Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Silvester, o dell’uomo che aveva “il pollice verde”, dentro un mondo difficile, nel quale si stanno combattendo più di cinquanta guerre non dichiarate

(9 Agosto 2025)

(Cari Lettori, questa volta vi propongo un racconto di fatti reali che rappresenta il percorso di una famiglia friulo-veneta nell’arco di cinquant’anni. Un racconto di vita vera e una metafora)

Era da pochi anni terminata la Seconda Guerra mondiale, il disastro annunziato che Mussolini e il re savoiardo non prevennero, anzi, gli andarono incontro con entusiamo. A mio avviso, sarebbero stati da fucilare tutti e due, non solo uno dei due, certamente dopo un equo processo, per codardia, irresponsabilità e alto tradimento. L’Italia sconfitta era in rovina. Si muovevano famiglie e singoli lavoratori in cerca di una nuova pace.

La Famiglia V., composta da Luigi detto Vittorio, e da Toscana, con il giovane Silvestro si erano portati verso la Bassa Friulana, attirati da campagne fertili e acque limpide. Le acque di quel fiume Stella sulle cui rive si sarebbero fermati.

Venivano dalla pianura veronese che prelude alle colline del vino. Paesi come San Bonifacio, San Martino, San Michele Extra, dove nel 1941 era nato il fantasioso Mariolino Corso della Grande Inter, e Zevio. Di lì eran venuti.

Qualche anno dopo Silvestro, ancor giovane ma non giovanissimo incontra la Marina, si piacciono, si prendono, si sposano. Cinquant’anni fa e fino al 6 agosto scorso, e poi da qui all’eternità.

Agricoltura, cameriere in pizzeria, serate memorabili “da Nando”, con pizze piccole e buonissime e la birra Sans Souci della Moretti, la “senzapensieri”, e poi l’allevamento dei pesci, di nuovo in campagna, e il sempiterno orto e la piccola vigna. Il “pollice verde” di cui tutti sanno.

Contadino friulo-veneto di poche parole, ma sempre “pensate”. Un tempo uomo rigido e determinato, nel tempo e col tempo più aperto e dialogico, anche nelle cose che più, a volte, appartengono al genere maschile, il tifo per una squadra. Per lui era la squadra milanese con gli stessi colori del Rivignano calcio, a strisce verticali nero e azzurre. La primavera scorsa, quando sembrava che la grande squadra avrebbe vinto tutto, mi diceva scettico “starin a viodi” (friul.: staremo a vedere).

Era diventato col tempo anche molto ironico, sul far della sua sera. Con tanti amici sinceri, del bar e di infiniti ragionamenti sull’attualità, sul Comune, come quando mi sostenne in una candidatura, con forza, una ventina d’anni fa.

Ma le cose grandi lo hanno visto, con Marina, che lui ha sostenuto senza requie, a modo suo, “grande”, come quando la vita gli riservò i più grandi dolori dell’uomo, la perdita delle due bambine, Chiara e Elena.

E lui, sempre con Marina (crasi delle due nonne, Maria e Caterina) decise che una figlia sarebbe arrivata, anche se dalla “Fine del mondo”, da oltre le Ande. E allora andarono via con l’aereo oltre l’oceano Atlantico, e portarono qui da Santiago del Chile Marcela Alejandra, piccola, e spaurita.

E ora donna, lavoratrice, madre di Isabel, a un tempo frutto di questa grande storia italiana, friulana e veneta, e anche ricordo del Paese sudamericano da cui proviene Marcela.

E poi il suo nome, Silvestro, che viene da “silva”, latino, come Silvio, Silvano, Silverio, vale a dire uomo-dei-boschi, del verde, della vegetazione, appunto, Silvestro.

Mentre accadono queste vicende che non trovano spazio nelle cronache nazionali, e nemmeno in quelle locali, le cose del mondo vanno avanti.

Una storia come questa narrata è una dei miliardi di storie che sono vissute, prima di essere narrate, nel mondo. I media raccontano, però, solo le “cose grandi” e preferibilmente quelle negative, o drammatiche o tragiche. Dico subito, però, che se non esistessero quei miliardi di storie come quella dell’uomo con il pollice verde, il genere umano si sarebbe già estinto e il mondo, così come lo conosciamo, finito.

Ciò detto, proviamo a riassumere un po’ di cose. Più di duecento stati sono presenti nel mondo, e forse il triplo di nazioni, se per “nazione” intendiamo un’unità culturale, linguistica e storica. Un esempio: il Popolo curdo è una nazione composta da circa quindici milioni di persone ed è presente sui territori di almeno quatttro stati: l’Iran, l’Irak, la Siria e la Turchia. Sono un coacervo di temi e problemi, di una ricchezza culturale e morale straordinaria. La maggioranza di questo popolo è di religione islamica, ma vi sono tra loro anche cristiani di varie chiese orientali, prevalentemente di rito ortodosso, ma non mancano cattolici di rito orientale, e poi gli Yazidi e altre confessioni.

