Tutti gli “imperi” prima o poi declinano e poi si spengono – più o meno rapidamente – e alla fine terminano il loro dominio sui loro popoli, su quelli “conquistati” nel tempo e in vari modi, e finisce anche il condizionamento su altri. Propongo un esempio: come una “grandeur” ritenuta dai suoi orgogliosi abitanti immortale, quella della Francia, declina, analogamente a tutte le cose umane, che sono ontologicamente caratterizzate dalla soggettiva temporalità e dalla obiettiva finitezza. Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron, e prima di lui Jacques René Chirac, François Maurice Adrien Marie Mitterrand, il generale Charles André Joseph Marie de Gaulle, Léon Blum, Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (Napoleone III), Napoleone Bonaparte (che era Italiano!), Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, re Luigi XIV Borbone, re Francesco I Angouleme Valois, Filippo IV il Bello, e cito solo i maggiori tra i capi della Francia (ho citato anche quello attuale, Macron, che non annovero – soggettivamente – tra i maggiori, ma tra i mediocri), si sono sempre creduti dei Luigi IX Capeto, il re unto del Signore, santo, radicale antisemita medievale, credenti o atei che fossero, quasi fino a Vercingetorige re degli Arverni, i Galli di Francia. Consideriamo dunque sia i meriti sia la superbia dei Francesi e della Francia, una delle maggiori Nazioni d’Europa e del mondo. Un problema generale è che pochissimi, al di là degli addetti ai lavori (storici, politologi e diplomatici), studiano la storia: se i grandi del mondo che nel 1919 decisero di affamare la Germania (che militarmente – ricordiamolo – non era stata sconfitta), cioè 80 milioni di tedeschi, il popolo più numeroso d’Europa, contro le opinioni di Sir John Maynard Keynes, consigliere economico inascoltato da Lloyd George, dal Presidente francese Georges Clemenceau al Presidente americano Woodrow Wilson, fino al nostro Vittorio Emanuele Orlando (che aveva già le sue “gatte da pelare” in Patria dove stavano nascendo i “Fasci di combattimento” dello sciaguratissimo Benito), avessero studiato la storia di Roma antica, quando i Romani affamarono Cartagine dopo la Prima Guerra punica provocando la Seconda e il rischio che Annibale distruggesse l’Urbe, forse il germe del nazismo non avrebbe partorito il mostro hitleriano e favorito lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. L’esempio del declino francese attuale, che segue a ruota quello dell’impero inglese, dovrebbe “far scuola” a nuovi “imperialisti” come Netaniahu e Erdogan, e agli imperialisti impenitenti come Trump e Putin… Con tutti i nostri limiti, noi Italiani non abbiamo voluto replicare in questi ultimi decenni il colonialismo crispin-giolittiano e quello fascista, collocandoci in una posizione più equilibrata rispetto alle altre grandi Nazioni europee, per merito di tutti i Governi che si sono ininterrottamente succeduti dal 1945 al 2026, da De Gasperi a Meloni
(NOTA INFO: come da recente costume metodologico informo i miei gentili lettori e le gentili lettrici che il prossimo domenicale avrà come argomento “Il mestiere e la missione etica del medico“)
In proemio richiamo un paio di versi della geniale canzone del grande Paolo Conte, Bartali: Oh, quanta strada nei miei sandali/ Quanta ne avrà fatta Bartali/ Quel naso triste come una salita/ Quegli occhi allegri da italiano in gita/ E i francesi ci rispettano/ Che le balle ancor gli girano…
Quando voglio far arrabbiare un Francese o far innervosire uno che “tiene” molto alla Francia, gli dico che i Francesi sono… Tedeschi o, più precisamente, derivano – come narra Publio Cornelio Tacito nel De origine et sito Germanorum – da una delle maggiori tribù germaniche dei tempi antichi della Roma pre-imperiale: quella dei Galli variamente suddivisi e, qualche secolo dopo, da quella dei Franchi dei predecessori di Carlo Magno e di lui stesso, che pose la sua capitale non a Lutetia Parisiorum (Parigi) ma ad Aachen (Aquisgrana), in Germania, Renania Settentrionale-Westfalia.
