Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Propongo l’algoritmo dell’Etica d’impresa: ἦθος (èthos), cioè significa originariamente “dimora”, “posto in cui vivere” e, per estensione, “carattere”, “costume”, “abitudine” o “indole” e, in definitiva “etica” + λόγος (lógos), corrispondente al latino verbum e all’ebraico דבר davar, deriva dal greco légο (λέγω), che significa scegliere, per cui lògos rinvia a parola, discorso, pensiero, ragione + opus, lemma latino che vuol dire lavoro, opera, fatica, prodotto + εἶδος (èidos), che significa idea, forma, aspetto. Segue l’algoritmo della collaborazione umana: C (Credibilità/ credendità)* A (Affidabilità)* I (intimacy o emotività solidale uguale WW (Win-Win)

(Per l’ispirazione di questo testo ringrazio un paio di valorosi colleghi, con i quali abbiamo riflettuto a lungo per l’elaborazione di un documento abbastanza importante, di cui il pezzo qui pubblicato costituisce i fondamenti)

Esploriamo i termini come usavano fare i nostri maggiori, che definivano così questa operazione: explicatio terminorum.

L’ALGORITMO

Un algoritmo è una sequenza finita e ordinata di istruzioni non-ambigue progettata per risolvere un problema specifico o per eseguire un’operazione. Partendo da determinati dati di ingresso (input), l’algoritmo esegue una serie di passaggi logici per generare un risultato (output). Oggi sembra che tutto ciò che è organizzazione e gestione debba essere progettato da un algoritmo, ma in realtà si tratta solo della strutturazione alfanumerica di un flusso logico ben noto anche agli antichi filosofi.

Tra l’altro algo-ritmo pare derivi, etimologicamente dall’arabo, come segue: si tratterebbe della latinizzazione del nome del matematico e astronomo persiano Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, vissuto nel IX secolo. Al-Khwārizmī fu autore di importanti trattati sui numeri e sulle procedure di calcolo. Quando i suoi testi vennero tradotti in latino durante il Medioevo, il suo nome fu traslitterato in Algoritmi (o Algorismi).

Non trascurerei comunque anche l’ipotesi di una parziale origine greca, poiché in greco antico rithmós significa “numero”. I Pitagorici furono i primi a usare il termine arithmétikē, distinguendo la scienza dei numeri (pura e filosofica) dalla logistikē, che era la pratica del calcolo commerciale. Nella visione greca classica, il ritmo musicale non era slegato dall’aritmetica: la musica e la matematica erano entrambe espressioni dell’armonia universale, governate dai rapporti numerici e dalle proporzioni geometriche.

teniamo conto che l’aritmetica (dal greco ἀριθμός = numero) è la più antica branca della matematica.

GLI ALGORITMI DELLA GESTIONE ETICAMENTE FONDATA DELL’IMPRESA

Propongo l’algoritmo dell’Etica d’impresa: ἦθος (èthos), cioè significa originariamente “dimora”, “posto in cui vivere” e, per estensione, “carattere”, “costume”, “abitudine” o “indole” e, in definitiva “etica” + λόγος (lógos), corrispondente al latino verbum e all’ebraico דבר davar, deriva dal greco légο (λέγω), che significa scegliere, per cui lògos rinvia a parola, discorso, pensiero, ragione + opus, lemma latino che vuol dire lavoro, opera, fatica, prodotto + εἶδος (èidos), che significa idea, forma, aspetto.

Segue l’algoritmo della collaborazione umana: C (Credibilità/ credendità)* A (Affidabilità)* I (intimacy o emotività solidale uguale WW (Win-Win).

LO SVILUPPO DEI DUE ALGORITMI

L’ETICA D’IMPRESA, LA VISIONE, L’ORGANIZZAZIONE E LA GESTIONE

ÈTHOS

Il significato originario del termine è cambiato nel tempo, fino a significare, nella definizione di “etica” – odiernamente – scienza del giudizio sull’agire buono o malo dell’uomo. L’etica non è un sapere generico, come si evince dal – a volte ridocolo – mainstream televisivo di conduttori, giornalisti e politici, ma un sapere robusto, scientifico, perché fondato su uno statuto epistemologico preciso, concordante e logico: l’etica come tutela assoluta dell’integrità psicofisica dell’uomo e razionale di quanto lo circonda.

