Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Mi sono stancato di una “luciana littizzetto” qualsiasi, e dell’humus socio-politico e cultural-televisivo che ne costituisce i fondamenti. Preferisco giocare a scacchi con un gatto (che peraltro mi ha già battuto), oppure seguire con lo sguardo ondivaghi elettroni che mostrano non/mostrano il gatto di Schrödinger, che però è/non è il medesimo gatto

…anche se, ovviamente, non perdo tempo a guardar Littizzetto ridacchiar seduta sullo spigolo della scrivania (situazione molto maschilista, da segretaria devota anni ’60) di un l.ulo (leggi pure, se preferisci. “lulo”, senza il punto dopo la elle) immarcescibile, che guadagna molto più di lei, avendo di lei (non essendone comunque lei dotata di uno supremo) molto meno talento artistico, quando l’algoritmo del web la recupera in qualche clip che gira per la gioia degli odiatori di professione, altrimenti detti tifosi ideologizzati della parte politica avversa all’attuale Governo, allora sto un attimo ad ascoltare il suo greve e livoroso sarcasmo.

Dico subito, se mai servisse, e subito sotto lo spiegherò meglio, che io sono più distante della su nominata signora dalle destre politiche, ma se queste vincono le elezioni mi muovo (in altre parole, uso le mie energie) per contribuire a una proposta progressista razionale alternativa che la prossima volta possa raccogliere la maggioranza dei cittadini elettori. Non sto oggi a denigrare chi ha vinto, misconoscendone la legittimità. Come fa la signora su citata e altri poco valenti meri agitatori politici.

(Maria Luisa Rossi Hawkins)

Chiarisco dunque meglio ancora una volta un concetto: a) stare da una parte politica, militarvi, votarla e sostenerla significa credere in alcuni ideali ed operare in una democrazia parlamentare per realizzarli; b) quanto in a) non può significare mai, in una democrazia parlamentare, che se vince la (per me) parte avversa in una competizione democratica, non la accetto, perché funziona come prevede la Costituzione della Repubblica Italiana con i dettati dei seguenti articoli: l’Art. 48 (diritto di voto e dovere civico), l’Art. 49 (diritto di associarsi in partiti), l’Art. 51 (parità di accesso alle cariche elettive) e quelli relativi alla composizione ed elezione del Parlamento, in particolare l’Art. 56 (Camera dei deputati) e l’Art. 57 (Senato della Repubblica), insieme agli articoli sul rapporto tra le due Camere (Art. 55) e sulla durata del loro mandato (Art. 60) [56, 57, 60]. 

Ripeto, se, non accettando la vittoria di chi ha vinto, non solo cerco di demonizzarlo e delegittimarlo, ma passo il mio tempo a denigrarlo, a forzare interpretazioni e a diffondere patenti menzogne, cosicché non solo mostro una grave non-conoscenza delle regole democratiche, facendo emergere dai miei comportamenti uno spirito di irrispettosa intolleranza, manifesto altresì una tendenza al conculcamento arrogante delle idee e delle forze avversarie.

Si danno due modi per parteggiare, cioè per prendere parte e partito da una (noiosamente, e di ciò mi scuso, ripeto) parte: a) un modo razionale ragionevolmente dialettico e dialogico, che si fonda su conoscenze, competenze e utilizzo di informazioni ottenute da fonti attendibili; per parte mia, nei limiti umani e miei soggettivi, cerco di collocarmi in questa parte dell’appartenenza; b) un modo irrazionale, tifoso a mo’ di quelli che seguono il calcio, incapace di critica costituita sulla riflessione logico-argomentativa e su informazioni ottenute da fonti attendibili: è il modo di quelli che usano definizioni, titoli, insulti o termini irrispettosi per denigrare qualcuno della parte avversa. Alcuni esempi provenienti da ciascuna delle due parti: 1) definire Meloni cheerleader (on.le Maiorino del Movimento 5 Stelle) o cortigiana (il signor Landini), oppure 2) auspicare che ai detenuti si faccia mancare l’aria fin dal cellulare che li trasporta (sottosegretario Del Mastro Delle Vedove), oppure 3) esprimendo giudizi impropri, errati e falsificati come quando si afferma (on.le Schlein) che in Italia vi è una pericolosa deriva antidemocratica che mina la libertà di stampa e di opposizione. Ma quando mai? Dove, in che modo?

