Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

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Il VADEMECUM IDIOTA (grazieadio già cassato): oscuri funzionari/e brussellesi vogliono insegnarci a parlare, su precise indicazioni della signora maltese Helena Dalli, Commissaria UE all’eguaglianza (cara madame PhD, le propongo un corso intensivo gratuito, quattro o sei ore al max, a cura mia, di “antropologia filosofica” e di “morale sociale”) modificando il lessico comune: non più “buon Natale”, ma “buone Feste” (ma questo modo già lo usiamo dal 26 dicembre! idioti! e il “buon Natale” non dà fastidio a nessuno provvisto di un po’ di intelligenza); non più dire e scrivere “disabile”, ma “persona con qualche disabilità” (così nel frattempo chi ci ascolta o ci legge si addormenta); non più “Cari signori, care signore…”, ma “Cari colleghi” (è maschile, idioti di Bruxelles!); e, naturalmente “genitore 1 e genitore 2”, invece di “padre e madre”; non più “anziani”, ma “persone più adulte”. E poi aggiungono che non sarà un obbligo (ci mancherebbe!), ma solo un’indicazione…

Mi piacerebbe guardare in faccia i geni (che paghiamo noi) che trovano i tempo di proporre le idiozie di cui sopra, per vedere se hanno il lume dell’intelligenza negli occhi.

Costoro sono gli stessi che anni fa suggerirono ai politici di non accettare nella Costituzione europea che si citassero le origini generative dell’Europa stessa nelle culture ebraico-greco-latina-cristiana e, aggiungerei, illuminista, perché l’illuminismo settecentesco, quello inglese (J. Locke), francese (Diderot, Montesquieu, Voltaire, D’Alembert), tedesco (Kant) sono filiazione, anche se indiretta, dei valori evangelici.

Da dove vengono fraternité, egalité, liberté, se non dall’insegnamento gesuano delle Beatitudini? Eterogenesi dei fini? Sì, ma solo storicamente, perché Vangeli e Filosofie illuministiche sono state azioni diacroniche del pensiero umano. E potrei continuare ad libitum.

Proviamo a ragionare. Primo: hanno da fare così poco quei funzionari, da affaticarsi su tematiche inesistenti? Secondo: vorrei fare un’inchiesta breve, a campione, tra i cento musulmani che conosco sulla dizione “buon Natale”: ebbene, per la conoscenza che ho, sono certo che tale augurio non disturba nessuno. Infatti, io sono solito augurare anche a loro “buon Natale”, sapendo che loro conoscono Issha (cioè Gesù di Nazaret), che è per la tradizione islamica il più grande dei profeti ante Mohamed.

Agli stessi io auguro, quando è il suo tempo, “buon Ramadan”, e loro mi rispondono “grazie”, con un sorriso, perché vedono che sono sincero.

Altrettanto chiederei sui presepi, anzi lo ho già fatto qualche anno fa: lo chiesi almeno a una decina di genitori musulmani, che mi risposero, più o meno: “Ma per noi Maria e Gesù di Nazaret sono da venerare”.

Ricordo agli ignorantoni di Bruxelles che Maria di Nazaret è la donna più citata nel Corano, più di Kadijia e Fatìma (moglie e figlia, rispettivamente, di Mohamed). Con ciò non voglio minimizzare le differenze tra islam e cristianesimo. Chi mi conosce sa che sono un teologo che queste cose sa bene.

Altra cosa: forse che i londinesi sono stupidi, essendosi dati un sindaco anglo-pakistano, Sadik Khan, sindaco che si comporta come un baronetto della regina?

E allora, a che cosa serve un’iniziativa come quella del vademecum del “parlare politicamente corretto”? A cambiare, a migliorare qualcosa?

Infine, mi duole che anche su un tema del genere la politica si divida tra “conservatori” e “progressisti”: Lega contraria e PD possibilista. Ma che è? Forse che conservare qualcosa di bello, come le espressioni classiche della nostra lingua e cultura è di destra? Allora “conservare” il Foro romano, le antiche basiliche, le moschee di Gerusalemme, i buddha millenari, Michelangelo e compagnia è di destra?

Andiamo! La divisione tra le persone umane, da un punto di vista individuale è tra intelligenti e meno, tra colti e meno, tra laboriosi e meno, tra onesti e non onesti intellettualmente, in base alla “struttura di personalità” di ciascuno, mentre tutti, proprio tutti, hanno pari dignità, maschi, femmine, trans, alti, bassi, grassi, normolinei e magri, mangioni e anoressici, bambini, giovani, vecchi, ricchi e poveri, neri, gialli e bianchi. E tu, caro lettore, aggiungi chi vuoi che io abbia inavvertitamente dimenticato in questo elenco.

Per quanto mi riguarda, se fossi cieco, sordo e/o muto, vorrei essere definito “cieco, sordo, muto”, perché ciò che conta è come ci si rapporta con chi ha queste disabilità, senza paura dei termini propri delle stesse.

Bene: i funzionari di Bruxelles sono incolti, stupidi e vili. Oppure solo gente che teme anche la propria ombra. Minimi.

La “miseria della filosofia” (attuale), o di come la pandemia sta tenendo in scacco la filosofia

…o la filosofia della miseria? Karl Marx scrisse un testo intitolato La miseria della filosofia per dire che quel sapere non bastava a cambiare il mondo secondo giustizia, e anche per rispondere al socialista francese Pierre-Joseph Proudhon, che aveva pubblicato un libello dal titolo La filosofia della miseria.

Il grande di Treviri era interessato alla miseria, alla povertà di milioni di operai, al suo tempo. Studiava il funzionamento dell’economia politica e delle sue conseguenze sulle vite degli esseri umani. La sua era una filosofia che si occupava della miseria.

Nell’800 la miseria era diffusa in tutta Europa, oltre che nel resto del mondo, e Marx la studiava a fondo. La filosofia era un sapere diffuso, quasi prioritario nelle università e Marx stesso era un filosofo. Si era laureato con una tesi su Democrito, ma aveva anche grande attenzione per i testi teologici giudaici e cristiani. Marx era ebreo. La sua era una ricerca del bene, della giustizia, della sicurezza anche per le classi popolari. La libertà gli interessava meno, perché riteneva che la giustizia sociale fosse più importante della libertà.

