Di leadership e di “maschi alfa”
(PROSSIMAMENTE: “Il signor Procuratore della Repubblica di Napoli dottore Nicola Gratteri afferma: “Non si può discutere di grazia (all’orefice Mario Roggero) come al Bar dello Sport”. Per parte mia esprimo una lode al Bar dello Sport, che frequento anch’io, caro Gratteri, e lì, con la Gazzetta dello Sport in lettura, discuto con chiunque di cose serie e men serie, con civile urbanità“.)
La leadership non è un ruolo né è una posizione sociale, non è un incarico civile o politico, non è un grado militare o una responsabilità lavorativa. Forse la leadership può essere intesa anche come metafora similitudinaria di un ruolo-di-comando, oppure come una valutazione soggettiva riferita a qualcuno: ad esempio si può dire “quella persona ha leadership“, come giudizio positivo su una capacità gestionale. A volte, anche nell’ambito della formazione aziendale si fa confusione: conosco un caso aziendale dove i “valori” etici sono stati confusi con le “leve” e le modalità gestionali.
Sempre indispensabile è la explicatio terminorum (la spiegazione dei termini), che impedisce la confusione e i fraintendimenti tra le persone. Occorre capire per condividere ciò-che-si-intende-per-qualcosa.
S’usa correntemente anche in Italia il termine inglese leadership, non per anglofilia, ma per necessità semantica e pratica. Se si vuole spiegare il significato di leadership in un corso di organizzazione e di sociologia aziendale, ad esempio, si deve ricorrere a una circonlocuzione complessa, in buon italiano, come questa: capacità di motivare e guidare un gruppo mantenendo la responsabilità del risultato. Quanto detto vale in generale, perché – come vedremo – la leadership non attiene solo ai “capi”, ma riguarda chiunque.
La leadership è un requisito per l’esercizio di un potere, sia nell’ambito di un ruolo/ posizione di preminenza come quello di un’autorità in qualsiasi ambito, sia in ogni relazione intersoggettiva di un qualsivoglia gruppo.
Parlando di leadership (tenendo come linea guida soprattutto lo studio di Max Weber), e di persone carismatiche, è inevitabile incappare ineluttabilmente nel discorso dei maschi “alfa” e del loro ruolo nei contesti organizzati, considerando anche il contesto della famiglia nella società umana. Dico subito che vi sono anche le femmine alfa. Per esempio mia figlia lo è, come lo era mia nonna materna Catine (Caterina), e mia cugina Lucilla, nota attrice di prosa mancata una dozzina di anni fa. Una alfa era mia zia Enrica, sorella maggiore di papà Pietro, e anche la zia Anna, sorella di mia madre. Lo è anche mia suocera Maria Assunta, con i suoi quasi novantasei anni.
Chiarisco subito un punto: essere alfa non significa essere più intelligenti dei non-alfa. Un altro punto: molti manager non sono dei leader: i due concetti sono radicalmente diversi, poiché, mentre il manager ha un ruolo gestionale preciso, circoscritto, leader può essere chiunque (si pensi ad Alessandro il Macedone, comandante militare supremo dell’esercito a soli vent’anni, ad esempio), ma anche chi è molto indietro nella gerarchia (politica, aziendale, militare, ecclesiastica, etc.), può crescere fino a una leadership posizionale, cioè ad un ruolo di comando. In questo caso si tratta di un vero alfa.
Nella mia vita ho avuto – nel tempo e in vari ambienti – diversi ruoli apicali, dalla responsabilità diretta a posizioni da moral suasion, senza aver mai sofferto della sindrome da libido potestatis. Questo aspetto è importante: a me del-potere-per-il-potere non importa nulla!
La libido potestatis e sua sorella la libido pecuniae non mi hanno mai preso e tanto meno condizionato. Avrei dovuto essere diverso da come sono, ma non sarei stato io. Forse, invece, alla libido in senso primario e più proprio (freudiano, ma forse è meglio dire da Cantico dei cantici), sono sempre stato… sensibile. Sono stato e sono un maschietto (chierichetto, studentino e atleta) e poi un maschio (alfa ?) senza alcun interesse per comandare, eppure la mia opinione e posizione è stata sempre tenuta in buona considerazione dagli altri.
Il piacere per un potere in sé, diretto, mi dà afflati umoristici. Preferisco di gran lunga esercitare della moral suasion, che è più discreta e alla lunga forse più efficace.

Di maschi alfa, ve ne sono di veri e di falsi. Che vuol dire? Che alcuni di costoro riescono con naturalezza a mostrarsi leader per un carisma evidente e giammai forzato, altri invece hanno bisogno di “veri” leader che li sovrastano e che accettano di buon grado, per mostrare in qualche modo la loro tendenza a comportarsi da maschi alfa, o comunque ad allearsi con costoro, ma la maggior parte delle volte non ci riescono, perché tale caratteristica personologica non si può mutuare da un terzo. O c’è o non c’è, come l’essere e il non-essere parmenideo. Ho conosciuto maschi sub-alfa che per il loro alfa avrebbero fatto qualsiasi cosa, anche un crimine. Bisogna sempre contestualizzare. Ho in mente volti e nomi.
