Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Non hanno parole e ragionamenti per confutarmi, cosicché con me usano gli hacker, mentre le “notizie” (per modo di dire) di questi giorni sono, da un lato l’attesa da parte di un vicepremier di un collega di partito che è stato in Sudamerica per otto o nove mesi, e dall’altro, che l’altro vicepremier ci informa di mangiare pane e nutella per colazione al mattino. Commenti?

Mi sono accorto che qualcuno dei tremila e passa lettori settimanali di questo blog, non condividendo certe mie tesi, non hanno risposte logico-argomentative tali da confutarmi, e allora ci provano con l’hackeraggio, ma così facendo confermano la loro povertà cognitiva, intellettuale e morale. E mi fanno sorridere, e anche dispiacere, perché non sono disponibili a rivedere le proprie idee, neanche se gli dici che gli converrebbe, per nutrire l’intelligenza che solitamente apprezza il cambiamento delle idee stesse.

Non so chi siano, o chi sia, ma ne conosco il livello, che si rivela con il tipo o lo stile di opposizione alle mie idee.

L’altra notizia è quella relativa all’attesa di un villeggiante in Sudamerica da parte di uno dei due vicepremier. Non capisco la logica giornalistica che caratterizza la gerarchia delle notizie, in questo come in altri casi analoghi. Nei tg a volte viene prima del terremoto di Catania o dell’ammazzamento di Pesaro del fratello di un collaboratore di giustizia. Funziona così? Proviamo: io oggi forse farò un giro in bici, modello in carbonio marca De Rosa: dovrebbe meritare la prima pagina di un tg, poiché non mi pare meno importante del rientro di quel signore. O no? Anche se so che non spiccherà nella gerarchia delle news di giornata. Bisognerebbe non curarsi de minimis.

Continueranno a spiccare notizie tipo quelle sopra dette, per la gioia della massa utente, provvista di soglia critica largamente insufficiente, perché priva di basi cognitive e culturali, e largamente dominata dalle emozioni di un “tifo politico” irrazionale come quello calcistico.

Forse, anche solo per rimediare un poco, in questa fase storica della cultura mondiale sarebbe bene recuperare un po’ il pensiero stoico classico, che riteneva le emozioni in larga misura dannose.

Diamo uno sguardo, ancora una volta, ché già l’abbiamo fatto in questo sito, allo stoicismo, come corrente filosofica classica. Lo stoicismo è una scuola filosofica con caratteristiche spirituali connotate da razionalità e -teologicamente- da una forma di panteismo. Zenone di Cizio è considerato, nell’Atene attorno al 300 a. C., il suo fondatore. Una fonte importante di questo orientamento è certamente quello dei cinici, che lo precedette esplicitando un certo pessimismo sulla natura umana, che oggi sappiamo dalle neuroscienze essere largamente determinata ad essere quello che è, senza che ciò giustifichi ogni azione per una supposta mancanza totale di libertà individuale.

Il nome della filosofia stoica deriva dalla Stoà, un portico dipinto che si trovava in Atena (in greco στοὰ ποικίλη, Stoà poikíle), lì dove Zenone teneva lezione. La linea teoretica principale degli stoici era di tipo etico, costituita da una forte sottolineatura delle funzioni della ragione e del controllo sulle passioni, che potevano essere dimensionate fino alla condizione mentale e spirituale dell’apatia e dell’atarassia, cioè di un dominio completo delle passioni. Nello stoicismo vi è anche un certo fatalismo, e una capacità di sopportazione di disagi e sofferenze, proprie e altrui, cui non si nega un aiuto.

Questa dottrina fu la cifra intellettuale e morale di molti insigni personaggi della cultura e della politica, come l’imperatore Marco Aurelio, Seneca, il liberto Epitteto, Catone Uticense, Cicerone e Quinto Giunio Rustico, magister di Marco Aurelio, da questi ascoltato e addirittura venerato al punto da inserirlo tra i suoi Lares, o dei protettori della casa.

Nei tempi nostri sembra che le emozioni la facciano da padrone, nel marketing, nella comunicazione, negli spot,  in ogni attività che cerchi di vendere prodotti e servizi. Non si interpella più di tanto, o per nulla, il flusso logico della ragione argomentativa, ma la si scavalca, interpellando immediatamente i sentimenti passionali ed istintuali. Per una cioccolata, per un’auto, per un vestito, per qualsiasi cosa sia vendibile…

Ma l’intelligenza non è vendibile. Né acquistabile, grazie a Dio. La ricchezza non la fa aumentare, anzi a volte la riduce, perché la fa ritenere inutile. Un altro nemico dell’intelligenza è la pigrizia, la mancanza di curiosità, e, di converso, la presupponenza e le sue correlate arroganza, protervia, prepotenza e superbia. Molte persone di potere temono l’intelligenza e la rifuggono, perché per loro è incontrollabile e quindi pericolosa: questi preferiscono gnorsì buoni per tutti i menù, subalterni fedeli esecutori di ordini.

Se le emozioni, i sentimenti e le passioni sono orientate a dominare le attività spirituali, sono veramente pericolose, dannose, istupidenti, mentre ben vengano se servono a ispirare e ad irrobustire la ragione argomentante e lo spirito.

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