Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

C’è il “demonio” a Garlasco, oltre a molta corruzione in alcuni enti pubblici di controllo (inchieste Clean 1,2,3 a Brescia): l’omicidio della dottoressa Chiara Poggi è il blasfemo sacrilegio di Garlasco: turpitudine, crudeltà, abiezione “umane”, in tre punti: a) l’orribile vicenda del 13 agosto 2007: una ragazza di 26 anni massacrata a casa sua; b) un innocente in carcere da quasi 11 anni, già unico indagato fin dai tristissimi fatti del 2007, che è il dottor Alberto Stasi; c) un predatore assassino colpevole, libero da 19 anni, chi è?, è forse l’attuale indagato quasi imputato? Oramai, nonostante molto presto dovrà presentarsi davanti a un Giudice, il signor Sempio viene annunziato come ospite nelle TV nazionali, come fosse un attore o un intellettuale di grido: sta diventando un divo televisivo prima di avere fatto i conti con la Giustizia, un uomo inabile ad avere rapporti con le donne, purtroppo per lui. Proviamo ad utilizzare la logica aristotelico- tommasiana (mediante il principio di non-contraddizione) ed hegeliana (mediante la dialettica) per dirimere le questioni processuali (condanna del dottor Alberto Stasi e processo al signor Andrea Sempio) legate all’omicidio tra accuse e confutazioni, evitando e superando le trivialità (come suggerisce Karl Popper) dei processi e della condanna passata in giudicato e dei suoi indefessi laudatores social, per il primo, e svolgendo con cura le indagini e il processo del secondo, fino alla scoperta della verità. Un’altra considerazione sintetica (scandalizzi pure qualcuno!… o magari ispiri qualche analista, laico, togato o ordinato che sia): e se nella tragica vicenda c’entrasse colui che ci è nemico da sempre, l’omicida, il blasfemo, l’ingannatore, l’angelo oscuro intelligentissimo, lo spirito malvagio che-è-nell’aria, il separatore (letteralmente il “dià-bolos”), considerate le ampie attestazioni in tema presenti nella biografia, cioè negli scritti e nei detti dell’imputato, vale a dire il “demònio”? Spero che alla fine la verità processuale corrisponda alla verità fattuale, cioè alla “verità” per eccellenza. Un’ultima cosa che mi risulta infame di questa vicenda è che vi sia un continuo sproloquio sul diritto di difesa dell’indagato o di chiunque lo sia, ma neanche una parola o un rigo sulla possibilità che il colpevole confessi l’orrendo fatto, almeno liberandosi la coscienza dalla lordura del sangue del delitto. E ricordo a chiunque si ritenga offeso da questa ricostruzione che l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana riconosce il diritto di analisi e di critica su qualsiasi argomento da parte di qualsiasi cittadino

(NOTA PER LA LETTURA: non sono un avvocato penalista, non sono un procuratore della Repubblica, non sono un Giudice, non sarò un giudice popolare di Corte d’Assise coinvolto nel processo, non sono un carabiniere né un poliziotto né un finanziere, non sono un biologo né un chimico, non sono un giornalista, non sono un investigatore, non sono un genetista, non sono un criminologo clinico, non sono un medico legale, non sono un antropologo fisico e antropometrista, non sono un dattiloscopista, non sono un esperto di diritto penale, né un docente della medesima materia, non sono un criminalista, non sono uno psicologo, non sono un neurologo, non sono uno psichiatra, non sono un anatomopatologo (se non come a. “della parola”, come mi diceva sempre il caro amico dottor G., a suo tempo mio medico), non sono un Consulente Tecnico Unico, CTU, o di Parte, CTP, non sono un esperto di B.P.A. (Blood Pattern Analysis), non sono un sacerdote diocesano o regolare, non sono un sessuologo, non sono un detective tipo FBI (come si vanta di essere una psicologa assai mediatizzata, ma ampiamente sgamata, che non fa onore alla sua categoria di cui conosco bene altre e molto più valide figure)… ma, siccome ho anche ascoltato sulla vicenda interventi di ogni tipo spesso non coerenti con le conoscenze e le specializzazioni individuali, specifico che io sono un filosofo morale e pratico, sono un eticista, sono un antropologo filosofico, sono un teologo sistematico e morale, sono un politologo sociale, ed è in base a queste discipline che mi esprimo sull’argomento del titolo. Figure come la mia – a mio avviso – dovrebbero essere coinvolte nella riflessione sul caso.)

Con questo domenicale non intendo partecipare a un dibattito, che etimologicamente significa “prendersi a pedate”, ragion per cui dire “civile dibattito” è un ossimoro, una contraddictio in adjecto, come dire “un rutto elegante” (molto presente nei dibattiti televisivi sulla tragedia di Garlasco), ma pongo una quaestio disputata, ebbene sì, come gli Scolastici del Duecento-Trecento, che significa un tema da discutere pazientemente ascoltandosi vicendevolmente… e prenderò posizione).

