Ventitre anni ancora da compiere, un bimbo di cinque anni, aspirazioni artistiche, fresca e bella come sono le ragazze di oggi che si tengono bene in modi che a me, (vecchio ragazzo) attento alle donne e solitamente capace a dialogare con loro, non sfugge, Luana è morta sul lavoro.

Luana D’Orazio

Luana è rimasta incastrata nell’orditoio, dal cui rullo aveva subito le ferite mortali. Gli investigatori hanno iniziato le indagini, sia sotto il profilo del rispetto delle norme della sicurezza sugli impianti, sia sulle modalità operative.

Ogni azienda, in base a quanto previsto dal Decreto Legislativo 81 del 2008, sulla base della prevista analisi e di una Valutazione dei Rischi (VdR), deve poi attuare tutte le misure previste dall’analisi stessa, con il coinvolgimento di vari soggetti: il Medico competente, il Responsabile della Prevenzione e Protezione (RSPP), il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), il Datore di lavoro per la sicurezza, che solitamente è il titolare o un amministratore… ma anche tutti i dipendenti, che sono tenuti alla propria autotutela e a quella dei colleghi (ex art. 9 della L. 300/ 70 Statuto dei diritti dei lavoratori).

Dopo un trend “positivo” (per quanto sia possibile definire in questo modo eventi drammatici) degli infortuni gravissimi e dei decessi correlati a seguito delle nuove legislazioni del 626 del ’94 e del Decreto 81 del 2008, di nuovo, negli ultimi anni si sono prodotti numeri di nuovo gravissimi, cioè oltre i 1000 all’anno.

Non dimentichiamo che il sistema produttivo dell’Italia, per quanto attiene alla tutela della salute e sicurezza del lavoro, aveva a disposizione i grandi decreti degli anni ’50, il 537 sull’antinfortunistica e il 303 sull’igiene del lavoro, la cui filosofia supponeva di poter sviluppare politiche di sicurezza tecnica pressoché assoluta, quasi a prescindere dal’intervento umano, cioè dalla libera volontà degli umani.

Altresì, non facciamo a meno di ricordare, come sopra già citato, il cambiamento avvenuto con l’emanazione dell’art 9 dello Statuto dei Diritti dei lavoratori (L. 300/ 1970), che prevede la responsabilità del lavoratore per la sua propria salute, senza trascurare quella dei propri colleghi di lavoro.

Anche i contratti collettivi, da oltre mezzo secolo, contengono cenni non superficiali connessi alla tutela della salute e sicurezza del lavoro, così come sollecitati da diverse Direttive europee degli anni ’80.

Il Modello 231, ex Decreto legislativo 231 del 2001, almeno da un decennio, si pone come elemento di cultura della salute e sicurezza del lavoro, per garantire una sorta di doppio controllo, costituito, da un lato dalle strutture aziendali per la sicurezza, e dall’altro dall’Organismo di vigilanza, nominato dal Consiglio di Amministrazione, che ha l’autonomia per sorvegliare sul rispetto delle leggi dello stato, con particolare attenzione alle normative sulla sicurezza del lavoro e la tutela dell’ambiente. L’Organismo di vigilanza deve essere composto da persone competenti e di specchiata onestà e indipendenza, in modo da costituire una vera e propria “magistratura morale” a latere dell’azienda.

Ora, con una media di due morti al giorno, più di mille all’anno, che costituiscono una strage, forse è il caso di considerare la volontarietà dell’adesione al Modello 231, magari rendendone obbligatoria l’applicazione. Dalle tragedie della ThyssenKrupp al disastro ferroviario di Viareggio, fino alla morte di Luana D’Orazio, il pensiero dell’uomo/ donna al lavoro deve occupare l’impegno razionale e la dimensione morale di tutto il sistema/ azienda, di tutti i soggetti coinvolti.

Ciò per non dimenticare come è morta Luana e tutti gli altri lavoratori mancati sul posto di lavoro, e ridurre decisamente le cause degli infortuni di qualsiasi gravità siano.

La salvaguardia dell’integrità psicofisica dell’uomo è il fine primo e ultimo di un’Etica declinata nel modo più elevato.