Renato Pilutti

Sul Filo di Sofia

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Una tragedia furlana

Una tragedia furlana come altre, perché l’uomo è fatto ovunque allo stesso modo, quasi simile agli angeli, come canta il melodioso Salmo 8, ma inteso sia nel senso di quegli esseri che servono Dio, sia nel senso di coloro che a Dio si sono ribellati in tempi prima dei tempi. Il testo del Salmo 8:

O Signore, nostro Dio,/ quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:/ sopra i cieli si innalza la tua magnificenza./  Con la bocca dei bimbi e dei lattanti/ affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,/ per ridurre al silenzio nemici e ribelli./ Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,/ la luna e le stelle che tu hai fissate,/ che cosa è l’uomo perché te ne ricordi/ e il figlio dell’uomo perché te ne curi?/ Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli,/ di gloria e di onore lo hai coronato:/ gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,/ tutto hai posto sotto i suoi piedi;/ tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;/ Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,/ che percorrono le vie del mare./ O Signore, nostro Dio,/ quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.”

Ecco come canta lo scrittore biblico, anzi il poeta salmista.

79 anni lui, architetto, benestante di soldi ma non di salute, pare. Ecco, cosa conta di più, se case da 250.000 il cui importo di vendita dividersi,  e altro, o un po’ di salute in più, soprattutto mentale e morale. 64 lei, belladonna, sommelier, ex moglie, uccisa a revolverate nell’ufficio del notaro famoso in centro della città borghese, e poi pistola in bocca e boom. Omicidio-suicidio, la coppia d’atti maledetta, che pare vada oltremodo di moda di questi tempi, ovviamente non solo di questi tempi, ma se lo sai mezz’ora dopo l’accaduto dal web, è come un moltiplicatore di eventi. Lo vedi  e lo senti cinque volte in una giornata, e ti sembrano cinque eventi, cinque tragedie, dieci morti, invece di “solo” due.

Alle solite, e comunque un caso irriducibilmente unico. Siamo qui a chiederci con moralisti, psicologi, psichiatri e sacerdoti che cosa succeda nella psiche, questa volta di un uomo anziano, di 79 anni si può dire così? che gli scatena tanta violenza contro un’altra persona e se stesso. Quanta parte abbia la premeditazione e quindi il dolo ragionato, e quante, se ve n’è, di perdita del senso e del valore delle cose e della vita delle persone. Le varie antropologie, più o meno biologizzanti o spiritualizzanti, si interrogano senza darsi soddisfazione. Noi qui non sappiamo se la cosiddetta elaborazione del lutto della separazione sia stato parte del movente, o lo sia stato di più un aspetto economico, legato agli accordi della separazione, et similia.

Fatto sta che tre ogive del revolver hanno spento due vite per volere di una volontà e di un intelletto. Partirei da qui. Caro defunto architetto: prima di tutto nessuno possiede la vita di nessuno, forse neanche la propria, anche se su ciò oggi il dibattito è molto acceso. Ebbene, possiamo concedere, laicamente, che della propria si possa disporre, ma basta così. La vita degli altri è in-vio-la-bi-le. Chi sei tu, chi sono io per disporre della vita altrui, così, a freddo, calcolando tutto? Un fatto è che io uccida una persona per difendere la mia vita o quella dei miei cari, ma lì non vi è dolo, reato o peccato, a meno che non si alzi in piedi truce moralista o un falso-buonista che abbia da protestare di eccesso colposo di legittima difesa. ve ne sono tanti, in giro, e li vorrei vedere davanti a una pistola altrui che sta per sparargli in faccia.

L’uomo che decide di uccidere e si organizza per farlo, in pubblico, in un ufficio dove son presenti altre persone, e lì vuole esibire il suo potere di vita o di morte, quasi come in un rito sacrificale, in una cerimonia stabilita nella sua testa una volta per sempre, inevitabile, incontrovertibile, a meno che qualcuno non lo scopra armato prima, ma non è così, lui è accorto, è capace di dissimulare, sorride perfino, si adegua al modo urbano dell’ufficio notarile, si siede e saluta cordialmente gli astanti, anche la sua ex moglie che vuole uccidere. E poi si alza, estrae l’arma e spara una due volte, ché la prima non era bastata, e poi recita la parte del glorioso suicida. Si mette di fronte e si spara in bocca, morendo nel suo sangue sporco di vergogna altrui, non la sua, perché non fa a tempo a vergognarsi.

Troppo pasciuto di benessere e di sfizi, quell’uomo? Chi lo sa? Chi lo conosceva un po’ forse è in grado di fare supposizioni. L’odio per una donna ancora piacente che gli sarebbe sopravvissuta per almeno vent’anni, vista la differenza di età e la media della vita femminile in Italia. Imperdonabile sopravvivergli tanto. Invidia della vita altrui? Incomprensibile per me, E per te, caro lettore?

Le persone umane sono, come abbiamo scritto qui più volte, sia uguali in dignità, sia irriducibilmente unici. Nel caso dell’architetto la differenza è stata in negativo di umanità. L’uomo, come insegnava sant’Agostino, è una commistione di bene di male, di bontà e malvagità, il bene il male è nell’uomo e dell’uomo. Una inestricabile situazione dell’esistere in questo essere-umani, cioè primati consapevoli e provvisti di linguaggio variegato, a volte melodioso e a volte sconvolgente, pesante, duro, incomprensibile.