Pongo dunque le mie riflessioni come la eventuale prima parte di una quaestio disputata, comunque non priva di tesi fondate su quanto finora emerso dalle indagini svolte dalle Autorità preposte.

LE RAGIONI PER CUI MI OCCUPO DEL CASO

Mi occupo, nel merito, del dis-valore morale di un agire umano libero in un determinato contesto, vale a dire dell’atto che ha deliberatamente compiuto chi ha ucciso, massacrandola con malvagia protervia, la dottoressa Chiara Poggi, e con crudele determinazione attuando il male-blasfemo dell’omicidio, arrogandosi il “diritto” di togliere una vita per soddisfare le proprie pulsioni ferine, da sé pensante-supponente e miserabile, infame e scellerato maschio alfa, e addirittura cercando di illustrarle in descrizioni tanto trucidamente realistiche quanto orribili, per lessico, toni ed espressioni.

L’abiezione e la crudeltà sono i due concetti che hanno qualificato l’Atto di incolpazione per omicidio della dottoressa Chiara Poggi avvenuto lunedì 13 Agosto 2007, a carico del signor Andrea Sempio emesso il 7 Maggio 2026 (19 anni dopo l’assassinio!) dalla Procura Generale della Repubblica di Pavia, firmato dal Dottor Fabio Napoleone.

Per fare mente locale su un solo termine del lessico usato dalla Procura nell’atto citato, riporto la seguente definizione linguistica:

Il termine esprime la bruttezza morale di un atto-dell’uomo-non-umano, come spiegherebbe Tommaso d’Aquino, che distingueva rigorosamente l’atto umano, il quale è caratterizzato da humanitas, cioè da un sentimento di apertura e di empatia verso l’altro, dall’atto dell’uomo, che esprime una mera specificazione dell’agente (in questo caso, il male), indifferente al suo valore o dis-valore morale. Kant direbbe che l’assassino di Chiara ha espresso il contrario di ciò che un essere umano dovrebbe fare, agendo dis-umanamente. Più avanti analizzeremo, innanzitutto sulla base della documentazione resa disponibile dalla magistratura, ma anche sulla base di mie libere riflessioni filosofico-morali, il profilo etico -antropologico dell’indagato-imputato, il signor Andrea Sempio, se pure a distanza, perché non lo conosco.

(Il dottor Alberto Stasi)

L’AMBIENTE MORALE DELL’AZIONE OMICIDIARIA

L’atto omicidiario è stato caratterizzato da una hỳbris bestiale, termine traslitterato della voce greca ὕβρις, che vuol dire tracotanza, orgoglio smisurato, aggressività, violenza, superbia (ricordiamoci che il superbo ritiene di potersi permettere atti che invece sono vietati agli altri, e che la superbia, come spiegato da Aristotele, da sant’Agostino, da Gregorio Magno, da Tommaso d’Aquino e da altri è il peggiore e più grave dei sette vizi capitali). che spinge l’uomo a violare i limiti che sono posti “dagli dei” (da Dio), dalla natura e dallo spirito di giustizia (la dike). Nella cultura greca, la hỳbris indica un atteggiamento distruttivo di uno che è accecato dal proprio ego e agisce con disprezzo verso gli altri e l’ordine naturale delle cose, ed è spesso punito con la nemesis (vendetta divina) per ristabilire l’ordine violato.

Nella hỳbris vi sono inoltre turpitudine, crudeltà, menzogna, malvagità, narcisismo, anipolazione. Basta così?

I PROTAGONISTI

Sostengo (a ragione ben veduta) Alberto Stasi, il cosiddetto “biondino (o bocconiano) dagli occhi di ghiaccio”, di giornalistica vergogna, e i suoi genitori, che sono le vittime successive alla persona che è stata uccisa; osservo con rispetto il lavoro degli avvocati professor Angelo Giarda, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, che hanno difeso e stanno difendendo il dottor Alberto Stasi con perizia e attenzione alle regole; non dimentico alcune validissime persone del sistema mediatico, come i giornalisti Luigi Grimaldi, Alessandro De Giuseppe, Albina Perri, Gianluca Zanella, Federico Liguori; apprezzo l’avvocato Alessio Antonelli forse un po’ troppo melanconico; ascolto con interesse l’esperto di B.P.A. (Blood Pattern Analysis) Enrico Manieri; ho fiducia nei medici legali e genetisti Cristina Cattaneo, Denise Albani, Pasquale Linarello e altri; nel medico legale Pasquale Bacco; provo un profondo rispetto per il maresciallo dei Carabinieri Francesco Marchetto, per il colonnello Berti e altri che stanno indagando; per il Procuratore Generale della Procura presso il Tribunale distrettuale di Pavia dottor Fabio Napoleone, e per il dottor Stefano Civardi, Procuratore generale aggiunto; per l’Arma dei Carabinieri in generale; per la Guardia di Finanza; per i magistrati che indagano presso le varie Procure.

