indecenti per maleducazione e inqualificabile sessismo. Un nero musulmano, e due europei cristiani.

il bianco maleducato e recidivo

Il primo è il ministro degli esteri dell’Uganda, il secondo, il belga Michel, ha sopportato che Erdogan non facesse accomodare Ursula von der Leyen. Ospite maschio in poltrona, ospite femmina sul divano.

In questi giorni, invece, sempre alla presenza dell’ineffabile Michel che neanche un baffo ha mosso per far notare al politico africano che c’era lì con loro anche la Presidente della Commissione europea, e del Presidente francese Macron, il citato politico ugandese ha a malapena degnato di uno sguardo la signora, solo perché glielo ha fatto notare quasi con veemenza Macron. Sessismo, machismo, maleducazione, di tutto un po’?

Di Lukascenko, president-ore della Belarus, non occorre dir altro che segue Putin come un fedele cagnolino.

Andiamo più a fondo.

Nella tradizione teatrale e anche in un film, dal titolo omonimo, il servo di scena non vive una vita propria, perché trasferisce costantemente se stesso, i suoi sogni, le sue aspirazioni, la sua personalità intera, nel suo “padrone e signore”, vive di luce riflessa e protegge e difende gelosamente il padrone, perché così facendo difende e protegge se stesso.

Non che i tre personaggi di cui sopra siano propriamente “servi di scena”, ma possono esserlo di fatto, e soprattutto negli effetti. Un esempio: se Erdogan non mantenesse l’impegno di tenere chiuso lo stretto del Bosforo alle navi da guerra russe, come in questi giorni sta promettendo, si mostrerebbe un vero “servo di scena” di Putin, pur facendo parte la Turchia della Nato. Di Michel meglio non dire, per non infierire. Vi sono persone che giungono ad alte cariche per ragioni quasi incomprensibili dal sapere comune concesso dai media.

Perché ne parlo qui? Mi sembra utile, proprio in questo momento pericoloso, ricordare il rischio del “servo di scena”. Persone poste in funzioni e ruoli importantissimi sono servi di scena, perché hanno rinunziato, o forse non possono (nel senso che non hanno i mezzi psico-morali cognitivi e volitivi), a gestire un flusso di detti e di atti in autonomia, perché dipendono da un “padrone”. Che a volte è tale anche dei loro flussi di pensiero.

I “servi di scena” sono presenti su tutti gli scenari umani. Io ne conosco parecchi. Il tema è che molti di loro sono inconsapevoli. Potrei fare nomi e cognomi di persone che lavorano in aziende dove ho ruoli di vigilanza etica. Ovviamente non lo farò. Non provo neanche a farglielo notare, o meglio, con qualcuno cerco di verificarne la consapevolezza (di esserlo), che è già qualcosa.

Mi chiedo quanti “servi di scena” circondino Putin, come è accaduto negli ambienti di ogni autocrate, nel corso della storia. Ecco: essere “servi di scena” è un dato psicologico, ma forse anche antropologico, e lo scrivo in senso non lombrosiano… ché non potrei farlo.

Questi “servi di scena”, sia che siano nell’entourage di Putin, sia che si collochino nei dintorni di una uomo di potere economico, non sono affidabili, né sono disponibili, solitamente, a mettersi in discussione. Fanno finta di ascoltare e sono addirittura impazienti, se qualcuno gli fa notare che le cose potrebbero essere anche diverse, non capisco bene se perché sono convinti che il loro padrone abbia sempre ragione, o perché non ce la fanno proprio, cognitivamente. Forse per tutte e due le ragioni in un dannosissimo combinato disposto.

Sarebbe importante che questi “servi di scena” fossero messi nelle condizioni di pensare alla loro umiliante condizione. Nel mio piccolo, sto cercando di contribuire all’aumento dell’auto-consapevolezza, almeno nei casi meno disperati.

Avanti, con forza e coraggio.