Qualcuno sostiene, ad esempio il direttore di Radio Maria, che il diavolo è scatenato, come racconta l’Apocalisse, e quindi ispira delitti e male. Il male è nell’uomo e il bene lo deve vincere. Il male è assenza di bene, defectio boni, è mancanza, penìa secondo Platone, carenza da riempire con l’eros potente ed eterno del desiderio vitale, come ho cercato di proporre nel mio libro più profondo e impegnativo che, caro lettore, trovi qui a lato.

L’eros, o amore è il motore dell’agire umano nel mondo e forse è anche il nome di tutta la forza vitale del cosmo, nientemeno. Sorprendente, ma fino a un certo punto, poiché qualcosa tiene insieme la realtà oltre alle quattro grandi forze cosmologiche che nessuno è finora riuscito a concepire come unificate. Che sia proprio l’eros divino a costituire l’elemento che le rende Una, cioè l’Uno, che il filosofo Plotino riteneva fosse uno dei nomi di Dio, anzi il Nome?

Avevo qualche sospetto, ma ora ne sono sicuro: Macron è un babbeo, anche se sorridente, un furbo babbeo sorridente, che cerca di spostare i suoi problemi interni al livello europeo, tentando di fare il profeta

Riporto alla lettera quanto appare oggi sul web in tema di migranti, di sapienza e di senso etico-civico francesi… Ecco la posizione del giovin presidente en marche Emmanuel Macron, anche tramite suoi vari portavoce:

La posizione del governo italiano sui migranti “è da vomitare”: lo ha detto il portavoce del partito di maggioranza francese La République En Marche del presidente Emmanuel Macron, Gabriel Attal, intervistato dalla tv Public Sénat. A una domanda sulla chiusura dei porti alla nave Aquarius di Sos Mediterranee, il deputato ha denunciato la posizione assunta dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, assicurando tuttavia che anche la Francia cerca “una soluzione”. Il presidente francese Emmanuel Macron denuncia “una forma di cinismo e di irresponsabilità” da parte dell’Italia nel caso della nave Aquarius: è quanto riferito dal portavoce del governo, Benjamin Griveaux, al termine del consiglio dei ministri a Parigi. “La Francia fa la sua parte, ciò che è inaccettabile è il comportamento e la strumentalizzazione politica che è stata fatta dal governo italiano” sul caso Aquarius, ha detto il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux.

Respinge le critiche l’Italia:  “Le dichiarazioni intorno alla vicenda Aquarius che arrivano dalla Francia – si legge in una nota di Palazzo Chigi – sono sorprendenti e denunciano una grave mancanza di informazioni su ciò che sta realmente accadendo. L’Italia non può accettare lezioni ipocrite da Paesi che in tema di immigrazione hanno sempre preferito voltare la testa dall’altra parte”.  “Il governo italiano – si legge nella nota – non ha mai abbandonato le quasi 700 persone a bordo dell’Aquarius. La nave è stata sin da subito affiancata da 2 motovedette che hanno offerto tutto il supporto necessario. Preso atto del rifiuto di Malta a collaborare e a permettere lo sbarco delle persone, abbiamo accolto un inedito gesto di solidarietà arrivato dalla Spagna. Lo stesso gesto non è arrivato invece dalla Francia, che anzi ha più volte adottato politiche ben più rigide e ciniche in materia di accoglienza”.

E insiste con la sua arroganza, Macron, dico.

Ecco, la grandeur senza grandezza, in questo rampollo bene della Francia odierna. Il generale De Gaulle non avrebbe mai autorizzato prese di posizione del genere, neppure Mitterrand, nemmeno Chirac e, andando indietro negli anni altrettanto non avrebbero fatto Pompidou e Giscard D’Estaing. Invece il giovin signore, imitando il perfetto idiota Sarkozy, probabilmente banchier masson progressivegoista lo ha fatto, con il suo giovenil entusiastico sorriso che non mi ha mai convinto. Il 24% di suffragi ha preso per diventare Monsieur le Président de la République Française, non granché, e quindi abbassi anche un poco le alucce. E in Italia qualcuno lo vuol pure imitare, forse meno bellino di lui ma altrettanto arrogante, l’uomo di Rignano sull’Arno.

I gendarmi francesi bloccano i migranti oltre Ventimiglia senza tante storie e a Bardonecchia, in Italia, vengono a controllarli con durezza e arroganza. Mi sembra che non possano farci lezioni credibili da tanto pulpito.

In realtà, par di intuire che l’ineffabile presidente si muove in vista di una ripresa del tentativo della Francia di ricostruire una egemonia politico-economica sulla Libia, così come fece il suo predecessore dal sorriso facile e idiota, Sarkozy, e l’Italia fa bene a reagire con dignità.

I sovrani francesi hanno spesso fatto cattive figure in Italia, basti solo ricordare come si mossero a cavallo tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo Carlo XVIII e Francesco I, che finì prigioniero del ben più scafato imperatore asburgico Carlo V.

Ah, dimenticavo: anche la Spagna dopo il facilissimo beau geste del compagno Pedro Sanchez si esprime macronianamente con il ministro Dolores Delgado che quasi minaccia l’Italia di potere avere “problemi legali”, la gran giurista. E poi gli spagnoli sono quelli che hanno sparato a Ceuta agli immigrati. Tutti maestrini da strapazzo.