Ma le cose sono molto più complicate e difficili da spiegare, per modificare necessariamente la mia fastidiosa – e per i Francesi antipatica – semplificazione.
Quando negli anni ’90 si discusse a livello dell’Unione Europea della sua Costituzione, vi fu un grande dibattito sulle origini dell’Europa.

Si discusse soprattutto sulla proposta di inserire nel preambolo del testo costituzionale che le fonti originarie della cultura umana, filosofica, politica e morale dell’uomo occidentale sono state, sia ebraico-cristiane per i valori antropologico-morali, sia greco latine, per le medesime ragioni e per la struttura della conoscenza filosofica e scientifica. La prima fonte è – in particolare – la sorgente della nozione di persona e del suo valore, che è superiore alla nozione di collettività; alla seconda fonte si abbevera la struttura dell’epistemologia occidentale, cioè del sapere scientifico e filosofico generale, nonché di un’etica che si compone bene, armonicamente, con quella evangelica. Tant’è che i maggiori teologi (e filosofi) cristiani, Agostino prima e Tommaso d’Aquino poi, posero-fondarono i loro saperi teologico-filosofici su impianti provenienti dal plesso sapienziale platonico-aristotelico, rispettivamente sul primo e sul secondo.
E questo è inconfutabile, alla faccia della presunzione, tutta o almeno prevalentemente francese, che la modernità con tutti i suoi valori legati al diritto e alla democrazia siano un parto diretto e assoluto dell’Illuminismo settecentesco, che ebbe in Parigi il suo fulcro. L’Illuminismo dei Montesquieu e dei Diderot, così come quello dei Locke e degli Hume, e del maggiore dei filosofi illuministi Immanuel Kant, non nascono dal nulla, improvvisamente, ma da basi filosofico-morali molto più antiche, esattamente quelle sopra citate. Ripeto: dalle fonti giudaico-cristiane e da quelle greco-latine.
UNA BREVISSIMA SINTESI DELLE FONTI ANTICHE
La logica, la metafisica e l’etica filosofiche greche (Socrate, Platone, Aristotele, Epitteto, Zenone di Cizio, etc.) sono il prodromo necessario e strutturale del pensiero occidentale, dell’etica e delle scienze fisiche e biologiche. Roma, dopo avere conquistato la Grecia, sussunse il suo pensiero, sviluppandolo soprattutto nell’ambito del diritto. Personaggi come Lucio Anneo Seneca si connetterono strettamente alle etiche aristotelica e stoica, con la valorizzazione del tema morale delle virtù e dei vizi contrari, definendo una chiara distinzione fra bene e male. Aggiungo subito che Agostino, Gregorio Magno e Tommaso d’Aquino, a loro volta si posero in continuità con le dottrine etiche greco-latine aggiungendovi il tema radicale del valore assoluto della persona umana, come discrimine, soggetto e oggetto di ogni azione morale.
Il diritto romano, dalla Legge delle XII Tavole, tramite Cicerone e altri jurisprudenti arrivò, sulle tracce dell’etica generale greco-latina fino all’imperatore Giustiniano nel VI secolo e al suo Corpus iuris civilis, che ancora costituisce la base degli studi accademici del diritto in tutto l’Occidente, influenzando largamente anche altri plessi giuridici. Un esempio: l’Afganistan pre e non-talebano ha voluto trarrre ispirazione per la propria Costituzione dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Fu Massimo D’Alema, come Capo del Governo italiano, nel 1999, a farsi parte diligente per questo consiglio legislativo ai governanti della Nazione asiatica.
LA MANCATA APPROVAZIONE DELLA “COSTITUZIONE” DELL’UNIONE EUROPEA
I Francesi, dunque, imposero la loro visione che fece fallire il progetto di Costituzione Europea: per i Francesi, ripeto, è solo l’Illuminismo che fa nascere l’Europa. Cosa non veritiera, perché limitata, parziale, insufficiente.