Il rapporto fra giustizia e libertà è sempre stato obiettivamente arduo, difficile, e lo è ancora oggi. Qualcuno ritiene che libertà e giustizia siano inversamente proporzionali: molto semplificando, i liberali per la libertà, i socialisti per la giustizia. E aggiungiamo anche il tema e termine della sicurezza, che dovrebbe equilibrare i due di cui sopra. Giustizia, sicurezza. libertà. Tre termini, tre valori che la filosofia può coniugare e accordare.

Di questi tempi, però, viene da pensare a un’altra miseria, rispetto a quella materiale studiata da Marx, e addirittura di rovesciare i termini proudhoniani, proponendo la miseria della filosofia. Una miseria della filosofia che parte dalla filosofia come sapere (pre-supposto) prioritario, nell’ordine dei saperi, e cardine degli altri saperi. Epistemologia di tutti i saperi.

Di questi tempi pieni di incertezza, molta filosofia, invece di aiutare a cercare risposte a domande complesse, pare talora aiutare l’aggravarsi del sentire comune per la comprensione del mondo e del senso della propria vita. Alcune volte, invece di aiutare la logica e l’argomentazione razionale, sembra operare in modo opposto, e dunque dannoso.

La filosofia dovrebbe contribuire a rischiarare le menti e il pensiero, a contrastare le prese di posizione ideologiche, che per loro natura sono spesso illogiche e non veritiere, e invece sembra che oggi – almeno parzialmente – contribuisca ad ottenebrarlo. Non ho mai sentito come in questo periodo valorosi pensatori e pensatrici letteralmente deragliare dall’a-b-c-della logica sillogistica, che resta quella più efficace per la vita quotidiana.

Ricordo ancora una volta, dopo averlo usato millanta nei miei scritti, il sillogismo aristotelico di primo tipo, dove ci sono due premesse correlate e una conclusione necessaria: a) l’uomo è razionale, b) il razionale è libero, c) l’uomo è libero.

Ho ascoltato da valorosi colleghi e colleghe supposti sillogismi nei quali la conclusione è messa al posto di una premessa e una premessa in conclusione. Un esempio: a) il governo ci vuole rinchiudere in casa (dovrebbe essere la conclusione), b) il Covid non è sempre pericoloso (è una premessa, la prima), c) il pericolo va evitato (dovrebbe essere una premessa, la seconda, ma è la conclusione, sconclusionata). Incomprensibile, se non si colloca questo disturbo del ragionamento in una sorta di dislessia logico-argomentativa, la quale, se non fosse pericolosa, potrebbe addirittura essere comica, adatta a una gag.

Vi è da parte di alcuni, anche egregi filosofi come Agamben e Cacciari, un utilizzo strano delle statistiche, dico strano perché la filosofia dovrebbe utilizzare le scienze “dure” per ragionare, per riflettere in modo logico, ma così non è. Le statistiche, che non mentono, dicono che i vaccini, insieme con le altre misure di cautela intelligente, ci stanno salvando.

Costoro, a mio parere, dovrebbero ricordare il principio classico e aureo, di derivazione aristotelico-tomista del rapporto tra bene maggiore e minore e tra male maggiore e minore: tale principio va applicato quando si criticano le misure di contenimento del virus, anche a fronte di varianti quelle che siano (delta, omicron, …), ma proprio perché i vaccini comunque riducono i rischi e impediscono più contagi. Lo avrebbe capito anche mia nonna Caterina, che era una donna saggia, con la terza elementare, che è meglio meno che più contagi. Vivaddio!

Altro: anche la nozione di libertà, termine così “filosofico” viene bistrattata come se si fosse al Bar Sport di un paesino del Basso Friuli o dell’Alto Lazio.

Dopo duemilacinquecento anni di pensiero profondo sulla libertà come responsabilità, come essere-in-relazione, come esercizio razionale della volontà, sento inaccettabili semplificazioni che paiono pervenire dall’emozionalismo melodrammatico di una conduttrice di talk show come la famosa Barbara D’Urso (pseudonimo).

Che dire ancora? Che siamo in una democrazia parlamentare voluta da novanta sapienti 74 anni fa, in pieno vigore e vigenza, nella quale l’equilibrio e il contemperamento dei poteri è garanzia contro qualsiasi deriva autoritaria!

Chi si può immaginare, se non una persona delirante, Mario Draghi dittatore?

Si potrebbe pensare che troppa filosofia, se questo sapere è utilizzato in alcuni dei modi attuali, può essere dannosa, perché l’albagia sottesa a questo sapere, se adoperato nei modi di cui sopra, rischia di fare danni seri, soprattutto a chi non è abituato a maneggiare concetti, relazioni di causa/ effetto e flussi logici.

Non voglio insistere sul concetto di una certa pericolosità della filosofia, perché sarei auto-contraddittorio di una vita, la mia, che si è basata soprattutto su questo sapere, pur se in mezzo a mille difficoltà.

Continuo a credere nell’indispensabilità della filosofia per la vita, soprattutto della filosofia pratica. Ed è questo che cerco di fare, anche oggi stesso, sabato 27 novembre 2021, introducendo in quel di Mestre, il corso post lauream di Phronesis, che ha raccolto una decina di filosofe e filosofi di tutte le età, dai 24 a i 58 anni (con il docente professor Zampieri da Venezia, storico pensatore phronetico), bene intenzionati a utilizzare il bene prezioso del sapere filosofico con apertura generosa agli altri, per la ricerca inesauribile della verità sulla vita umana e sul destino dell’uomo, che va costruito senza rassegnazione accidiosa.

Ecco: mi pare che oggi si debba lottare contro l’antico e classico vizio morale dell’accidia, che è un non-credere alla possibilità che l’uomo ha di salvare se stesso con l’intelligenza e una volontà illuminata.

