Una come Boldrini Laura, nella posizione che ha avuto per cinque anni, non sa quanti danni è riuscita a fare con il suo multiculturalismo, condiviso con altri ingenui illusi della politica di sinistra. Lo ho scritto qui tante, troppe volte, soprattutto onorandola di troppe citazioni, visto il livello politico-culturale che le appartiene.

Altri come lei, Fratoianni, Civati, inesistenti politucoli con un capo come Grasso, hanno fatto solo piccoli danni, non capendo un bel nulla di ciò che sta accadendo nel mondo tra i popoli, le nazioni, gli stati e le economie. Sto citando dei nani, che son pari a uno, che pur essendo un nano è assurto da tempo agli onori delle cronache neanche fosse uno statista vero: naturalmente sto parlando di Di Maio, nano per eccellenza e altrettanto presuntuoso come chi ignora di sé ciò che veramente è.

In una Italia dove ci si può con giusto e legittimo orgoglio fregiare della conterraneità di Michelangelo, Leonardo, Galileo, Dante, giganti tra altri inumerevoli di pari valore, siamo ridotti a parlare ogni giorno di Di Maio, o della nullità di una politica di sinistra moderata e riformista, capace di affrontare i problemi veri del cambiamento epocale che viviamo, delle ingiustizie, dell’impoverimento di ingenti fasce sociali, una sinistra che si è attardata negli ultimi quindici anni a inseguire chimere politico-antropologiche errate e dannose, come il multiculturalismo, dai tempi dei girotondi morettiani, inconsistenti e malmostosi borghesissimi romaneschi salottier-protestatari. Disutilacci!

Torniamo piuttosto a dialogare con Ferdinand Lassalle, con Eduard Bernstein, con Filippo Turati, con Pietro Nenni e anche con Bettino Craxi, troppo vituperato perché cinicamente ammise un tasso di corruzione generalizzato della politica, ma comunque capace come premier di fare politiche rispettabili, in Italia e verso altre nazioni, anche verso gli alleati più potenti. Ci si ricordi dell’episodio della base di Sigonella, e tu, lettor mio giovane, documentati pure su wikipedia, in tema. Senza tema, o scrivimi.

Certamente occorre aggiornare le analisi socio-economiche, ma le misure politiche non debbono essere velleitarie e astratte, ma devono ispirarsi piuttosto alla tradizione classica del socialismo democratico rappresentato dai personaggi sopra citati, non dalle derive comuniste ed estremiste. Peraltro lo stesso Lenin criticava l’estremismo come malattia infantile di ogni progressismo.

Il multiculturalismo è un’ipotesi di dottrina antropologica, mal studiata dai politici idealisti, per usare un eufemismo, citati nelle prime righe del pezzo, ma è un’ipotesi fallimentare sotto il profilo politico e pratico. Con ciò non voglio dire che è meglio la ghettizzazione, l’isolamento, l’esclusione del diverso per salvaguardare antiscientifiche purezze razziali o etniche, ma non è neppure politicamente ed eticamente conveniente far finta che le differenze, culturali, religiose e sociali non esistano e che tutti, di qualsiasi provenienza, siano quasi automaticamente integrabili in un illusorio e disilludente multiculturalismo eclettico ed improvvisato. Non è così.

E meno male che le vicende elettorali, pur condizionate da una disgraziata riforma (ma il presuntuoso, anche lui!, cavalier servente Rosato, dorme di notte, dopo che ha dato il nome alla terrificante cazzata?) hanno tolto di messo i pericolosi nani di cui molto sopra, eligendo ed eleggendo altri nani di altera tendenza! Pensa tu, caro lettore, auspicare piuttosto che il bene maggiore il male minore. E questo dalla mia posizione di sinistra riformista.

Ripeto: mi auguro che i Salvini e i Di Maio non prendano in mano il Governo della Repubblica, ma spero che anche Renzi si tolga di mezzo e si metta a studiare finalmente, e si trovi una soluzione saggia senza tornare alle elezioni tra pochi mesi.

Tornare a parlarne e a praticare il socialismo democratico secondo me è la scelta giusta, senza immaginare rifondazioni di soggetti dai nomi fantasiosi e insignificanti, incomprensibili a chi oggi vota Grillo o Lega, e anche a chi non vota più a sinistra, perché non la trova più.

Non è vero che oggi il pantano ha inghiottito tutte le distinzioni classiche tra destra, centro e sinistra, anche se le idee forza di queste tradizioni politiche non si declinano più anche solo come vent’anni fa, ma ciò non significa che la politica e le sue opzioni siano un tutt’uno indistinto e indistinguibile.

Si deve piuttosto cercare il valore etico e politico dove si trova, cioè nello studio severo e faticoso, nella ricerca scientifica onesta e non assolutizzante, nel lavoro, nella capacità di declinare un’etica della persona che sintetizzi il migliore pensiero politico tra responsabilità e diritti, tra doveri e impegno, senza dimenticare nulla di questo concerto e sapendo che siamo individualmente tutti diversi, e che le persone svantaggiate devono essere aiutate, mentre quelle provviste di salute e talenti devono fare anche di più di quello che fanno.

Se è da fare cento e lo dobbiamo fare in due, e io posso fare settanta mentre l’altro può fare solo trenta, io devo fare settanta, senza aspettare che un fantomatico terzo faccia il venti che manca. Questo è welfare vero, questo è solidarietà sussidiaria, questo è essere di sinistra al di fuori della sloganistica sempre più annoiante e informe coniugata malamente da quelli che si collocano sempre più a sinistra di chi sta nella sinistra moderata e scomoda del riformismo paziente, che si può chiamare ancora, con grande dignità, socialismo democratico, in sé comunque  e sempre, storicamente, di ispirazione evangelica e cristiana.