Monastier (Treviso), 8-10 aprile 2011.

Sono grato a Giovanni Grandi di avere proposto in Phronesis il tema di un’Antropologia filosofica, e sono grato a Phronesis di aver promosso l’occasione.

Il conflitto interiore ci concerne, ci appartiene, riguarda la scelta, la de-cisione, il discernere, il Sapere Etico.

Ogniqualvolta siamo portati a desiderare, siamo combattuti nel nostro intimo, e l’anima è condotta

secundum voluntatem et rationem intelligendi. Facultates duo sunt:  intellectus sicut ratio et voluntas. Duo sunt etiam irascibilis et concupiscentia.

Due le forze che ci spingono ad agire: l’ira come passione che aiuta a superare ostacoli ardui e il desiderio, che ci spinge al possesso. La misura è quella della Prudenza, della Phronesis, appunto, e della Temperanza o Sofrosùne.

Compiamo l’atto della scelta, e intanto costruiamo l’habitus della nostra virtù (o del nostro vizio).

Evagrio Pontico, monaco del IV secolo, nel suo Trattato pratico. Cento capitoli sulla vita spirituale, al cap. 6, propone l’impianto dei vizi, cui debbono contrapporsi le virtù umane, per elevare la vita spirituale. Leggiamo:

Otto sono i pensieri generici sotto cui si raccoglie ogni pensiero. Il primo è quello dell’ingordigia; dopo di esso viene quello della fornicazione; il terzo è quello dell’avarizia; il quarto quello della tristezza; il quinto quello dell’ira; il sesto quello dell’acedia; il settimo quello della vanagloria; l’ottavo quello della superbia. Che tutti questi pensieri turbino o non turbino l’anima non dipende da noi; ma che essi si attardino a non si attardino, che muovano o non muovano le passioni, questo sì dipende da noi“.

Importanti le ultime due frasi: Evagrio vuol dire che l’anima umana è ferita nella sua essenza ontologica (l’imperfezione), nella sua struttura costitutiva, ma anche che il libero arbitrio di cui siamo provvisti consente la scelta per il bene o per il male.

Duecento anni dopo San Gregorio Magno, il papa benedettino, corresse in sette gli otto loghismòi (cattivi pensieri) di Evagrio, sostituendo la tristezza con l’invidia e mettendo insieme vanagloria e superbia, cioè l’ambizione di piacere a tutti i costi agli altri (quanti in giro!), e la convinzione di essere superiori agli altri (idem!), caput vitiorum e origine di tutti i mali.