Da dove “viene” dunque l’Illuminismo, e poi anche – conseguentemente – il socialismo nelle sue varie declinazioni e la stessa democrazia parlamentare? Nettamente, certamente, sinceramente, storicamente, scientificamente, innanzitutto dalla lezione dell’evangelium christianum, che riporta ciò che disse e fece rabbì Jesus ben Josep ben Nazareth, cioè Gesù figlio di Giuseppe di Nazareth della tribù di Giuda, il Caldeo emigrante della Famiglia di Abramo, Isacco, Giacobbe, e poi del valoroso re David, quello della cetra, che desiderò la bella Betsabea, moglie di Urìa, gran generale che il re mandò al massacro per avere lei. Concupìta la bella giudea, gli nacque Salomon, il più grande dei re di israele, in ebraico antico: שְׁלֹמֹה, moderno Šəlomo o Šlomo, antico Šəlōmōh; in arabo: سليمان Sulaymān; in greco: Σαλωμών o Σολομών; in latino: Salomon nato a Gerusalemme, 1011 a.C. circa – morto a Gerusalemme, 931 a.C. circa) è stato, secondo la Bibbia, il terzo re di Israele dopo Saul e David. E cito solo lui perché è il più grande re di allora, figlio di un adulterio. Le vie del Signore (come si dice)…, anche se Nathan profeta fece fare penitenza a David per il suo grave peccato… “provvidenziale” (absit, humiliter puto, haerĕsis verbis meis), come nel tradimento di Giuda Iscariota?
Quanto infinitamente più grande è il figlio di Jakob di Benjamin Netaniahu, che profana il nome del dodicesimo figlio di Jakob, avo di re Saul. Tanto saggio quel Benjamin quanto criminale questo Benjamin.
FATTI COSTITUTIVI DELL’EUROPA
Il Cristianesimo si è mosso sulle strade dell’Impero Romano, oltre che sui viaggi extra ordinari di Saulo/Paolo di Tarso.
Il Sacro Romano Impero, con Carlo Magno e papa Leone III è stato una ricostruzione almeno di parte dell’Impero Romano, quello d’Occidente, e un primo imaginifico pensiero d’Europa.
Il Movimento benedettino fonda l’Europa: con oltre 70.000 monasteri ha costruito l’Europa e la sua economia.
Il pensiero dei Padri della Chiesa e la grande filosofia scolastica hanno ri-dato un pensiero all’Europa dopo la fine dell’Impero Romano.
La rivoluzioni filosofiche e scientifiche del XVI e XVII secc, nonostante il rogo romano di Campo de’ Fiori del 17 febbraio 1600 dove arse fra’ Filippo Giordano Bruno, nonostante l’Inquisizione (più o meno occhiuta), uomini di chiesa erano Roberto Grossatesta, francescano di Oxford, che per primo a metà del ‘200 ricusò la dottrina geocentrica aristotelico-tolemaica, prete era Johannes Copernicus, e buon cristiano cattolico era il professor Galilei, cristiani erano Descartes, Leibniz e Newton. Spinoza credeva in un Deus sive Natura sive Deus pro hominibus.
E arrivò l’Illuminismo. Come si può constatare: non venne dal nulla, improvvisamente, ma maturò nel tempo e a seguito dello sviluppo di saperi antropologici e scientifici basati su modello epistemologici e culturali originati dalle citate fonti giudaico-cristiane e greco-latine.
Il secolo XIX è stato il secolo della costituzione degli Stati-Nazione (Germania e Italia in primis), mentre il XX è stato il secolo delle grandi guerre mondiali, di stragi di soldati numericamente imparagonabili con il passato, e per la prima volta di stragi orrende di civili fino all’acme di Hiroshima e Nagasaki.
Dal 1945 l’uomo planetario ebbe la capacità di organizzarsi con la costituzione dell’ONU e poi dellUnione Europea, compresi i prodromi.
Chi nega le matrici storico-culturali dell”Europa o è ignorante o è in malafede. I Francesi, che non hanno voluto inserire questi concetti nel prologo della Costituzione dell’Unione Europea, sono tra costoro.
IL COLONIALISMO FRANCESE ERA ILLUMINISTA?
Domanda legittima, perché il colonialismo francese, dopo gli altri colonialismi delle nazioni marinare, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Olanda che lo diventarono sulle tracce di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Fernão de Magalhães, Vasco de Gama, Giovanni e Sebastiano Caboto, Giovanni da Verrazzano e altri, era forse illuminista? Lascio in sospeso la quistion malignaza.