Qualche cenno di politologia della storia: è sbagliato definire il Governo italiano di estrema destra, quando si tratta di una coalizione di destra-centro, dove la destra è ormai costituita dalla Lega, in quando il partito di Meloni si è ampiamente “democristianizzato”. L’estrema destra, politologicamente parlando, cioè scientificamente, è costituita da gruppi come Forza Nuova e altri simili, così come nei decenni dal ’60 al ’90 erano di estrema destra Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo (o Nero, quando connesso con le ambigue stragi della strategia della tensione, assieme a Terza Posizione, che confinavano con i N.A.R. di Fioravanti e Mambro). Diamo i nomi “giusti” alla politica, suvvia!

Di contro, la sinistra attuale va dal PD ad AVS (Alleanza Verdi Sinistra), passando per l’ambiguo partito di Conte (che è di una sinistra assai strana). Più a sinistra ci sono gli Anarchici e i Centri sociali (eredi, grosso modo dell’ex Autonomia, che a suo tempo al suo interno era variegata, ed era terreno di coltura per le Brigate Rosse, per Prima Linea e altre organizzazioni minori (come quella, P.A.C., i Proletari Armati per il Comunismo di Cesare Battisti, finalmente in carcere, signore che ha inopinatamente usurpato nome e cognome a un grande patriota, che era uno studioso, un militare coraggioso e vero socialista). Un esempio di “sinistra” ambiguamente a cavallo tra quella parlamentare ed extra è quella di putiniani, che sono anche, molto stranamente (ma non troppo) pro pal, connettendo conservatorismo e rivoluzionarismo confuso (che Lenin forse suggerirebbe a Iosif Vissarionovič Džugašvili di inviare alla Kalimaa, suppongo malinconicamente su un piano fantapolitico, ovviamente scherzando; quel Lenin che definiva l’estremismo malattia infantile del comunismo). Una sinistra che milita, ad esempio, impedendo all’onorevole Emanuele Fiano del PD, esponente dell’Associazione Sinistra per Israele, di parlare a Cà Foscari, esibendo cartelli con la sigla Fronte Gioventù Comunista, e la scritta “Fuori i sionisti”. Peccato che Fiano, ha protestato definendo “fascisti” quei giovanotti. No, caro Fiano, rispettiamo i termini che ciascuno si autoattribuisce: non “fascisti” dunque, ma “giovani comunisti”. Altrimenti senso e significato storici dei termini politici diventano mere metafore, ma non può funzionare in questo modo, perché se aboliamo il senso proprio delle parole la confusione ci travolge.

Sempre lì, a Venezia, gli orchestrali del Gran Teatro La Fenice non vogliono che li diriga il maestro Beatrice Venezi, perché è di destra. Gli ricordo che prima della sua esternazione di sentirsi politicamente conservatrice, Venezi era apprezzatissima da tutti, politica bipartizan compresa. Ma ciò accadeva prima che si dicesse di destra, perché dopo è diventata “inadeguata”. Non vergognoso, ma ridicolo.

I 4 imbecilli che cantano Faccetta Nera nella sede di Fratelli d’Italia di Reggio Emilia cosa sono? Un rigurgito fascista, come pensa qualche mio amico di sinistra facilmente spaventabile, oppure una ridicola piazzata. Gli stupidi si collocano, statisticamente, ovunque. Non c’è una selezione basata sul QI quando si accetta l’iscrizione di un cittadino a un partito.

