(NOTA PER LA LETTURA: non sono un avvocato penalista, non sono un procuratore della Repubblica, non sono un Giudice, non sarò un giudice popolare di Corte d’Assise coinvolto nel processo, non sono un carabiniere né un poliziotto né un finanziere, non sono un biologo né un chimico, non sono un giornalista, non sono un investigatore, non sono un genetista, non sono un criminologo clinico, non sono un medico legale, non sono un antropologo fisico e antropometrista, non sono un dattiloscopista,…
C’è il “demonio” a Garlasco, oltre a molta corruzione in alcuni enti pubblici di controllo (inchieste Clean 1,2,3 a Brescia): l’omicidio della dottoressa Chiara Poggi è il blasfemo sacrilegio di Garlasco: turpitudine, crudeltà, abiezione “umane”, in tre punti: a) l’orribile vicenda del 13 agosto 2007: una ragazza di 26 anni massacrata a casa sua; b) un innocente in carcere da quasi 11 anni, già unico indagato fin dai tristissimi fatti del 2007, che è il dottor Alberto Stasi; c) un predatore assassino colpevole, libero da 19 anni, chi è?, è forse l’attuale indagato quasi imputato? Oramai, nonostante molto presto dovrà presentarsi davanti a un Giudice, il signor Sempio viene annunziato come ospite nelle TV nazionali, come fosse un attore o un intellettuale di grido: sta diventando un divo televisivo prima di avere fatto i conti con la Giustizia, un uomo inabile ad avere rapporti con le donne, purtroppo per lui. Proviamo ad utilizzare la logica aristotelico- tommasiana (mediante il principio di non-contraddizione) ed hegeliana (mediante la dialettica) per dirimere le questioni processuali (condanna del dottor Alberto Stasi e processo al signor Andrea Sempio) legate all’omicidio tra accuse e confutazioni, evitando e superando le trivialità (come suggerisce Karl Popper) dei processi e della condanna passata in giudicato e dei suoi indefessi laudatores social, per il primo, e svolgendo con cura le indagini e il processo del secondo, fino alla scoperta della verità. Un’altra considerazione sintetica (scandalizzi pure qualcuno!… o magari ispiri qualche analista, laico, togato o ordinato che sia): e se nella tragica vicenda c’entrasse colui che ci è nemico da sempre, l’omicida, il blasfemo, l’ingannatore, l’angelo oscuro intelligentissimo, lo spirito malvagio che-è-nell’aria, il separatore (letteralmente il “dià-bolos”), considerate le ampie attestazioni in tema presenti nella biografia, cioè negli scritti e nei detti dell’imputato, vale a dire il “demònio”? Spero che alla fine la verità processuale corrisponda alla verità fattuale, cioè alla “verità” per eccellenza. Un’ultima cosa che mi risulta infame di questa vicenda è che vi sia un continuo sproloquio sul diritto di difesa dell’indagato o di chiunque lo sia, ma neanche una parola o un rigo sulla possibilità che il colpevole confessi l’orrendo fatto, almeno liberandosi la coscienza dalla lordura del sangue del delitto. E ricordo a chiunque si ritenga offeso da questa ricostruzione che l’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana riconosce il diritto di analisi e di critica su qualsiasi argomento da parte di qualsiasi cittadino
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