discrepanze ambivalenze precarietà disallineamenti verità metaforiche provvisorietà contraddizioni ambiguità coincidenza degli opposti ossimori caos
La ricerca di una verità nitida e incontrovertibile sulle cose ha sempre intrigato l’uomo, ma la ricerca è andata sempre, almeno in parte, delusa.
Pezzi, barlumi, lacerti di verità hanno incontrato la riflessione umana, e a volte, come ombre, se ne sono andati: basti pensare alla visione aristotelico-tolemaica del cosmo, assioma certissimo fino all’anno milleduecento, a un certo punto è andato in frantumi, così come l’idea di un tempo assoluto ha ceduto il passo alla nozione di tempo posto in relazione diretta con lo spazio, anzi la sua esistenza si è capito essere data nello spazio, e non fuori di esso.
Il ruolo dei generi maschile e femminile nella generazione animale è stato chiarito bene pochi secoli fa, perché un tempo la femmina era considerata solo il ricettacolo di un germe di vita.
Gli stessi sensi a volte ingannano e i sentimenti pure, ovvero sono cangianti come i colori di un’aurora e di un tramonto.
L’uomo con-vive con la contraddizione, con la provvisorietà, il disincanto lo tormenta e a volte, ma raramente, lo consola.
Essere e non-essere delle cose della vita e del mondo co-esistono pure non co-incidendo, perché confinano e in parte si sovrappongono nei lembi della loro esistenza, che è un essere-fuori da sé: si dice quando si è molto arrabbiati “sono fuori di me“, appunto, e in quel momento possiamo essere perfino in grado di uccidere un nostro simile, nella tranquilla normalità della nostra biografia e della nostra fama di umani equilibrati. E’ la stessa persona quella che è-in-sé e quella che è-fuori-di-sé? Coincidentia oppositorum (Nicola di Kues)?
Io stesso, quando giungo ai limiti della resistenza allo stress psico-fisico quotidiano, e magari mi mancano zuccheri alimentari, “do di testa”, ovvero “mi parte l’embolo”. Sono e non-sono quell’essere equilibrato e sapiente che molti conoscono, nella mia maturità adulta e culta, e ridivento come un “bambulto” (crasi tra bambino e adulto), così come una bambina che non è ancora ragazza può dirsi forse, con un lemma un poco cacofonico “bambazza”.
Nell’evoluzione eraclitea e darwiniana del tutto, mentre il buon Dio opera per mano della Natura e crea continuamente senza intervenire direttamente, tutto muta, dalle cellule del nostro corpo, al clima, all’economia, ai modelli sociali, alle chiese, alle nazioni…
E questo continuo cambiamento nei corpi e nelle anime umane richiede comprensione e pazienza, richiede di evitare giudizi definitivi e condanne cosmiche, accettando il limite delle contraddizione e la necessità, talora, del contrasto e del conflitto, dell’antitesi alla tesi, del disaccordo e della polemica.
Il tempo nel quale siamo immersi si crea continuamente mentre operiamo, viaggiamo, viviamo, proviamo sentimenti buoni e subito dopo il loro contrario, amando e dis-amando la vita e le persone. Possiamo in tempi contigui amare e non-amare le stesse persone, per ragioni diverse e contrastanti, incerti sul da farsi o decisi univocamente sul percorso da scegliere, decidendo e nello stesso tempo non-decidendo di decidere, e decidere proprio non decidendo.
Che siamo, se non un groviglio caotico e ordinatissimo di neuroni e di cellule corporali, in ognuna delle quali si può nascondere il cancro e il suo antidoto, che lo sconfigge senza che noi ne abbiamo contezza, neppure per un momento.
Viviamo nell’ossimorica contraddizione dell’esistere e nella verità metaforica (Ricoeur) , e dobbiamo esserne lieti, perché in ogni angolo, in ogni pertugio, in ogni momento possiamo trovare l’uscita di sicurezza del dubbio, o la chiave di volta della scelta, sempre, per definizione, provvisoria e precaria, come l’intera nostra vita.
Precarietà e luminosità ci accompagnano nella diuturna quotidiana buona battaglia (paolina), di cui è fabbricata la vita, nella quale una cosa sola dobbiamo assolutamente conservare, la fede nella nostra umanità in cammino.
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