Depreco (in base alle documentazioni fornite dalla giurisdizione) Andrea Sempio che, sulla base dei suoi scritti e dei detti registrati appare al lettore o all’ascoltatore come un machista violento, cinico, presuntuoso, bugiardo, incapace di relazioni sane, manipolatore, millantatore, anche stupido, indecente…, fors’anche affetto da sindromi psicologiche antisociali, visto ciò che dice nei soliloqui e ciò che ha scritto nei siti che frequentava; il gen G., prima comandante dei RIS che hanno indagato nella fase iniziale, in seguito in tv e consulente di Sempio senza comunicarlo ad alcuno, accusatore dei suoi sottoposti che avevano solo la terza media per cui sbagliavano (parole sue); il maresciallo S. già condannato; il tenente P. già condannato a quasi sei anni per avere fotografato negli uffici della Procura di Pavia il fascicolo legato ai processi contro Stasi per consegnarli a chi? Il colonnello, già capitano alla guida delle prime indagini farlocche, C.; La Procuratrice delle prime indagini su Stasi dottoressa M.; il Procuratore dottor V., che archiviò Sempio in 21 secondi (a suo dire) nel 2017 (indagini in corso sull’operato suo e di altri); la omnipresente oramai sbracatissima criminologa Bruzzone e diversi suoi altrettanto deprecabili cloni televisivi; il genetista C. che non controlla le emissioni buccali quando parla per insultare chi difende Stasi; gli avvocati della cosiddetta “parte civile”, cioè della famiglia Poggi (tristissimis verbis dictu) C. e T. (d’inferno, direbbe Tex Willer mentre commenta un crimine con Kit Carson); e soggetti televisivi come i conduttori Nuzzi, Matano, Sottile, perfino l’ondivago Porro, e altri.

Complimenti a Infante e a Panicucci.

Dopo la discovery della Procura di Pavia, con la quale i magistrati hanno esplicitato i capi di incolpazione per sempio, i difensori dell’indagato-imputato stanno cercando di vergognosamente “sdoganare” come usuali per dei giovani italiani la lode dello stupro e dell’incesto, nonché di ogni violenza sulla donna atta a dominarla, per giustificare scritti e detti dell’indagato. Non ci sono parole per esprimere lo sdegno e lo schifo per queste prese di posizione pubbliche degli avvocati difensori e dei consulenti del soggetto e della famiglia Poggi.

Come Italiano, per cui anche nel mio nome i tribunali emettono sentenze, non sono disponibile ad accettare che i miei soldi siano usati dalla Rai per pagare quelle persone indecenti; Mediaset faccia quello che vuole, ma si sta trascinando nel fango untuoso e miasmatico della menzogna.

LO SGUARDO STORICO

Un breve riassunto dei fatti: il 13 agosto 2007 Chiara Poggi viene uccisa in casa sua (via Pascoli, 8, Garlasco, in Provincia di Pavia) con crudeltà e abiezione (termini usati dalla Procura nell’atto di incolpazione di sempio; Alberto Stasi la cerca, non riceve risposte telefoniche, si porta a casa di Chiara e si accorge che la sua fidanzata è stata uccisa, telefona ai Carabinieri mentre va in caserma e la sua telefonata, concitata e confusa, diventa il primo capo di accusa (ce ne saranno altri falsi e ridicoli, offensivi per l’intelligenza di chiunque, salvo di chi ha deciso che il colpevole era Stasi fin da subito); partono indagini “a tunnel” solo su Stasi; negli anni successivi si celebrano diversi processi, nei primi due Stasi è assolto, anche dall’accusa di essere un cultore di pedoporn; viene assolto due volte e poi condannato a 24 anni, 16 con il rito abbreviato; nel frattempo sempio è indagato per finta, nel 2007, 2008, 2017, ma nel 2024 parte l’indagine attuale che è quasi sul punto dell’udienza preliminare presso il GIP e del rinvio a gudizio.

LO SGUARDO ANTROPOLOGICO-POLITICO E SOCIOLOGICO

Siamo in Lomellina, zona sviluppata ma provinciale, dove il contesto politico lombardo è variegato: poveri e ricchi a Garlasco sono ben divisi in classi, che dialogano non senza fatica e si intrecciano necessariamente negli ambiti del lavoro. La mia impressione è che vi sia una borghesia professional-bottegaia che non è né carne né carne (d’altro animale). Omnis adfirmatio est negatio, come insegnava il cardinale Nicola di Kues. Indubbiamente l’ambiente dove si è svolta la tragedia è un mix tra forme di proletariato operaio (sempiano) e forme di piccola borghesia (i Poggi e gli Stasi), senza dimenticare la borghesia a pieno titolo dei signori Cappa, degli avvocati e degli ufficiali maggiori di polizia giudiziaria e dei magistrati.

