Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

Come un grazie all’Incondizionato e a chi mi ha voluto e mi vuol bene, conoscendomi, qualcosa della mia vita

Caro lettore,

alcuni narrano di essere stati spinti dagli amici a scrivere una biografia, facendomi morire dal ridere. Solitamente si tratta di falsi modesti matricolati, presenti in ogni dove, tra i laici e i chierici, ché la superbia vera monta là dove te l’aspetti e anche dove non penseresti mai albergasse. Accade.

E allora io ho deciso di scrivere qualcosa di me come in un pezzo di Wikipedia privata (anzi qualcuno sta preparando un pezzo su di me per questa web enciclopedia. Non so se devo essere contento o no, vedremo.)

Qui racconterò qualcosa, limitandomi a dire da dove provengo e della parte studiorum, laborum operarumque, avendo già più volte qui narrato le “dimensioni del cuore”.

(Qui sopra una foto con Andrea, io in giro in bici, l’inverno scorso.)

Sono nato a Rivignano da famiglia operaia povera. Sanissimo e curioso fin da bambino son scolaro e chierichetto. Don Aurelio mi voleva prete ma il mio destino era un altro: in ogni caso aveva colto con la sua attenzione la mia predisposizione per la musica, e per il greco e il latino liturgici.

Ricordo la rimozione delle tonsille a freddo, con tanto sangue al distretto sanitario di Cervignano. Le cadute frequenti per esuberanza, anche di bicicletta, e gli interventi di ricucitura del miedi Aurelio, che mi voleva bene.

Bene alle elementari, alle medie, e ora, che facciamo? “Suo figlio può fare qualsiasi scuola superiore! così la preside a mia madre… e specialmente il liceo classico“.

Mio padre era in cava di pietra in Germania (lì stette per undici stagioni) per pagare debiti di sopravvivenza e per mettere a posto la casa. Pietro mi diede la passione per la nozione, la storia, la geografia, e la memoria prodigiosa di suo padre Antonio, mio nonno. Mia madre economizzava nel silenzio e si chiedeva come potermi mandare a scuola a Udine, “ta la scuel dai siors“, le dicevano, nella scuola dei ricchi e dei maggiorenti destinati a diventare medici e avvocati. Anche mia sorella voleva studiare, ma si fermò alla seconda superiore per insuperabile sopravvenuta condizione di salute, che da allora la accompagna, senza averle tolto il sorriso.

Allora, io che avevo avuto alle medie, vinto un concorso con un tema, la borsa di studio di 50.000 lire all’anno, più che sufficienti per le spese scolastiche, mi diedi da fare per averla anche dopo, e ce la feci per tutti e cinque gli anni del ginnasio-liceo, 150.000 lire all’anno scolastico, come 1.500 euro adesso. E d’estate, tutte e cinque estati lavoravo a portar bibite, avendo già la statura e la forza per poterlo fare. A diciassette anni ero un metro e ottantadue per settantadue chili.

In quarta ginnasio sono accettato in classe solo dopo aver mostrato, e mi ci vollero i primi tre mesi, le mie capacità di pareggiare la preparazione dei cittadini, ma poi non ci fu storia. Non ebbi mai difficoltà e ne uscii in regola, ansioso di università. Nel frattempo giocavo a basket non male, sport di allora, come ora la bici e la montagna. A ventidue anni sono assessore alla cultura nel mio paese “d’acque” e predispongo l’acquisto dei primi duemila volumi per la neonata Biblioteca civica.

Non ce la potevamo fare: mio padre nel frattempo si era ammalato e io dovevo andare a lavorare. Mi iscrissi ugualmente all’università ma lavorando da operaio in aziende del legno e metalmeccaniche. Diventai anche capo reparto. La laurea in scienze politiche arrivò dopo anni di fabbrica e di sindacato, nel quale ero entrato nel frattempo facendo una rapida carriera fino a livelli nazionali. A 32 anni ero segretario generale provinciale e a 35 regionale. Mi iscrissi per dieci anni al Partito socialista, dei cui organismi regionali facevo parte, forza politica che, con tutti i suoi difetti, ora (mi) manca in maniera lancinante.

A metà degli ’80 ho anche diretto un’elegante periodico politico-culturale, Quadrivio, che ebbe vita breve ma allora era molto apprezzato, prima di tenere per nove anni, qualche tempo dopo, una rubrica quindicinale sul Messaggero Veneto sulle tematiche sociali e del lavoro.