Dopo la quasi millenaria fase monarchica la Francia si diede dei regimi repubblicani, interrotti dalla imperiale vanitas di Luigi Napoleone, il quale volle farsi “Napoleone III” (che dobbiamo comunque ringraziare per Solferino, 1859, 32.000 soldati Francesi morti per la Patria italiana e per la Grandeur di Francia, caro compagno – già mazziniano – avvocato Orso Teobaldo Felice Orsini, che volevi ucciderlo, l’Imperatore dei Francesi, ma sotto le tue bombe, il 14 gennaio 1856, a Parigi nei pressi del teatro Opéra Le Peletier, caddero morte otto persone e centocinquantasei rimasero ferite, incolumi sua moglie Eugenia e l’empereur, e tu moristi glighiottinato dopo una strenua e giuridicamente elevata auto difesa avvocatizia, supportato dall’avvocato Jules Favre, che tratteggiò un’immagine tua di patriota idealista e libertario. Eri comunque anche tu del mestiere).
Orsini scrisse una lettera Napoleone III prima di essere gligliottinato, nella quale spiegava il suo gesto come azione libertaria, invitandolo a occuparsi della liberazione dell’Italia dai gioghi stranieri, e l’ex Luigi Filippo, ora imperatore, quasi si commosse. Il geniale “nostro” (anacronistico, ma lo scrivo volentieri) Capo del Governo Camillo Benso conte di Cavour approfittò anche della popolarità dell’Orsini per richiamare al sovrano francese gli impegni assunti, con verbali segreti, con il Regno di Sardegna a Plombières (assai ambigui, perché i Francesi non erano interessati all’unificazione di una Patria Italiana), e di intervenire contro l’Impero Austro-Ungarico. Sappiamo come finì (cf. supra).
Le bombe anarchiste non hanno mai fatto elevare la condizione sociale e morale del popolo, rimanendo essenzialmente una forma di violenta e sterile testimonianza per la giustizia sociale, certamente molte volte in buona fede (poco) illuminata da scarsa lungimiranza intellettuale. Anche per questo il dottor Marx era contrario al terrorismo.
Dalla Prima (di Luigi Napoleone) alla Quinta (del generale de Gaulle) Repubblica, l’attuale collocazione della France è comunque importante, come seconda o terza potenza economica europea (dopo Germania e Italia, per quanto attiene il comparto industriale) e prima potenza militare, se si esclude il Regno Unito. Sempre riottosa a “stare-nel-gruppo”, la Francia non perde occasione per distinguersi dalle altre Nazioni.
LA GRANDEUR DE LA FRANCE
Proviamo a delineare a ritroso una istoria francese dai suoi capi, partendo dal mediocre Monsieur le Président Emmanuel Jean-Michel Frédéric Macron (2017-2027 finalmente!), e prima di lui da Monsieur le Président Jacques René Chirac, e da Monsieur le Président François Maurice Adrien Marie Mitterrand, e da Monsieur le Président il gen. Charles André Joseph Marie de Gaulle, e da Monsieur le Président Léon Blum, e da Monsieur le Président Carlo Luigi Napoleone Bonaparte (ou l’empereur Napoleone III), e da le Premier Consul et genéral et empereur Napoleone I Bonaparte, che era Italiano, e da le citoyen avocat Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre, e da Sa Majesté le Roi Louis XIV Borbone, e da Sa Majesté le Roi François I Angouleme Valois, e da Sa Majesté le roy Phelippes IV le Bel
e cito solo i maggiori tra i capi della Francia (e quello attuale che, ripeto, non annovero tra i maggiori), si sono sempre creduti dei Luigi IX Capeto, il re unto del Signore, santo. Santi, grandi, migliori di tutti: questo è – a mio avviso – il difettuccio meta-storico dei Francesi.