LO SGUARDO MORALE. UNA REGRESSIONE PSICOLOGICA PRIMORDIALE? LA “NECESSITÀ” CONFESSORIA E LE “VOCI DI DENTRO”. FLUSSO DI COSCIENZA E AUTOCOSCIENZA?

L’agire dell’assassino (o degli assassini) e dei co-protagonisti può essere valutato anche consultando il DSM-V-TR MG, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali per la Medicina Generale, che ci può aiutare ad ipotizzare, pur da distante e basandoci solo sulle notizie rese note sui fatti e sul “protagonista” ora indagato e prossimo imputato, se e quanto possa essere psichicamente mentalmente disturbato, tutto considerato. In ogni caso non lo farò, sia per la non-conoscenza diretta di questo ometto. sia perché non posssiedo specializzazioni in psicologia, psichiatria o neurologia.

Sempio borbotta in auto, sa di essere intercettato, eppure parla, irresistibilmente spinto da qualcosa di interiore e, se pure confusamente, si colloca sul luogo del crimine farfugliando (ma si capisce bene ciò che dice): “c’era sangue lì“, ma non parla mai di omicidio o di assassinio, perché quando si riferisce al delitto dice “quella cosa là“. La psiche non è sempre e del tutto controllabile. Flusso di coscienza dentro il processo di autocoscientizzazione?

In altri casi si contraddice o non riesce a rispondere, mentre invece parla e parla di quella vicenda. Non mi pare occorra agggiungere altro. Oltre ai 21 indizi gravi, precisi e concordanti, c’è tutto questo patrimonio parlato, che si aggiunge a quello scritto, trovato sul sito dove si impara-la-seduzione della donna, con qualsiasi mezzo, Italian seduction.

Ma probabilmente il sedotto è lui, forse da una forza infinitamente maggiore, che lo assiste mentre decide di compiere il più grave dei reati, e dei peccati.

LA LOGICA COME STRUMENTO PER LA VERITÀ PROCESSUALE

In ambito giurisdizionale, dall’antica Grecia e dal mondo Romano, e fino ad oggi, la logica sillogistica di tipo aristotelico ha costituito la base delle procedure giudiziarie processuali in tutto il mondo occidentale.

In particolare il sistema accusatorio ha sempre convissuto con la possibilità che la parte oggetto di accuse potesse svolgere un’attività “elenctica”, cioè confutatoria a difesa dell’accusato a cura dell’avvocato difensore. Solo molto recentemente, in Italia, le riforme Vassalli e Cartabia, sulla base dell’articolo 111 della Costituzione della Repubblica, hanno riformato il sistema giuridico penale, nel quale sono stati in vigore, prima il sistema accusatorio e oggi quello inquisitorio. La differenza principale sta nel ruolo del giudice e nella formazione della prova. Il sistema accusatorio si fonda sulla parità tra accusa e difesa e sulla formazione della prova in dibattimento. Il modello inquisitorio concentra i poteri nel giudice, che ricerca attivamente le prove. Vediamo meglio.

Nel Modello Accusatorio il Giudice è terzo e imparziale. Non effettua indagini, ma valuta le prove presentate dalle parti (accusa e difesa); le prove si formano nel contraddittorio durante il dibattimento pubblico, dove le parti possono interrogare e controesaminare i testimoni; vi è una parità dei mezzi a disposizione di accusa e difesa. La finalità è quella di risolvere una disputa tra le parti tutelando i diritti dell’imputato (presunzione di innocenza).

Nel Modello Inquisitorio vigente dopo le riforme sopra citate, il Giudice ha un ruolo attivo assieme al pubblico ministero, che dirige le indagini e ricerca le prove della colpevolezza o dell’innocenza; le prove si formano durante la fase istruttoria che è (deve essere) tipicamente segreta e scritta. Il processo successivo serve principalmente a valutare atti già formati. La finalità è la ricerca della verità “materiale” (l’obiettivo è scoprire cosa è successo a prescindere da ciò che le parti argomentano), accertando, se vi è, il reato per punire il colpevole.

L’ESITO PENALE

Non sappiamo, allo stato, nemmeno se sempio sarà rinviato a giudizio, perché un GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) potrebbe teoricamente ritenere non-certa una condanna sulla base delle prove e degli indizi raccolti dalla Procura, ma se sarà processato, faccia la scelta che vuole, anche il rito abbreviato secondo la riforma Cartabia del 2019 che comporta lo sconto di un terzo della pena, ad ergastolum (che a mio parere meriterebbe) vitandum, io spero che riceva una condanna proporzionata all’orrendo atto compiuto, e che la sconti fino in fondo. Non posso negare che nel mio retropensiero, dopo l’esigenza di giustizia, vi sia anche un acre sapore di vendetta sociale e antropologica, tanto orribile e inacccettabile è il fatto tragico di Garlasco.