Gli INSENSATI, gli INUTILI e i NOIOSI: a) oh, signorina Thumberg (pronunziasi Thumbèri) G., ora che ha 18 anni, si impegni in politica, si iscriva a un partito, si candidi nel suo comune come consigliere di circoscrizione, e soprattutto studi, studi, studi, altrimenti sarà ricordata per un certo periodo – più o meno – solo per il suo ridicolo e sgradevole versaccio: blah, blah, blah. Badi bene, SUO, perché non sempre le “metafore onomatopeiche” (lei, signorina Thumbèri, sa che cosa significa questo sintagma? tradotto in lingua svedese, ovviamente, o almeno in inglese) funzionano; b) POLITICI ITALIANI IN GENERE: capi e gregari, capaci solo di lezioncine imparate a memoria davanti alla videocamera

Mi impegno a scrivere questo pezzo dopo avere esitato non poco, poiché già mi infastidisce che giornalisti privi di fantasia continuino a citarla per il suo versaccio, e, se mi ci metto anch’io…


La ragazza svedese mi ha (ha) stancato, con il suo presenzialismo amplificato dai media, con le sue banalità e i suoi slogan sgangherati, con la sua presunzione sicumerosa, con la sua iattanza da ragazzina ignorante, figlia di genitori avventurieri e un po’ degeneri, sfortunata per una sindrome neuro-psicologica. Ma quest’ultimo aspetto non ferma la mia critica, perché Asperger non le impedisce di intendere e di volere quello che fa.

Ciò che però mi stranisce e mi rattrista è il ruolo dei media sul suo mostrarsi senza pudore. Giornali, tv e web raccolgono ogni respiro e ogni starnuto della Thumbèri (scrivo come si pronunzia), senza il minimo accenno di critica.

Dicono che comunque è utile per la mobilitazione su un problema vero, soprattutto dei giovani. Perché allora la ragazzina ugandese non mi fa lo stesso effetto negativo? perché è credibile: una figlia dell’Uganda è credibile, una viziata figlia del pasciuto nord borghese e protestante, no!

La Thumbèri si mostra come un simbolo dei giovani e dell’ambiente, senza mai chiedersi se deve ascoltare altri e migliorare la propria formazione. E’problema a se stessa e seccatura per i pensanti.

E ora eccomi ai politici, capi e gregari. La loro insopportabilità estetica, etica e culturale sta raggiungendo – per me – livelli parossistici, sia quando fanno furbate “alla renzi”, sia quando balbettano lezioncine imparaticce su tutto, e parlano per trenta secondi davanti al video senza dire nulla, proferendo solo parole come suoni senza senso, specie quando millantano il valore delle iniziative politiche del loro partito.

Mi danno l’impressione di conoscere poco o per nulla l’argomento di cui stanno parlando, perché proferiscono sintagmi che – si capisce – non sono loro, non sono pensati da loro, ma tuttalpiù orecchiati, o schemi preparati da qualche consulente personale (ora se lo possono permettere), ovvero da un servizio di marketing del loro partito. Si vede che non sanno niente, o poco più di niente, vengono dal nulla e torneranno nel nulla, molti di loro, alle prossime elezioni politiche, specialmente quelli che si sono ritrovato eletti a 13.000 euro al mese, dopo non aver combinato nulla nella vita, né come studi né come lavoro.

Spiego questo concetto di “nulla”: con tale termine non intendo un nulla assoluto, metafisico (mentre in fisica il nulla non si dà), ma un nulla-logico, cioè un nulla-di-politica-e-di-cultura, saperi che essi non possiedono e che invece si conquistano in decenni di studio e di fatica lavorativa.

Il fatto è che questi mediocri assurgono anche a cariche istituzionali e amministrative di primo livello. Basti pensare all’ex ministro della giustizia dei 5Stelle, qualcosa (nel senso di qualcuno) di incredibile, peraltro con la poca grazia destinale di portare un nome che sembra uscito da un manuale di filosofia del diritto.

O l’attuale ministro degli affari esteri di cui ho già fin troppo parlato in questo blog negli anni scorsi. Ma anche il loro presuntuoso e già traballante “capo”, su cui non voglio più spendere mezzo rigo.

Né desidero spendere riflessioni sulla mediocrità, e talora sul masochismo, dell’indirizzo politico dell’attuale capo della “sinistra storica” (sinistra storica, solo per dire, senza offendere le sinistre storiche vere) attuale, Enrico Letta.

E a destra troviamo altri clamorosi esemplari di nullità politica e culturale, Salvini e i suoi portaqualcosa, Meloni e amici di lei, nella misura in cui sono aggressivi e arroganti, mentre è chiaro che non saprebbero fare nulla in un qualsiasi lavoro degno di questo nome.

Povera Italia politica. Meno male che ogni mattina 25 milioni di Italiani si alzano per andare al lavoro e producono il settimo PIL del mondo, nonostante – per mero esempio – i comportamenti attuali di molti degli operatori ecologici del Comune di Roma e di alcuni candidati a sindaco della Caput mundi. Luogo che, così come si presenta ora, i 25 milioni di lavoratori e di imprenditori e le loro famiglie non si meritano.

Letta, quando era premier dava talvolta impressione di fiacchezza. Si poteva sperare avesse acquisito un po’ di assertività lavorando a Paris, invece solo arroganza… e masochismo

Che cosa gli sarebbe costato smetterla di proclamare ai quattro venti che il Disegno di legge Zan si sarebbe approvato così com’era, salvo una timida resipiscenza la sera prima del voto nel salotto “fazioso”, inutile e controproducente, perché il giorno dopo il Senato ha affossato il Disegno.

E lo ha affossato non per colpa della Destra, che è stata opportunista nel cogliere l’occasione, né per colpa di Renzi e dei suoi, ma perché nel voto segreto escono le vere intenzioni dei votanti, quindi anche di non pochi della Sinistra.

E non c’entra nulla neppure il Vaticano, che si è limitato, con il cardinal Bassetti, semplicemente ad esprimere la propria dottrina sulla famiglia.

Il fatto è che non si può far approvare una Legge che, oltre a definire giustamente come reato l’omotransfobia, in altre parti è ambigua e pericolosa.

Faccio un solo esempio: se io, che sono di sinistra, scrivo (e lo ho scritto più volte) che scrivere sui documenti pubblici “genitore 1 e genitore 2” è una stupidaggine insensata, contro la logica (devo spiegarlo ancora una volta?) e contro natura, potrei essere denunziato per violazione di una legge che abbia il testo che Letta e C. volevano far approvare. E anche condannato per delitto di opinione. Ma come?

Perché se scrivo che per fare un bimbo, basta un’ora d’amore tra due umani diversi per sesso, come cantavano i Nomadi mezzo secolo fa (e per fare un uomo ci voglion vent’anni, sempre i Nomadi), qualcuno mi può accusare di avere violato la legge che prescrive l’esistenza del gender. Ma dai!

