Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Il mestiere del giornalista è uno dei più straordinari, talora anche eroici, oppure dei più beceri, dove operano dei mentecatti (nel senso etimologico di “catturati nella mente”) privi di risonanze emotive e di onestà intellettuale, ovvero, dal coraggio degli inviati di guerra alla schifezza dei talk show gossipari, tipici dell’ambiente televisivo italiano

LE ORIGINI DEL GIORNALISMO

Il giornalismo è una particolare forma di scrittura e di comunicazione di notizie. Si può dire che è nato quasi assieme alla scrittura, poiché anche le prime notazioni legate al controllo politico-amministrativo di città e territori possedevano una dimensione comunicativa, quantomeno da chi stilava il dato o la notizia a chi comandava. Nell’antico Egitto il faraone riceveva notizie dai funzionari sparsi sul territorio che annotavano fatti e risultati delle attività agricole e dava – a sua volta – ordini e direttive.

La storia del giornalismo è la disciplina che studia l’evoluzione dei modi, dei metodi e dei canali di diffusione della notizia, e dunque – possibilmente – della verità, attraverso lo sviluppo dell’attività “giornalistica”. La periodizzazione dell’informazione scritta ha seguito da vicino l’evoluzione della tecnologia e dell’industria, dalla manualità redazionale di tutti i supporti scrittori, dalle tavolette del mondo Sumero-Caldeo, ai papiri di Ossirinco, alla cartapecora e – in seguito – all’invenzione della stampa di Johannnes Gutenberg da Mainz e del veneziano Aldo Manuzio.

Gli antenati dei giornali odierni, in Francia noti come canards (la metafora delle anatre indica il pettegolezzo)  iniziarono a circolare tra mercanti e banchieri dalla seconda metà del XIII secolo fino all’esplosione formidabile del Settecento illuminista franco-italo-anglosassone. Erano fogli in numero variabilissimo in cui si trovavano notizie specialmente di carattere straordinario, catastrofico o miracolistico, almeno fino alla fine del XVII secolo.

Nel corso degli ultimi due secoli, con lo sviluppo delle democrazie parlamentari, il giornalismo si ampliò, e con esso la libertà di stampa, e iniziò a parlare di politica, sia quella in tempo di pace, sia quella in tempo di guerra, e di tutti i temi economico-sociali che sorgevano. Anche nella Russia zarista c’era una stampa, ma seguiva la fattispecie dei regimi illiberali, per cui non era libera. Con la Rivoluzione d’Ottobre continuò a non essere libera. E non lo è ancora.

Ciò non significa che nei paesi liberaldemocratici la stampa sia del tutto libera. Certamente non si viene arrestati o uccisi come Anna Politkovskya. Più avanti vedremo come la grande editoria rispetti, prima della verità, il suo profitto. Farò degli esempi concreti relativi ai nostri tempi attuali.

Da quasi un secolo, dall’uscita del famoso film di Orson Welles Citizens Kane in italiano “Quarto potere”, effettivamente il giornalismo è diventato – dopo i tre poteri montesquieiani – il quarto potere presente nella società, irrobustito dalla radio (in Italia dal 1924) e dalla televisione (in Italia dal 1954).

QUOTIDIANI E RIVISTE

Va le la pena riportare alcuni esempi di organi di stampa italiana, almeno dalla prima parte del XIX secolo, il secolo delle rivoluzioni liberali e nazionali.

Il Conciliatore: una rivista bisettimanale italiana di orientamento liberal-romantico, pubblicata a Milano tra il 1818 e il 1819. Fondata da esponenti della nobiltà progressista come Silvio Pellico e Giovanni Berchet, cercò di promuovere un rinnovamento culturale e civile, venendo poi chiusa dalla censura austriaca. Sappiamo come e quanto il conte Pellico pagò questa sua militanza politico-culturale, con il carcere duro ospite dello Spielberg a Brno, in Moravia. Caro lettore, vale ancora la pena leggere Le mie prigioni. Nel ricordo della rosa di Piero Maroncelli.

Il Baretti: una rivista quindicinale di letteratura e cultura fondata a Torino da Piero Gobetti il 23 dicembre 1924, attiva fino al dicembre 1928. Nata come forma di opposizione culturale a l fascismo, la rivista proponeva un programma europeo, aperto e critico, sostenendo una cultura cosmopolita, così cercando di proseguire l’azione di La Rivoluzione Liberale dopo le restrizioni fasciste. Piero Gobetti pagò la sua zione giornalistica con la vita, picchiato a morte da squadristi del fascio torinese. Morì a Parigi dove aveva cercato di salvarsi.

