Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

L’origine della bellezza dalle omeomerie di Anassagora di Clazòmene, agli atomi di Democrito di Samo, al mondo delle idee di Platone, alle particelle subatomiche di Heisenberg, fino ai nostri giorni (Prima parte)

DEL, BELLO, DEL PULCHRUM, DEL KALOS

Cercherò di rigorizzare, sia la scelta dei termini, cui segue la loro spiegazione (explicatio terminorum), sia la ricerca del loro significato etimologico originario, per dare al nostro discorso una valenza il più possibile scientifica (galileian-cartesiana), proposta come un “sapere certo ed evidente, in forza del suo perché (sperimentato), proprio, adeguato e prossimo”.

Un sapere scientifico richiede l’applicazione del metodo deduttivo e della sperimentazione, a conferma o a confutazione (cf. K Popper) delle tesi sostenute.

Un percorso rigoroso. Non possiamo, infatti, trarre conclusioni plausibili, se non applicando una seria epistemologia, a partire da una fondata de-finizione (che è uno stabilire i confini, i limites) del concetto di “uomo”, perché la vita umana ha sempre a che fare con il limite: l’uomo  stesso è il suo proprio limite.

Il sapere che ha informato la ricerca umana della conoscenza e la sua critica (gnoseologia), in Occidente è stata la filosofia.

(Venere di Milo, Louvre, Paris)

L’ORIGINE DELLA FILOSOFIA

Possiamo far originare la filosofia occidentale dal mondo greco del VI secolo a. C., a partire dai cosiddetti filosofi-fisici prresocratici, come Talete, Anassimandro e Anassimene.

Anassagora di Clazòmene, città della Jonia (Turchia), collocata tra Mileto ed Efeso, si può considerare il primo pensatore che superò la mera espressione fisica dei concetti filosofici proponendo che ogni cosa, cioè tutto, fosse composto da particelle elementari, chiamate omeomerie, le quali, aggregandosi e disgregandosi, costituiscono tutte le cose dell’universo. Il termine deriva dal greco homoios (simile) e meros (parte). Secondo Anassagora, in ogni cosa sono presenti le particelle di ogni altro elemento, ma la caratteristica principale di una sostanza è determinata dalla prevalenza di un particolare tipo di seme. Democrito di Samo sviluppò successivamente il concetto proponendo la costituzione di tutta la realtà in a-tomi (dal verbo greco a-tomàomai, cioè non divisibile).

Immediatamente dopo Anassagora vennero due grandi “avversari” teoretici, Parmenide di Elea (quello dell’essere-che-è e del non-essere-che-non-è, supportato dallo Zenone dei paradossi, e di Eraclito di Samo, il filosofo del divenire di ogni cosa, del cambiamento), era riuscito ad uscire da un’analisi del mero mondo fisico, percepibile attraverso i sensi.

Ricordiamo che la tesi atomistica fu accettata fino ai primi anni del XX secolo, quando Planck, Einstein, Born, Bohr, Dirac, De Broglie, Heisenberg e altri scoprirono che l’atomo si poteva analizzare più in profondità nelle sue particelle quantistiche, con una nuova fisica.

Il mondo delle idee di Platone costituisce un ulteriore passaggio conoscitivo della filosofia antica, e sono il luogo (il tòpos) dove appare anche la bellezza, cioè la perfezione armoniosa di tutte le cose; il mondo delle idee è il luogo della bellezza.

LA FILOSOFIA, DUNQUE…

1) … è dal mito classico raccontato dai tragèdi e dai poeti; 2) … è da un articolo determinativo neutro, il «», che viene correlato al «èinai», infinito del verbo essere, che diventa sostantivo, rappresentando il «sostrato» di ogni ente che esiste: l’ESSERE è dunque ciò che dà vita alle cose, agli «esseri» viventi e non; 3) l’ESSERE costituisce il supporto di ogni cosa che sussiste nel suo proprio essere; 4) nella radice sophòs, presente nel lemma filo-sofia, si rileva una radice determinante: “phos“, che significa “luce” (dal sanscrito)

Se l’Essere è il fondamento della filosofia occorre esaminarlo.

DELL’ESSERE, DELL’ENTE, DELL’ESSENZA

– L’Essere è ciò-per-cui l’Ente-è: si tratta del fondamento filosofico di ogni concetto-percetto definente totalmente ogni cosa

-L’Essenza è ciò-per-cui-l’ente-è-ciò-che-è: si tratta del participio presente sostantivato atto a definire i limiti di ogni cosa;

-L’Ente è ciò-che-è: si tratta della cosa-stessa

I TRASCENDENTALI

Uno-Dio / Vero-Verità / Buono-Bontà / Bello-Bellezza: questi sono i 4 trascendentali esprimibili sia con un sostantivo, sia con un attributo. Oggi a noi interessa il Bello-Bellezza

L’ORIGINE DELLA BELLEZZA

Il bello, che riconduce alla bellezza, ha a che fare immediatamente con il concetto di estetica

E quindi prima di tutto proviamo a dare una definizione al termine “estetica”. Deriva dal greco αισθησις (aisthesis), e significa «manifestazione», ovvero “percezione”, “sensazione”, “sensibilità”.

L’estetica è un’esperienza che facciamo quando vediamo qualcosa reputato da noi bello, e questo qualcosa provoca in noi delle sensazioni, ci colpisce in modo particolare: questa è l’esperienza estetica.

