Il mercato dell’ovvio
Ob viam in latino significa letteralmente “per la via“, e dunque metaforicamente si intende “lungo un percorso stabilito“, prefissato, conosciuto, al punto da essere …ovvio. Come la strada che va da Atene a Maratona, e che è la stessa sia all’andata sia poi al ritorno.
L’ovvio ci circonda, ci pervade, ci viene incontro a mano tesa, quasi cordialmente, in televisione, negli incontri, nelle comunicazioni telefoniche, che sembrano a volte quasi registrate, soprattutto nei convenevoli: “Ciao, tutto bene?” Ah czz., che p.lle!
Ma il suo massimo lo raggiunge nel linguaggio della politica attuale, dei politici, specialmente quando intervistati, che percorrono le strade dell’ovvietà senza alcuna preoccupazione di provocare noia, uno dei più pericolosi stati mentali per la psiche umana. Loro se ne fregano quando se ne rendono conto ma, nella maggior parte dei casi, non lo sanno, e dunque delinquono pericolosamente con il linguaggio. Ah, se è peggio la stupidità della cattiveria!
Qua e là abbiamo già citato generosamente i numerosi babbei della politica italiana attuale, abbondanti in ambo gli schieramenti, e anche in quelli che pretendono di essere alternativi, come gli ultimi arrivati. Ve n’è uno, però, che sta irresistibilmente vincendo dovunque compete, almeno finora: Renzi, sindaco di Firenze, inquieto e mai contento. Presidente della provincia a meno di trent’anni, sindaco di una delle tre città più ricche di capolavori d’arte del mondo a trentacinque, a trent’otto aspirante capo di tutto.
Il suo eloquio toscano facilita un dire più crasico che chiasmico, dove le parole appaiono come liquefazioni di pongo da sculture elementari.
Renzi dà l’impressione di dire cose importanti, nuove, intelligenti, ma io non ricordo una sua idea, ricordo solo la camicia bianca a maniche arrotolate e le sue presenti assenze nel PD.
Si fa invitare, desiderare, attacca e si ritira, promette di non rompere i c. a Letta ma non vede l’ora che il Governo cada.
Il suo dire non si aggancia a cose, si sperde in mille rivoli vocali senza senso, resta lì, in un bolso e flaccido dimenarsi falso-nuovo, atto ad attirar silenziosi improperi.
Paradigma del nulla.
“Chi pensa davvero deve imparare ad andare oltre l’apparenza dell’ovvio e a immergersi nelle profondità abissali.” (Romano Guardini)
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