Villa Ottelio Savorgnan sul fiume Stella ad Ariis di Rivignano

Das Entzauberung, o del disincanto (ovvero del disincantamento). Occorre forse essere un po’ scettici e un po’ cinici, ma non troppo…?, si pensi che perfino Gesù di Nazaret un pochino cinico lo era

L’amico Claudio, storico e docente di filosofia mi propone un tema adatto ai tempi che viviamo: il disincanto scettico sulla situazione, nella versione di Max Weber, che lo chiamava das Entzauberung.

(Max Weber)

Il disincantamento del mondo o disincanto del mondo (in tedesco: Entzauberung der Welt) è un concetto introdotto dal sociologo, filosofo ed economista tedesco Max Weber nel saggio La scienza come professione (Wissenschaft als Beruf) pubblicato nel 1919 per indicare il processo che, col crescere della razionalità scientifica, ha comportato nella cultura occidentale il ripudio delle spiegazioni magiche, animistiche e religiose, sostituite – anche se non del tutto, perché le religoni sono rimaste una “potenza” socio-culturale decisiva – da spiegazioni razionali.

Weber attribuisce il passaggio dalla società arcaico-tradizionale alla società moderna di tipo occidentale a un processo e lento percorso di una forma di “razionalizzazione”, nel senso di un utilizzo progressivo della ragione intellettuale, come facoltà cognitiva e conoscitiva, nell’interpretazione della realtà e nella organizzazione della vita personale e sociale, avvalentesi della ricerca scientifica, dell’organizzazione statale moderna, dell’economia capitalistica, dell’organizzazione razionale del lavoro che, a sua volta, ha – di fatto – separato impresa e famiglia. Con la messa in discussione delle vecchie credenze e dei correlati valori, il mondo è stato reso «disincantato». Si legga utilmente questo testo in lingua tedesca o nella traduzione italiana:

(tedesco)

«Die zunehmende Intellektualisierung und Rationalisierung bedeutet also nicht eine zunehmende allgemeine Kenntnis der Lebensbedingungen, unter denen man steht. Sondern sie bedeutet etwas anderes: das Wissen davon oder den Glauben daran: daß man, wenn man nur wollte, es jederzeit erfahren könnte, daß es also prinzipiell keine geheimnisvollen unberechenbaren Mächte gebe, die da hineinspielen, daß man vielmehr alle Dinge – im Prinzip – durch Berechnen beherrschen könne. Das aber bedeutet: die Entzauberung der Welt. Nicht mehr, wie der Wilde, für den es solche Mächte gab, muss man zu magischen Mitteln greifen, um die Geister zu beherrschen oder zu erbitten. Sondern technische Mittel und Berechnung leisten das. Dies vor allem bedeutet die Intellektualisierung als solche.»

(italiano)

«La crescente intellettualizzazione e razionalizzazione non significa dunque una crescente conoscenza generale delle condizioni di vita alle quali si sottostà. Essa significa qualcosa di diverso: la coscienza o la fede che, se soltanto si volesse, si potrebbe in ogni momento venirne a conoscenza, cioè che non sono in gioco, in linea di principio, delle forze misteriose e imprevedibili, ma che si può invece – in linea di principio – dominare tutte le cose mediante un calcolo razionale. Ma ciò significa il disincantamento del mondo. Non occorre più ricorrere a mezzi magici per dominare gli spiriti o per ingraziarseli, come fa il selvaggio per il quale esistono potenze del genere. A ciò sopperiscono i mezzi tecnici e il calcolo razionale. Soprattutto questo è il significato dell’intellettualizzazione in quanto tale.»

(Max Weber, Wissenschaft als Beruf, traduz. Pietro Rossi)

Ciononostante, non necessariamente oggi conosciamo la nostra vita spirituale meglio di quella che aveva il cosiddetto “uomo selvaggio”. Un esempio: la maggior parte delle persone utilizza l’aereo senza sapere secondo quali leggi meccaniche e fisiche possa volare nonostante sia più pesante dell’aria (i viaggiatori non sono tenuti a conoscere le formule che descrivono il concetto fondamentale di portanza), o come sia stato costruito, ma a differenza del “selvaggio” lo possiamo scoprire e spiegare senza ricorrere a forze misteriose, grazie al progresso tecnico reso possibile dalla razionalità scientifica.