E voi che manifestate in piazza al canto di We shall overcome e di Bella ciao, cosa mi rispondete?

Inoltre, Letta stai attento al monito di Bersani, ché se vai avanti così ti ritrovi Berlusconi presidente della Repubblica.

PUZZER S., CONTE G. (non Antonio, che comunque è tra i peggiori), GASPERINI G., sono (non tra, ma, a parer mio) i PESSIMI tra gli Italiani di oggi, emblematici, eponimi della mediocrità odierna, e della foto scellerata concernente l’illacrimata tomba (la ministra Dadone, sic, non si accorge che la foto del ricordo centenario del Milite ignoto non rappresenta un’immagine dei soldati italiani nella Prima guerra mondiale, né la geografia del Fronte, ma soldati Americani in Corea negli anni ’50 e un’area, forse del Sudamerica, non l’Isonzo o il Carso)

Sto parlando, per chiarire subito, di Stefano Puzzer, il capopopolo di Trieste, famoso per qualche dì, e tra qualche settimana di nuovo nemmen illustre sconosciuto; di Giuseppe Conte, il cosìautodefinitosi “avvocato del popolo” (ma va’); di Gianpiero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, squadra di calcio bergamasca (squadra di calcio bergamasca, per chi non segue il calcio) che NON E’ UNA DEA, giornalisti del cazzolo! Ma una ninfasemidea, nella mitologia greca. Attenzione, studiate, benedetti, studiate, per non scrivere stupidaggini.

Puzzer, Conte, Gasperini, tutti nella prima categoria

Mi spiego. Puzzer (penso con la è accentata) è un “ignorante tecnico”, che sta scivolando verso l’ignoranza colpevole, perché più parla e più sbaglia. Richiamo il concetto di ignoranza che già ho analizzato più volte qualche tempo fa. Si tratta di un concetto duplice: vi è, a) un’ignoranza tecnica, che non è colpevole moralmente, se il soggetto non è tenuto a conoscere certe discipline o argomenti, e si dà b) un’ignoranza morale se il soggetto ha una conoscenza del valore morale del dire e del fare, e non opera una scelta responsabile.Nel caso del citato capopopolo, quando parla di “libertà” sarebbe tenuto a conoscere la complessità e tutte le implicazioni di un concetto filosofico tanto importante, mentre invece mostra di non saperne nulla, e di limitarsi a orecchiare quello che sente… e dietro a lui si muovono persone che gli somigliano, nell’insipienza, talora arrogante.

Conte G. è semplicemente un mediocre, portato su dalle circostanze, da un partito naif, nato per e nella miseria della politica italiana. Tanto, come si dice usualmente, “se la tira”, anche con lo studiato semiciuffo bruno, quanto esprime concetti facilmente dimenticabili, in questo imitato dai suoi, che suscitano spesso una gran pena specialmente quando declamano di improbabili riforme epocali. Se interpellati sul “reddito di cittadinanza” e sulla millantata sconfitta della povertà, si arrampicano su scivolose vetrate di insipienza; se chiamati ad esprimere un progetto politico annaspano come un animale che non sa nuotare (invero pochi). Il già citato leader, per contro, si affanna con voce un po’ adenoidica a promettere grandiose annualità politiche con la certissima asfittica truppa che si troverà a gestire tra qualche mese, forse una ventina (di mesi, intendo).

Gli gioverebbe un po’ di umiltà facciale e di parola.

Gasperini G., l’attuale allenatore dell’Atalanta è stato un calciatore di non strepitose annate, e ora è un allenatore piuttosto antipatico. Lo mostro, a partire dall’ultima uscita, quella di domenica scorsa 25 ottobre 2021, quando, dopo essere stato espulso con il cartellino rosso, ancora non si fermava nei commenti. Per lui, l’arbitro, un trentaseienne, sottufficiale alpino con esperienze in zone di guerra asiatiche (Gasperini tuttalpiù conosce la guerra tra un terzino e un attaccante esterno), è un “ragazzino” che non può permettersi di sanzionare un glorioso sessantenne. E solitamente, come si dice in Longobardia, fa il “piangina”, lamentando furtarelli e furbate da parte di avversari, società calcistiche e arbitri, tutto a danno suo, che di per sé non sbaglierebbe mai. Mi par che basti.

Circa questo sentirsi vilipeso e umiliato (dostoevskianamente) dai ragazzini, ricordo qualcosa di mio: a trent’anni ero stato eletto da quarantenni e cinquantenni segretario generale di un sindacato e nessuno mi considerava un ragazzino. Ora, che ho l’età di Gasperini, più o meno, presiedo diversi Organismi di vigilanza aziendali e un’Associazione di filosofi nazionale, tra le più prestigiose, e accolgo con piacere nei miei ambiti cultural-professionali venticinque-trentenni, affidando loro – con rispetto – incarichi sempre più importanti. Li tratto come sono stato trattato io alla loro età. Per Gasp (contrazione onomatopeica altamente rappresentativa del tipo umano che è: verifica, se vuoi, gentil lettore, tale mezza parola negli albi Disneyan-Topolin-Paperineschi), evidentemente, bisogna invecchiare per gestire.

Falso, perché non esiste un’età perfetta per il comando, ma le qualità singolari e irripetibili nella loro unicità, di ogni persona.

Potrei indicare altri esempi di non eccelsa umanità, ma qui mi fermo e riposo un po’…

…anzi, ho cambiato idea, di fronte alla scelleratezza indicibile della foto riportata sul memo governativo del centenario del Milite Ignoto, come scrivo nel titolo. Nel 1921, la Patria Italia del tempo decise di ricordare, in un solo Soldato morto in guerra tutti i morti sconosciuti e dispersi, sui corpi dei quali non è stata posta alcuna lapide, ragazzi senza nome, scomparsi, e allora la madre Maria Maddalena Bergamas, che aveva perso il figlio sulle cime della Carnia, fu chiamata a scegliere, a nome di tutte le mamme, vedove, sorelle dei soldati morti in battaglia, un soldato, il suo corpo, per ricordarli tutti.