Un’altra: la festa che in questi giorni l’opposizione italliana celebra per l’elezione del sindaco “comunista”, (così lo definisce quel fine dicitore di Trump). La non-mia sinistra si accontenta di assai poco, come quando attacca il Governo sull’arresto in LIbia del criminale Almasri. Su Mamdami ci si esprimerà razionalmente quando lo si vedrà al lavoro. Per il momento, se ciò che si legge corrisponde al suo programma, mi sembra piuttosto utopistico, a partire da costi che non si riesce a comprendere come possano essere coperti. Tra l’altro, nel suo programma, per alcuni aspetti abbastanza narcisistico e populista, quasi specularmente a Trump (lo si legga), comprende settori amministrativi che non spettano al sindaco di una città, come ad esempio il tema fiscale, che invece spetta al Governatore dello Stato (di New York in questo caso) e al Governo federale degli Stati Uniti. Ingenuità? Anche. Furbizia? Certamente: come nel caso della proposta degli autobus gratis e dei 200.000 alloggi popolari da costruire non si sa con quali soldi. Quelli di George Soros?

Oppure come quando disprezza l’elemento bianco dell’America. I bianchi sono sempre tutti brutti, sporchi e cattivi? Compresi gi operai di Detroit e i contadini e allevatori del Middle East? Ritengo il taxista yemenita simpatico e degno di ogni rispetto, ma altrettanto quello di Taxy driver.

Posto che si costruiscano questi alloggi, che fine farà il mercato immobiliare? Quando si viene eletti “sindaco” si deve diventare il sindaco di tutti e governare “al centro”, che significa equilibrio e controllo dentro un progetto ragionevole, perché fattibile. Questo lo sanno tutti quelli che di politica si intendono davvero. Siano essi di destra o di sinistra.

Temo che il sostrato di Mamdami sia molto sloganistico (stile Schlein) con dietro il nulla. Anche la sua è una sinistra che non rappresenta più i blue collars e assai poco pure i white, ma solo minoranze ZTL, etniche e religiose. Come in Europa, come nella Francia di Mélenchon, come in Italia. Una sinistra che ha quasi perduto la sua base storica. Ricordo a Landini che, se anche lui porta cento o duecentomila persone in piazza, restano al lavoro il 90/95% (minimo!) dei 23 milioni di lavoratori attivi. Se poi indice lo sciopero di venerdì, io lo so perché vedo tuttora le aziende dal vivo (a differenza di lui) come ho fatto per tutta la mia vita, e mi informo sulle statistiche da fonti attendibili, la percentuale degli aderenti reali allo sciopero può salire di un paio di punti. Chi rappresenta dunque questo presuntuoso e ignorante capopolo? Quando lo vedo e lo ascolto, penso con nostalgia, non tanto al mio amico Giorgio Benvenuto, con cui ho condiviso molte cose sindacali, o al bravo Enzo Mattina, ma piuttosto a Bruno Buozzi, a Giuseppe Di Vittorio, a Luciano Lama, a Bruno Trentin, a Pierre Carniti, a Franco Bentivogli, e a una quantità di amici e compagni valorosi del sindacato con i quali ho condiviso un buon decennio della mia vita.

Suggerirei al neo sindaco di New York di leggere Il Capitale, almeno il capitolo terzo, del dottor Carlo Marx. Si tratta (purtroppo per lui) di un libro un po’ corposo e assai faticoso. Ne trarrebbe ispirazione per il suo mandato. E potrebbe anche essergli utile studiare l’esperienza del suo predecessore democratico Bill De Blasio, socialista democratico, ma senza velleità arcobaleno, etc.

La “non-mia sinistra” ha ancora una settimana di lavoro su questi temi e sul già annunziato sciopero landiniano del 12 dicembre p.v. Che tristezza!

Così come si sa che “anche i ricchi piangono”, si può dire “anche i comunisti sbagliano”, come hanno sbagliato nelle grandi rivoluzioni del XX secolo.

