Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Caporetto nella Bassa Friulana

(Per intervallare argomenti a volte duri e impegnativi, caro lettore, ti propongo un breve racconto inviatomi dall’amico Claudio, che vuole ricordare come la rotta di Caporetto fu vissuta nel paesino dei suoi)

Gnagne Marie attaccò Linde, la musse, al cjaruc, dove salii con i miei due cugini di Udine, perché doveva recarsi a Gnespolêt per non so quali faccende. Prima del paese si fermò vicino a una chiesetta di campagna e comincio’ a raccontare…

“Erano i giorni terribili della rotta di Caporetto e delle eroiche e disperate battaglie di contenimento. Il 30 ottobre si combattè aspramente nei pressi di Santa Maria di Sclaunicco. I lancieri del Novara cavalleria, il Genova cavalleria e la brigata Bergamo di fanteria si immolarono per consentire alle truppe non scompaginate, ma anche ai profughi e agli sbandati di arrivare ai ponti sul Tagliamento e di passarli. La chiesetta di Gnespolêt venne adibita a un improvvisato ospedale da campo. Gnagne Marie, aveva vent’anni, e come altre ragazze dei dintorni era accorsa per prestare soccorso ai tanti soldati, che giacevano, feriti e agonizzanti, in ampie pozze di sangue sulla nuda terra. Quando le capitava di passare di lì, gnagne Marie si fermava per dire in raccoglimento una preghiera.

Nonno Arturo, arruolato nella sussistenza, in quei giorni, continuava a panificare nei grandi forni di Verona che servivano tutto il fronte. Suo fratello Beniamino era uno dei tanti sbandati e pensò bene di tornare a Pozzecco, dato che molti sostenevano che la guerra era finita e che le armi non servivano piu’.

A Pozzecco sopraggiunsero anche gli austriaci e installarono un presidio nella casa padronale del nonno, la piu’ grande del paese. Le donne della famiglia e i genitori furono costretti a vivere in uno spazio ristretto, zio Beniamino venne nascosto in uno sgabuzzino, occultato da un armadio. Trascorse lì un intero anno, solo di notte l’ armadio veniva spostato con delicatezza per consentirgli di sgranchirsi, lavarsi e ristorarsi. Possibile che i crucchi non si siano mai accorti? Forse una spiegazione c’è. Il comandante del presidio era un nobile ufficiale, che vantava parentele alla lontana con gli Asburgo.

Costui si era invaghito di gnagne Angeline, forse perche’ gli ricordava le fanciulle delle sue terre. Angeline aveva i capelli di un biondo slavato e gli occhi azzurri. Gli austriaci si comportarono signorilmente con tutti i membri della famiglia. L’ ufficiale fece fare da un pittore il ritratto di gnagne Angeline e, nelle convulse giornate della dissoluzione dell’ Impero austriaco, se lo portò con sé come ricordo. Fu cosi’ che zio Beniamino si salvò.

(Claudio Giachin)

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