Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Buon 2015

inverno dolomiticoCaro primo lettor dell’anno,

Baudelaire non amava le frasi beneaguranti, perché le riteneva banali, stereotipate, e perfino “portasfiga”. La mia opinione non è molto diversa, anche se ci sto, a fare gli auguri.

Augurare e augurarsi che nell’anno entrante finiscano tutte le guerre, le ingiustizie, le atrocità, le aggressioni ai più deboli, di cui l’uomo si è mostrato capace nel tempo; che finiscano gli odi, i rancori, le invidie e tutti i cattivi sentimenti, o vizi capitali, è legittimo e comprensibile. Ad ogni inizio si fanno “buoni propositi”.

Pensare che ciò possa accadere realmente, invece, è semplicemente cretino, o perlomeno ingenuo.

Non finiranno le azioni e i pensieri di cui all’elenco di sopra, semplicemente perché stiamo parlando dell’animale umano, che continuerà, con i mezzi a disposizione, a “marcare il territorio”, e pertanto a conculcare diritti, a uccidere suoi simili, a inquinare, a imbrogliare, e via avanti.

Puro cinismo, il mio? E neppure quello di Pirrone di Elide o di Zenone di Cizio, ma molto più banale?

Penso di no: realismo della ragione, direbbe il povero Gramsci, ma, come potremmo trasformarlo, se non in ottimismo, almeno in speranza, come passione morale? Smettendola di guardarci in giro ad aspettare che gli altri, il “governo”, lo “stato” facciano le cose per noi.

Anche stamani, tra le pochissimi buone notizie, e le troppe cattive, ho sentito le due ragazze cooperanti in Siria, da un video diffuso in rete, la richiesta-accusa al Governo italiano di essere salvate. Greta e Vanessa, sventatelle poco più che ventenni, come le due “Simone”, le ricordiamo? Anche lì “colpa del Governo”: uno parte per una zona di guerra, liberamente, e poi “è colpa di altri”. Ma dai.

Ecco: dobbiamo (verbo “kantiano” da maneggiare con cura) smetterla di chiedere a voce alta e con le mani protese, e cominciare a dare, silenziosamente, nel proprio ambiente, dove si vive e si lavora, senza aspettarsi nulla, nemmeno gratitudine, ma per il puro gusto di far bene, di far le cose bene, onestamente, professionalmente, responsabilmente. Il gusto di imparare, di proporre e di chiedere di meno agli altri, di informarsi “come si fanno le cose”, di studiare senza mai credere di aver finito di imparare, di ascoltare senza parlare sopra a chi sta già parlando.

L’unica strada, direbbe il Maestro di Nazaret, è quella della conversione del cuore, che sviluppa i lobi pre-frontali, e ci rende meno “bestie” (virgolettato per rispetto degli altri animali, che non fanno il “male”).

Questo è il mio augurio.

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