L’Italia non fa annegare nessuno -qualsiasi governo governi- solo che le cose non possono continuare con il buonismo di una generica solidarietà. Il ministro Minniti aveva indicato la strada, ora Salvini deve cercare di non fare propaganda ma politica e azioni positive. La Francia si muova e anche la grande Deutschland, oltre a riconoscere che “l’Italia è stata lasciata sola“, ma non basta, frau Merkel.

E’ stupido oltre che crudele girarsi dall’altra parte quando derive storiche accadono come in questi decenni. La nostra piccola Terra vede muoversi come formiche milioni di persone in cerca di vite migliori. E’ sempre accaduto, sia in tempi storici sia prima. E’ accaduto fin dai tempi della rivoluzione cognitiva, 70/ 80.000 anni fa e ai tempi di quella agricola, circa 12.000 anni fa. Nulla di nuovo sotto l’astro solare, oh Macron e Salvini, nulla di nuovo. Solo che oggi i numeri sono più grandi di quelli dei millenni andati, epperò l’umanità possiede più mezzi, risorse, capacità, possibilità. E’ per questo che è stupido e crudele non trovare soluzioni, che non siano “furbe”, opportuniste, di poco respiro.

Accanto a politiche di investimento nelle grandi plaghe da dove si parte, che vanno ponderate tra le grandi nazioni, cercando accordi e coesione razionale, come sembra tentino di fare perfino Kim e Trump, alla faccia dei bellissimi e bravissimi leader occidentali, appunto, alla Macron e alla Trudeau, che paiono bambinoni viziati, almeno quanto i su nominati, la strana coppia di Singapore.

Ad esempio, sulla Libia perché la Francia, sia presidente l’inetto Sarkozy oppure il brillante quarantenne attuale, nulla cambia? Dalla idiotissima politica del 2011, sulla quale cadde anche l’ingenuo e improvvido Obama, alle politiche attuali, la Francia cerca in ogni modo di farci fuori.

Consiglierei alla sinistra e al PD di smetterla di criticare e di collaborare, senza polemiche, ché la gente, cioè gli elettori capiscono. Capiscono il senso di un agire morale e politico intelligente. Alzino dunque la capacità di proposta al livello europeo, proponendo di rivedere solidalmente e solidariamente il Patto di Dublino per distribuire in modo equo le persone che fuggono dal disastro esistenziale. Nel contempo, dialogando anche con la Cina, come fa con più sapienza di quella che ipotizzavamo (anch’io) The Donald, e con gli USA, sappiano proporre politiche di sviluppo controllato nel Sud del mondo, specialmente nel continente africano. Da lì, dopo centomila anni parte l’umanità dolente di questo millennio, quasi evocando la prima diaspora, quella della piccola Lucy della Rift Valley.

La Terra è piccola, e prima di andare a mangiare verdure e legumi su Marte, che siamo già quasi pronti a produrre, occorre occuparsi con scienza e coscienza della nostra meravigliosa Patria comune, il Pianeta Azzurro.

Complimenti! Il primo lavoro della sua vita è quello di ministro del lavoro. Bravo Di Maio!

Niente stage, niente tirocinio, niente apprendistato, niente periodo di prova, niente periodo di somministrazione o, come si diceva, interinale, ma subito assunto, anzi subito ministro del lavoro! Sembra una gag di Petrolini o una folgorante battuta di Ennio Flaiano, quello che definiva molte cose italiane gravi ma non serie (!). Luigi Di Maio è il fortunato campione di tale record galattico, che neanche il grande entusiasmante Real Madrid di Zidane e Cristiano… Neanche fosse un Alessandro Magno redivivo con Aristotele precettore.

In azienda un ingegnere di ventisei anni entra a milletrecento euro al mese, se gli va bene, o anche meno, dopo aver studiato seriamente e duramente matematica, fisica tecnica, chimica e altre discipline non banali e non facili. Lui no, lui è subito capo di tutti. La prima o la seconda  battuta concerne il Jobs act che definisce come fosse una persona, non un atto legislativo. Boh, approssimazioni espressive dovute all’insicurezza, all’imbarazzo, all’impreparazione. Circa il reddito di cittadinanza si capisce da come ne parla che non sa nulla di mercato del lavoro, né padroneggia (come potrebbe essere, peraltro, se non ha studiato, né ha vissuto esperienze sufficienti in tema?) i più importanti principi della sociologia generale e di un’antropologia culturale seria, che è disciplina indispensabile per comprendere almeno un po’ l’immensa e variegata ricchezza morale e spirituale, e anche i difetti, delle popolazioni italiche che compongono la nostra grande Nazione?

Molto più di lui sapevano gli antichi Romani, Cicerone, Seneca, gli imperatori Adriano e Marco Aurelio, tra altri, e Claudio, che ammise i Pitti e i Britanni nelle assemblee politiche dell’Impero. Ma non mi meraviglio: citando Cicerone, Marco Aurelio e Seneca cito intellettuali, filosofi, avvocati e politici di gran lunga superiori agli attuali, figurarsi se non superiori al ragazzetto campano.

Mi chiedo che sentimenti potesse avere quando ha dovuto stringere la mano al presidente Mattarella nel giorno della nomina a ministro e vice premier, dopo che solo tre giorni prima ne aveva chiesto la messa in stato d’accusa (l’impeachment, ex art. 90 della Costituzione imparato lì per lì). Un po’ di vergogna? Chissà.

L’ultima battuta del nostro la volete sentire? “Basta fischiare ora, lo Stato siamo noi, ora“. Beh, calma Gigino, calma Gigetto.

