Che i filosofi siano dei sovrani va almeno spiegato, perché il fatto che un sovrano abbia o meno un regno è meno importante. L’amico allievo filosofo pratico di Phronesis Tommaso Nutarelli d’Etruria, nomen omen, mi allieta a Firenze con questo bell’aforisma, in questo luminoso settembre, che par quieto. Gli chiederò se il copyright è suo o meno, perché in Phronesis e facendo filosofia non si bara.

Il pensiero non possiede nulla se non se stesso, e per interposto soggetto, il pensante, il quale a sua volta non si possiede poiché della sua vita non è padrone. E dunque non c’è un regno. Il filosofo non regna, ma neppure vuole regnare. Filosofare non è mai possedere, ma aprire, spalancare porte interiori.

Vi sono persone che regnano non concependo altro valore che il loro regno, il loro possedimento, che desiderano sopra e prima di qualsiasi altro bene. Il filosofo è povero, ma povero in spirito, come insegna il Maestro di Nazaret tramite il suo discepolo Matteo [5, 1ss]. Spesso è povero anche materialmente, ma non è mai misero.

Le persone dai molti beni spesso non sono serene, perché temono di essere derubate. A volte addirittura non credono ai sentimenti di amicizia che li circondano, perché gli paiono avvolti di piaggeria opportunista. A me è capitato un paio di volte nella vita di avere molto o abbastanza potere, una volta quando ero direttore del personale della più grande azienda della mia regione, una multinazionale dell’acciaio, e ancora prima quando dirigevo una struttura socio-politica, in anni in cui questo contava. In quei due frangenti molti si avvicinavano a me ossequiosi e desiderosi di condividere anche solo un aperitivo. Io capivo abbastanza bene quando c’era strumentalità in quegli atteggiamenti e mi comportavo di conseguenza. Il mio potere li attraeva e io mi ritraevo, risultando così scontroso e spigoloso.

Oggi ho meno potere di allora, ma non ne sono privo, anche se ora è fatto essenzialmente di moral suasion verso decisori che spesso condividono le mie proposte.

E’ diminuita la canea dei clientes, pur non essendo svanita. Di buono c’è che la mia posizione nel mondo non è sostenuta da denari o beni in quantità, tant’è che vivo in affitto, per cui non devo temere che mi si avvicini per interesse materiale. Tutt’al più a me si potrebbero rubare libri e dischi musicali, di difficile redditività anche per un ricettatore specializzato.

Anche la mia possibilità di aiutare le persone a trovare lavoro si configura al di fuori di ogni elemento di pressione o raccomandazione, di privilegio o di ingiustizia, rimanendo nel novero degli atti conoscitivi e di esperienza. Conosco aziende e titolari, e con questi collaboro nella mia autonomia per cui posso proporre candidature all’assunzione, che spesso vanno a buon fine.

Il mio è una sorta di potere immateriale, intellettuale, e perfino spirituale, si può dire.

Il potere dei filosofi è che, se hanno di che vivere, non devono temere nulla, perché il loro regno non ha valore di scambio, ma solo d’uso come l’ossigeno dell’aria, direbbe forse il dottor Marx.

Il pensiero non si può vendere, anche se il mio pensiero può produrre attività vendibili, come la formazione, la consulenza, l’ascolto attivo, lo scrivere specialistico.

E dunque ha ragione Tommaso con il suo aforisma “I filosofi sono dei sovrani senza regno”, ma possiamo dire di più.

Ad esempio, che il regno è grande come il mondo, perché si può pensare il mondo, la natura e la bellezza, senza possederli in esclusiva.

Scrivo queste righe nella sera che scende su Firenze, a due passi dal centro, in via Faenza, nei pressi di un antico convento dove lavoriamo in questi due giorni. Ho sentito poco fa la campana grande della cattedrale, la terza o quarta chiesa del mondo per dimensioni, opera di Arnolfo di Cambio e di Giotto. Michelangelo e Raffaello son numi tutelari di questa capitale del mondo tra un paio d’altre, tutte in Italia. In questa Italia bistrattata da pennivendoli e politicanti da strapazzo, che quando prendon la parola urtano i visceri fin nei più profondi precordi, si può venire per scegliere candidati alla filosofia come scelta esistenziale e professionale. Sono contento: persone varie dai venticinque di una laurea appena conseguita ai sessantanove di una seniorità spiritosa e preziosa.

Caro lettor mio, mi puoi dire: “vai fin lì per questo?” Ebbene sì, che c’è di meglio di un sabato e una domenica ad ossigenare l’anima condividendo la comune natura umana, nel rispetto dell’altro come altro te stesso, cioè del tu come io e viceversa. Ti par poco?

E poi verrà la notte con gli ultimi rumori della città incomparabile, prima del sonno.