Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Condannate Juan Jesus! …e lodate la signora Acerbi che ha scritto “e ora sciacquatevi la bocca” riferendosi ai critici del marito. O il contrario?

Inter-Napoli a San Siro. Lo spettacolo dei settantamila è grandioso. Si trovano di fronte la squadra campione d’Italia dello scorso campionato di Serie A e la squadra che probabilmente lo vincerà quest’anno.

Il risultato è sull’1 a 1. Ha pareggiato per il Napoli il robusto difensore brasiliano Juan Jesus. Le tradizioni onomastiche ispaniche prevedono anche l’utilizzo del nome di Gesù per i maschi, scelta che gli Italiani non osano. Il nome di Gesù! Personalmente non lo sceglierei mai per un mio figlio (per spirito di umiltà). Ma gli Spagnoli e i Portoghesi (più i primi dei secondi) manifestano spesso nei loro scritti, detti e comportamenti una sorta di superiority complex, vista la loro storia di navigatori e colonialisti. Un po’ come gli Inglesi.

A un certo punto Juan Jesus, che per la cronaca ha segnato il pareggio del Napoli, si avvicina all’arbitro e, indicando l’interista Acerbi e gli dice qualcosa, utilizzando, come riferisce lui, queste parole “mi ha detto: vai via negro, sei solo un negro“. La frase è, obiettivamente, di un razzismo indecente, insopportabile, da Ku Klux Klan. Oppure anche solamente stupida, molto stupida.

Acerbi certamente non sa che “negro”, o nigger, fino a un secolo fa, più o meno, era solo l’aggettivo qualificativo di una persona di colore, ma sa che da decenni è un insulto inqualificabile.

Quello che conta nella comunicazione è l’accezione corrente del termine, non la sua etimologia, che è roba da studiosi.

Poi, Juan Jesus aggiunge che si sono chiariti con le rapide scuse del calciatore interista.

L’indomani, però, quest’ultimo, intervistato dai giornalisti alla stazione di Milano, offeso per la (assai eticamente corretta) mancata convocazione in Nazionale da parte di Spalletti, perché nel frattempo comunque la vicenda era assurta agli onori dei media, smentisce tutto.

E allora inizia la bagarre. Saputolo, Juan Jesus reagisce smentendo Acerbi.

La faccio breve. Se sui social leoni e (più veridicamente) sciacalli da tastiera si scatenano nella solita guerriglia manichea, la “cosa” prende piede diventando una polemica nazionale.

Se ne occupa la magistratura sportiva che ascolta i due e decide. Siccome non c’erano testimoni di ciò che Juan Jesus aveva denunziato, con apparente salomonicità, il giudice Mastrandrea decide di assolvere Acerbi, invece di comminargli dieci giornate di squalifica per comportamento scorretto in quanto razzista, come prevede il Codice sportivo.

E tutti a casa.

Eeeh no, troppo facile. Ora, se Acerbi non ha detto nulla, allora Juan Jesus lo ha diffamato e va squalificato. Subito. perché ha inventato tutto per fare la vittima, così come – analogamente – hanno inventato tutto gli insultatori di Maignan a Udine (era stato solo un brusio), o quelli di Koulibaly o di Vlahovic, qualche tempo fa.

Tutte balle.

E va premiata con un pubblico encomio la signora Acerbi che ha scritto “…e ora sciacquatevi la bocca” (cari commentatori social colpevolisti).

Tertium non datur, come insegnavano gli antichi sapienti.

O è vero il contrario?

Se sì, come io penso, Acerbi si vergogni, ci pensi, studi un po’, almeno un pochino, e stia zitto, assieme alla sua gentile signora.

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