terrorista pare astrarsi da ogni principio morale: infatti, molti autori di omicidi politici affermano di non avere avuto nulla di personale con la persona uccisa, ma di avere voluto colpire un simbolo. La persona, per il terrorista, non conta nulla.

Vi sono, di contro, atti violenti – innumerevoli nel corso della storia umana – contro i tiranni, che sono comunque definiti come crimini dal diritto penale, ma possono essere moralmente legittimi se permettono un bene maggiore con la soppressione di un oppressore (cf. Tommaso d’Aquino, De Regno). Un esempio solo: se l’attentato a Hitler il 20 luglio 1944 organizzato dal colonnello Klaus von Stauffenberg fosse riuscito, forse la guerra sarebbe terminata prima con il risparmio di milioni di vite.

Mi chiedo infine se l’omicidio di Jean-Paul Marat da parte di madame Charlotte Corday abbia ridotto il “lavoro della ghigliottina” nella Francia del 1793. Ho dei dubbi, poiché, sulla strada che portava la donna al patibolo in Place de la Révolution, ora Place de la Concorde, osservavano con diverso interesse da una finestra Monsieur Georges Jacques Danton e l’incorruptible avvocato Maximilien Robespierre, che avrebbero conosciuto qualche tempo dopo la lama di Monsieur Charles-Henri Sanson.

L’UTOPISMO POLITICO RIVOLUZIONARIO

L’utopismo politico rivoluzionario è la visione filosofica e politica che mira a trasformare radicalmente la società mediante una rottura violenta e poi strutturale. Esso fonde l’ideale di una società perfetta (l’utopia) con l’azione pratica (la rivoluzione), proponendo un nuovo modello di convivenza che elimina ingiustizie, disuguaglianze e sfruttamento (cf. supra).

Nella storia della filosofia troviamo diversi testi che “utopizzano” società perfette, come ne La Repubblica di Platone, in La città del sole di fra’ Tommaso Campanella, in Utopia di Thomas More.

IL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO

Il fondamentalismo religioso è un orientamento che vuole imporre un’interpretazione letteralista dei testi sacri, rifiutando ogni forma di interpretazione e di ermeneutica filosofico-filologica. Lo si trova in alcuni momenti e luoghi del cristiensimo primitivo (cf. i Circoncellioni nordafricani, ad e., che se non riuscivano a convertire i pagani si suicidavano), e, ad e., nel protestantesimo americano del primo ‘900 per difendere una sorta di inerranza (implausibilità-impossibilità di errare) biblica, ma oggi il termine descrive variegate correnti estremiste (soprattuttto, anche se non solo, islamiche) che cercano di imporre i propri precetti alla società e alla politica.

LA TEOCRAZIA

La teocrazia è una forma di governo in cui il potere politico è amministrato direttamente da leader religiosi e si fonda su principi religioso-sacrali. In questo sistema, le leggi dello Stato coincidono con i precetti della religione dominante (cf. la Shari’a islamica) e l’autorità civile è subordinata a quella spirituale (cf. supra). Indubbiamente l’attuale Iran ne è un esempio di scuola.

IL RISCHIO DELLA SUPERBIA, IL CAPUT VITIORUM, SI CORRE QUANDO LA RAGIONE SI OTTENEBRA

Il vizio capitale della superbia è la fonte dell’ideologismo, che è la deformazione dell’ideologia. Innanzitutto che cosa è la superbia? Nella classificazione tradizionale greco-latina (Aristotele-Seneca) e cristiana (Agostino-Gregorio Magno-Tommaso d’Aquino) la superbia è il primo e più grave dei vizi capitali, il vizio che prelude a tutti gli altri, il caput vitiorum. Il superbo è anche – assai facilmente – invidioso, iracondo, goloso, lussurioso, avaro e perfino accidioso, perché pensa che a lui la fatica e l’impegno non convengano. Il superbo ritiene che a lui stesso tutto sia consentito, mentre agli altri no. Un esempio narrativo-cinematografico del superbo è il Marchese del Grillo, che dichiara apertamente la propria unicità in termini di valore umano contro la presunta “nullità” di tutti gli altri.

La superbia è, non solo il vizio di cui parliamo, ma è anche un’assurdità stupida assai sotto il profilo antropologico, poiché la struttura della persona, identica in tutte le persone, contraddice radicamente i fondamenti della superbia. Come? Basta ricordare le basi teoretiche di un’antropologia filosofica anche solo meramente rispettosa dell’essere umano, che si propone con chiarezza cristallina in due strutture: quella della persona, formata da fisicità, psichismo e spiritualità, attestando in tal modo l’eguaglianza strutturale tra tutti gli esseri umani (che sono – peraltro – interfecondi tra tutte le etnie planetarie, e quindi obiettivamente uguali), e conseguentemente possiedono una pari dignità ontologica, che significa eguale valore; quella della personalità, che si basa sulla genetica, che è unica in ogni persona, in capo all’ascendenza genitoriale etc., sull’ambiente in cui una persona nasce, cresce e vive, e sull’educazione, che concerne l’insieme degli elementi formativi e culturali di ogni essere umano, la quale dice unicità irriducibile.

Pertanto, cari (troppi) “Marchesi del Grillo” ovunque diffusi e orgogliosi di essere tali, così stupidamente ignoranti, istruitevi. Semplicemente. Umilmente.

Se torniamo al tema principale, possiamo condividere, dunque, che la superbia possa essere considerata la dotazione psicologica e spirituale più essenziale per chi pratica l’ideologismo, in base al quale, anche-se-si-ha-patentemente-torto, non-si-può-non-avere-ragione (mi par di ascoltare i difensori e i consulenti di sempio e della famiglia Poggi che urlano, anzi ululano, di avere ragione, mentre è vero e attestato il contrario).

Si dice in giro nei salotti superficiali della tv e da parte di molti che le ideologie sono morte. Non è vero, perché sono cambiate e a volte si sono degradate in ideologismo.

Ripeto ancora per chiarezza: chi dà torto all’avversario in ambito dialettico e dialogico, in ogni caso e in qualsiasi situazione, pur apprendendo razionalmente che quel “competitore” ha ragione, non applica correttamente la propria visione ideologica, che dovrebbe riconoscere ragioni e torti, sia pure in una visione “militante”, ma applica una deformazione ideologica, che si può definire ideologismo, caratterizzato da disonestà intellettuale. In altre parole: siccome nell’umano non si può avere sempre ragione, è necessario, quando sono razionalmente fondate, accogliere e riconoscere anche le ragioni dell’altro.

Le ideologie, se sono quello che devono essere, sono indispensabili e vitali per la vita collettiva e per le società civili

…e per il mantenimento e lo sviluppo dell’intelligenza, della moralità e della cultura umane.

Post correlati

0 Comments

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>