Se proviamo a riflettere sul tema dei popoli, delle nazioni e degli stati, in ogni plaga della Terra, in ogni continente, forse esclusa solo l’Oceania, ivi sono in corso conflitti e guerre. Circa una cinquantina, nessuna delle quali dichiarata, come accadeva un tempo.

Von Clausewitz, famoso generale e teorico militare germanico sosteneva che la guerra è semplicemente un diverso modo di fare la politica. Cinico? Sotto un certo profilo sì.

L’economia è la dimensione più caratterizzante le relazioni tra i popoli, gli stati e le nazioni, con una sempre maggiore peso politico e sociale della dimensione finanziaria, che negli ultimi decenni ha quasi superato l’economia di produzione di beni e servizi per importanza.

Le religioni, soprattutto quelle monoteiste, dette anche “del libro”, l’ebraismo (o giudaismo), il cristianesimo e l’islam, entrano nei meccanismi socio-politici in modo determinante, mentre le grandi dottrine orientali sono profondamente caratterizzanti l’antropologia di quelle popolazioni. detto altrimenti: ebraismo, cristianesimo e islam inteferiscono con la politica, mentre hinduismo, buddhismo, scintoismo, confucianesimo e taoismo caratterizzano più profondamente l’uomo nella sua integralità.

Non che queste ultime non c’entrino con le politiche delle immense popolazioni indo-sino-giapponesi, ma le caratterizzano ancora di più come elementi di costruzione della forma mentis dei popoli che le professano. Una grande differenza tra l’oriente e l’occidente delle religioni è il seguente: per noi occidentali, diciamoci “popoli biblici”, attribuiamo alla persona un valore tendente all’assoluto, mentre loro danno più importanza alle collettività.

Anche qui un esempio, anche se culturalmente un po’ grezzo: l’enorme Cina comunista è ancora, dopo quasi ottant’anni dalla Rivoluzione maoista, forse più confuciana che comunista: basti considerare il rispetto e quasi il culto della gerarchia e dei capi, sia che sia stata rivolta al Celeste imperatore, sia che sia rivolta al Primo segretario del Partito comunista. In Occidente, soprattutto per via delle fonti filosofico-teologiche cristiane che, al contrario di ogni vulgata, costituiscono la fonte principale dell’illuminismo, danno, come si diceva sopra, un grandissimo valore alla persona singola, cui fanno capo le Dichiarazioni dei Diritti dell’uomo (1776-1948) e le principali Costituzioni statuali.

La Russia profonda, zarista, stalinista, putiniana, che è un’entità eurasiatica, è più vicina al modello orientale che non a quello occidentale. Riflettendo sull’attuale conflitto Russo-Ucraino bisogna tenere in conto questi aspetti.

Nella Guerra di Gaza si osservano meccanismi e situazioni ancora più complicate: lì c’entra una storia antica che parte dalla diaspora del 70 d. C., dopo la prima distruzione di Gerusalemme (imperante Flavio Vespasiano, operante in loco suo figlio Tito), che fu rasa al suolo nel 135 (sotto l’imperatore Adriano, ebbene sì), e poi i seguenti due millenni fino a noi. Si sente utilizzare il termine “genocidio” per descrivere le stragi che Israele sta effettuando in quella plaga e si litiga sui media, nei talk show e nella politica su questa definizione.

Se in questo che sto per dire ha ragione Wittgenstein, cioè che le parole sono le cose, sono la realtà, sulle tracce di Giovanni Duns Scoto nel XII sec., bisogna evitare di definire la strage di Gaza come genocidio, perché nemmeno il serial killer a capo del Governo di Israele vuole estirpare uccidendo tutto il Popolo palestinese. Eccidio mostruoso, sì. Fossi nelle condizioni di farlo, lo fermerei (quel capo del Governo) in qualsiasi modo.

L’Haecceitas dello Scoto non vuole significare che l’unicità di ciascuno fa rinunziare alla pari dignità di ciascun essere umano verso ogni altro, ma solo sottolineare che ciascuno ha valore incommensurabile: il più affamato bambino di Gaza vale come Trump, Modi, Xi e Putin.