In tale definizione si comprendono anche le specifiche “etiche di settore”, tra le quali l’etica del lavoro e d’impresa è tra le più importanti, etica fondata sui principi costituzionali, sulle leggi del lavoro (L. 300/1970 e D.Lgs. 81/2008 et similia), sulla contrattualistica tra le parti e sui Codici etici (D.Lgs. 231/ 2001 et s.m.i.) che stanno sviluppando una presenza sempre maggiore nelle aziende.

LÒGOS

Nella filosofia greca classica e anche nel Vangelo secondo Giovanni (nel Prologo), il lògos è un termine di importanza straordinaria, decisiva. Nel testo evangelico, la parola si riferisce allo stesso Cristo, non creato, ma eternamente generato dal Padre, e qui ci fermiamo. Non per scalfirne l’importanza, ci fermiamo qui e iniziamo a considerare il termine filosofico, che è utilizzato da Eraclito (per il quale rappresenta una sorta di Legge Universale), da Socrate (come Argomentazione Razionale), da Platone (in quanto Conoscenza Intellettuale), da Aristotele (per la Logica formale e Analitica) e dalla Scuola stoica (come Ragione Divina Immanente o Lògos spermatikòs).

Il Lògos è dunque il pensiero, la ragione, la parola detta, il ragionamento logico, in sintesi la stessa dotazione essenziale della mente umana, che sovrintende al pensare a all’agire dell’uomo. Di più, all’agire morale. Per quanto attiene la vita aziendale, il lògos rappresenta la funzione logica e razionale della gestione di tutti i fattori che compongono l’impresa: i fattori finanziari e logistici, il fattore umano, le capacità di visione, di organizzazione e di gestione.

ÒPUS

Si tratta di una potente polisemia che rinvia i concetti da opera a lavoro a fatica. In verità, con il tempo, opus ha acquisito una densità semantica progressivamente più significativa, tant’è che quando si dice “opere”, si intende un qualcosa di grande, quasi di decisivo, come in espressioni del tipo: le opere di Kant oppure le opere di Traiano, o, ancora, di Napoleone.

ÈIDOS

L’idea di un progetto è l’origine, il fondamento di tutto quanto segue operativamente. Non occorre essere platonici per credere e sapere che l’idea precede l’agire, magari anche se di pochissimo. C’è anche quache neuro-fisiologo che ritiene accada l’incontrario, che l’idea di fare qualcosa appaia a livello conscio dopo che la cosa è stata compiuta.

Per Platone le idee sono la base della conoscenza e addirittura dell’esistenza umane. Ma non è questo il luogo per sviluppare un discorso appena plausibile sulle idee platoniche.

Nei primi anni ’80 Benjamin Libet, nei suoi studi svolti nei primi anni ’80, ha (avrebbe) dimostrato che l’attività cerebrale inconscia (chiamata potenziale di prontezza) inizia centinaia di millisecondi prima che la persona diventi consapevolmente cosciente dell’intenzione di compiere un’azione. Questo fenomeno ha aperto un acceso dibattito scientifico e filosofico sul libero arbitrio.

Se dovessimo ritenere che queste ricerche lo mettono in dubbio, verrebbe meno tutta a stori dell’etica come scienza del giudizio sull’agire libero dell’uomo.

In particolare, secondo Libet l’inizio dell’azione parte inconsciamente e precede l’intenzione cosciente; l’idea o la decisione cosciente di muoversi arriva (arriverebbe) in un secondo momento, circa 200 ms prima dell’atto motorio; secondo le conclusioni di Libet, la nostra mente cosciente non dà il via all’azione, ma ha piuttosto il ruolo di “veto”, ovvero la possibilità di bloccare o approvare un’azione già avviata dal cervello inconsciamente.