Il salto lo feci quando la dottoressa Cecilia Danieli mi chiamò alla direzione risorse umane di quella grande azienda, dove resistetti poco più di due anni, per ragioni che qui è troppo complesso spiegare. La grande e sempre amatissima Danieli. Per due anni vidi ogni mattina quella grande imprenditrice con cui discutevo liberamente di ogni cosa relativa al personale.

Il passo successivo, forte delle mie esperienze e del mio titolo di studio fu la consulenza direzionale, che ancora costituisce parte essenziale del mio lavoro, in aziende metalmeccaniche e commerciali, alimentari e di servizi, multinazionali e nazionali, oramai da ventidue anni, in Italia soprattutto, ma anche in qualche stabilimento all’estero (Slovacchia, Messico). Ho girato la nostra bella terra in lungo e in largo, l’Europa, Russia compresa, Stati Uniti e Argentina, sempre con la curiosità del bambino che ero.

Ma un’illuminazione mi stimolò a riprendere gli studi: dovevo approfondire la conoscenza dell’essere umano. Utilizzando al meglio la flessibilità dei miei orari, mi immersi negli studi teologici e filosofici che mi hanno permesso di raggiungere i titoli accademici massimi, due dottorati di ricerca, dopo le lauree ordinarie. Insieme al master in consulenza filosofica posso appendere, se voglio, sei pergamene accademiche, di cui non mi frega nulla, se non per ricordare che cosa può la volontà del figlio di un operaio.

Faccio formazione aziendale e accademica, vengo invitato in Friuli, ma di più fuori di qui, a tenere conferenze e relazioni in convegni e festival. Nel frattempo ho pubblicato una ventina di volumi di vario genere, dalla lirica, alla narrativa, alla filosofia alla teologia, e ne ho curato quattordici di autori vari. Ho vinto premi letterari nazionali, e son stato vicepresidente per un biennio della maggiore associazione di filosofia pratica italiana, Phronesis.

Ho fondato caffè filosofici e letterari, lasciandoli poi al loro autonomo destino. Mi piacciono le imprese start up: sono uno dei padri dell’iniziativa Caritas di raccolta di indumenti e scarpe con i contenitori gialli; autore del logo E.Bi.Art. dell’ente bilaterale dell’artigianato di cui sono stato socio fondatore e primo vicepresidente; pioniere nel lavoro interinale per cui, incaricato da una società milanese, ho aperto tra Friuli e Veneto cinque filiali portandole al break even point. Nel 2003 ho portato dalla Romania venti infermiere professionali che ancora lavorano e si sono stabilite in Friuli. Seguo come tutore legale un amico condannato all’ergastolo, visitandolo nelle varie carceri in cui è ristretto, oramai da quasi diec’anni.

Godo della stima e del rispetto di molti, imprenditori milionari, che spesso mi mettono a parte delle loro disgrazie chiedendomi aiuto, di operai, di giovani e pensionati, di donne e ragazzi di cui mi occupo come mentore per la loro carriera scolastica, disponendomi come correlatore di tesi di laurea. In questi ultimi anni per almeno dieci di loro. Quasi come un istitutore o precettore settecentesco.

Soffro della gelosia e della maldicenza di altri, che mi rattrista e mi illustra la piccineria di chi vive la vita degli altri e gode delle disgrazie, odiando il bene.

E’ stato un peana questo racconto? Una lode impropria? Qualcuno può pensarlo, ma è solo un racconto biografico, il racconto biografico di un friulano ancora in piena attività creativa, con l’aiuto dell’Incondizionato e di chi mi vuol bene, conoscendomi.

Per il resto mi affido alla virtù di speranza, che è anche una passione, come insegnava il mio maestro Tommaso d’Aquino. Mandi.

2 Comments

  1. Sergio Di Giovanni

    2 agosto 2017 at 13:11

    mmhh…penso che qualcuno di recente ti abbia fatto girare i …. Intendiamoci, ogni tanto fa bene un test del nostro sistema neuroendocrino e dell’apparato cardiocircolatorio, indotto da stimoli esterni non graditi (diciamo così). Ma sento dell’impazienza. Direbbero a Napoli che ti hanno “sfastidiato”. Devi ammettere, però, che a basket sgomitavi troppo e picchiavi duro! Se qualcuno dirà male di me, che oltre alla frequenza dello Stellini e di una vita di servizio nell’Arma non posso vantare, gli chiarirò di essere tuo amico… ma tu difendimi , eh!

  2. Caro Sergio, ammetto che ci prendi totalmente con il tuo commento, e circa la tua amicizia… lancia in resta contro ogni inimico, ché è (l’amicizia), come insegnavano i nostri “maggiori” greco-latini, il fundamentum di ogni relazione. Graciis, par furlan

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