E, nella Basilica di Aquileia, vestita di nero si fermò davanti a una bara, che fu posta su un affusto di cannone e partì per Roma su un treno speciale che ci mise tre giorni per arrivare alla meta, salutato da chi lo vedeva lentamente passare di paese in paese, di città in città, oltre fiumi e colline, ed essere tumulato nell’Altare della Patria, dove ogni anno è onorato come sconosciuto sacrificio per tutti noi, ultimo atto del Risorgimento.

E la Dadone ha permesso lo scempio citato, tramite tal Vicchiarello, 5stellino da 180mila euro annui. Eccoli, eccoli, quelli del nuovo. Tristitia maxima in animo meo suscitant!

Basta, veramente, un pensiero e una preghiera per quel soldato e per quella mamma Maria, Madre di tutte le madri.

Vergogna e pentimento

La spudoratezza e la proterva arroganza di comportamenti assai diffusi sembrano avere relegato in un canto buio e desolato sentimenti come la vergogna e il pentimento. Si assiste quotidianamente allo sbandieramento della libertà di dire e fare qualunque cosa, anche se patentemente menzognera e falsa: vi é il politico locale che, quasi vindice di diritti popolari conculcati, assurge a redentore della politica dalle incursioni degli “imperiali” romani, forse pensando che nessuno ricordi suoi comportamenti analoghi, anzi identici, perpetrati dallo stesso verso i vassalli.

Un altro politico, più altolocato, bercia i suoi sentimenti libertari dopo avere operato quanto sopra detto nei confronti del primo. C’è chi sbandiera, senza vergognarsi, la propria intransigenza morale, ma, già venduto al miglior offerente e, negatore dell’evidenza, persiste a dire che nulla e nessuno lo piegherà al volere altrui. Altri ancora, personaggi pubblici, non esitano ad esibire come una bandiera di gloria le trasgressioni a tutto, fregandosene di tutti, in nome della affermazione di un sé debordante e vanaglorioso: in questo novero troviamo politici, giudici, attori e attrici, giornalisti, scrittori e “sé-putanti” poeti, sportivi, stilisti, “maestri di pensiero”, lacchè, sindacalisti, padroni, medici, portaborse, mercanti e perfino preti. E tanti altri. C’è chi senza valutare bene ribalta la vita propria e quella altrui, urlando il proprio buon diritto a farlo, senza curarsi molto degli sconvolgimenti provocati.

C’è una specie di “superomismo” mal digerito in questi comportamenti, che nulla ha a che vedere con Nietzsche, una sottovalutazione del mondo e degli altri, gravissima, e una sopravvalutazione di sé, penosa, devastante. C’è come un senso prometeico di volontà di potenza in sedicesimi, avulso da una valutazione ragionevole della realtà. In questi casi, specie dove non c’è il calcolo freddo e anche omicida dell’uomo di potere, vi é quantomeno un allontanamento grave dalla nozione di realtà.

Questo principio, che si situa fra i primi assiomi indimostrabili del vero, comincia a sfuocarsi, perdendosi nelle nebbie vaganti del presso a poco, e rendendo così vano l’esercizio riflessivo, perché mancante di fondazioni plausibili. In sostanza, chi urla il proprio potere di fare ogni cosa, non si vergogna, né si pente. Pervicacemente sta nel castello di menzogne che si é costruito, orgoglioso, sogghignante, come inaccessibile. Ma lì comincia il suo calvario. Sorge lentamente una specie di vaga nozione di spaesamento, di straniamento, che progressivamente diviene più nitida e si trasforma in una forte impressione di fallimento.

Inizia un combattimento psicologico e spirituale i cui esiti sono fortemente incerti. Si scontrano due sé, armati di tutto punto: il primo che tenta di darsi di nuovo le ragioni delle scelte fatte, di giustificarle e fornire loro una specie di dignità ontologica, quasi fossero l’interpretazione vera del vissuto e di un futuro ragionevole; il secondo che pone dei dubbi, sempre più stringenti, sempre più dolorosi, sempre più fermi e decisi. La battaglia é lunga, incerta, silenziosa e ignota agli altri, che tutt’al più intravedono nella persona un oscuramento dei tratti, delle ombre che scompaiono presto, una incostanza d’umore, forse, in qualche caso, dei fiotti di sofferenza.

La mente, infine, é stanca per la fatica di dimostrare ciò che non sta in piedi: la dissociazione cognitiva e valutativa precede addirittura la frustrazione prima e il successivo senso di colpa. La ragione non vive in salute e la volontà é fiacca. E’ quello il momento nel quale occorre fare il massimo sforzo,  e spesso c’è bisogno di aiuto [e anche di preghiera]. Vergognarsi e pentirsi, a quel punto, é come un lavacro salutare. E chiedere perdono, chiedere in dono il per-dono non é umiliazione, ma dichiarazione di un’umanità dolente e vera. Chi può negare il perdono a chi si vergogna e si pente?

Fascisti del 21o secolo (on.le Meloni!), non solo “cretini”, o “idioti” o “imbecilli”, anche se questi tre titoli si attagliano bene comunque a quei personaggi, e anche “ignoranti” e “facinorosi”. Il loro campione quel tipo nerboruto e un po’ grasso, tatuato e mezzo nudo davanti alla sede della Cgil in Corso d’Italia, e non evito di dire che questi “idealtipi” sono presenti anche in altri schieramenti estremisti…, uno dei campioni di questa crassa ignoranza (quasi incredibile) un po’ penosa, e dalla verbosità incagliata (non ha idea di che cosa sia la libertà e la responsabilità, ma dove è cresciuto?), è il capo dei camalli di Trieste Stefano Puzzer, che non sa neppure bene di stare a questo mondo, ma la situazione è comunque un po’ preoccupante a livello sociale e comunitario in questo momento della storia italiana, ingarbugliata e complessa

…e la Meloni fa pena quando dice che non ne conosce la matrice, mentre Lamorgese non si sa bene che capacità abbia. Pare scarsa, nel ruolo delicatissimo del Ministro degli Interni affari.

Tocca dirlo, perché i fatti non mentono. “Contra factum non valet argumentum“, cioè contro i fatti non servono chiacchiere, sosteneva Tommaso d’Aquino.

Ma qui il discorso non può fermarsi su un ministro che non riesce a fare quel “mestiere” grande e difficile. Sommessamente suggerirei al Presidente Draghi di invitarla gentilmente alle dimissioni. Salvini non c’entra neppure per un et nel formarsi di questa mia opinione. Come ti è noto, mio lettore gentile, non necessito di rinforzare le mie opinioni con quelle di Salvini. Mai. Quasi sempre è vero il contrario.