Gli etologi alla Konrad Lorenz, per dire, studiano le gerarchie animali, definendo i capi branco, gruppo, stormo, etc. propriamente “maschi-alfa”. Tra costoro, si tratta di specie che vivono in gruppo, possiamo ricordare i lupi, i licaoni, i dingo, i leoni, i cervi, gli elefanti, dove tra questi ultimi il “capo” è una femmina anziana. In questi gruppi la gerarchia si stabilisce attraverso lotte rituali tra aspiranti al “titolo” di capo, lotte che a volte possono anche avere conseguenze mortali, ma in una minoranza di casi. Gli animali, a differenza degli esseri umani, accettano il verdetto del confronto, senza poi congiurare contro il nuovo capo, come spesso fanno gli uomini, anche fino ad ucciderlo.
In certe specie animali può comunque succedere che il “capo” vincente desideri eliminare i concorrenti pro futuro, sopprimendo i piccoli avuti dalla femmina dal suo predecessore, ma le femmine-madri fanno buona guardia: si pensi alle leonesse e anche alle scrofe di cinghiale, alle orse…
La storia insegna che tra gli umani ha avuto larga applicazione di un’arma di guerra tra le più atroci: lo stupro delle femmine degli sconfitti, applicata ad esempio anche nelle Guerre balcaniche degli anni ’90 del XX secolo. Noi c’eravamo già, e questi racconti giunsero fino a noi, di vicende che accadevano a meno di mille chilometri dal Friuli, dove vivo io.
Il gruppo animal-sociale sta con l’individuo alfa anche nella caccia e in qualche modo nella riproduzione, quando il capo decide – più o meno – tutto.
Prendendo spunto dal comportamento animale, anche nella specie umana vengono indicati – abbastanza impropriamente – individui “alfa”, che avrebbero caratteristiche “dominanti” nella società e nei rapporti interpersonali.
Esistono anche le donne “alfa”, e ognuno di noi ne conosce qualcuna. Non meno del maschio, quel tipo di donna è resistente a ogni avversità, è coraggiosa, combattiva, un avversario duro per chiunque. La leadership di questi tipi umani si manifesta abbastanza presto, anche se può stare per lunghi periodo in una sorta di latenza, che può terminare quando l’occasione la smuove. L’essere leader e alfa, allora, esplode.
Gli/ le alfa sono persone che riescono a pensare alle cose migliori per sé, per dare soddisfazione alle proprie ambizioni, e sono capaci di grandi sacrifici e di grande impegno. Sono competitivi e determinati, sempre fiduciosi in se stessi. La loro forza è la capacità di essere credibili, mostrando sempre uno stile assertivo nella comunicazione, e sono senza scrupoli – talora – quando si accorgono di poter manipolare gli altri. Anche al femminile.
A volte gli alfa non sono tali, ma solamente dei narcisisti, non realmente bravi e intelligenti, persone guida e responsabili, ma molto bravi a fingere. Non è possibile che un vero alfa basi il suo (presunto) carisma di leader sulla falsità, poiché prima o poi il gioco viene scoperto. Il narcisista, a differenza del vero alfa, ha bisogno di sottolineare continuamente le sue capacità e i suoi successi e, se ha potere, gode nel sentirselo ricordare dagli altri (Trump ne è un esemplare clamoroso). Anzi, i suoi subalterni devono sapere che una delle principali attività loro richieste, se vogliono mantenere la posizione raggiunta, è l’adulazione (fino all’adorazione, come ai tempi delle sovranità assolute e divinizzate, si pensi alle monarchie orientali, ma anche ai capimafia et similia), un continuo riconoscimento di superiorità nei confronti di tutti gli altri.
Molto spesso il “falso alfa”-narciso è anche geloso e permaloso. A volte è perfino invidioso, arrivando a soffrire per i successi altrui, quando l’invidia si trasforma in odio. Attenzione: l’invidia è la deformazione “patologica” della gelosia, ed è il secondo per gravità (dopo la superbia) dei sette vizi capitali, secondo la morale classica.
Tipi di questo genere di solito temono i talenti più giovani, perché sono fondamentalmente insicuri, e hanno paura che chi vale di più gli porti via il posto e soprattutto il potere. Queste caratteristiche sono tipiche di chi in realtà non è un vero leader, ma è un capo (ove lo sia) fasullo. Ne conosco alcuni, e tu, caro lettore? Fai attenzione: spesso queste figure ci tengono anche ad apparire virtuose, giuste, perfette (o quasi), nel senso che non-sbagliano-mai, per cui se qualcosa va male è sempre colpa degli altri. E non scordiamo che spesso il narcisismo è così grave da configurarsi come una vera sociopatia, a volte assai pericolosa per gli altri, come ci spiegano gli psico-criminologi, e gli psico-thriller americani, così ben fatti da sembrare cronache attuali. Nel notissimo caso di Garlasco questi profili di narcisisti, a volte sociopatici, sono presenti ad abundantiam.
