Ricordo che ventotto anni fa partecipavo per la Uil nazionale a riunioni e seminari per la riforma dell’art. 18 dello Statuto dei diritti dei lavoratori  Legge 300/70 (ancora al tempo!), e uno come Bertinotti, che era in Cgil segretario confederale, in qualche modo, magari obtorto collo,  condivideva che non potesse essere ragionevolmente esteso anche alle piccole e piccolissime imprese come “tutela reale” del posto di lavoro, e che quindi come sindacati si dovesse aderire alla formula “risarcitoria” poi regolamentata dalla Legge 108. Dieci anni dopo circa, lo troviamo sul fronte opposto, come segretario del Partito della Rifondazione Comunista a proporre un referendum, andato poi nullo, analogo a quello che proponeva Democrazia Proletaria nel 1989. Coerenza dei fantasiosi o coglionaggine dei presuntuosi elegantoni dalla evve arrotata?

Idem Bersani, le cui ultime uscite mi fanno desiderare sempre meno di mangiare una pizza con lui. Ricordiamo tutti le lenzuolate (suo pittoresco copyright emiliano) di riforme liberali che propose come ministro dell’industria del governo Prodi. Oggi sostiene che sull’art. 18, che sarebbe per lui da ripristinare in toto, vive o muore una possibile alleanza elettorale con il PD. Ma questo è lo stesso signore di cui prima? O è un altro? Ma queste nuove posizioni, diciamo con un po’ di ironia, “rivoluzionarie” sono solo in odium Rentianum? Se sì, e temo che lo sia, che squallore!

Avrei anche altri esempi più regionali, miei, citando vecchi compagni riformisti, ora tornati rivoluzionari per lo stesso sentiment bersaniano o antirenziano, che è lo stesso, ma risparmio ai gentili lettori la noia.

Se volessi citare il non mai sopito presuntuoso e sussiegoso (nei toni) D’Alema, ne avrei  da scrivere, ma lascio perdere.

Ho scritto qui, e non poche volte, che a me Renzi non piace: non mi piace il suo viso, i suoi atteggiamenti posturali da praima dona (in inglese), il suo inglese stropicciato, la sua sbrigatività argomentativa, la sua ironia spesso fuori luogo, ingenua e controproducente, come quando prende per il sedere i “cespugli” alla sua sinistra, che sarebbero ventinove, ma lui di questi cespugli avrebbe bisogno come dell’acqua da bere nel deserto per poter sperare qualcosa alle prossime politiche. Invece fa il “maggioritario” senza averne plausibili certezze, le sue circonlocuzioni falsamente argute, ecco. Così come aborro il ghigno di Salvini, i suoi toni, le sue smargiassate, o la confusione mentale di Grillo.

Questi personaggi, compreso il fin troppo laudato Professore Prodi, assai flemmatico e annoiante per eloquio e toni, sono dei nani rispetto al personale politico dei decenni tra i ’60 e gli ’80: persone come Moro, Nenni, Saragat, Berlinguer, Craxi, Terracini, lo stesso Ugo La Malfa erano di ben altra tempra politica e culturale. Se poi torniamo indietro di altri due decenni troviamo De Gasperi e Togliatti, dei giganti della politica, e prima ancora Turati etc.. Ora è una devastazione di mediocritas, per nulla aurea, ma miserevole. Pensate, siamo costretti a sentite le intemerate di un Di Battista, e chi è?, di un Rosato, dall’altra parte del tavolo, di un Alfano, oh Dio! Ne avrei da citare centinaia di meno noti e altrettanto inutili, o perfin dannosi.

Ma a me interessa l’Italia e gli Italiani, cittadini di tutti tipi, donne, uomini, vecchi, bambini, sani, operai e impiegati, dirigenti e imprenditori, liberi professionisti e attori teatrali, malati, disoccupati, militari, preti, ignoranti e culti, tutti, tuttissimi.

E quindi la politica e i politici dovrebbero avere lo stesso mio interesse prospettico, ma non perché ce l’ho io, ma perché è ragionevole, razionale, logico, eticamente e politicamente fondato.

E invece no: la politica e i politici sanno quasi solo fare calcoli meschini di bottega elettoralistica, dove comincia a spiccare per saggezza ottantunenne Berlusconi che non voterò mai, ma che a questo punto dovrei forse votare per riconoscergli il merito di saper guardare oltre la sua bottega, finalmente.

I politici sono incapaci di riconoscere qualsiasi merito a proposte dell’avversario, i cui contenuti magari avrebbero proposto in modo identico se le circostanza l’avessero consentito, stando al governo piuttosto che all’opposizione. Quella cosa lì è giusta, ma siccome la  propone lui è sbagliata. Follia, pura follia, oppure cinico opportunismo. Ma la gggente se ne accorge e non va più a votare, né Grillo, né Renzi, né Berlusconi, né Salvini, perché è stanca, scazzata, come si dice, non perché è semplicemente dis-interessata, o lo è perché la politica e i suoi attori attuali sono il mare magnum della mediocrità politica ed etica.

Il fatto è che la classe politica, spesso senza arte né parte, e sempre tanta presunzione, come nel chierichetto Di Maio, è quasi totalmente rappresentata dai peggiori, a volte corroborata (si fa per dire) da sindacalisti in tristissima grisaglia mentale come la signora Camusso.

Non saprei che suggerire: le persone più dotate di cultura e buon senso se ne stanno lontane. Vi immaginate me che dialogo con Renzi o con Salvini, o anche con Bersani, e scusatemi l’autovalutazione, realistica però,… ne uscirebbero con le ossa rotte. Ma, state pur sicuri, che questi signori e i loro mentori regionali non accetteranno mai di confrontarsi con chi ne ha di più anche se meno noto, per cruda e nuda paura, paura, paura, come quella del berbe Di Maio, che ogni tanto si ricorda di essere una nullità.

Così tutto continua nel disincanto di una trasformazione radicale della democrazia/ democrazie occidentali, sempre più malate, sempre più annoianti, sempre più distanti dai problemi reali e dalle persone. Meno male che i più si dedicano con sentimenti buoni, volontà ottimista e conoscenze serie, al lavoro, all’operare, con una ratio operandi esemplare, che tiene in piedi nazioni come l’Italia, Patria nostra e non  un “paese” qualsiasi.