Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Lui ha ucciso

mio padre in gruppo20160227_145732Mio paziente lettore,

son qui che scrivo in questo pomeriggio piovoso di fine febbraio, perché lui ha ucciso.

Sbarcati a Durazzo e dopo essere passati per il lago di Ocrida, nel 1940, a primavera inoltrata, i bersaglieri del 2°, 4° e 5° reggimento raggiungevano la Divisione alpina Julia ai confini della Macedonia verso le alture del Pindo. La Vojussa e il Ponte di Perati erano là, la battaglia infuriava, poche motociclette e tante bici con la gomma piena. Fango e  sangue, morti e feriti. Mitragliatrici e assalti alla baionetta.

Il colonnello comandante era tra i morti, falciato da schegge di obice, e i ragazzi con le piume si chiedevano come mai non si era riusciti a “spezzare le reni alla Grecia”, come promesso dal Duce, in poche settimane, anche per darla sul naso agli inglesi dell’ammiraglio Cunningham, e a Hitler stesso.

Pietro era lì, quando verso sera, mentre era di guardia, fu assalito da un milite o un partigiano greco all’arma bianca. Il moschetto non serviva più nel corpo a corpo. Pietro ricevette una strisciata sul braccio, ma l’altro restò a terra esanime, in una pozza rossa.

Mio padre aspettò che avessi almeno vent’anni per raccontarmi di quella sera lontana, con poche parole, ancora pieno di dolore. “Eravamo a casa loro, però… o io o lui“. E così è andata, piccolo episodio tra moltissimi rimasti ignoti, per il quale la sorte ha deciso che dovessi venire io al mondo, e non un piccolo greco. Pietro aveva venticinque anni e il suo assalitore anche meno.

Quella notte fu triste, come molte altre dopo. Mi aveva taciuto tutti quegli anni, raccontandomi solo che era addetto a una mitragliatrice, con la quale aveva sparato contro il “nemico”. La mitragliatrice Breda era micidiale e sicuramente, mi diceva, qualcuno di là era stato colpito da lui, ma non l’aveva visto. Diverso era stato con la baionetta, perché aveva visto morire un ragazzo come lui.

Quando sono nato mi volevano chiamare Marco, ma poi mio padre ha deciso il nome che ho, quasi a ricordare la bellezza della rinascita di ogni cosa in natura, fiori, piante, alberi, animali, e perfino di un bimbo non nato, perché non potevo non nascere io. Il mistero della vita è nello stare o non stare al mondo, nel poter essere e no, nell’esser dovuto essere al posto di un altro. Se è vero che la volontà divina è imperscrutabile, è solo lì che possiamo affidare la nostra ignoranza delle ragioni, dei sì e dei no, del perché il mondo e non no, secondo il frusciare delle foglie che intercettano il vento, e il respiro dello Spirito.

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