Salvini invece va subito in Sicilia e vedere come fare a ridurre gli sbarchi. Forse resterà lì di guardia, personalmente. L’atteggiamento, le posture, il linguaggio sono quelli di sempre, tra l’aggressivo e lo sbruffone, ma ora si accorgerà a sue spese che il gioco si fa serio. Dire che i clandestini si rassegnino a fare le valigie per tornare a casa è bello per la piazza plaudente, epperò non facilissimo da realizzare in tempi brevi, come lo ammonisce il suo autorevole compagno di partito Maroni, che ha già fatto, e bene, il ministro dell’interno. Un suo adepto, il neo-ministro della famiglia afferma che le famiglie gay non esistono: come negare la realtà. Forse ha bisogno di un refresh di logica espressiva. Anch’io non condivido le adozioni da parte di famiglia omosessuali, per ragioni antropologico-morali ed educazionali che ho qui trattato più volte, ma negare la realtà delle unioni civili, peraltro regolamentate da una legge dello Stato, è proprio stupido. Anche sull’aborto non dico di più di quanto scritto qualche giorno fa, sempre qui: penso che nessuno “sia per l’aborto”, ma è saggio, umano e ragionevole essere per una sua regolamentazione, nell’ambito di politiche di sostegno alle nascite di nuovi esseri umani. Homo insapiens, definisce brillantemente il ministro Fontana il quotidiano Il Manifesto.

La piccola fascistella Meloni si offre ma non la vuole nessuno, mi diverto un po’. Berlusconi è incazzato, per me simpaticamente, ma non so come gli andrà. Quelli che Bersani pensava potessero fare un po’ di sinistra sono a un patetico silenzio, salvo Boldrini che seriosamente tenta ancora di pontificare, proprio non ce la fa a capire che è venuto il tempo del silenzio dopo tanta idiozia.

Gli esponenti del PD, di nuovo mio partito, fanno pena, non so perché non impediscono a quell’impedito di Rosato di parlare, e anche Martina e Del Rio sembrano imbalsamati. Per ora sono solo capaci di fare muso duro e cipiglio afasico, niente proposte, nulla di nulla. Renzi scomparso, meglio così. Non so che cosa potrebbe fare di utile in questa fase.

Tanto è mentre pedalo verso la grande campagna di questa tarda calda primavera in attesa di prendere l’aereo per andare giù al Sud, a mille chilometri dal Friuli, per parlare con lavoratori e sindacati di lavoro vero, di impegno, di premialità giusta, di ripresa di entusiasmo, di crescita.

La giornata è infinita al Riva del Sole. Ora andiamo a Bitonto per uno sguardo alla Cattedrale meraviglia del romanico pugliese, poi cena sobria e un sonno giusto per la giornata di lavoro, uno splendido lunedì di vita vera.

La “sacra” dei tromboni: El Pais, Le Figaro, The Economist, The Guardian, Die Welt, Le Monde, New York Times, Der Spiegel, Il Fatto Quotidiano, il Corriere della Sera,…

Al mattino, viaggiando verso i primi impegni di lavoro ottimizzo (che brutto verbo) il tempo ascoltando pezzi di due rassegne stampa su Radio Radicale, dove l’ottimo Massimo Bordin si fa apprezzare per la sua non comune cultura storico-politica, e talora su Radio Maria, egemonizzata da quel marpione di padre Livio. Di sabato su Radio Radicale i commenti sono di Marco Taradash, vecchio “lottatore continuo”, diversamente ironico da Bordin e altrettanto ascoltabile. Ci sono tanti “lottatori continui” in giro come ex “avanguardisti operai”, alcuni agganciati al mondo liberal-radicale, altri addirittura alla destra, più o meno di centro, come il giornalista Liguori, o l’attuale sindaco di Udine che è stato presidente e sindaco di tutto, e trent’anni fa mi intervistava quando ero segretario della Uil.

Io son rimasto fermo -nei decenni- attorno al mio socialismo democratico, e mi son visto superare a destra da una miriade di coetanei, più  meno, che un tempo mi davano del “destro”, quasi reazionario. Eh eh. A sinistra, poi, si è invidiosi, e io stesso ne sono stato vittima, quando avrei potuto entrare in consiglio regionale o diventare sindaco del mio paese natale, ma mi sabotò per due volte un potentato della sinistra, per il quale e del quale non sarei stato subalterno. Ci mancherebbe, subalterno, e di chi? Io, di niuno! Ho riso in tutti e due i casi, non avendo bisogno di nulla, poiché vivo del mio.

Devo dire che mi diverto ai diversi accenti delle narrazioni, talora esilaranti. Qualche volta mi incazzo pure ascoltando i commenti degli articoli stampa. Soprattutto i titoli sono oggetto di interesse mio e del commentatore, e la loro strutturale incoerenza con i testi sottostanti. Non so se il titolista è ontologicamente un disonesto intellettuale o se il giornalista non si mette d’accordo con il titolista e/o viceversa. Fatto sta che ciò che leggiamo, o ci viene letto da questi meritevoli commentatori: in pratica mi digerisco in quaranta minuti i principali argomenti di cinque o sei quotidiani ogni giorno, un buon viatico per iniziare la giornata.