L’abbandono degli “strumenti magici” che Weber evidenzia in questo processo è da considerare dentro l’ambito della visibilissima crescente scristianizzazione e secolarizzazione della società occidentale. In Max Weber l’Entzauberung coincide infatti, essenzialmente, con la Riforma protestante, che supera la superstizione medievale, mentre secondo studi più recenti l’Entzauberung andrebbe posticipata all’età della Rivoluzione scientifica e dell’Illuminismo. A mio avviso, si tratta di due passaggi connessi, entrambi fondamentali, poiché è indubbio che la cosiddetta “modernità” si possa far iniziare – storiograficamente – dal sedicesimo secolo con la rivoluzione filosofica e scientifica (Galileo, Descartes, Bacon), oltre che come conseguenza della Riforma protestante.

A questo punto, per completare l’inquadramento del tema, è utile rivolgere la nostra attenzione ad una prima dottrina filosofica antica, che è obiettivamente collegata al concetto weberiano di cui stiamo parlando, che ci può aiutare, lo Scetticismo.

Lo scetticismo (dalla parola greca σκέψις (sképsis), che significa “ricerca”, “dubbio”, della medesima radice del verbo sképtesthai che significa “osservare attentamente”, dunque “esaminare”) è una dottrina filosofico-gnoseologica, ossia nell’ambito della critica delle conoscenza, che non ammette la possibilità di raggiungere la verità assoluta delle cose.

Il pensatore scettico nega la possibilità di conoscere la verità, ovvero quantomeno sospende il giudizio in attesa di migliori informazioni su cui deliberare. In realtà, l‘epistemologia (filosofia della scienza) di tutti i tempi fino alle provocazioni di Karl Popper (che a me paiono talvolta tautologiche o pleonastiche), si è mossa nella direzione di un fondamentale scetticismo. Per chiarire: si pensi ai consigli che il Signor cardinale Roberto Bellarmino diede a Galileo Galilei in sede di Tribunale della Santa Inquisizione Romana, quando gli disse (parafrasi mia): “Messer Galileo, proponga a questo alto Tribunale le sue idee sull’universo mondo come ipotesi professorali di istudio, non come verità di scienza, ché la santa Bibbia non conviene con esse.” E Galileo, anche se obtorto collo, accettò il suggerimento del gran prelato salvandosi il… collo.

Lo scettico certamente ritiene di avere idee corrispondenti alla realtà, ma nel contempo mantiene una certa riserva circa la corrispondenza totale dell’idea che si è fatta di un oggetto e della sua realtà effettuale, in quanto sa bene che i sensi possono sempre essere ingannevoli nel tempo e nello spazio, specialmente quando si tratta di “oggetti” che hanno a che fare con la sua propria vita.

Lo scetticismo è una teoria filosofica presente in tutta la filosofia occidentale di ogni tempo, sotto svariate forme e declinazioni. E’ evidente che questa sua diffusione attesta come l’uomo tenda sempre a dare risposte alla sua curiosità naturale, tramite l’uso del dubbio che nasce da una sorta di inquietudine e di insoddisfazione conoscitiva. Lo scetticismo è anche una potente “medicina” contro ogni forma di dogmatismo rigido, così continuativamente presente in tutte le civiltà, religioni, culture, dominii e forme statuali. Aggiungiamo un “tassello” storico-culturale.

Si può anche dire che il cinismo fu una corrente filosofica in qualche modo apparentata – se non in parte affine – allo scetticismo? Forse che si tratta di una sorta di scetticismo più carico di dubbiosità e di incertezza, cui comunque non ci si rassegna mai? Piuttosto, accettandola (l’incertezza), la si combatte senza illusioni di sorta sulle capacità dell’uomo di conoscere sempre e comunque la realtà e la… verità ivi connessa.

Storicamente i suoi prodromi possono essere individuati nel modo seguente: a) nelle scuole filosofiche fondate da Antistene di Atene e da Diogene di Sinope nel IV sec. a. C, anche se, in qualche modo, alcuni ritengono che forse il primo autore prodromico del cinismo sia stato lo stesso… Socrate, e, b) altre scuole storiografiche ritengono che il cinismo debba essere fatto risalire allo sviluppo dell’Ellenismo dopo le conquiste di Alessandro e l’espansione dell’impero macedone, che permise anche una certa contaminazione con alcune forme di induismo, come quelle dei gimnosofisti. I gimnosofisti erano sapienti indiani, così chiamati dai Greci per la saggezza che mostravano e per l’ascetismo nello stile di vita, per la frugalità nei consumi e la dedizione alla meditazione e alla vicinanza con la natura.

Pare indubbio che chi si comporta in questo modo non si illude che una vita di gesti arroganti contro gli altri e contro la natura possa portare benefici, e quindi, di contro, una vita che mostri comportamenti misurati, sobri e rispettosi dica indirettamente che “non vale la pena” darsi tanto da fare per sbagliare spesso.