LA BIBLIOGRAFIA SPECIFICA

  • Time of conscious intention to act in relation to onset of cerebral activity (readiness-potential). The unconscious initiation of a freely voluntary act – PubMedIn 1983, B Libet, C A Gleason, E W Wright, and D K Pearl published a paper in *Brain*: * **Title** Time of conscious intention to …National Institutes of Health
  • time of conscious intention to act in relation to onset of cerebral …TIME OF CONSCIOUS INTENTION TO ACT IN RELATION TO ONSET OF CEREBRAL ACTIVITY (READINESS-POTENTIAL): THE UNCONSCIOUS INITIATION OF …Oxford Academic
  • Volition and the Brain – Revisiting a Classic Experimental Study – PMCAbstract. In 1983 Libet et al. demonstrated that brain activity associated with a voluntary act precedes conscious experience of t…National Institutes of Health

In ogni caso il valore dell’èidos che qui intendo non è inficiato – a mio avviso – dalle ricerche citate. Nel caso, èidos la base che guida la immaginazione della visione che detta la missione di un’intrapresa. Nell’iniziativa economica, così come in qualsiasi altra, dal mondo politico al mondo militare, sia sotto il profilo collettivo sia individuale.

L’ALGORITMO DELLA COLLABORAZIONE: C*A*I genera WW

C (Credibilità/ credendità)

In un’organizzazione ogni operatore deve operare in modo da rendersi credibile, e anche ciò che lo riguarda debbono essere “credende”: il gerundivo latino rinvia a una necessità.

Un esempio: pensiamo alla vicenda Masucci&Taccia, accaduto pubblicamente nei giorni scorsi, esempio evidente di mancanza di ambedue i pattern: l’avv. difensore di Andrea Sempio, Angela Taccia, con l’aiuto di una giornalista della Rai, Lucilla Masucci, cerca di convincere una parente di Sempio ad esprimere giudizi laudativi sul parente inquisito, ma non ci riesce, perché la ragazza nega di volerlo fare. In questo caso mancano sia la credibilità dei due soggetti (l’oggettiva debolezza dell’avvocato e la deontologia scorretta, per essere gentili ed eufemistici, della giornalista), sia le credendità dei concetti richiesti: evidentemente la persona interpellata non si è sentita di dire cose in cui non crede.

Di tale non-credendità ho tratto conferme in una mia visita attuale a Garlasco, attestate da diverse opinioni liberamente espresse da alcuni cittadini da me cautamente interpellati.

A (Affidabilità)*

L’affidabilità è un complemento della credibilità. L’affidabilità è ciò che garantisce che una persona, un sistema o un soggetto/ oggetto mantenga ciò per cui è stato coinvolto o progettato e funzioni costantemente e correttamente nel tempo. Indica il grado di fiducia che si può riporre in qualcosa o qualcuno, dimostrandosi coerenti e privi di errori. Essa comprende la lealtà, la correttezza e anche la sicurezza, come nelle strutture architettoniche e ingegneristiche.

I (intimacy o emotività solidale)

Si articola in diverse dimensioni fondamentali: quella emotiva, che significa condivisione di sentimenti, paure, sogni e vulnerabilità senza il timore di essere giudicati; fisica, come insieme di espressioni di affetto corporeo, vicinanza sensoriale e (anche, se del caso) sessualità; intellettuale, in quanto scambio di idee, opinioni e visioni del mondo che uniscono le menti; esperienziale, che significa creare una storia e una quotidianità condivisa.

L’intimacy richiede tempo per svilupparsi e si fonda sull’ascolto attivo e sul rispetto dei propri spazi e di quelli altrui.

In altre parole, si può affermare che lavorare assieme crea una situazione affettiva particolare, un legame tra le persone, senza che ciò significhi un coinvolgimento emotivo tale da far costituire gruppi umani che si-amano in senso stretto e proprio.

Tutto quanto previsto dall’algoritmo quasi certamente comporta una vittoria o successo, per tutti gli interlocutori coinvolti: esprimibile con la doppia W (Win-Win).

“Vincere” assieme è semplicemente la condizione di una vita buona: vincere da soli non è da vita buona.

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