Ciò che colpisce, almeno me, è una certa vis retorica dei pezzi, una retorica non classica, ma zoppicante, a volte bolsa, non sempre nutrita alla fonte di un lessico sufficientemente ricco e polisemantico, o di una verbologia adeguata per scelta di tempi e modi. Non è raro che a volte zoppichi anche la consecutio temporum. La parte più povera, comunque, mi sembra sia il lessico, talora misero, trito, stanco. Un esempio: se il cronista deve riferire di difficoltà in cui sta incorrendo un politico o un partito, non c’è verso che non usi la metafora della “bufera”: bufera su, e su, e su… Basterebbe cercare uno degli anta sinonimi che il vocabolario italiano offre. Si pensi che per il concetto di “stupido” abbiamo a disposizione almeno una trentina di lemmi, che diventano un centinaio se allarghiamo l’attenzione alle inflessioni dialettali o idiomatiche presenti in Italia.

Questo dal punto di vista linguistico-formale. Se volgiamo la nostra attenzione ai contenuti, ne troviamo di tutti i colori. Sintetizzerei così: in generale la stampa anglosassone e, sia pure in modo diverso, anche quella francese, sembra godere nel prendere per il sedere l’Italia; quella tedesca pare abbia una vecchia ruggine contro l’Italia, cercando sempre esempi per mostrare una certa quale inaffidabilità antropologica degli Italiani. Anche se i tedeschi hanno superato e metabolizzato il nazismo rifiutandolo, sembra quasi che, sotto sotto, quell”8 settembre del ’43 non sia mai passato del tutto. A questi giornalisti io ricorderei magari Cefalonia e il generale Gandin, Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, se loro implicitamente hanno in testa il reuccio vigliacchetto e il generale fasullo, Pietro Badoglio.

Ora che il presidente Mattarella ha stoppato Salvini e Di Maio (quest’ultimo è oramai in naftalina con il suo bel vestitino blu), chissà che uscirà dall’intelligentissima penna dei malevolenti cronisti esteri. Prepariamoci all’ira.

Ai tedeschi, che ci hanno messo sei mesi a fare l’ultimo governo e hanno salvato le loro banche con i soldi amministrati da Mario Draghi, e agli spagnoli che torneranno presto a votare dopo aver votato per due volte consecutive circa venti mesi or sono, e ai polacchi, agli austriaci, agli ungheresi, mi verrebbe da ricordargli Cesare e Marco Aurelio, Traiano e Adriano, se non Michelangelo, Galileo e Leonardo, tra altri cento geni, se proprio ci tengono a prenderci per il sedere.

Auguri, professore Giuseppe Conte (anche se ha rinunziato) e quanto sotto vale per il dottore Cottarelli, ora

Caro Presidente,

certo che Lei conosca bene gli articoli 92 e 95 della Costituzione della Repubblica Italiana, in ogni caso li richiamo integralmente qui, casomai necessitino di leggerlo i suoi due esimi principali mentori e i loro sodali, che talora con guittesca iniziativa (Di Battista) esagerano nelle esternazioni, quasi a voler insegnare il mestiere a uno che è di quel mestiere, per studi e pratica fatti in lunghi decenni di carriera politica e professionale (il Presidente Mattarella), da ben prima che il guitto citato nascesse, come maleducato da osteria.

Certamente poi Lei conosce bene le prerogative e i poteri del Presidente della Repubblica circa il suo ruolo nelle nomine dei ministri, checché ne dicano i sapientini sopra adombrati.

Eccoli, i due articoli.

92

Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri.

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Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri.

I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri [cfr. art. 89].

La legge provvede all’ordinamento della Presidenza del Consiglio e determina il numero, le attribuzioni e l’organizzazione dei Ministeri [cfr. art. 97 c. 1].

Ciò detto, desidero esternarle i miei auguri di cittadino italiano, non nostalgico, né della ghigliottina (Marat, Danton, Saint-Just, Robespierre), né tifoso di un giustizialismo cieco, sordo e crudele, incapace di qualsiasi confronto e dialogo con posizioni diverse dalla sua, talmente presuntuoso da ritenersi – implicitamente- quasi uno spirito santo incarnato (alla Travaglio, per dire).

Ora c’è da lavorare, e anche se io non ho votato nessuno dei due partiti che la hanno proposta, mi auguro che il Suo tentativo riesca, trovando un equilibrio assennato nel decidere sui vari temi e problemi gravosi che La attendono. Non mi interessa neppure disquisire sul famoso e un po’ fumoso “Contratto di governo” come è stato chiamato dai due novelli sposi della politica italiana, poiché mi interessano le questioni vere, vitali della vita individuale e sociale della nostra Nazione.

Non so come, posto che ho fiducia che Lei riuscirà a proporre una compagine governativa che sarà votata dal Parlamento, si muoveranno le due forze politiche proponenti, né se il cosiddetto Comitato di conciliazione si metterà a “conciliare” qualcosa. Mi permetto solo di dirle alcune cose, frutto d’una conoscenza ed esperienza non banali di “cose socio-politiche”:

a) circa la legge Fornero operi delle modifiche prudenti senza stravolgerla, in modo tale da non impegnare pro futuro eccessivamente le finanze pubbliche;

b) non tocchi il Jobs act, ché va bene così: infatti, solo sindacalisti e politici ignoranti o in malafede possono affermare che in questi quasi tre anni di vigenza abbia creato sfacelo, perché è vero il contrario, in quanto non c’è stata alcuna valanga d licenziamenti entro i primi trentasei mesi di contratto. I lavoratori bene intenzionati il lavoro se lo tengono e le aziende si tengono i lavoratori bene intenzionati;