Continuo? Cari giovinotti dde sinistra: sapete che tra gli ispiratori di Hamas, oltre alle posizioni più radicali e violente dello jihad, vi furono persone come il Gran Muftì di Gerusalemme, che fu alleato di Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale, tale Hajj Amin al-Husayni, nazionalista arabo e leader religioso collaboratore del regime nazista, grande propagandista antisemita, essendo di fatto un grande amico e sodale del caporale Adolf?

Di contro, sapete che il generale Yitzhak Rabin, che vinse la Guerra (di sopravvivenza di Israele) dei Sei Giorni (contro Egitto, Siria, Giordania, etc.) nel 1967 e fu due volte primo ministro, era un socialista o laburista di origine Russa, un sionista di sinistra costruttore di kibbutzim, strutture economiche di sinistra, comunitariste (non comuniste), come furono prima di lui David Ben Gurion e Golda Meir (o Meyerson, nata Mabovitch). E fu ucciso da un fanatico della destra religiosa israeliana? “Compagni, se siete di sinistra state con il compagno Isacco Rabin o con il su nominato Gran Muftì e con Hamas?”

Vale la pena richiamare alcune nozioni storiche: nel secolo scorso le dittature sorsero in questo modo: in taluni casi, dopo aver vinto le elezioni (nel 1922 in Italia e nel 1933 in Germania), il Capo dello Stato (rispettivamente il Re Vittorio Emanuele II e il Presidente della Repubblica di Weimar Generale Paul von HIndenburg) nominò Capo del Governo Italiano il cavalier Benito Mussolini e Cancelliere della Repubblica Tedesca il signor Adolf Hitler, che in uno o due/tre anni tarsformarono – rispettivamente – Italia e Germania in due dittature di destra (con molti connotati populisti e socialistoidi: il fascismo aveva origini anche nel socialismo e sindacalismo rivoluzionario, perché Mussolini era stato un cattivo seguace di Filippo Corridoni e di Georges Sorel, mentre il partito Hitleriano, il NSDAP, Partito Nazionalsocialista, pretendeva di essere un sostituto delle forze di sinistra attento alle esigenze del popolo).

In Italia il fascismo durò vent’anni e fu una dittatura che ebbe anche momenti di vasto consenso, e finì con la tragedia della Nazione, mentre in Germania covò e si realizzò il più tremendo e autentico genocidio della storia umana; in altri casi la dittatura (che, in questo caso, non fu mai – marxianamente – del proletariato!) con una Rivoluzione (Unione Sovietica, 1917), o una Guerra civile (Cina, 1939-1949): in ambedue i casi fin da subito, in Russia il sistema leninista, che era un marxismo pratico, diventato in sei anni stalinismo, non applicò le regole democratiche divenendo una delle più spaventose e crudeli autocrazie della Storia; in Cina il comunismo maoista crebbe su radici ancestrali di “confucianesimo” dedito al culto di capi crudelissimi e spietati. Mao come un imperatore mongolo.

Non ricordo in questa sede diffusamente altre terribili degenerazioni statuali, citandone solamente alcune: l’Etiopia di Menghistu, la Cambogia di Pol Pot, la Corea del Nord della dinastia Kim (padre, figlio e nipote, per ora…), il Cile di Pinochet, la Spagna franchista, gli stati dell’Europa orientale quando furono governati da dittatori fascisti o clerico fascisti come l’ammiraglio Horthy o mons. Iosef Tiso.

