Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

La donna selvatica

ICONA_VenereBotticelliCaro lettor serale,

la madre è il primo dei due genitori naturali nella procreazione umana, perché, non solo accoglie il seme maschile e lo sviluppa in utero a partire dalla cellula zigotica e fino alla nascita del figlio, ma durante la gravidanza condivide ogni processo biologico con il nuovo essere donandogli a livello cellulare i tessuti mitocondriali. Perciò la madre è, se si può dire, sotto il profilo biologico, il genitore primario, non il genitore 1 come vuole la nuova burocrazia politicamente corretta.

Non so che tipo di madre possa essere quella che affitta il suo utero a due omosessuali, che vogliono comprare un figlio, ai quali  lo deve cedere perché pagata solo per la gestazione. Mi sembra mostruoso. Su questo, mi sto chiedendo dove sono finite le femministe, che giustamente rivendicavano autonomia e dignità per sottrarsi al potere maschile?

In questi tempi confusi, in cui la normale logica e il buon senso sembrano fare a pugni con le urla dei fanatici dei diritti uguali per tutti, ritengo importante, forse fondamentale, recuperare il valore e la figura della donna selvatica, pre-femminista e naturale, la donna del bosco. Questa femmina può essere il baluardo insuperabile per coloro che vogliono massificare tutto, il sesso, il genere, la paternità e la maternità, confondendoli in un micidiale e ottuso pot pourrì. Ne conosco e non mi sono lontane.

Le donne hanno conquistato da noi (non in tutto il mondo, si sa) parità formali di diritti, anche se ancora non di fatto, mostrando capacità non inferiori ai maschi ovunque si sono cimentate, ma queste conquiste hanno portato con loro un seme malato, quello di un’imitazione innaturale del maschio, trascinando in un vortice irragionevole la questione dei diritti, separata da un’analisi seria e profonda delle differenze oggettive che distinguono i maschi dalle femmine umane.

Bene, non solo sono lieto che le donne stiano pareggiando e anche oltrepassando i maschi in molte professioni, ma sono anche convinto di una certa superiorità e raffinatezza dell’animale umano femmina rispetto all’animale umano maschio. Riscontro, però, un rischio, quello di una omogeneizzazione al ribasso: più si cerca di imitare la figura vincente, il Signore, direbbe Hegel, più si rischia di impoverire la propria differente natura. Quando la donna imita il maschio rischia di diventare ridicola.

E’ per questo che rimpiango la donna selvatica, che è ancora presente, diffusa in molte plaghe del mondo, e anche delle nostre terre. Non è diversa da quelle “evolute”, e può essere culta e studiata come loro, ma è rimasta pura di spirito, limpida nella sguardo, forte e decisa nell’agire, priva di dietrologie o militanze fasulle.

Proprio ieri ho incontrato una donna “evoluta” in una grande azienda, e sono rimasto allibito, inorridito, ascoltandola. Mi auguro che nessun maschio, neanche il più meritevole di legnate, abbia a condividere spazi comuni con simile virago, orridamente perbene.

Come scrivo sopra, conosco invece e le chiamo all’adunata, molte donne selvatiche, che possono contrastare questa deriva corriva, neo-omologata, gregaria. Le donne selvatiche, anzi, la “donna selvatica” non se la fa raccontare da nessuno, pensa con la sua testa, non giustifica la propria pigrizia mentale con supposti irresistibili trend culturali, che sono tali solo perché la stampa, le tv e i media in generale tali li propongono. L’ho scritto anche qualche giorno fa: le maggioranze vere o supposte tali spesso hanno avuto e hanno torto marcio, perché la curva di Gauss non mente circa la distribuzione statistica delle persone pensanti e di quelle non pensanti. Infatti, la maggioranza delle persone non pensa usando la logica argomentativa, ma segue, ubbidisce altri, più o meno consciamente. E su questo, come su altri punti, ha ragione Nietzsche, che invita gli umani ad auto-trascendersi, a super-umanizzarsi, a non farsi ingannare dalle “vulgate” e, ai suoi tempi, perfino dal “cristianesimo trono e altare”, autoreferenziale e furbesco, oppressivo e anti-evangelico. Nietzsche ammirava e amava Gesù di Nazaret, ma non il clero.

Sta emergendo un nuovo “clero”, buonista e conformista, fatto di sedicenti progressisti e progressiste. Contro questa corporazione dotata di redazioni e di mezzi, e forse involontariamente, almeno in parte, asservita a lobby potenti e senza nome, richiamo il tempo della donna selvatica, autentica, bella e fiera del suo eterno femminino, della sua differente freschezza ed eterna capacità di dirsi tale, di dirsi donna e non ibrido, non depositaria solo di diritti, ma soprattutto di forza naturale e di coraggio guerresco, se serve. La donna selvatica può cedere a volte, può piangere, anche spesso, ma non si arrende, lei sa di essere sul versante giusto nella natura e della salute mentale, orgogliosa della propria solitudine in mezzo allo schiamazzo degli urlatori mediatizzati.

Richiamo al tempo la donna naturale, la selvatica Diana delle selve e dei boschi nostrani, l’Artemide della caccia e della lotta, notturna e solare nel contempo, capace di ogni gesto, perché crede -e sa- di essere in armonia con il mondo, con chi le sta di fronte, profetessa-che-parla-di-fronte al mondo, senza temere gli strali del mondo e della politica che va per la maggiore… idiozia.

Lei non ha maschere inutili, perché usa solo quelle necessarie per difendersi, non una di più, e usa il suo volto silvano intriso di pioggia leggera, quella lenta e continua sui sentieri silenziosi delle nostre montagne, e a volte ha lacrime confuse con la pioggia che viene a dissetare la terra, da cui lei stessa, la donna selvatica viene, terragna, concreta, che non cede, guardando sempre oltre, verso paesaggi infiniti.

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