E vengo ai fatti. Un gruppo variegato non solo di facinorosi, ma di militanti violenti di estrema destra, nostalgici di fascismo e nazismo, aggregati alcuni sprovveduti e non della galassia no green pass e “io apro”, hanno attaccato alcune sedi della Cgil, tra cui quella nazionale di Corso d’Italia.

Ora il dibattito è anche sulla domanda se il Governo debba o meno spegnere Forza Nuova. Nella recente storia repubblicana si registra solo il caso di Ordine Nuovo, guidato dal dichiarato neo nazifascista Stefano Delle Chiaie.

Ci si deve chiedere se uno Stato, un Governo robusto dei crismi democratici, abbia bisogno di “abolire” un partitino violento, o meno.

Tra altro, tal deputato Pellini dei 5S afferma: “…noi sosteniamo che la violenza non debba stare al centro della politica“. Allibisco di colpo, e mi chiedo se per caso la violenza – di contro – possa stare alla… periferia della politica, siccome, secondo Pellini, non può stare al suo centro. Questi signori non si accorgono neanche di cosa stanno dicendo, e di quali effetti logici (e comici) provocano, in questo caso senza dubbio alcuno, involontariamente. Poverini.

Meloni invece, aggredendo una incertissima e ora chiaramente inadeguata ministra dell’Interno, letteralmente le urla intervenendo alla Camera: “Siamo di fronte a una strategia della tensione“, citando un archetipo notissimo della storia italiana dell’ultimo mezzo secolo, decisamente a sproposito. E poi insinua che la gestione dei tumulti sia stata studiata per mettere in cattiva luce la destra politica parlamentare.

Ora, io non saprei se si sia trattato di un diabolico disegno delle sinistre politiche coadiuvate dall’amministrazione della sicurezza pubblica, come ha sostenuto nel suo talk il giornalista Porro, oppure di grave dabbenaggine del Ministero degli Interni e della Polizia, ma ciò che è certo è che si è agito senza intelligenza e senza capacità di prevenzione del facinus della piazza.

I politici attuali hanno bisogno di studiare, perché sono tecnicamente e politicamente ignoranti.

Ciò che è successo e che cito nel titolo fa pensare però che la situazione sia in generale un po’ difficile e da prendere sul serio e per mano sotto tutti i profili, a partire da quello della formazione primaria.

Bisogna dare mezzi alle famiglie e all’insegnamento primario, perché negli ultimi decenni si è verificata una deriva che ha reso sempre più deficitaria la capacità pedagoggica delle due principali agenzie educative, la famiglia e la scuola.

Il risultato lo raccogliamo ora, con la presenza sulla scena pubblica, e la sua amplificazione mediatica, di uno scenario di impressionante ignoranza, in parte incolpevole e in larga parte colpevole.

Potrei dire che i due esempi sopra citati, quello del deputato Pellini e quello di Meloni rappresentano esemplificazioni chiarissime dei due tipi di ignoranza, almeno in qualche modo: a) se Pellini, deputato semisconosciuto e, prima di essere eletto dal fiume in piena grillesco-dimaian-dibattistiano ora contiano (ahimè), anch’esso frutto (quantomeno in parte) di ignoranza diffusa, del 4 marzo 2018, rinvia al tipo di ignoranza incolpevole, anche se Pellini potrebbe essere laureato; b) Meloni (anche se non ha una laurea, o uno straccio di laurea, finché non se ne meriterà una ad honorem, che si conferisce a chiunque, più o meno) invece rappresenta un’ignoranza colpevole, perché non si può dare un capo partito del poco meno 20% dei consensi elettorali, come da analisi socio statistiche delle attuali intenzioni di voto, che non sappia che cosa fu realmente, in tutta la sua pericolosità, la strategia della tensione dei decenni ’60/’70 del secolo scorso.

Non ci credo, non può essere. E allora si tratta di una provocazione, che fa forse il pari con quella che potrebbe essere un disegno delle sinistre, cui non credo, perché troppo raffinato per le intelligenze, pour dire, che guidano attualmente quella parte politica. Ahimè.

Il fatto è, come mi sottolinea l’amico Cesare che si trova da troppo tempo in ristretti orizzonti, che la complessità cui è giunta la società contemporanea non trova ancora item analitico-sociologici in grado di tentare, dico tentare, di descriverla. Non vi sono più le strutture democratiche classiche, o quelle sovietiche, o del periodo delle dittature novecentesche. Tutto è fluido, o forse, meglio dire (caro Bauman) intrecciato, intersecato, segmentato, cosicché non si riesce a proporre discorsi convincenti per le masse di cui parlavo sopra, perché non ci sono più.

Oggi ogni discorso viene colto in modo diverso da target differenti, per cui, oso dire, anche l’80% di vaccinati in Italia è qualcosa di molto importante, che forse significa e attesta ancora la presenza di una ragionevolezza diffusa.

Le CANAGLIE (non le “Luci a San Siro” di Roberto Vecchioni) a SAN SIRO, e SONNY COLBRELLI: 1) da un lato la grande metafora, la Parigi-Roubaix e, dall’altro, 2) il vergognoso spettacolo di San Siro dove un’accozzaglia di imbecilli idioti ha mostrato il volto peggiore dell’Italia, fischiando l’Inno nazionale spagnolo

Da anni mi riprometto di andarci, a vedere questa gara, che non è solo tale. E’ altro, molto altro.

Vorrei partire un paio di giorni prima, per visitare almeno Bruges, o Brugge, e poi andare nei pressi della cittadina del vélodrome dell’arrivo.

Noleggerei una bici per portarmi lungo la Foresta di Arenberg, il luogo per eccellenza, della gara, avendo in tasca un baedeker della sua storia, e magari andarci con qualcuno. Gigi? Si potrebbe partire in aereo per Bruxelles e poi in auto a Bruges e a Roubaix.

I discorsi verterebbero sui vincitori, da Garin, l’italo-francese, a Rossi, a Serse e Fausto Coppi, a Tony Bevilacqua, a Rik Van Looy, l’Imperatore di Herentals.