A mio avviso, si possono trovare tracce di scetticismo cinico ovvero di cinismo scettico anche nel libro biblico di Qoèlet, che raccomanda di non esaltarsi troppo nell’agire pensando di cambiare il mondo, laddove i motti “Non c’è niente di nuovo sotto il sole … tutto è vanità”, con ciò non volendo cantare l’inerzia e la rassegnazione, ma proporre una visione del mondo proporzionata alle forze dell’individuo umano.

Qualche elemento cinico e qualche elemento scettico si può, a mio modo di vedere, rinvenire anche nelle dottrine stoiche (cf. Epitteto, Seneca, Marco Aurelio).

Brevemente anche un’etimologia del termine “cinico”, che potrebbe derivare o dal Cinosarge, l’edificio ateniese che fu la prima sede della scuola, o dalla parola greca κύων (kyon – “cane”) – soprannome di Diogene di Sinope, che ne fu l’esponente più importante.

Si può aggiungere che i cinici proponevano e praticavano una vita perfino quasi randagia e del tutto, per quanto possibile, autonoma, non condizionata da passioni e bisogni eccessivi, quasi “autarchica”, ma attenta al rispetto dei principi morali e di un’austerità comportamentale che fosse di esempio.

Un qualche aspetto di queste dottrine potrebbe addirittura richiamare forme di nihilismo, ma senza sfociare in un nihilismo esistenziale completo e radicale. Potremmo elencare una serie di elementi che collegano queste varie dottrine, per tornare, alla fine, al concetto iniziale, weberiano, di disincanto.

Scetticismo, cinismo, stoicismo e certe forme di nihilismo, tutte insieme, se pure con toni diversi contrastano il rischio di illudersi eccessivamente sull’uomo, propone una ricerca della felicità semplice, che non forzi mai il rapporto dell’uomo con la natura, e con questo le si può anche in qualche modo collegare al Taoismo orientale, una felicità che sia equilibrio, eudaimonìa, armonia, virtù basate sulla misura (la greca phronesis).

(Diogene, dipinto di Julien Bastien Lepage, 1873, Musée Marmottan – Paris)

Non pochi storici, esegeti e teologi hanno segnalato qualche similitudine tra gli insegnamenti delle dottrine sopra citate, soprattutto quelle ciniche, e gli insegnamenti di Gesù di Nazaret, così come riportati, in particolare nei Vangeli secondo Matteo e Luca.

Studiosi come Burton L. Mack e John Dominic Crossan (cf. Jesus Seminar) sostengono che nel I secolo in Galilea, soprattutto a Gadara (citata nel Vangelo secondo Matteo 8, 28-34, oltre che in Luca e Marco) si erano diffusi alcuni temi della filosofia ellenistica. E a Gadara Gesù si riferisce (cf. supra), città non distante da Nazaret. Sto citando l’episodio degli indemoniati che Gesù libera mandandoli in un gruppo di maiali che poi si suicidano nel lago di Tiberiade.

Nessuna meraviglia se Gesù possa aver incontrare sapienti di quegli indirizzi teorici ed etici, ma io ritengo, che piuttosto, Gesù sia stato, da rabbi, influenzato dal sapienzialismo biblico, come dal citato Qoèlet, da Sapienza, da Proverbi, dai Profeti, che lui certamente leggeva e spiegava in sinagoga ai suoi correligionari.

Anche gli scrittori cristiani e alcuni Padri della Chiesa antica hanno spesso elogiato la povertà e le virtù umane dei filosofi cinici, non solo, ma gli stessi Padri del deserto, Antonio, Pacomio etc., hanno in qualche modo imitato, anche se in parte, poiché la loro scelta era per una sequela Christi, l’ascetismo dei sapienti cinici.

Se l’ispirazione di questo pezzo è stato lo “stimolo claudiano” a rileggere Weber nella sua dottrina del disincanto, ho voluto provare a trovare antiche tracce di quell’atteggiamento esistenziale nella grande tradizione filosofica che ci appartiene e che ci può insegnare ancora molto, nelle sue varie declinazioni greco-latine, giudaiche e cristiane.

Ciò anche se il disincanto (Entzauberung) di Weber si colloca nella nostra contemporaneità e quindi si riferisce a cambiamenti attuali o recenti, può essere utile cercare la linea rossa che collega la ricerca sapienziale della nostra cultura occidentale da due millenni e oltre a questa parte, cultura oggi tanto vituperata da incliti, ignoranti colpevoli e malvagi nell’animo, che sono presenti nei media, nelle accademie e nella politica.

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