Torno un momento sulla distinzione che ho già proposto in altri articoli, che a mio avviso deve essere rigorosa, tra ideologia e ideologismo: a) l’ideologia è la legittima esplicitazione di un’idea e di un progetto politico che opera possibilmente con gli strumenti della democrazia, mentre b) l’ideologismo è la sua degenerazione semantica e pratica. Anche l’ideologia può produrre dittature, ma solitamente contiene in se stessa degli anticorpi, che sono la cultura, la conoscenza della storia e di basi filosofiche adeguate. Propongo un esempio di ideologo nettamente schierato sul versante marxista, ma anche capace di cogliere le degenerazioni del comunismo staliniano, che forse gli costarono qualcosa: Antonio Gramsci. Anzi, senza forse. Palmiro Togliatti, altro ideologo fu di lui più pragmatico e “politico”, tant’è che riuscì a sopravvivere alle purghe staliniane, degli anni 1936/38, pur soggiornando all’Hotel Lux di Mosca. Per lui non si aprirono mai le porte della Lubianka, né gli sgherri di Nikolaj Ivanovič Ežov, il tremendo capo dell’NKVD (il Commissariato del Popolo per gli Affari Interni), bussarono mai alla sua camera d’albergo per portarlo nei sotterranei del tristo palazzo a fucilarlo con un colpo di rivoltella alla nuca, come si usava in quei tempi in quei luoghi.

Togliatti ebbe il merito storico e politico di scegliere la “via democratico-parlamentare” al socialismo, battendo eventuali derive armate al socialismo, che Pietro Secchia e non solo, auspicavano per l’Italia del Secondo dopoguerra. Palmiro Togliatti, assieme ai democristiani di Alcide De Gasperi, ai socialisti di Pietro Nenni e Giuseppe Saragat, ai liberali di Benedetto Croce e Meuccio Ruini, agli azionisti di Leo Valiani, Riccardo Lombardi e Ferruccio Parri, preparò la fase che predispose – tramite l’Assemblea Costituente – la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948, ancora oggi e per il futuro struttura portante del nostro sistema democratico, anche se in parte ancora da attuare, come sul tema di cui tratterò più avanti.

Tornando ai tempi nostri, in Italia, da quando il centro-destra o destra-centro (cambia nulla, perché in questi tre anni il maggiore partito della coalizione che ha vinto nel 2022, Fratelli d’Italia, ha modificato notevolmente il suo approccio alla politica, come ho accennato sopra, spostandosi largamente al “centro dello schieramento”, quasi novella “Democrazia Cristiana”, e lasciando la destra parlamentare alla Lega salviniana), ha vinto le elezioni politiche, l’opposizione non riesce quasi mai a fare… l’opposizione.

Questo aspetto, che non appare chiaro solo ai più raffinati politologi à là Ernesto Galli della Loggia (un coerente liiberaldemocratico) o alla Gianfranco Pasquino (uomo della sinistra), ma anche al lettore del quotidiano + caffé di qualsiasi centro piccolo o grande d’Italia, smonta la definizione schleiniana (espressa a più riprese in ogni occasione e gridata recentemente come un “al lupo al lupo” al Congresso del Partito Socialista Europeo di Amsterdam lo scorso ottobre) di un pericolo democratico per l’Italia, è una enorme bufala, di cui si sono accorti tutti quelli che non appartengono alla categoria che non accetta l’esito delle elezioni politiche del 2022, magari spergiurando che non è vero che non lo accettano.

So per certo (e si comincia a vederli esporsi senza la paura di non venire ricandidati alle prossime elezioni, poiché questa è una paura che frena, non tanto gli audaci, quanto quelli che senza la politica non avrebbero un sostentamento professionale o un sostentamento tout court, e sono parecchi) che molti esponenti del PD non condividono quella sparata, solo che adesso non sanno come e cosa fare dopo aver lasciato che la signorina Elena arrrivasse a gestire il partitone, quatta quatta, inaspettata, così come piace a lei raccontare la sua (strana) vittoria alle primarie del Partito, quando superò (in ragione di un forse cospicuo contributo di voti “esterno”) il compagno (vero) Stefano Bonaccini. Si potrebbe dire: ben ti sta PD, ma poi è come fare il “Tafazzi”, e il tafazzismo non mi piace, perché è un para sinonimo popolaresco di masochismo, e perché trattasi di una inutile e dannata nevrosi (cf. DSM-IV (e V)-TR MG – Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali per la Medicina generale, ed. Masson, Milano 1997, ristampa 2004).