La Voce: una rivista italiana di cultura e politica. Fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini, per varie fasi continuò le pubblicazioni fino al 1916. Nonostante la breve vita, è considerata una delle più importanti riviste culturali del Novecento si caratterizzò per la spregiudicatezza delle battaglie culturali e di costume, oltre che per la vivace polemica sul conformismo della borghesia italiana d’inizio secolo.

Concludo con Solaria:  una rivista fondata a Firenze da Alberto Carocci, condirettori Giansiro Ferrata e Alessandro Bonsanti. Tra i fondatori troviamo anche Eugenio Montale, Leone Ginsburg, Aldo Garosci, Giacomo Debenedetti e Sergio Solmi. Ad essi si affiancarono altri intellettuali, provenienti dalla rivista La Ronda come Riccardo Bacchelli e Antonio Baldini, e in seguito Bonaventura Tecchi e Arturo Loria. I due gruppi professavano visioni diverse del ruolo della letteratura nella società contemporanea: i “solariani”, riprendendo lo spirito intransigente di Piero Gobetti, dichiarano un diverso impegno di “denuncia moralistica ideologicamente caratterizzata” nei confronti della realtà contemporanea, rivendicando quindi l’importanza della partecipazione politica degli intellettuali a fronte della situazione. I “rondisti”, invece, erano convinti di poter realizzare una civiltà letteraria autonoma al di fuori dei compromessi politici. Ai collaboratori della rivista si aggregò anche Carlo Emilio Gadda, forse il maggior romanziere italiano del XX secolo.

Che nostalgia di gruppi come questi da tempi come i nostri, poveri!

(Dino Buzzati)

Il Corriere della Sera

Il Corriere della Sera è uno storico quotidiano italiano, edito a Milano, fondato nel 1876 da Eugenio Torelli Viollier. Al febbraio del 2025 ha una diffusione media di 221.558 copie. Pubblicato da RCS MediaGroup, è il primo quotidiano italiano (non sportivo) per diffusione e per numero di lettori.

La Repubblica

La Repubblica è un quotidiano italiano, con sede a Roma, appartenente a GEDI Gruppo Editoriale, a sua volta parte del gruppo Exor, controllato dalla famiglia Agnelli. Dal 1985 è il secondo quotidiano generalista d’Italia per diffusione totale e per quantità di lettori, dopo il Corriere della Sera. Personalmente non riesco a comprenderne completamente la linea editoriale, così come non capisco gli obiettivi dell’editore di RCS e de La 7 Urbano Cairo.

Il Giornale

Il Giornale (dalla fondazione sino al 1983 il Giornale nuovo) è stato fondato a Milano nel 1974, da Indro Montanelli, che lo diresse ininterrottamente per venti anni, fino al 1994, dandogli un orientamento liberale e conservatore, finché poté. Poi divenne il quotidiano della famiglia Berlusconi diventando il principale quotidiano di orientamento di centro-destra.

Il Fatto Quotidiano

Il Fatto Quotidiano è un quotidiano italiano fondato nel 2009 da Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Furio Colombo, Bruno Tinti, Cinzia Monteverdi e Antonio Padellaro che ne è stato direttore. Funge da supporto al Movimento 5 Stelle.

Il Manifesto

IL Manifesto nasce come periodico nel 1969, dopo l’uscita dal PCI di alcuni dirigenti come Lucio Magri, Luigi Pintor, Rossana Rossnda, Aldo Natoli e altri, diventa quotidiano dopo qualche tempo. Pur definendosi “quotidiano comunista”, Il Manifesto si fa riconoscere come organo di stampa bene scritto e di notevole cultura politica non solo “comunista”.

La Gazzetta dello Sport

La Gazzetta dello Sport è un quotidiano sportivo italiano, con sede a Milano. È il terzo quotidiano italiano per diffusione, nonché il primo quotidiano sportivo del Paese e il più longevo d’Europa nel suo genere. Dal 9 marzo 2008 viene utilizzato lo slogan Tutto il rosa della vita. Considerando anche la copia on-line è il quotidiano più diffuso d’Italia.

Rinascita è stata una rivista settimanale, in origine mensile teorico del Partito Comunista Italiano. Fondato nel 1944 da Palmiro Togliatti, rappresentò lo strumento di elaborazione e diffusione della politica culturale e della cultura politica del partito. Riaperto nel 2025 da Goffredo Bettini, a mio avviso è solo uno strumento di battaglia politica tra il PD e il Movimento 5 Stelle. Lontanissimo dalle mie idee.