Ora facciamo un gioco, mio caro lettore: quanti maschi o femmine alfa, o falsi-alfa, o narcisi conosci? Che lavoro fanno? A che classe sociale appartengono? Hanno “inventato” più o meno da soli la loro crescita o sono “figli/ figlie di papà”?
Io ne conosco non pochi, dell’uno e dell’altro genere, ma qui non farò nomi, perché mi limiterò a descriverne alcune caratteristiche, tali da farli riconoscere (tra i propri conoscenti) – con indubbio gustoso divertimento – da qualche mio lettore. E infine a proporre un elenco molto incompleto di alfa, molto, molto diversi tra loro.
Idealtipi “weberiani”: abbiamo il cinico-opportunista-curioso, oppure il falso-umile, oppure ancora l’attore-giocoliere, o… ad libitum, tanti da riempire il capitolo di un testo di caratterologia psicologica.
Vediamo qualche tipo, che è leader di fatto e di diritto senza essere un maschio “alfa”: ad esempio l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Questo signore di apparenti buone maniere, ma non poco superbo, è uno dei trecentomila e più avvocati presenti sulla piazza italiana, nulla di più, con rispetto parlando della sua professione, ovviamente.
Un altro che non merita alcun riconoscimento leaderistico da maschio alfa, carisma a zero, anche se da tempo è scomparso alla nostra vista, è Di Maio: una volta, quando faceva politica in Italia, ha affermato in un’intervista che “ciò che si è fatto durante la pandemia, caratterizzato dalla trasparenza permette di evitare gli errori del futuro“, del o nel futuro, Di Maio?
Invece qualche tipo, che è leader di fatto e di diritto, essendo veramente un maschio “alfa”: Antonio Conte, allenatore di diverse grandi squadre. Stesso cognome dell’ex premier, diversissima caratura di personalità; oppure un tipo come Jordan Bardella, o come Putin, o Kurz? chi dei tre lo è? Bardella certamente no, per me inquietante giovinetto, idealtipo di “democristiano”, che starebbe bene perfino con la divisa della Hitlerjugend,… forse lo è, invece, nel suo delirio, il colonnello Kurz di Apocalypse Now.
Sicuramente Pericle era un maschio alfa, Milziade e Temistocle pure lo erano. Gesù di Nazaret (e in che modo lo era!), Paolo di Tarso, Simon Pietro (Kefas) di meno, a mio avviso.
Da ora in avanti elencherò, a mia discutibilissima discrezione, cinque nomi di carismatici maschi alfa e leader veri in vari ambiti umani, la cui statura umana non necessariamente brilla per moralità, come si evince dall’elenco seguente.
Nella storia: Salah el-Din, il conte Raimondo di Tolosa (Prima crociata), Genghis-Khan, Giulio Cesare, Marco Aurelio.
Cinque papi maschi alfa: Gregorio Magno, Gregorio VII, Pio II (Enea Silvio Piccolomini), quello che faceva lavorare Bernardino di Betto, chiamato il Pinturicchio, Karol Wojtyla e Alessandro VI, padre di Lucrezia e Cesare Borgia.
Cinque politici italiani: Lorenzo de’ Medici, Camillo Benso conte di Cavour, Giovanni Giolitti, Benito Mussolini (caro lettore, qui non si milita, si ragiona), Alcide De Gasperi. Ai nostri tempi, nessuno, neanche Renzi e Salvini, che si credono tali: alla grossa questi due sono alfa, ma i difetti che mostrano, soprattutto l’arroganza e la politica urlata, finiscono con il nullificarne il carisma.
Cinque santi e sante: Francesco d’Assisi (Giovanni di Pietro di Bernardone), Caterina Benincasa (da Siena), Teresa d’Avila, Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce), Giovanni Bosco.
Cinque artisti: Omero, Kubrick, Dante, Händel, Michelangelo.
Cinque grandi personaggi non Italiani: Abramo, Mosè, Mohamed, Mao Tze Dong, Napoleone (beh, mezzo italiano).
Cinque filosofi: Platone, Aristotele, Tommaso d’Aquino, Voltaire, Hegel.
Cinque nello sport: Merckx, Rivera, Mohammed Alì, Federer, Maradona.
Potrei aggiungerne altri venti per categoria, ma lascio l’incombenza al lettore, perché questo discorso potrebbe continuare a lungo, ma ce n’è già abbastanza per riflettere, vista l’importanza dell’argomento e l’esigenza di sgamarli prima, per potersi difendere dai soggetti alfa arroganti (che alfa non sono).
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