Ecco: il PD, dopo Veltroni è diventato masochista, perché si vuole male e si fa del male.

A sinistra il guazzabuglio è enorme, con l’economista (ah ah ah) Landini (il suo pazzesco progetto è di comandare la Sinistra! Non ha il senso delle proporzioni quest’uomo!), che dà dell’ubriaco al ministro dell’economia dottor Giancarlo Giorgetti, il quale ha detto che le banche, anticipando quattro miliardi di tasse allo Stato, in qualche modo fanno un “sacrificio” finanziario.

Anche se io ho studiato altro (mooolto, mooolto, mooolto più di Landini) e non sono un economista, ben comprendo come il togliere 4 miliardi dagli investimesti possibili riduce ricavi e guadagni di una struttura economica (fatta per guadagnare) come le banche: è come se un nostro caro (tipo mia figlia) ci chiedesse diecimila euro di prestito proponendo di restituirceli 500 euri al mese in venti mesi; ovviamente io accetterei (se non potessi al momento regalarglieli), e senza oneri. E’ evidente che quei 10.000 euri in meno nelle mie tasche costituirebbero un sacrificio oggettivo, che si fa volentieri per una figlia, ci mancherebbe. La figlia possiede già in pectore tutto ciò che tu possiedi.

Signor Landini, capisco bene che alle medie (di cui lei sine ullo dubio, traduco la frase latina per lei: senza alcun dubbio, possiede la licenza) non si studia né scienza delle finanze né micro o macroeconomia, ma accetti il mio esempio, perché potrebbe avere anche lei un figlio che le chiede un prestito, e lei come me non applicherebbe interessi sulle cifre in restituzione.

E allora, perché ha dato dell’ubriaco a Giorgetti? Non è piuttosto lei un ignorante, che dovrebbe preoccupare la grande e gloriosa organizzazione che è la Cgil, la cui storia più che secolare son sicuro di conoscere molto meglio di lei? Osservo, en passant, che la UIL pare si stia ricordando del suo passato razional-socialista, prendendo (anche se molto cautamente) le distanze dal signor Landini. Alla buon’ora!

Littizzetto è solo un esempio del sistema-ipercritico-a-prescindere che attacca Meloni e Governo, perché “sono Meloni e Governo”, non perché sbagliano. E a volte veramente, come tutti quelli che operano, sbagliano pure. ma non vedo proposte critiche alternative: constato solo slogan e frasette fatte, penose nella struttura linguistico-espressiva e insignificanti nel loro senso, quando ne hanno. Torno alla commedienne torinese: in una “letterina” rivolta alla Presidente del Consiglio richiama l’aggettivo “beautiful” rivoltale dal Presidente Trump in una recente occasione: l’uso e l’accezione corrente in anglo-americano dell’aggettivo non ha alcunché a che vedere con un apprezzamentto estetico, perché si tratta di un apprezzamento politico e comportamentale. Littizzetto suvvia, eppure lei possiede una laurea, a diifferenza di Landini! Prima di parlare, cerchi di comprendere bene il senso dei termini sui quali esercita la sua esegesi letterario-politica in salsa satirica.

Una deputata del Mov 5 Stelle, che definire tonta è poco, perché è anche elargitrice di pessimi insulti, la signora Maiorino, ha definito Meloni cheerleader di Trump, coreograficamente osannata dal sempre ululante suo coequipier onorevole Ricciardi.

Inoltre, siccome si sta aprendo la campagna referendaria sulla giustizia, in Parlamento, i signori-del-no-a-prescindere si presentano con cartelli recitanti “Pieni poteri no”. Che cosa significa? che l’attuazione dell’articolo 111 della Costituzione che sancisce il principio del giusto processo, secondo cui ogni processo si svolge in contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale. La legge deve assicurarne la ragionevole durata. Tra gli elementi chiave vi sono l’obbligo di motivazione dei provvedimenti giudizionali e la possibilità di ricorso in Cassazione contro le sentenze. In ambito penale, sono garantiti all’accusato diritti specifici come la rapida informazione sui motivi dell’accusa e la possibilità di preparare adeguatamente la propria difesa, darebbe i pieni poteri al Governo in carica? Per favore!