(A corredo del precedente argomento, pubblico di seguito una riflessione del mio amico storico prof. Claudio Giachin. Il suo testo termina con il breve aforisma in francese)

Con il trascorrere degli anni ho sempre più apprezzato il moto di Spinoza: “Nec ridere nec lugere neque detestari sed intelligere“. A dicembre presso la libreria Friuli, avrò modo di essere piu’ analitico in presenza dei pochi (penso) ascoltatori. 1) Gli ebrei seppure minoritari, hanno continusto a vivere in Palestina anche dopo la diaspora; 2) Il sionismo di Herzl aveva una chiara matrice socialista; 3) Solo negli anni Venti e’ sorta la corrente revisionista di destra di Zabotinskij; 4) A partire dal 1948 e fino al 1977 i governi di Israele sono stati retti dai laburisti; 5) La maggioranza dei cittadini del giovane stato era di origine askhenazita e quindi la struttura dello stato e la sua cultura risentivano dell’ influenza europea (istituzioni democratiche e impronta socialista); 6) Dalla fine del primo conflitto arabo-israeliano, in piu’ fasi temporali, nel paese sono giunti circa 600.000 mizrahim sefarditi, provenienti dai paesi arabi per paura o perché espulsi; 7) La maggiore prolificità ha consentito loro di superare gli askhenaziti e di portare al successo i partiti conservatori, religiosi e di destra (1977); 8) I sefarditi, meno istruiti e sostanzialmente non influenzati dalla cultura ebraico-europea, erano piu’ legati a tradizioni religiose e talora anche millenaristiche, che si sono poi riversate nei partiti politici di destra; 9) La cultura, pur sempre democratica, di Israele è quindi cambiata in seguito alla prevalenza di queste correnti etnico-religiose (nazionaliste ed esclusiviste); 10) I sefarditi, in quanto discriminati e anche perseguitati nei paesi arabi di origine, hanno immesso nella cultura israeliana il loro odio, la loro avversione decisamente insopprimibili nei confronti degli arabi; 11) Coloro che sostengono che Israele è uno stato sionista ignorano la sua storia. Il sionismo ha avuto un ruolo predominante fino all’indipendenza. In seguito in Israele sono giunte genti appartenenti a molte diaspore, la maggiore delle quali proveniva dai paesi arabi (asiatici e nordafricani) e che aveva solo eccezionalmente avuto contatti con il sionismo. Prevaleva in essa soprattutto una concezione religiosa e tradizionalista dell’ ebraismo. Nei primi anni di esistenza dello stato di Israele il potere era saldamente tenuto nelle mani della componente askhenazita e del partito Mapai, laico e socialista. In quegli anni i sefarditi venivano discriminati e anche disprezzati, troppe erano le differenze tra gli “occidentali” colti ed “europei” e gli “orientali” ignoranti e superstiziosi. La svolta per entrambe le due componenti etnico-culturali avvenne in seguito al processo Eichmann. La Shoah divenne parte integrante della storia di Israele, ma i mizrahim, che non l’avevano vissuta, la interpretarono come un momento simbolico dell’eterno destino di persecuzioni del popolo ebraico. Per essi Israele doveva essere un rifugio, un luogo protetto ma separato dal resto dei “gentili”. Questa interpretazione religiosa (biblica) della Shoah favorì l’ ebraismo a discapito della concezione laica di Israele; 12) Sulle attuali posizioni del governo di Gerusalemme taccio perché ça va sans dire.

Il colore del nome: storia della mia famiglia: cent’anni di razzismo coloniale e identità negate” di Vittorio Longhi, è il titolo di un romanzo che narra delle vicende occorse i giovani “meticci” italo-eritrei, che l’Italia si ostina ancora a non riconoscere come Italiani. Storia vecchia come il razzismo di Telesio Interlandi (cf. la rivista “La difesa della razza”, 1938). Quanta roba di questo genere c’è ancora in giro per il mondo. Caro Lettore, ti propongo di guardare o ri-guardare il film Mississippi burning e anche L’ultimo appello. Falli vedere ai tuoi ragazzi.

L’Idra di Lerna che Ercole sconfisse, come fatica improba, è ancora tra noi. Come quel mostro immondo cui ricresceva l’orrida testa quando veniva tagliata, anzi due, così le guerre odierne si agganciano l’una all’altra sine requie, senza soluzione di continuità.

I siti web schifosamente antidonne sono stati scoperti dopo che hanno rappresentato l’impresentabile volto di un certo modo di stare al mondo degli uomini, dei maschi. L’indecenza all’evidenza di un mondo, quello dei maschi, ancora arretrato.

Quante storie ha visto l’Italia e il mondo, e sta vivendo e vivrà, sconosciute, senza tracce letterarie o storiografiche, ma con profonde e indelebili tracce di vita, come quella raccontata sopra… a rappresentare ancora la speranza come passione e come virtù spirituale.

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