Luigi IX Capeto fu un sovrano importante. La personalità fuori del comune del re di Francia Luigi IX (1214-1270), contemporaneo della seconda parte del regno di Federico II e spettatore della caduta della casa di Svevia, fa di lui la sola testa coronata d’importanza pari all’imperatore nella storia occidentale del XIII secolo. Anche se il loro carisma, le risorse della loro potenza e il loro comportamento da sovrani furono sostanzialmente diversi, il parallelo fra Luigi e Federico II è da lungo tempo un motivo quasi obbligato della storiografia federiciana, ma si è ancora ben lontani dall’aver esaurito l’argomento dei loro rapporti. In effetti, il trattamento agiografico delle vicende e delle gesta di Luigi, canonizzato nel 1297, ha in parte offuscato la complessità delle relazioni che hanno unito il re capetingio, la casa di Svevia e il papato negli anni che vanno dal 1226 al 1250.
La storiografia regia francese, di poco successiva, dipinse il re santo come un avversario risoluto, seppur prudente, dell’imperatore tiranno della Chiesa (i GestaLudovici IX di Guglielmo di Nangis), mentre altre fonti più vicine ai fatti (i Chronica Majora di Matteo Paris) insistettero sull’irritazione di Luigi di fronte all’ostinazione papale, prima e dopo la deposizione di Federico II da parte di Innocenzo IV. Ora, il problema delle relazioni tra il re di Francia più celebre del XIII sec. e Federico II non può essere inquadrato solo sotto il profilo della lotta che contrappose l’Impero e il papato, e dell’atteggiamento personale di Luigi nei confronti di Federico. I rapporti tra la Francia e l’Inghilterra, la preparazione della crociata del 1248-1254, la politica meridionale dei Capetingi sono altrettanti motivi secondari che però, nel loro insieme, formano la complessa trama delle relazioni tra Luigi e Federico II a partire dal 1226 fino alla morte di quest’ultimo nel 1250.
E infine, o all’inizio, troviamo…
Vercingetorix, lo sconfitto dalla grande, irresistibile Roma di Caio Giulio Cesare. Anche per questo i Francesi moderni hanno sempre cercato di stabilire che Paris fosse la vera “novella Roma”, la quarta, così come i Russi del perenne impero zarista-stalinian-putinista vorrebbero definire Москва́, Mosca almeno come terza, mentre per i Turchi imperiali, da Mehmet II a Recep Tayyip Erdoğan, Costantinopoli-Bisanzio-Istanbul, è la seconda.
LA MIOPIA DEI GRANDI DEL MONDO NEL XX SECOLO
Il problema è che nessuno (o quasi) studia la storia del mondo, anzi le storie dei popoli e delle nazioni: se i grandi del mondo che nel 1919 decisero di affamare la Germania (che militarmente non era stata sconfitta), contro le opinioni di Sir John Maynard Keynes, consigliere economico inascoltato da Lloyd George, dal Presidente francese Georges Clemenceau, dal Presidente americano Woodrow Wilson e dal nostro Vittorio Emanuele Orlando (che aveva le sue “gatte da pelare”), avessero studiato la storia di Roma antica, quando i Romani affamarono Cartagine dopo la Prima Guerra punica provocando la seconda e il rischio che Annibale distruggesse l’Urbe, forse il germe del nazismo non avrebbe partorito il mostro hitleriano e favorito lo scoppio della Seconda Guerra mondiale.
L’esempio del declino francese, che segue a ruota quello dell’impero inglese dovrebbe “far scuola” ai nuovi imperialisti come Netaniahu e Erdogan, e agli imperialisti impenitenti come Trump e Putin… Con tutti i nostri limiti, noi Italiani non abbiamo voluto replicare in questi decenni il colonialismo crispin-giolittiano e quello fascista, collocandoci in una posizione più equilibrata rispetto alle altre grandi Nazioni europee, per merito di tutti i Governi che si sono succeduti, da De Gasperi a Meloni.
I POPOLI E LE NAZIONI VINCONO SEMPRE SUGLI STATI E SUI GOVERNI (MEMENTO, MEMENTO DEAR MR. TRUMP!)
Dien Bien Phu. La Francia e i Viet Minh, 1954.
La Francia, dopo la Seconda Guerra mondiale stava perdendo il suo impero indocinese e non si rassegnava. Dovette cedere di fronte alle capacità del generale Vo Nguyen Giap che sepper coniugare la sua formazione ideologica con quella militare. Fu il prodromo della vicenda algerina (1960), che completò la fine del colonialismo storico della Grande France.