c) circa il “reddito di cittadinanza” faccia in modo che non sia una sinecura per i pelandroni, collegandolo rigorosamente alla formazione di riqualificazione e alle opportunità di lavoro;

d) riveda le improvvide intrusioni del ministro Fedeli sulla scuola superiore, impedendone lo smantellamento iniziato dalla signora in rosso, e sto, ad esempio, pensando alla riduzione del quinquennio a un quadriennio;

e) irrobustisca l’aiuto alle famiglie giovani per favorire le nascite e l’accudimento dei figli;

f) mantenga nella sanità almeno gli standard odierni;

g) circa le percentuali della flat tax ne misuri bene gli aspetti finanziari attuariali e, se non sufficientemente sicuro dell’efficacia dello strumento, punti su un’equità fiscale più sobria e controllabile;

h) tenga duro nei confronti dei nazionalizzatori statalisti che albergano dalle sue parti;

i) riveda alcune grandi opere, come la TAV, su cui credo abbiano più ragione chi la avversa;

l) faccia sentire forte la voce dell’Italia nelle crisi internazionali, lavorando per mantenere aperti i canali di dialogo nelle zone di crisi e con nazioni e crisi strategiche come l’Iran e la Russia, operando per togliere sanzioni e altri balzelli;

m) preveda degli investimenti strategici per la riqualificazione e il risanamento idro-geologico del territorio;

n) continui l’opera intelligente del ministro Minniti sull’immigrazione e sull’intelligence… e potrei continuare, ma qui mi fermo.

In altre parole, dia significato alla parola “cambiamento” di cui si sono riempiti la bocca nelle scorse settimane i due soliti noti, dandogli un significato di sano realismo riformista, quello che era riuscito, ma solo un poco, a Craxi una trentina di anni fa.

Senza retorica, ma con il passo dell’alpino abruzzese, piemontese o friulano disboschi con decisione le zone di parassitismo presenti nelle grandi burocrazie centrali e negli enti locali, di cui si deve completare la semplificazione.

Se Lei si muovesse in questa direzione e io fossi deputato o senatore la voterei, anche in difformità alle direttive del partito al quale sono iscritto, ancora impantanato in lotte neppure fratricide, ma solo meschine, partito in mano, nonostante quel bravo ragazzo di Martina, a mediocri intrallazzatori presuntuosi come lo sbruffoncello toscano e i suoi accoliti, anche della mia regione.

Io sto lì perché la mia storia è da quelle parti, la storia di un socialismo democratico di matrice cristiana, che non ha altri contenitori plausibili, almeno mi pare. La osservo con attenzione e rispetto. Auguri.

La legge 194 ha quarant’anni e la vita miliardi, e speriamo continuino, la legge e la vita

Leggo qua e là che nel 40° della “Legge 22 maggio 1978, n.194, si scatenano insulti sanguinosi del tipo “assassina” verso donne che hanno abortito.

Vorrei ricordare a questi fanatici e fanatiche che il trend degli aborti praticati in Italia dal ’78 è vistosamente calato, nonostante l’aumento della percentuale dei medici obiettori.

Vorrei ricordare a quei militanti “per la vita” che le mammane prima del ’78 facevano abortire con intrugli di prezzemolo bollito che causavano insufficienze renali gravissime, o agivano con sonde-ferri da calza, provocando emorragie e infezioni mortali a quelle povere donne.

Vorrei ricordare agli stessi urlanti accusatori che una legge imperfetta è sempre meglio di un’assenza normativa che dà la stura, come si sa, ad ogni nefandezza. ed ora due parole sulla 194.

Il titolo della legge è il seguente: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza“, legge che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto, che fino a prima era considerato una sorta di attentato alla stirpe (codice penale Alfredo Rocco del 1930, nel quale l’interruzione volontaria di gravidanza, IVG, in qualsiasi sua forma, era considerata un reato, art. 545 e ss., abrogati nel 1978). In particolare: a) causare l’aborto di una donna non consenziente (o consenziente, ma minore di quattordici anni) era punito con la reclusione da sette a dodici anni (art. 545), b) causare l’aborto di una donna consenziente era punito con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto, sia alla donna stessa (art. 546), c) procurarsi l’aborto era invece punito con la reclusione da uno a quattro anni (art. 547), d) istigare all’aborto, o fornire i mezzi per procedere ad esso era punito con la reclusione da sei mesi a due anni (art. 548).

In caso di lesioni o morte della donna le pene erano ovviamente inasprite (art. 549 e 550), ma, nel caso “… alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 545, 546, 547, 548 549 e 550 è stato commesso per salvare l’onore proprio o quello di un prossimo congiunto, le pene ivi stabilite sono diminuite dalla metà ai due terzi.” (art. 551).

Nel 1975 tornava all’attenzione generale il tema della regolamentazione dell’aborto, soprattutto dopo l’arresto del segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, della segretaria del centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA) Adele Faccio e della militante radicale Emma Bonino, per aver praticato aborti, dopo essersi autodenunciati alle autorità di polizia.

Sul web leggiamo che “Sull’onda delle manifestazioni e delle proteste, della rivoluzione culturale e sessuale che stava coinvolgendo la società italiana, venne portata avanti la campagna abortista, che fu condotta dalla sinistra (PCI, PSI, PSDI), dai partiti liberal-capitalisti (PRI, PLI), e dal Partito Radicale.”