L’ARMONIA E/E’ IL BELLO

Si dovette dunque giungere a Platone (parte del cui pensiero è di origine pitagorica, da Pitagora di Samo), e poi ad Aristotele, per vedere l’inizio del pensiero astratto, metafisico, in base al quale un concetto come la bellezza potreva essere concepito anche non in relazione con un oggetto o un vivente “bello”. Pertanto, per il grande Ateniese, l’arte non può essere ricondotta direttamente al bello, poiché è un’imitazione della natura, che a sua volta è un’imitazione dell’idea, quindi imitazione in imitazione.

ORDINE, PROPORZIONE, DIAKOSMESIS, DIVINA DISPOSITIO

Per Platone (cf. Timeo, 90d), in modo molto sintetico, ciò che è bello è tutto ciò che offre all’occhio e alla mente armonia, ordine, proporzione… e questi elementi attraverso la “vita” dello spirito vengono attratti dal bello in sé, una bellezza perfetta ed eterna.

Platone tiene distinte la musica e la matematica dalle altre arti, perché possiedono la Divina dispositio e dunque possono attingere alla Bellezza.

Mi piace aggiungere questo breve racconto: leggo che il padre Antonio Rosmini, passeggiando per un viottolo attorno a Rovereto, la sua città, in una bella giornata d’autunno con un amico, ebbe, racconta, l’intuizione dell’essere, non tanto come idea platonica, ma come potenza di una cosa.

L’EROS COME PRINCIPIO E ATTIVITA’ DESIDERANTE

La bellezza non è collegata all’arte ma all’eros, all’amore, alla bellezza in sé; per i greci il bello corrisponde al bene, e quindi l’amore corrisponde all’amore assoluto. Platone analizza l’amore definendolo né divino, né umano né mortale, né immortale, né maschio, né femmina, né sapiente, né ignorante, è “filosofico”, cioè in costante ricerca della sapienza.

L’amore è desiderio di sapienza, di assoluto, di bellezza. Si possono definire diversi gradi di amore, in quello più basso troviamo l’amore fisico, poi troviamo l’amore per il bene, l’amore per la giustizia, per le scienze, e infine c’è l’idea del bello, l’assoluto trascendentale.

LA “BELLEZZA CRISTIANA”

La bellezza cristiana coincide con il Bene, attraverso la figura teandrica dell’Uomo-Dio, del Cristo.

essa è dunque legata al Bene, alla giustizia e all’amore; a un’etica del fine che si può dire anche via virtutum, cioè via delle virtù, che porta alla salvezza.

Si tratta di una visione che trae fondamente dall’estetica dell’Essere, che tramite Cristo giunge all’amore del prossimo, unico vero valore dell’essere cristiani.

LA BELLEZZA IN IMMANUEL KANT

Nella Critica della Ragion Pura Pratica Kant propone un’estetica come giudizio soggettivo e disinteressato, che sia dà come universale e come fine senza scopo utilitaristico, ma necessario (che-non-cessa).

È fondato su un piacere estetico slegato dal piacere sensuale e pratico, perché si fonda sulla contemplazione del Bene e dei Beni disponibili in natura, posti lì da parte di Dio, al cui senso si accede attraverso la ricerca del Bene morale.

LA BELLEZZA NELLA CONTEMPORANEITA’

Bello – si dice – è un volto umano equlibrato, bella è una tigre, bello è un leopardo, un cavallo, bella una bella donna (osservazione machista? suvvia, andiamo! non me ne frega niente)… belli possono essere perfino i batteri, nelle loro funzioni.

Bella può essere un’anima, bello uno spirito devoto, bello un uomo coraggioso e leale come Aḥmad Shāh Masʿūd, capo dei guerriglieri montanari pashtun, patriota afgano, combattente prima contro i Sovietici e poi contro i Taliban, fatto vigliaccamente uccidere nel 2001 da Osama bin Laden.

La bellezza è un concetto trascendentale, cioè spirituale.

Torno indietro chiedendomi che cosa si debba intendere come “bellezza” in Francis Bacon e in fra’ Filippo Lippi, o in Sandro Botticelli: io non la capisco in Bacon, mentre in messer Sandro Filipepi (Botticelli) e fra’ Filippo Lippi sì. Me lo si spieghi. Resto in attesa.

Anche la pittura astratta mi crea problema. Ho visto dipingere con secchiate di colore e camminate sopra. Mi chiedo se Jackson Pollock sapesse disegnare un cavallo o un volto femminile. Se sì ok, altrimenti anch’io potrei valere Pollock, perché so buttare secchiate di colore e camminare sopra un “quadro” messo a terra (bestemmio?). La bellezza dove?

Fëdor Dostoevskij ebbe a scrivere una frase che moltissimi conoscono ma senza coglierne forse il significato più profondo: “La bellezza salverà il mondo“, frase tratta dal romanzo L’idiota.

Il grande Russo non si riferisce a una bellezza superficiale, meramente estetistica, ma a una bellezza cristianamente spirituale e morale legata alla bontà, all’amore, all’empatia e al sacrificio.

In questo solo senso, per lo scrittore, la bellezza autentica, intesa come la bontà e la virtù morale, ha il potere di salvare l’uomo e l’umanità dal nichilismo e dalla distruzione. 

La grande sapienza greco-latina e biblica ha collegato strettamente il concetto della bellezza alla bontà: ne tratterò tra qualche giorno, se Dio vuole.

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