Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Tra destra e sinistra attuali, che sono per ragioni differenti, forze “sbandate”, una vera forza riformista è utile

La destra di governo attuale è composita e differenziata. Non è la mia “patria politica”, non lo è mai stata e mai lo sarà. La mia patria politica, finché vivrò, sarà sempre quella che ho scelto quasi dall’uso di ragione. Dicevo a mia zia Enrica, che mi interpellava fin da bambino sul tema politico (incredibile dictu!), che mi sentivo… socialista. Mia cugina Lucina, sua figlia, famiglia benestante, si diceva liberale.

Provenendo dalla tradizione della destra classica post seconda guerra mondiale, cioè dal Movimento Sociale Italiano prima e da Alleanza Nazionale in seguito, Fratelli d’Italia è il più forte partito conservatore d’Italia. La leader Meloni lo ha portato in pochi anni dal 4% a poco meno del 30%, percentuali che la storia repubblicana, prima d’ora, ha riconosciuto solo alla Democrazia Cristiana, al Partito Comunista, a Forza Italia e al Partito Democratico. In una tornata anche alla Lega salviniana.

Forza Italia, dopo essere stata per un ventennio la principale forza conservatrice, si può dire di centro-destra, con l’invecchiamento del suo leader Berlusconi, ha iniziato un declino, di cui è difficile vedere l’inversione di tendenza.

La Lega è invecchiata precocemente, dopo i picchi della prima gestione bossiana e salviniana, che in due momenti diversi la hanno resa centrale per la politica italiana, dopo la scelta di essere un partito nazionale, non più solo “padano”.

Il PD schleiniano è molto diverso da quello che immaginava il suo primo fondatore Veltroni, perché a differenza di quello questo PD ha una vocazione chiaramente minoritaria, comportandosi come un partito radicale di massa, o partito dei “diritti civili” (semmai tutte le battaglie in tema possano dirsi “diritti”), dopo avere oramai quasi dimenticato da tempo quelli sociali. In una quindicina d’anni ha cambiato dieci segretari e più. Comments? Non vedo questo partito in grado di riprendere con un linguaggio adeguato ai tempi la tradizione riformista della sinistra storica del PCI migliorista, quello degli Amendola, dei Napolitano e dei Chiaromonte, del PSI turatiano, del “secondo” Nenni e di Craxi, e del PSDI saragattiano.

Il Movimento 5 Stelle è un partito improbabile, in quanto partito. Guidato da un parvenù senza storia, viene dalle piazze e dalla protesta, e negli anni ha fatto il pieno di persone senza arte né parte, cui spesso ha dato un reddito (non solo di cittadinanza) e un linguaggio fatto di slogan stantii prima che siano pronunziati, o detti in cattivo italiano. Con rare eccezioni come il deputato triestino e, forse, la ex sindaco di Torino. I due primattori della prima ora, i Di qualcosa (non ricordo più cosa) hanno fatto una ben triste fine, mentre il comico fondatore se ne sta rintanato nella sua lussuosa villa marina. Si pensi che la nostra disgraziata Nazione ha avuto negli anni scorsi un Ministro degli esteri come Di Maio. Cose marziane.

Un Terzo polo liberal-social-democratico – a mio avviso – è l’unica via plausibile in questo momento storico. Quello che si è nominato in questo modo pare però poco capace, almeno finora, di diventare un soggetto politico riformista decisivo. Vero è che alle Politiche del 2022 ha sfiorato l’8%, ma i due leader non sono mostri di simpatia: Renzi pare voglia fare di tutto fuorché il senatore (da oggi, 6 Aprile 2023, ha assunto la direzione del quotidiano Il Riformista), mentre Calenda sa di “pariolino” anzichenò. Capi di cosa? Così come sono messi, di assai poco.

Proviamo a ragionare. La destra ex fascista (paradossalmente quivi non comprendo Meloni) e quella leghista salviniana non sono riformisti, costituzionalmente. Le sinistre di Schlein e di Conte non lo sono, altrettanto, anche se per ragioni diverse. Lasciamo stare i frammenti dell’estrema.

Auspicherei un rassemblement che possa contare sui liberali di Forza Italia, sul Terzo Polo di Azione&Renzi e sui Dem delle aree di Del Rio e di Guerini. Una forza cristiano democratica e socialista, ideologicamente ed eticamente, direi addirittura ontologicamente riformista. Io starei lì, almeno per vedere se si può fare qualcosa.

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