Ancora, cito dal web: “Il CISA era una associazione fondata da Adele Faccio che con molte altre donne si proponeva di combattere la piaga dell’aborto clandestino, creando i primi consultori in Italia e organizzando dei «viaggi della speranza» verso le cliniche inglesi e olandesi, dove grazie a voli charter e a convenzioni contrattate dal CISA, era possibile per le donne avere interventi medici a prezzi contenuti e con i mezzi tecnologicamente più evoluti. Nel 1975 dopo un incontro prima con Marco Pannella e poi con Gianfranco Spadaccia il CISA si federava con il Partito radicale, e in poche settimane entrava in funzione l’ambulatorio di Firenze presso la sede del partito. Il 5 febbraio una delegazione comprendente Marco Pannella e Livio Zanetti, direttore de L’espresso, presentava alla Corte di Cassazione la richiesta di un referendum abrogativo degli articoli nn. 546, 547, 548, 549 2º Comma, 550, 551, 552, 553, 554, 555 del codice penale, riguardanti i reati d’aborto su donna consenziente, di istigazione all’aborto, di atti abortivi su donna ritenuta incinta, di sterilizzazione, di incitamento a pratiche contro la procreazione, di contagio da sifilide o da blenorragia. Cominciava in questo modo la raccolta firme. Il referendum era patrocinato dalla Lega XIII maggio e da L’Espresso, che lo promossero unitamente al Partito Radicale e al Movimento di liberazione della donna. Tra le forze aderenti figuravano Lotta continua, Avanguardia operaia e PdUP-Manifesto. Dopo aver raccolto oltre 700.000 firme, il 15 aprile del 1976 con un Decreto del Presidente della Repubblica veniva fissato il giorno per la consultazione referendaria, ma lo stesso Presidente Leone il primo maggio fu costretto a ricorrere per la seconda volta allo scioglimento delle Camere. Erano forti i timori dei partiti per le divisioni che poteva provocare una nuova consultazione popolare dopo l’esperienza del referendum sul divorzio dell’anno precedente. Il bisogno di adeguare la normativa si è presentato al legislatore anche in seguito alla sentenza n.27 del 18 febbraio 1975 della Corte Costituzionale. Con questa sentenza la Suprema Corte, pur ritenendo che la tutela del concepito ha fondamento costituzionale, consentiva il ricorso alla IVG per motivi molto gravi.”

Ragione per cui con la  “194” sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l’abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell’articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie. La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.

E’ interessante leggere qualche brano della normativa. Il prologo della legge (art. 1), recita: Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

L’art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione in relazione alla materia della legge, indicando il dovere che hanno nei confronti della donna in stato di gravidanza: a) informarla sui diritti a lei garantiti dalla legge e sui servizi di cui può usufruire; b) informarla sui diritti delle gestanti in materia; c) suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi; d) contribuire a far superare le cause che possono portare all’interruzione della gravidanza.

Nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (art. 4). L’art. 5 prevede che il padre del concepito non possa in alcun modo intromettersi nella IVG e non sia titolare di alcun diritto sul feto. La figura del padre è citata solamente quattro volte nel suddetto articolo e solamente chiamata in causa come presenza presso un consultorio, struttura sanitaria o medico di fiducia ai quali si rivolge la madre solo nel caso in cui questa vi acconsenta (comma 1 e 2).

La IVG è permessa dalla legge anche dopo i primi novanta giorni di gravidanza (art. 6): a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Le minori e le donne interdette devono ricevere l’autorizzazione del tutore o del giudice tutelare per poter effettuare la IVG. Ma, al fine di tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge 194 prevede che (art.12): …nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all’articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.

La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime. La legge prevede inoltre che “il medico che esegue l’interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite” (art. 14). inoltre, il ginecologo può esercitare l’obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l’intervento sia “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9, comma 5). La donna ha anche il diritto di lasciare il bambino in affido all’ospedale per una successiva adozione e restare anonima.

A quarant’anni dalla sua adozione, il dibattito su questa normativa continua con vigore e con non sempre ragionevoli modalità di toni e contenuti. Vi sono però ancora almeno un paio di questioni, su cui si dovrebbe riflettere seriamente: il tema dell’obiezione di coscienza dei medici, che per dimensioni e motivazioni non convince, poiché si tratta di garantire comunque il funzionamento di una legge dello Stato che regolamenta un tema di delicatissima rilevanza etica e sociale e la questione del ruolo dl padre, il quale nella stesura del 1978 non ha nessuna rilevanza. Invece, proprio perché, e a maggior ragione di questi tempi in cui la violenza sembra essere uno dei tristissimi crismi del rapporto uomo-donna, dovrebbe essere preso in considerazione. Non è ragionevole, infatti, che il “secondo” genitore non possa esprimersi in alcun modo su un fatto che comunque lo riguarda, in ogni senso, morale, esistenziale ed affettivo, sia nei confronti della compagna, sia nei confronti della vita che potrebbe (o meno, e questo mi rattrista, comunque) venire al mondo.