La principale e più nota rivista storica del Partito Socialista Italiano (PSI) è stata Mondoperaio (originariamente Mondo Operaio), fondata da Pietro Nenni nel 1948. Nata come organo della sinistra socialista, è diventata nel tempo la rivista teorica di riferimento del socialismo italiano, affrontando riforme, politica interna e cultura. 

GIORNALISTI VARI, BRAVI E ONESTI, INCAPACI E DISONESTI, DELLA CARTA STAMPATA, DI RADIO E TV

Il mestiere del giornalista è uno dei più straordinari, talora anche eroici, oppure dei più beceri, dove operano dei mentecatti (nel senso etimologico di “catturati nella mente”) privi di risonanze emotive e di onestà intellettuale, ovvero, dal coraggio degli inviati di guerra alla schifezza dei talk show gossipari. Ne elenco, brevemente, di ambedue le tipologie, la cui individuazione – citazione nominativa per citazione nominativa – lascio al gentil lettore.

Dovrei citare tra i maggiori giornalisti del Novecento anche Benito Mussolini e Pietro Nenni, ma evito di farlo per la maggiore importanza che ebbero in campo politico, nel male e nel bene (rispettivamente).

Giuseppe Prezzolini, corteggiato dal fascismo mai si lasciò sedurre e condurre in quelle velenose spire. Fu e rimase un grande liberale fino ai suoi splendidi cent’anni.

Oriana Fallaci ha capito dove stava andando il mondo come pochi in assoluto, e come nessuno nel mondo del giornalismo. Suggerisco, di lei, Intervista con la Storia.

Andrea Barbato costituisce un esempio virtuoso di giornalismo televisivo. Socialista, ma mai di parte, ha lasciato un vuoto enorme nella comunicazione televisiva italiana, non coperto dai Mieli (uomo assai astuto), dagli Augias, dalle Gruber, dai Formigli, dai Floris, dai Del Debbio e dai Telese (insopportabile!).

Ilaria Alpi ha perso la vita raccontando i crimini di guerra e il traffico d’armi. Un coraggio da eroina e un’arte professionale elevatissima.

Enzo Biagi è l’intervistatore più efficace della storia del giornalismo italiano. Onestà intellettuale allo stato puro, come Oriana Fallaci.

Marco Travaglio è stato co-fondatore e anche direttore responsabile de Il Fatto Quotidiano. Specializzato nella cronaca giudiziaria e nell’attualità politica, spazia dalla lotta alla mafia ai fenomeni di corruzione, talvolta vittima del proprio narcisismo che lo porta ad analisi spesso intellettualmente disoneste, come quelle sull’aggressione russa all’Ucraina.

Indro Montanelli è quello del “votiamo DC turandoci il naso”. Liberal-conservatore ha testimoniato il ’56 di Budapest come nessun altro. Forse il più “italianista” dei giornalisti patrii.

Salvo Sottile, l’uomo che pubblica foto di nudo per screditare una giornalista donna, è un conduttore televisivo noto per il tono da scoop che contraddistingue il suo parlato. Non merita attenzione, ma solo questa citazione in negativo.

Gianluigi Nuzzi è l’uomo che ritiene che fare il bagnino nel corso di una vita sia disonorevole e impedisca a un uomo di diventare un esperto mediante studi specialistici ed esperienze sul campo. Già questo lo qualifica come sprezzante mistificatore della verità. Chi ha fegato guardi una puntata di Quarto Grado, soprattutto quando tratta dell’orribile delitto di Garlasco (2007), scortato da prezzolati cantori della menzogna.

Gianni Brera, giornalista sportivo melodioso e neologista di professione: prestipedatore per calciatore, rombo di tuono per Gigi Riva, stradivialli per Gianluca Vialli, contropiede per attacco veloce e improvviso. Narciso quanto basta per non accettare contraddittorio.

Mario Ferretti un giorno, durante il Tour de France (nonostante Macron la più importante gara ciclistica del mondo), cantò per radio: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco celeste, il suo nome Fausto Coppi“. E bastò.

Claudio Gregori della Gazzetta chiede a Marco Pantani perché, quando lui vede una salita ripida scatta alzandosi sui pedali e buttando via la bandana, si sente rispondere: “per abbreviare il dolore, arrivando prima“.

Dino Buzzati, l’autore de Il deserto dei Tartari, dove il tenente Drogo aspetta chi non arriverà mai, di Bàrnabo delle montagne e de Il segreto del bosco vecchio è il più gran giornalista-scrittore dell’Italo Novecento.

YOUTUBE

Sta sostituendo con merito la televisione, pure con tutti i suoi limiti e difetti.

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