TEMPTATIO, SEDUCTIO, OBSESSIO, POSSESSIO

Parto a piedi uniti: come cristiano, valutando i fatti così come appaiono dalle informazioni a disposizione in tutta la loro particolare gravità e bestialità, sono portato a credere, non solo nell’esistenza, ma anche dell’attività in loco del demònio, del diavolo, cioè del “separatore” in greco antico. Si tratta di una voce derivante dal greco διάβολος, che significa originariamente “calunniatore”, “accusatore”, ed è divenuto perciò l’equivalente dell’ebraico sātān “avversario” nell’accezione che questo termine ebbe nel giudaismo tardivo. Nel cristianesimo esso fu applicato al principale dei demòni malvagi, l’antonomastico “avversario” del giudaismo, appunto, il sātān.

Ancora, etimologicamente e semanticamente: il termine greco διαβάλλω (diabàllo) significa letteralmente dividere, separare, mettere una barriera e, metaforicamente calunniare, accusare. È un termine composto da dia (attraverso) e ballo (lanciare/mettere), indicando l’azione di gettare qualcosa in mezzo per dividere. Da qui deriva “diavolo”, inteso come colui che crea discordia.

Credere che il diavolo esiste, cari dottor Vito Mancuso e professor Rudolf Bultmann, è articulum fidei, riferentesi a numerosi loci biblici ed evangelici, di cui offro un elenco sommario: le Tentazioni nel deserto (Matteo 4:1-11, Luca 4:1-13): È il passo più noto in cui il diavolo dialoga con Gesù;

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) tratta la figura del diavolo e la caduta degli angeli principalmente nei paragrafi 391-395, all’interno della sezione dedicata al peccato originale e alla creazione. Ecco i punti chiave e gli articoli principali: CCC 391: Sottolinea che dietro la scelta disubbidiente dei progenitori c’è una “voce seduttrice” che si oppone a Dio; CCC 391 (Origine): La Chiesa insegna che il diavolo e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma si sono trasformati in malvagi per libera scelta (rifiutando Dio); CCC 392 (Peccato degli angeli): La caduta consiste nel rifiuto radicale e irrevocabile di Dio da parte di questi spiriti creati; CCC 393: Definisce il peccato degli angeli non perdonabile a causa del carattere irrevocabile della loro scelta, in quanto puri spiriti; CCC 394: Cita Satana come “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44) e “omicida fin dal principio”; CCC 395: Specifica che la potenza di Satana non è infinita: resta una creatura, sebbene potente, e la sua azione è permessa dalla provvidenza divina; CCC 2851: Nell’ultima parte dedicata al “Padre Nostro” (Liberaci dal male), spiega che il male non è un’astrazione, ma una persona: Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio; CCC 414: Ribadisce che Satana è un angelo decaduto.

La Chiesa insegna quindi che il diavolo è un essere personale, una creatura angelica che ha scelto liberamente il male.

Negarne l’esistenza come sostanza separata, angelica, puro spirito è come negare la necessità dell’Incarnazione di Gesù Cristo per la nostra salvezza.

Chi è interessato al tema suggerisco la lettura di un volume edito dallo Studio Domenicano di Bologna, di cui è autore il padre François-Marie Dermine, che è un frate domenicano mio amico, docente di Teologia morale ed esorcista. Titolo del volume: Ragioniamo sul demonio Tra superstizione, mito e realtà.

Nella demonologia, la tentazione è il primo passo, spesso descritto come un’influenza esterna che mira a deviare la volontà umana dalla retta via: la seduzione è una forma specifica di tentazione, spesso legata alla sfera sessuale o sensuale. Figure come il Succubo (demone in forma femminile) appaiono nei sogni per sedurre gli uomini, incarnando il connubio tra seduzione e attacco demoniaco. La seduzione e la tentazione mirano a indebolire la resistenza spirituale e morale della vittima, aprendo la strada a influenze più profonde.

La Possessione (o Possessio, in Demonologia, che è una branca della disciplina teologica denominata Angelologia)

La possessione demoniaca è definita come una condizione in cui il demòne (attenzione bene: non il dèmone, che sarebbe lo spirito inquieto di Socrate, ad esempio) agisce “dall’interno”, concentrando la sua azione sul corpo della vittima, che viene controllato contro la sua volontà. Il demòne, essendo un’entità incorporea, cerca un “alloggio” o un corpo fisico, considerando la forza vitale dell’individuo, a volte descritta come aperta durante momenti specifici, una porta d’accesso. Storicamente, la possessione è stata visualizzata attraverso manifestazioni fisiche estreme, come contorsioni innaturali degli arti e della testa.

