Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Volti travisati, tra voglia di sicurezza e voglia di libertà

con le mascherine dei più vari colori, tessuti e consistenza, personalizzate, patriottiche, chirurgiche, perfino trumpiane (aaah Salvini, te ga sbaglià anca stavolta). Mascherine sui volti, volti mascherati, maschere pirandelliane…

Volti travisati si incontrano per strada e nei posti di lavoro. Volti travisati sono volti trasformati, diversi, a volte del tutto non riconoscibili.

Oggi si può dire che il dibattito prevalente è tra libertà e sicurezza, non tanto su libertà e giustizia, forse più classico per la storia e per la politica, che rimane tra le righe.

Nel confronto la libertà e giustizia, anche se la lotta è “con il fucile”, vince la libertà. Nelle guerre civili, considerando soprattutto quella Italiana tra il 1943 e il 1945, il tema ha coinvolto le masse popolari italiane, sia politicamente, sia sotto il profilo militare, ma soprattutto sotto il profilo di un’Etica generale.

L’Etica generale parla di giustizia giustapposta alla libertà, di liberalismo, di socialismo democratico e di comunismo…

La libertà oggi, più che essere contrapposta alla giustizia, si giustappone alla sicurezza: libertà è ora poter passeggiare a Roma, verso i Fori Imperiali, perché la bellezza è libertà.

Caravaggio, Van Gogh, Mozart, Raffaello non hanno amato la sicurezza, come attestano le loro biografie. Tutti e quattro sono morti prima dei quarant’anni. Uno dei quattro si suicidò, mentre gli altri tre vissero, o in maniera precaria, come il Salisburghese e il Merisi, mentre si ipotizza per l’Urbinate una fine diversa, da malattia epidemica.

Pare di poter dire che tra sicurezza e libertà la dialettica è continua e necessaria (proprio nel senso  etimologico del termine).

La razionalità, in questa fase pandemica, certamente deve prevalere sulle emozioni e sui sentimenti più appassionanti, come la libertà, per ragioni di buon senso e perfino di mera sopravvivenza: nessuno mette in dubbio, se non irresponsabili senza cultura, l’uso delle mascherine e degli altri dispositivi e misure di sicurezza, ma la libertà pone altre esigenze che talora mal si conciliano con una sicurezza al suo massimo.

Il tempo che viviamo richiede una nuova conciliazione fra ragione e sentimento, far volontà e intelletto, direbbe Jane Austen, ma anche Aristotele. Come in altre situazioni limite (sono le grenz Situazion di Karl Jaspers) serve un di più di umanità completa… potremmo dire a 360°.

Oggi, piuttosto che giustapporre la classica diade valoriale libertà/ giustizia, forse è meglio inserire in mezzo anche la sicurezza, cercando un equilibrio fra i tre concetti etici e pratici.

La giustizia va declinata secondo il principio dell’equità, il quale la rende… giusta, mediante il principio classico dell’unicuique suum (cioè, a ciascuno il suo, prima per le necessità essenziali per la vita, e poi per i meriti individuali); la libertà va intesa nei limiti della responsabilità individuale e del rispetto degli altri e del Bene comune, vale a dire una Libertà per un Fine di buona vita condiviso; la sicurezza, nei limiti delle capacità, possibilità, scienza e coscienza dell’uomo, che non può e non deve chiudersi in una capsula di vetro o di titanio da tramandare ai posteri, ma deve affrontare anche i rischi e i pericoli insiti nel vivere.

Non esiste, oggi come in ogni tempo dell’uomo e della Terra, per restare sul nostro pianeta, un luogo assolutamente sicuro. Mettersi in auto la mattina è salire sul mezzo di trasporto di gran lunga più pericoloso di tutti, di navi, treni e aerei: eppure ognuno di noi guida la propria auto quotidianamente, senza pensare di incrociare un pazzo o un ubriaco che gli invade la corsia di marcia, e va, va verso il proprio destino che contribuisce liberamente a costruirsi.

In tempi di Covid, la pur breve esperienza ci sta insegnando che forse i luoghi più sicuri in assoluto, più delle scuole, più degli ospedali, più degli uffici pubblici, più dei supermercati…, sono le aziende di produzione private, le quali sono più strutturate con i mezzi di protezione collettivi e individuali rispetto a ogni altro ambiente. Non esiste la sicurezza assoluta, ma la sicurezza possibile e doverosa, per etica generale e per legge, alla costruzione della quale tutti devono contribuire con il dialogo, la comprensione e la partecipazione.

E dunque, cerchiamo di lavorare sereni, portando ognuno di noi un contributo di attenzione e di responsabilità per la salute comune, bene da condividere, bene da tutelare insieme. Ce la facciamo, dai.

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