E poi a Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck, Johan Museeuw, a Andrea Tafi, Franco Ballerini, Francesco Moser, Fabian Cancellara, Tom Boonen, John Degenkolb, Peter Sagan, …, Sonny Colbrelli, l’ultimo uomo-del-fango.

Dicevo che questa gara ciclistica non è solo il principale evento del calendario mondiale delle corse di un giorno, assieme alla nostra Milano Sanremo, ma è anche molto altro. Per me è la super metafora della vita, come nel “suo” lo è qualsiasi corsa in bicicletta che richieda un sforzo continuo di ore e ore. Perché la bicicletta richiede proprio questo, di restare soli su un mezzo che pesa oramai sette-otto chili e di pedalare per qualsiasi strada, in piano e in salita, in discesa e sul falsopiano, di sentire il vento in faccia che ti frena e il vento sul dorso che ti lancia, di provare il dolore lancinante dell’acido lattico nelle gambe diventate come un pezzo di legno e di annusare il mondo, sentire il suono di campane e il latrare lontano dei cani, il fruscio della bici nel vento e la distanza, l’incontro di città e paesi, lo sfondo delle montagne, se non sei già in mezzo a esse, e speri che la prossima ascesa non ti tolga il fiato e ti costringa il piede a terra.

E’ come nella vita, dove incontri gioia e dolore, anzi spesso la gioia dentro il dolore e cerchi invano la pericolosa utopia della felicità.

Mentre i fischi di San Siro all’Inno nazionale spagnolo sono la manifestazione di una canagliesca incapacità di confronto, a volte millantati per tifo. Fischiare il più nobile simbolo degli avversari è idiota, imbecille, da stupidi dentro e fuori.

E’ la stessa canagliesca ignoranza dei fischi ai calciatori neri, che rimbomba ancora nei nostri stadi appena riaperti. Vorrei abbracciare Anguissa, Koulibaly e Osimhen del Napoli e fare una serie di conferenze nei bar sport e nelle sedi delle varie tifoserie (spesso schifoserie) con Lilian Thuram, guardando negli occhi spiritati e assai poco spiritosi degli aspiranti fischiatori-odiatori a comando. Sulle prime, dopo avergli chiesto perché fischiano bandiere altrui e giocatori neri, li ascolterei se hanno qualche spiegazione e poi gli chiederei se qualcuno di loro è disponibile a investire mezz’ora di tempo per ragionare in silenzio con me e con Thuram.

A costoro spiegherei che tutti gli esseri umani sono uguali in dignità e che fanno parte dello stesso medesimo genere. Tutti, bianchi, neri, gialli e di qualsiasi altro colore della pelle abbiamo una fisicità, uno psichismo e una spiritualità eguale, e che pertanto SIAMO TUTTI UGUALI IN DIGNITA’.

Purtuttavia abbiamo anche una genetica differente ognuno da qualsiasi altro, nasciamo in un ambiente diverso e abbiamo un’istruzione diversa, cosicché questi tre elementi ci rendono unici e irriducibili individui, cioè non-divisibili, ma sempre eguali in dignità.

A chi dare la colpa per queste canagliesche bestialità (absit iniuria verbis animalibus) da teppisti… forse a chi educa questi cialtroni, e poi dall’uso di ragione a loro stessi ma non dobbiamo arrenderci

Un’ultima cosa: i fischi a Donnarumma, portiere della Nazionale ed ex Milan, andato al Parigi per avere invece di sette milioni all’anno di ingaggio forse otto, guidato da quel gran furbacchione del suo procuratore, tale Raiola, che ha anche rilasciato un’intervista di cui, se fosse una persona normalmente “etica” (come si usa dire in modo impreciso e generico), si dovrebbe vergognare, evidentemente ragazzo ineducato a una normale moralità. Si liberi di quel signore, intanto, se vuole tornare a essere un ragazzo di 22 anni di successo, senza conflitti, mettendo in evidenza le sue grandi qualità di calciatore. Il portiere della Nazionale di calcio italiana non merita di fare questa fine mediatica.

22 anni, caro Gigio, svègliati, perché un po’ di quei fischi a San Siro te li sei meritati!

E infine: quale è l’Italia, quella di Mancini e Colbrelli o quella di un’accozzaglia di idioti, imbecilli e canaglia che fischia un Inno nazionale?

Spero che sia soprattutto e prevalentemente la prima. Viva questa Italia!

PENOSAMENTE RIDICOLI!!! Hanno “vinto” anche se hanno perso, Salvini e Conte, i due soci del (grazieadio) defunto governo gialloverde… ma ciò che ancora di più importa per le persone (ggente, popolo), e deve far riflettere anche chi un po’ si esalta per la vittoria, come Letta e Sala, che è andato a votare un elettore su due. Perché? tutti scontenti della destra, o anche scontenti della politica, del suo livello qualitativo e morale, che riguarda tutti, vincitori e vinti?

Incredibile come questi signori, che hanno clamorosamente perso questa tornata di amministrative usino la più vieta e acrobatica falsificazione paleo-democristiana per dire di fronte ai media (insisto, pronunzia mèdia) e al loro popolo che “non hanno perso”, perché le amministrative non sono le politiche. Ma dai.

E la Meloni, con la sua insopportabile sicumera, è lì che pontifica con toni quasi trionfalistici che la destra a trazione fratellitaliota è ancora in corsa, a Roma, cioè nella città più importante. E Salvini le fa eco perché ha vinto a Novara (!) e a Grosseto (!). Di quello che non è un centrodestra, ma un centro e una destra, solo Forza Italia dell’eterno cavaliere o ex che sia, mostra buon senso, tramite Tajani, vero democristiano anche virtuoso, e vince bene in Calabria battendo un presuntuoso bell’omo come De Magistris.

Letta si fa eleggere nella ben poco virtuosa Siena della tradizione picista e pidina. Fossi in lui non canterei le lodi, ma mi rimboccherei le maniche senza tanti rancori e ringrazierei perfino Renzi che lo ha fatto votare.

E Draghi può lavorare tranquillo, abbastanza tranquillo, perché chi lo vorrebbe promovêr ut amovêre ut alia facere posse è occupato a leccarsi le ferite. Lo vogliono al Quirinale per potersi giocare il Governo, più la destra che la sinistra. Meglio se invece resta dov’è fino al ’23 e oltre, secondo me. E si manda sul Colle un Casini o “roba” (absit iniuria verbis) del genere.