Ecco il testo dell’Articolo 111: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge.

Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale. La legge ne assicura la ragionevole durata.

Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico; disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo.

Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova. La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si è sempre volontariamente sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore (omissis).

Ma, benedetti deputati e senatori del no, conoscete l’italiano oppure no? Propendo per due ipotesi: a) lo conoscete, ma fate finta che il testo costituzionale non abbia il suo senso evidente a chiunque conosca l’italiano e soprattutto le sottese intenzioni dei Padri e delle Madri costituenti, oppure, b) (ed è peggio) non conoscete il nostro idioma, e bisogna vi iscriviate a un corso di lingua italiana, magari assieme ai volenterosi immigrati che desiderano imparare la nostra lingua (ne conosco non pochi) e che già vogliono bene all’Italia, a differenza di voi.

Come hanno insegnato i grandi comici-umoristi-poeti, dai tempi di Plauto, Marziale e Giovenale, passando per Rabelais, per il romano Pasquino (che non è l’illustre politologio Gianfranco), per Buster Keaton, per il “principe di Bisanzio” Antonio De Curtis (in arte Totò), fino alle immagini del povero grande Forattini, non si sono mai ridotti a usare il sarcasmo livoroso come cifra del loro umorismo, e per questo la satira viveva ed era efficace per la genialità della critica, non per l’odio che – sotteso – echeggia, come nel suo caso, verso un pubblico ritenuto corrivo. Signora Littizzetto, gli Italiani non hanno l’anello al naso. Uso una frase politicamente scorrettissima proprio con lei, perché se lo merita. Esattamente come il giornalista Andrea Scanzi che dà dei sottosviluppati mentali, evocanti i primi parenti della Lucy della Rift Valley agli elettori che votano Meloni. Neanche un po’ di vergogna, oooh presuntuosissimo uomo?

Le banche, accettando di anticipare quella somma, non compiono certo un atto eroico, ma solo di responsabilità civile. Piuttosto, e qui mi rivolgerei a un altro signore “di sinistra” (boh, sarà poi vero?), che critica spesso insultando la Presidente Meloni e chiunque sia nel Governo (Crosetto in primis), l’avvocato dauno Giuseppe Conte, che ha contribuito a sistemare soprattutto decine di migliaia di seconde case della borghesia benestante, indebitando lo Stato in modo irresponsabiile. La smetta, ma so che non mi ascolterà: peggio per lei perché mi pare che i suoi elettori calino a vista d’occhio. A mio avviso, meglio così.

Un ultimo breve sguardo al sistema mass-mediatico televisico dove si osservano i casi della 7 di Cairo e di Repubblica, nonché i talk show organizzati per massacrare chi non è di sinistra… (perché Meloni non va da Gruber?), mentre Repubblica non critica mai John Elkann. Why?

Chi mi conosce e legge questi miei articoli sa che io sono socialista quasi fin dalla nascita e che lo sono convintamente, per cui il mio voto non andrà mai a un partito di destra. Però, in queste condizioni rivolgo a me stesso l’antica domanda leniniana: “Che fare?”

Oltre a lavorare per delle idee e progetti nuovi, lavorerò anche per sostenere, nel mio piccolo, proposte come quelle della riforma della giustizia, ma per ora, in questo fine settimana, preferisco giocare a scacchi con un gatto (che peraltro mi ha già battuto), oppure seguire con lo sguardo ondivaghi elettroni i quali mostrano non/mostrano il gatto di Schrödinger, che però è/non è il medesimo gatto.

Il più agile animale esistente. Se un gatto mi guarda dritto negli occhi sono contento, perché so che mi capisce.

Post correlati

0 Comments

Leave a Reply

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>