Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Giovanna, suicida a Sant’Angelo Lodigiano per un’insinuazione sui social. Terribile, vergogna agli squallidi “eroi” della tastiera! Invece, in quel di Udine, nel bel mezzo del virtuoso Friuli, un gruppo di imbecilli ignoranti deride il portiere del Milan, Mike Maignan, echeggiando il verso dei nostri cugini per DNA al 98%, le scimmie antropomorfe, di cui, però, questi signori (che stanno venendo individuati uno per uno) non sono nemmeno degni di essere, appunto, cugini, anche se di questi nobili primati probabilmente (e non paradossalmente) possiedono il 100% di DNA, e poi l’ultima idiozia: i fischi di Rijad durante il minuto di silenzio per ricordare il grande Gigi Riva, alla fine della ridicola partita tra Inter e Napoli

Anche questo è il mondo nel quale viviamo, tecnologico, veloce, pratico, efficiente, ma diversamente crudele e spietato rispetto a quando non c’era internet e i social.

Una donna, che fa la ristoratrice per mestiere, si è tolta la vita, dicono, perché indotta da qualcosa/ qualcuno, al suicidio.

I fatti: Giovanna Pedretti è stata trovata morta, ma prima sono successe molte cose, che provo a riassumere.

Sant’Angelo Lodigiano, tredicimila abitanti, è un paese in provincia di Lodi a trenta chilometri di distanza da Milano, è il luogo dove Giovanna Pedretti è morta. Ed è morta in modo crudele, per come si è autoinflitta dolore e sofferenza, dapprima incidendosi con delle lamette a bordo della propria Fiat Panda, seduta sul sedile lato guidatore, poi entrando nel fiume Lambro, nelle cui vicinanze aveva parcheggiato la macchina in coincidenza di una discarica abusiva nel mezzo di una strada sterrata.” (dal web)

Nata proprio a Sant’Angelo, Giovanna aveva 59 anni, era sposata con Nello e mamma di Fiorina, di professione ristoratrice, titolare de “Le Vignole”, pizzerie posta nel centro storico del paese. Non lontana dalla parrocchia e dall’oratorio al quale Giovanna regalava solitamente le pizze per fare festa assieme.

Giovanna era considerata dai conoscenti e amici come donna come determinata e appassionata del proprio mestiere, di una personalità spiccata e attiva tra la gente e con i propri collaboratori.

Si è tolta la vita all’alba del 14 gennaio scorso, e la sua morte tragica ha generato immediatamente un vortice di commenti nel terribile mondo dei social media.

La Procura di Lodi, che coordina i locali carabinieri, sta indagando ed ipotizza il reato di istigazione al suicidio, perché Giovanna sarebbe stata insultata da un cliente offeso per essere stato collocato in sala nei pressi di alcune persone gay e disabili, cui lei ha risposto con sapiente umanità.

Ma il messaggio è sparito dal motore google, cosicché la donna non ha potuto mostrare agli inquirenti la crescente ridda di insulti che ha cominciato a ricevere agli sporchi (si fa per dire) leoni da tastiera, non ha retto e si è tolta la vita.

Fragile, incapace di sopportare la pressione di una esposizione mediatica inustitata? Forse. Ma non andiamo a cercare scuse nel suo stato psichico, torniamo a ciò che anche questa volta i social hanno generato e riflettiamo su come si può estendere questa riflessione, non lasciandola nelle spire di commentatori del mestiere come l’entourage di una certa Selvaggia Lucarelli, il cui linguaggio è spesso sopra le righe. “Se fa scrivere lei in un certo modo, posso farlo anch’io“, può pensare l’animale umano scemo che a sua volta si accinge, al calduccio di casa sua, ad insultare sanguinosamente chicchessia.

A Udine, invece, nel capoluogo storico del mio Friuli, tre o quattro giganteschi coglioni, ovvero imbecilli, hanno infangato un buon popolo, con i loro uh uh sbertuccianti il gran portiere del Milan e della Nazionale francese Mike Maignan. Dopo Lukaku, dopo Koulibaly, dopo molti altri calciatori di colore, anche questa star dei portieri è stata fatta oggetto della immensa, inqualificabile, sesquipedale stupidità di un gruppo di imbecilli.

Vorrei ricordare a queste persone indecenti che il razzismo è, non solo stupido, ingiusto e immorale, ma anche antiscientifico, e dunque richiama l’esigenza di studiare, studiare, studiare, per non fare la figura degli scemi. Tifosi dell’Udinese, e anche delle curve fanatizzate di molte altre squadre, studiate!

Eppure, ciò nonostante, la stupidità umana non ha confini. Alla prossima… eccola:

a Rijad, in mezzo al deserto, dove il calcio c’entra come i cavoli a merenda (mi si perdoni l’orrorifica espression banale) si gioca la finale della supercoppa (super cosa? ma dai, suvvia!) italiana tra la vincitrice dell’ultimo scudetto il Napoli, e la vincitrice dell’ultima Coppa italia, l’Inter. Vince l’Inter per 1 a 0 con goal di Lautaro, bravissimo come al solito, al 91° minuto. La gloria di queste coppe e coppette parla da sola: a mio avviso, in termini di valore sportivo, per “fare-uno-scudetto” ci vogliono almeno una ventina di coppe Italia. E quindi, caro Simone Inzaghi, ben poca gloria… e ciò che segue.

Ma l’importante è nel contorno: durante il minuto di silenzio per ricordare Gigi Riva, gli sciammannati spettatori si mettono a fischiare, perché non comprendono il gesto italiota. Forse lo travisano per una cerimonia cristianeggiante, e allora fischiano, perché fin da bambini gli hanno spiegato che tutto ciò che fanno loro è perfetto e ciò che fanno gli altri è sbagliato. E dunque, sillogisticamente, pure il minuto di silenzio.

Ben vi sta, federazione e lega calcio, e squadre, che per un pugno di lenticchie e petrodollari andate a farvi ridere in giro per il mondo. Alla prossima!

Post correlati

0 Comments

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>