Mentre la demonologia classica si concentra sulla liberazione fisica, alcune interpretazioni, come quella calvinista, vedevano la possessione in un contesto dove il fine ultimo non era solo l’espulsione, ma la conquista della tentazione stessa.

Sintesi dei Concetti: Tentazione: Influenza esterna (proposta); Seduzione: Tentazione intensificata e focalizzata (inclusa quella carnale); Possessione: Controllo interno e fisico.

Questi elementi sono spesso vedi come un climax: la seduzione porta a cedere alla tentazione, il che può indebolire l’anima a tal punto da consentire la possessione.

IL DEMONIO A GARLASCO

Cari lettori e care lettrici, se avete seguito le vicende legate alla tragedia di Garlasco e, ora, alla vita del signor S-empio (se separiamo la “s” da “empio”, si legge… empio, cioè non-pio), ampiamente rivelata al pubblico mediante la pubblicazione di testi presenti nei social da lui frequentati per anni, come il sito Italian Seduction, specializzato nel “formare” individui bravi nella seduzione delle donne con qualsiasi mezzo, violenza compresa, nonché le sue dichiarazioni borbottate in soliloqui interminabili, nei quali ammette lo stupro e anche l’incesto come affermazione di potestà del genere maschile sulla donna, potreste notare (io lo noto) una certa dimestichezza con gli aspetti demonologici sopra riportati.

Io non ci voglio parlare con te“, lo si sente dire in auto, mentre scimmiotta la dottoressa Chiara Poggi, che stava tormentando da tempo. Poi lui chiosa: “…mi ha buttato giù, fa la dura la str.”

Per il fratello della ragazza ammazzata il suo caro “migliore” (e che significa?) amico non può essere l’omicida, così come per i genitori, che si sono attorniati di avvocati e consulenti molto abili nella manipolazione di persone più fragili e sprovvedute. In ogni caso li pagano, magari con i 300.000 euro già ricevuti per danni dalla famiglia dell’innocente dottor Alberto Stasi, il cui papà, Nicola, è mancato nel 2013, dopo sei anni di tormenti giudiziari del figlio, peraltro due volte assolto e poi condannato a 24 anni, 16 con il rito abbreviato. Papà Nicola non fece a tempo a vedere suo figlio in carcere e forse fu una piccola tristissima grazia nell’enorme infamità. Forse vi è anche un forte senso di colpa in qualcuno della famiglia Poggi, per avere consegnato a sempio ciò che ha messo in moto tutto? Sto pensando al filmino privato girato tra Alberto e Chiara, che pare sia stato diffuso a partire dalla disponibilità data a sempio.

Una delle ragioni per cui i signori Poggi sono pervicacemente legati alla colpevolezza di Stasi è – probabilmente – di carattere economico: dovrebbero ricevere dalla famiglia del condannato ancora 400.000 euro, sentenziati come risarcimento per danni morali quando fu condannato il dottor Stasi, oppure, se questi sarà riconosciuto innocente, dovranno restituire i 300.000 già incassati; forse questa non è una ragione banale, che si aggiunge al fatto che è oggettivamente dura ricredersi su come siano realmente andati i fatti, dopo avere pensato per anni tutt’altro, perché la verità è la corrispondenza, provata per evidenza o per comunicazione di notizia fededegna, alla realtà (Aristotele, cf. Principio di non-contraddizione e Principio del Terzo escluso, per cui a) se A si può dare solamente A come non-non-A, e b) si può dare o A o B, giammai C, e la verità è dura (ha la testa dura), pesante, poiché i fatti accaduti realmente non si possono cambiare, (cari signori Poggi-Preda e Sempio-Ferrari). Avreste bisogno di consiglieri familiari diversi da quelli che vi siete scelti.

Chi ha passione per questi fondamentali argomenti concernenti i principi primi della realtà, che sono assiomatici per cui non occorrono dimostrazioni logiche della loro veridicità, si dedichi alla lettura del Libro IV della Metafisica, ottima nella traduzione del professor Enrico Berti, edizioni Morcelliana, Milano 2017.

