Jean de La Bruyère affermava che “la modestia è una forma raffinata di vanità”, mentre invece Arturo Schopenhauer, negli Aforismi, giungeva a dire che « nelle persone di capacità limitate la modestia è semplice onestà, ma in chi possiede un grande talento è ipocrisia ». Un apoftegma dei Padri del deserto (non so se di Abbà Antonio o di Abbà Pacomio) invece recitava “la falsa modestia è la più decente di tutte le menzogne (ma la più repellente, ndr)”.

Anche se non sono solito ricorrere agli aforismi, questa volta ne abuso.

Io modesto? È il solo difetto che mi onoro di non avere”, sentenziava Gabriele D’Annunzio. E Gustave Flaubert “L’orgoglio è una bestia feroce che vive nelle caverne e nei deserti; la vanità, invece, è un pappagallo che salta di ramo in ramo e chiacchiera in piena luce”.

Conosco alcuni falsi modesti, e somigliano ai pappagalli; hanno anche i tratti del viso compunti del pènthos, o dolore contrito, e così si portano nel mezzo della folla plaudente, incapace di vedere il vero volto del falso modesto.

Umberto Eco invece si accontenta di poco “Non miro a diventare Alessandro Magno, casomai il suo tutore Aristotele: e scusate la modestia”. E Petrolini “E’ modesto, ma se ne vanta (dicendo di un commediografo). Oddio come mi rugano quelli che fanno finta di mettersi in fondo alla sala o alla situazione, ma sanno che saranno sempre chiamati in prima fila, o addirittura tra i relatori, perché funziona così: tu fai finta di essere piccolo, povero e modesto, ma sei d’accordo da prima con chi comanda, e allora questi fa scattare il detto evangelico “beati gli ultimi (e quel che segue)”. Come mi è simpatico il Vate (D’Annunzio), così sincero nella sua presupponenza.

La falsa modestia è dunque la capacità di apparire (falsamente) timidi mentre spieghiamo quanto siamo bravi, oppure è la specializzazione in “excusationes non petitae” (scuse non richieste), le quali, freudianamente, significano esattamente ciò che si vuol negare. Prodighi scribi di insensate premesse.

La modestia è diversa dall’umiltà, la quale è virtù creaturale che rende l’uomo consapevole della propria finitezza. La falsa modestia è invece un vero imbroglio. Parente stretta della falsa modestia è la vanagloria conclamata, come quella di quel notissimo giornalista che pubblicò “Intervista con Io”. A chi se lo ricorda gli regalo un libro.

Napoleone Bonaparte, che possedeva un’autostima espansa, ebbe a dire ”la modestia è l’arte di incoraggiare gli altri a scoprire quanto sei importante”.

Poi ci sono “quelli che gli chiedono insistentemente di scrivere un’autobiografia”. Ma sono troppo modesti per farlo. Però poi, per altruismo lo fanno lo stesso. E sono gli stessi “quelli che ricevono premi ad personam, ma poi spergiurano che il premio va al gruppo di lavoro”. Grandi!

Nicolas de Chamfort, invece “Cosa diventa un presuntuoso privo della sua presunzione ? Provate a levare le ali a una farfalla: non resta che un verme”.

Il Belli Gioacchino: “Non faccio per vantarmi, ma oggi è una bellissima giornata”. Ma in questo caso l’aforisma diverte perché paradossale, discontinuità poetica del reale.

Winston Churchill, un altro galantuomo noto per la sua modestia ebbe ad affermare “Attlee (Premier inglese di parte laburista, ndr) è un uomo molto modesto. E con ragione”.

Trovo scritto anche questa, e non so di chi sia, “Era troppo pieno di sé, credeva di essere Gesù Cristo: per questo firmava con la croce”.

Risponderei così a chi dice “Posso dire la mia modesta opinione?”, “Se è modesta non ce ne fotte un c.”. Dire “modesto” in questo caso è puro formalismo, falso ed edulcorato, untuoso formulario. Tipico dei furbi che allignano in tutti i recessi sociali. In tutti, dico, nessuno escluso. Dico, nessuno escluso. Ma proprio nessuno.

Woody Allen “Fino all’anno scorso avevo un solo difetto: ero presuntuoso”. Beata sincerità giudaica. E che dire di quelli che spergiurano di avere molti difetti, salvo uno, la vanità?

Mi par che dietro molte false modestie stia questo detto “E’ inutile che cerchiate di lusingarmi: non sono presuntuoso, anche se avrei mille motivi per esserlo (questo non è detto, è solo pensato)”. Bravo!

A questi preferisco Aldo Busi “Perché mai dovrei desiderare di esser Flaubert, quando ho la fortuna di essere Aldo Busi?”.

Se la puzzola è tra tutti gli animali quella che si dà più arie, stiamo tranquilli, ché l’uomo è un ottimo suo competitore, come animal rationale.