La pòlis era la città nell’antica Grecia e nei territori influenzati dalla cultura ellenistica, e la politica era, ed è rimasta, la teoria e la prassi del governo-della-città.

La politica è un’arte, Aristotele sosteneva che fosse la più alta nell’ambito dell’agire umano. Platone riteneva che il governo della pòlis dovesse essere affidato ai filosofi, perché più saggi e sapienti rispetto agli altri, artigiani o soldati che fossero. La politica, storicamente, è stata sempre un’attività richiedente qualità e conoscenze vaste e consolidate, in ogni tempo e luogo.

Pertanto, ragionando con la mentalità nostra, nella situazione odierna, chiedendomi se la proposta di Platone fosse oggi utilmente applicabile, resterei molto scettico, proprio per la conoscenza diretta che ho dei filosofi di oggi. Ovviamente di alcuni di essi, ma in un numero sufficiente per ritenere che non sia proprio il caso di “obbedire” a Platone.

Al governo devono dedicarsi persone che hanno dimestichezza con le esigenze sociali, dell’economia, della sanità, della formazione, non solamente della filosofia: piuttosto, la filosofia dovrebbe informare della sua modalità sapienziale e conoscitiva delle “cose dell’uomo” soprattutto la dimensione etica dell’agire politico, che è individuale e sociale nel contempo.

In particolare, la Filosofia morale dovrebbe sempre ispirare la Politica e il Diritto.

Certamente i filosofi della politica, à là Norberto Bobbio o Pietro Scoppola, sono indispensabili per suggerire il fare una buona politica, ma non gli farei governare un’azienda o un ente locale, sia d’accordo o meno su ciò un ex sindaco come Cacciari.

Un amministratore deve avere senso della concretezza, della praticità, dell’efficacia, pur dovendosi ispirare a valori, princìpi e virtù morali.

Si pensi che oggi, e fino alle nuove elezioni politiche (sperabilmente nel 2023), il partito di maggioranza relativa è una forza che sostiene come fondamento teorico-pratico, l’assurdo, insensato e pericoloso principio teorico-pratico dell’uno- che-vale-uno, in quanto nessuno potrebbe a giusta ragione ergersi a maestro o capo in luogo di altri, ovvero, per meglio dire, ciascuno, indifferentemente, quale sia la sua preparazione ed esperienza, potrebbe fare il leader in qualsivoglia situazione o temperie. Pazzesco!

Ora, se è vero che tale affermazione, cioè di uno-che-vale-uno, può avere senso se si pensa alla dignità di ogni persona, qualsiasi sia il suo stato personale, economico, sociale, etc., è estremamente folle applicarla all’agire concreto, all’assunzione o all’attribuzione di responsabilità, alla programmazione e alla gestione di grandi progetti politico-economici che richiedono un utilizzo intelligente e competente di risorse, conoscenze tecnico-organizzative e abilità gestionali di prim’ordine.

Solo a guardare il desolante e desolato panorama dei votanti-Mattarella di qualche giorno fa, vien da dire che l’abbiamo scampata bella a superare i cosiddetti governi guidati dall’avvocato del popolo (bum!).

Ciò che annoia al punto da intorpidire di stanchezza la mente è la permanenza di commenti e affezioni ai sopra citati.

Ma andiamo oltre, perché il su nominato “presidente” del Movimento 5S è stato nientificato da un tribunale civile in questi giorni, e ciò è per me un regalo di compleanno che si aggiunge a una sconfitta dell’Atalanta (che NON E’ una dea!) dell’antipatico Gasperini, sconfitta che spero si reiteri prossimamente. Due regali che valgono come una raccolta delle sinfonie di Beethoven dirette da von Karajan.

Restiamo sulla destituzione per legge del supposto “presidente” dei 5S Conte. Lui, pronto a sottolineare di essere avvocato (mi pare imprudentemente, stante la situazione), sostiene che la sua leadership non può essere abbattuta da carte bollate, perché essa si basa sui valori e sui princìpi. Ebbene, sì, caro avvocato, la sua leadership può essere resa nulla da una sentenza.

Un consiglio: se ne faccia una ragion giuridica, ma ancora prima una ragion logica, e politica, se ci arriva. E altrettanto rifletta, se vuole (gli sarebbe utile, penso, perché non so quanta audience ottenga ancora con questi modi aggressivi e insultanti, che usa sempre con tutti, come se lui fosse il maestro di vita e di pensiero, per eccellenza), il suo maggior supporto, cioè il direttore di un quotidiano, che non nomino, per pura noia e per fastidio insuperabile.