GLI INDIZI DI COLPEVOLEZZA

Nel caso del delitto garlaschese vi sono 21 evidenze quali indizi gravi, precisi e concordanti della colpevolezza di Sempio, i principali dei quali sono a) l’impronta 33 sul muro della scala sulla quale era stata gettata la povera Chiara, b) la presenza del DNA della linea patrilineare, aplotipo Y, dei Sempio nelle unghie di Chiara, c) lo scontrino del parcheggio a Vigevano falso che annulla l’alibi, peraltro non richiesto che diventa prova a carico, d) il fatto che Sempio non si ricorda il titolo del libro che avrebbe voluto acquistare a Vigevano, ma neppure l’argomento: incredibile!, e) l’impronta di una scarpa della misura dell’indagato nei pressi delle tracce ematiche, f) lo squillo con l’amico Freddi delle 9:58 del 13 Agosto 2007 ripreso dalla stazione telefonica collocata vicino a via Pascoli, g) il fatto che nelle ore e nei giorni successivi al delitto non vi è stato alccun contatto tra Sempio e il suo carissimo amico Marco (ma come si dà una cosa del genere? Ti ammazzano la sorella e tu non cerchi il fratello tuo amico? Perché?), e, tornando indietro nel tempo, le tre chiamate sul telefoono fisso di casa Poggi, lui dice per cercare Marco di cui conosceva perfettamente la collocazione da diversi giorni a Falzes in Trentino con mamma e papà e la famiglia Biasibetti, mentre invece, come conferma nei soliloqui intercettati, s-empio stava cercando di capire se Chiara fosse sola in casa per raggiungerla e cercare di possederla anche con la violenza, come teorizza nei soliloqui e nel sito dove cercava di imparare a sedurre in qualsiasi modo una donna , etc., mentre Stasi venne prima assolto e poi condannato prima come pedopornografo (accusa dalla quale è stato assolto) e poi come assassino, nonostante l’osservazione finale molto chiara, inequivocabile, del Procuratore Generale della Corte di Cassazione dottor Oscar Cedrangolo, che era l’accusa!: “Io non ho trovato alcuna prova che consenta di condannare Stasi oltre ogni ragionevole dubbio, e nemmeno voi l’avete trovata“. Si tratta di una mia parafrasi delle frasi pronunziate dal Procuratore Generale. Queste parole appaiono, a loro volta, quasi l’eco delle frasi di Ponzio Pilato che non trovava alcuna colpa in Gesù di Nazareth portato dinnanzi a lui con l’accusa di sedizione e di bestemmia. Poi sappiamo come è finita (cf. Vangelo secondo Giovanni 18, 38).

Domanda a chi ritiene che si stia mostrificando l’indagato approfondendo l’argomento. E’ mostrificare Sempio il ricordare queste cose, oppure è solo riferire ciò che ormai è già noto e attestato?

Ricordo che l’articolo 533 del Codice di Procedura Penale, al paragrafo 1 recita: “Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio. Con la sentenza il giudice applica la pena e le eventuali misure di sicurezza.”, cioè il carcere.

Tornando alla possibile (a mio avviso fortemente probabile) influenza seduttiva demoniaca, ciò può essere accaduto senza che Sempio se ne rendesse conto, perché lo stesso mi pare, dalle informazioni biografiche che si hanno, non possedere basi culturali adeguate (anche se è uso vantarsene). In altre parole, quest’uomo si può essersi avvicinato, oppure essere stato avvicinato da qualche entità maligna, cui ha aperto, anzi spalancato la porta (invece che a Cristo!), e può esserne rimasto vittima.

Ciò però non significa che una tentazione seduttiva “andata a buon fine” tolga responsabilità al medesimo, così come eventuali diagnosi di turbe mentali, a meno che non si riscontrino vizi di mente di carattere psicotico talmente gravi da collocarlo magari in uno spettro schizoide o in altro, come descrive il DSM V. Si vedrà. In tv non è mai parso pazzo, ma solo recitante una greve e squallida commedia pilotata da altri, commedia grottesca di qualità pessima.

Non posso trascurare, anche se solo come citazione, alcuni fatti tragici che si sono registrati a Garlasco e dintorni nel ventennio scorso, dai tempi dell’uccisione della dottoressa Chiara Poggi: diversi suicidi quantomeno strani, di giovani legati al gruppo amicale di sempio (suicidi od omicidi?), e anche di adulti, e perfino di un signore in età, trovato scannato in un vicolo. Viene da pensare che la “malignità” sopra citata abbia agito anche in altri casi.

In realtà, se colpevole, sempio (o chi sia) ha tolto il bene della vita a una ragazza nel fiore degli anni, per puro egoismo, realizzando un male, che è intrinsecamente, come insegnano Plotino (cf. Enneadi, VI, 1.8), sant’Agostino (cf. Confessiones, Libro VII) e san Tommaso d’Aquino (Quaestio disputata de malo, in Summa Theologiae, II-II), una defectio boni, una privazione del bene, in questo caso della vita. Come può anche solo pensare uno di avere il diritto di togliere la vita a un’altra persona per soddisfazione personale? Ma una domanda del genere, questo ometto se la è mai fatta?