Gli Usa, dopo la Seconda Guerra Mondiale, nella quale ebbero modo e merito di liberare sia la Francia sia l’ltalia dal nazismo (e dal fascismo) non capirono nulla dalla sconfitta dei Francesi in Vietnam, perché ripeterono il medesimo errore un quindicennio dopo, sotto Kennedy e Johnson. Solo il Presidente Richard Nixon, pilotato da Henry Kissinger, riuscì a far finire la ignobile guerra del Vietnam, che avevano inziato e continuato i Presidenti Kennedy (perfin troppo beatificato) e Johnson (ricordato solo per il Vietnam e non per il Civil Rights Act, che riconobbe i diritti civili a tutti i cittadini americani), che erano democratici.
La campagna del Thet. 1968. Gli USA e Ho Chi Min.
Il grande dirigente comunista nordvietnamita sconfisse gli Americani, ma ancora nulla costoro capirono, perché in seguito reiterarono più volte gli errori: in Irak, in Afganistan, in Siria, in Libia e ora in Iran. Ripeto: dopo la vittoria assieme ai Sovietici e agli Inglesi nella Seconda Guerra del mondo, dei cui esiti gli saremo eternamente grati, non capirono più nulla e pressoché tutto sbagliarono. Petrolio, petrolio, e ancora petrolio! Il dottor Enrico Mattei fu ucciso perché cercò di opporsi al monopolio anglo-americano del petrolio.
E ORA?
Il signor Drumpf-Trump dovrebbe imitare Eisenhower che non attaccò Cuba lasciando l’incombenza all’ingenuo John Fitzgerald, che non era un “santo da piattino da esporre in cucina”, e si fece sconfiggere da Fidel e dal Che alla Bahía de Cochinos, la Baia dei Porci. Il bel guaglione irlandese figlio di un quasi para-mafioso.
I Popoli vincono sempre sugli Stati. Memento omnes! Il killer Netaniahu dovrebbe trovare qualcuno che glielo spieghi: il Presidente di Israele Herzog, ad esempio, o il 99enne Kissinger. Anche Vladimir Vladimirovic dovrebbe introiettarlo, magari leggendo attentamente le storie degli imperatori romani, una ventina dei quali, quando impazzivano (o giù di lì) venivano trafitti dal gladio dei Pretoriani. L’Impero Romano fu grande anche perché Caligola, Nerone, Domiziano, Caracalla, Eliogabalo e altre figure incarognite finirono malamente i loro giorni. Faccio notare che Augusto, Traiano, Adriano, Marco Aurelio, Diocleziano e Costantino, e poi Teodosio e Giustiniano morirono, magari non vecchi, ma nei loro letti di soldato.
Che cosa significa? Lascio al lettore/ lettrice una risposta plausibile.
Sillogismo semplice: se i migliori sono morti nei loro letti mentre i peggiori di spada, a chi assomigliano Trump, Putin e Netaniahu, per tacere del piccolotto grasso e viziato della Corea del Nord?
Auguro loro il destino che si meritano e ogni bene ai loro Popoli.
UN’IDEA DELL’AMICO FRANCESCO
Un amico, Francesco, che è più giovane di me, dopo avere letto il “domenicale” mi ha scritto queste frasi: “I popoli durano più degli imperi. Oggi la Cina cresce attraverso legami economici e influenza silenziosa, ma credo che in Europa le nuove generazioni sentono sempre più forte un’identità comune.
Il problema è che molti politici, come sempre per tornaconto personale, continuano a raccontare un’Europa debole e divisa, invece di vedere la forza culturale e sociale che già esiste“.
Da signore “più-in-età” di Francesco, che è un professionista esperto di salute fisica e psichica, sto un po’ intuendo ciò che mi scrive, e lo condivido, e spero che lui, più giovane in assoluto, ma più vecchio di me dell’età del mondo (ebbene sì, caro lettore, chi nasce dopo è più-vecchio di chi è nato prima, perché più distante dall’origine, frase che uso per dire a mia Figlia come lei dopo di me abbia la responsabilità del mondo, nel suo piccolo).
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