Il M5S ex Grillo, ora-Conte crolla con un tonfino, e ggente come dibattista scompare. Bene, benissimo. Ora spero che anche l’improbabile “avvocato del popolo” torni a studio, come si dice.

Certo, ci sono vincitori (centro sinistra, ma non i giuseppin-grillini) e vinti (centro destra, ma non i melonisti), ma scelti o non-scelti da un italiano su due.

Mi pare che questo dato debba essere in cima ai pensieri di tutti. Un elettore su due, per noia, rassegnazione, covid-paura e altro che vuoi tu, gentil lettore, non è andato a votare, non si è portato al seggio del suo quartiere, non ha esercitato il primo diritto in democrazia, ha lasciato perdere, ha scelto che decidano gli altri, i non-rassegnati, i militanti, gli speranzosi, i semper presentes, quia sunt boni cives .

Qualcuno negli anni passati sosteneva (tipo Casaleggio sr. e c.) che si stava ineluttabilmente andando verso il voto on-line e che i seggi sarebbero presto diventati storia museale, seguiti da altri soggetti che si inventavano creativi della politica.

Certamente, i mezzi informatici e telematici hanno progressivamente sostituito i precedenti strumenti di comunicazione, invadendo anche spazi democratici classici, ma ciò non significa che avverrà una sostituzione inevitabile di tutto il modello di consultazione che sussiste da quasi due secoli in Occidente. Si potranno utilizzare i nuovi strumenti, ma senza perdere di vista che la democrazia non può risolversi e definirsi in una serie di click.

La democrazia è un processo perfettibile, complesso, a volte anche contraddittorio, ma comunque garante della partecipazione di ogni cittadino avente diritto.

Vi sono detrattori della democrazia, oggi come ieri, chi per ragioni di commistione fra dottrina religiosa fondamentalista e vita civile, chi perché incontentabile delle riforme democratiche (l’estremismo di sinistra, ora in crisi), chi invece è nostalgico dei vari fascismi storici e anche dei nazismi, come quei “neri” orrendi che si stanno scoprendo a latere del partito della Meloni.

A mio parere, i politici farebbero bene a riflettere profondamente sulle ragioni per cui i partiti, tutti, anche quelli che hanno vinto in questa tornata elettorale, stanno letteralmente “subendo” la preparazione, l’attività, i successi nazionali e internazionali del presidente Draghi, che li consulta, ma poi decide e fa. Gradito, perciò, alla maggioranza degli Italiani.

Chi si è astenuto questa volta non è un nesci che non sa scegliere, ma una persona in attesa di vedere se questi signori che fanno di professione i politici (anche al femminile) sono in grado di guardarsi attorno per vedere ciò di cui veramente il “popolo”, da costoro tanto citato e beatificato, ma evidentemente non conosciuto, veramente necessita.

Per senso civico dovrei augurarmelo e augurarlo all’Italia, ma non e la faccio, pensando ai volti degli/ delle attuali capi/ e partito.

Attendo la nuova generazione, con necessaria fiducia.

Lascia stare il “bla bla bla” e il ditino accusatorio alzato, oh antipatica e ineducata svedesina, sig.na Thumberg!

e, piuttosto che cantare “Bella ciao”, canta il bell’Inno nazionale svedese, che qui di seguito propongo.

Du gamla, du fria

1.
Du gamla, Du fria, Du fjällhöga nord
Du tysta, Du glädjerika sköna!
Jag hälsar Dig, vänaste land uppå jord,
Din sol, Din himmel, Dina ängder gröna.
Din sol, Din himmel, Dina ängder gröna.

Tu vecchio, Tu libero, Tu Nord dalle alte montagne
Tu silenzioso, Tu gioiosa bellezza!
Io saluto Te, il paese più amichevole sulla terra,
Il Tuo sole, il Tuo cielo, i tuoi verdi prati.
Il Tuo sole, il Tuo cielo, i tuoi verdi prati.

2.
Du tronar på minnen från fornstora dar,
då ärat Ditt namn flög över jorden.
Jag vet att Du är och Du blir vad du var.
Ja, jag vill leva jag vill dö i Norden.
Ja, jag vill leva jag vill dö i Norden.

Tu troneggi sul ricordo di giorni grandiosi del passato,
quando la gloria del Tuo nome volò sopra la terra.
Io so che Tu sei e Tu rimarrai ciò che eri.
Sì, io voglio vivere io voglio morire nel Nord.
Sì, io voglio vivere io voglio morire nel Nord.

E con te, vadano a nascondersi giornalisti di tutte le risme, della carta stampata e della tv e del web, che ti danno tanto immeritato spazio, a fini meramente di bieco mercato comunicativo.

So molto bene come funziona il marketing mediatico, per cui tu, anche se così inconsistente da tutti i punti di vista, “buchi” in qualche modo il video. Il fatto è che nella campana gaussiana, che comprende la sì detta gggente, la parte centrale, occupante circa l’80% della superficie totale, è piena di encefali umani che si stupiscono per il tuo coraggioso militare, poiché non sono in grado di “guardare sotto” o di “leggere tra le righe” dell’operazione mediatica che furbescamente ti supporta, fin dalla tua infanzia.

Mi chiedo fino a che punto i tuoi genitori siano stati insensatamente strumentali (per ragioni che mi sfuggono) nei tuoi confronti, povera bambina!

Non abbiamo (non ho) bisogno delle tue stucchevoli e banali lezioncine di etica e di economia ambientale. Siamo a questo mondo da mezzo secolo più di te e abbiamo studiato, studiato, studiato, per non lasciarci sfuggire amenità banaleggianti, e stando al nostro posto, come tu non fai. Bambina poco umile.

Che la “politica”, vale a dire le politiche di pressoché tutti gli stati del mondo siano in ritardo colpevole su progetti efficaci di modifica dell’uso delle risorse del Pianeta a partire da quelle energetiche, è verissimo, e su questa strada bisogna andare senza indugio.

Noi, che abbiamo l’età per ragionare tenendo presente, a differenza di te, tutto lo scenario, e per decidere, intendo chi studia, chi consiglia e chi decreta e agisce facendo agire, muoviamoci, altrimenti occorreranno sempre delle “grete thumberi” col ditino alzato a farci presente che occorre svegliarsi.

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