Da ultimo: spero che fra’ Alessandro Biasibetti, a suo tempo amico del signor Sempio, del signor Marco Poggi e degli altri coinvolti nelle indagini almeno come persone informate sui fatti, abbia vuto modo di incontrare il padre François-Marie Dermine, per trarne utili insegnamenti, oltre agli altri padri moralisti (che sono studiosi di etica generale e cristiana, non confessori non richiesti) della Facoltà Teoologica dell’Emilia Romagna, cui afferisco.

Se il lettore desidera approfondire i temi etico-morali generali e particolari, mi permetto di segnalare il mio “Non quello che voglio faccio, ma quello che detesto. Elementi fondamentali di filosofia morale e sociale e della vita umana. Sintesi di teologia morale (Lettera ai Romani 7, 15) di Renato Pilutti, Ed. Segno, Tavagnacco-Milano 2021.”

L’INDAGINE, IL TORMENTO INTERIORE E LA RESIPISCENZA

L’indagato-imputato sta venendo indagato dalle autorità di polizia e giudiziarie con tutto il rispetto delle regole previste dalla normativa penale italiana, garantendogli il diritto di difesa e ogni possibilità di portare documentazioni a suo discarico. Interpellando Leibnitz potremmo anche dire che alla verita di ragione (gli atti dei magistratti inquirenti), per poter procedere a un regolare processo e a una condanna dell’imputato debbono diventare verità di fatto, ove i fatti siano stati sufficentemente attestati e provati.

In altre parole non riesco però, a non comunicare a chi mi legge qualche altra riflessione, molto comune nel pensiero di moltissime persone (ritengo dei più), le seguenti: anche se istintivamente affiderei questo imputato a chi lo potrebbe far confessare a suon di quattro “sani” sganassoni, come Tex Willer, Aquila della Notte, magari aiutato dal prode guerriero Navajo Tiger Jack, l’Agente Harry Callaghan (anche senza Smith&Wesson 44 Magnum), l’Agente Speciale del NCIS Leroy Jethro Gibbs aiutato dall’Agente speciale in trasferta del Mossad Ziva David, nelle cui mani si potrebbe abbandonare il signor Sempio per un’ora o due, che sono ampiamente sufficienti al lavoro di Ziva, gli Agenti Speciali del FBI Aaron Hotchner, David Rossi e Jason Gideon, non trascurando un colloquio con il dottor Spencer Reid, per far vergognare l’imputato circa la sua insipienza (l’insipiente è il contrario del sapiente, l’insipiente non è sapido) e la controproducente presunzione, o il Sergente Hank Voigt dell’Intelligence Chicago Police Department, aiutato dall’Agente Speciale Jay Halstead (che guardano negli occhi i sospettati e sono opportunamente maneschi), che sono personaggi di fantasia, non posso non augurargli, come essere umano, di confessare ciò che ha compiuto – liberamente – e di chiedere aiuto per avviare un percorso di pentimento e di resipiscenza spirituale, che lo porti a chiedere umilmente perdòno perdòno perdòno a chi ha orribilmente offeso, sulla sua cattiva strada

pagando il suo debito con la giustizia e sparendo poi alla vista del mondo, mentre un sentimento di vergogna sorga nei pessimi conduttori televisi che alla fine lo anno ingannato (cito nuovamente i sigg. Nuzzi, Matano, Sottile, Porro e altri), in alcuni avvocati e consulenti che lo hanno direttamente o indirettamente assistito, circa i quali esprimo solamente un po’ di pena per l’avvocato Taccia, che descrive il suo tutelato come un salvatore di grilli e di formiche (oooh Signore!), a suo modo vittima anch’ella. Vergogna che dovrebbe finalmente cogliere anche “opinionisti” (che mestiere ridicolo!!!) presuntuosi e inattendibili come Bruzzone (questa signora conosce l’articolo 7 del Codice deontologico dell’Albo degli psicologi? Quello che prevede che si possano formulare ipotesi sui tratti di personalità di un essere umano solo e solamente se si possiedono documenti probatori in tema e si conosce la persona, mentre lei ha formulato ipotesi sul dottor Stasi, proclamate in televisione, basate sulla lettura di… giornali), Vagli, Colaprico, Lugli e altri disutili inascoltabili, pagati dal nostro denaro quando appaiono sui canali Rai. Comunico a chi mi legge che io non guardo mai il talk show dove queste persone infelici appaiono, ma mi limito a consultare solo i commenti più appropriati sulle trasmissioni tv di alcuni youtuber, che ho citato sopra.

Da ultimo, si riformi la norma, ministro caro Carlo Nordio e politica tutta, che prevede si possa riprocessare un imputato che sia già stato assolto, come nel caso, duplice, del caro dottor Alberto Stasi.

Con la determinazione dei miei convincimenti tratti dalle informazioni delle Autorità sui fatti, morali e con l’ausilio delle mie conoscenze, mi batterò – nel mio piccolo – per la giustizia e la verità su questo caso con tutte le mie forze finché ne avrò, con l’aiuto del Signore.

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