E infine, da socialista cristiano e da teologo filosofo qual sono, desidero ricordare con gratitudine il lavoro quasi eroico svolto in quegli anni dai dirigenti del Partito radicale Marco Pannella, Adele Faccio e  Adelaide Aglietta, che non ci sono più e li rimpiango, e Emma Bonino che ci può ancora dare una mano in intelligenza e agire politico. Lo dico anche se, subito dopo, aggiungo che molti accenti delle proposte radicali non condivido, come quelle sull’eutanasia nuda e cruda (alla “svizzera”, intendo) mentre propongo piuttosto la linea etico-filosofica del mio Maestro Tommaso d’Aquino, il quale, se interpellato sulla legge 194 (perdonami, mio gentil lettore l’obbligatorio anacronismo), e dopo avere meditato come era solito umilmente fare, avrebbe detto che in casi così ardui, bisogna sempre scegliere il bene maggiore, che necessariamente deve corrispondere al male minore, e pertanto, valutati i pro e i contro avrebbe concluso circa l’opportunità di mantenere in vigore la Legge 194, in questo non d’accordo con la linea editoriale degli organi di stampa cattolici di questi giorni. Io la penso così, disponibile a confrontarmi con i colleghi teologi, con gli esperti di comunicazione, i politici e chiunque desideri discutere dell’argomento con logica documentata, realismo e onestà intellettuale.

I due babbei

Facciamo un giuoco, il giuoco dei due babbei, come se fossimo dentro una novella del Decameron del grande di Certaldo o del Centonovelle di Franco Sacchetti, e il titolo del racconto fosse proprio quello.

C’erano una volta due babbei che facevano a gara per mostrarsi intelligenti, come spesso capita ai babbei, non sapendo che non occorre mostrare intelligenza, quando c’è, poiché essa deborda, si esprime, si vede, si percepisce in parole, atti e fatti. Se invece l’intelligenza è scarsa non c’è consapevolezza di tale carenza. Oggi come ieri e l’altro ieri.

Ed eccoci nel sedicesimo secolo.

Carlo V e Francesco I, dimenticando per un momento la loro irriducibile ostilità, hanno convocato alle porte di Milano il margravio del Lombardo-Veneto, sua Eccellenza messer Salvino, e il principe delle Due Sicilie sua Altezza messer Geggè Dimmaio, per discutere dell’arduo tema del fisco, cioè delle gabelle richieste dai due sovrani, tenendo anche conto dell’obolo di San Pietro esigito dal Pontefice da parte del popolo. I due regnanti hanno ascoltato le lamentazioni dei vassalli con graziosa disponibilità, ma hanno chiesto con forza di procedere a un aumento delle riscossioni gabellari, poiché le guerre in corso per le Province Unite (più o meno l’Olanda attuale)… non possono aspettare. Bene. A quel punto i due prodi sottoposti hanno proposto ai regnanti di chiedere ai banchieri di Firenze, i Medici, e di Augsburg, i Fugger, di depennare dal passivo gravemente consolidato tutti i denari finora prestati ai regnanti stessi dalle banche su nominate per allestire i rispettivi eserciti, trasformandoli in obbligazioni o in altre forme possibilmente meno o per nulla vincolanti per i debitori, cosicché non ci sarebbe stato più bisogno di gravare sul popolo contribuente.

Risparmio al mio gentile lettore la reazione dei due sovrani, che non si limitò agli insulti, ma passò alle vie di fatto, a cura delle rispettive guardie del corpo, che in ambo i casi erano mercenarie, picchieri svizzeri! In ogni caso gli insulti sopra numerari furono:

babbèo agg. e s. m. (f. -a) [da una radice onomatopeica bab-; cfr. anche babbuasso e babbuino]. – Sciocco, semplicione, credulone: sei un gran babbeo!

cretino agg. e s. m. (f. –a) [dal franco-provenz. crétin, propr. «cristiano», adoperato prima con senso di commiserazione «povero cristiano, poveraccio», poi con valore spreg.]. – Affetto da cretinismo. Nel linguaggio corrente, con sign. più generico e senza relazione con la malattia, stupido, imbecille e sim., per lo più come titolo d’ingiuria: sei un vero c.!; quanto sei c.!; mi prendi per un c.?; ci siamo comportati proprio da cretini. Anche di atti o parole che rivelano stupidità: avere un’aria c.; dare una risposta cretina.

stòlido agg. [dal lat. stolĭdus, affine a stultus«stolto»]. – Che ha o dimostra mancanza d’intelligenza, di prontezza, d’intuito: un vecchio s.come usano certi s. mariti del giorno d’oggi (C. Arrighi); per estens.: un comportamento s.una risposta stolida.

Aggettivi atti a definire persone di limitata capacità di discernimento e di buon senso o dal comportamento stolido, naturalmente menomate nelle facoltà mentali e psichiche; in psicologia, affette da imbecillità.

Sto documentandomi sulle varie definizioni che mi permettono di inquadrare il livello intellettuale e umano, non solo dei due vassalli secenteschi, ma dei loro emuli nostri contemporanei, cioè -tra non pochi altri- dei due soci che stanno cercando di fare il governo.

Il mio amico Paolo C. usa spesso la parola “babbeo” per definire il povero in spirito, ma non in senso evangelico, proprio in senso psico-neurologico. Sentirli parlare, dichiarare, rispondere dà subito l’idea dell’idiozia più crassamente evidente.

Se gli si volesse bene, e non è il mio caso, ci sarebbe da preoccuparsi ogni volta che si trovano con un microfono davanti al naso, perché potresti sentir dire, caro lettore, che “la Russia è un paese mediterraneo“, che “Lima è la capitale del Venezuela“, che la Costituzione… non so, ne hanno dette troppe: Di Maio premier perché votato da 11 milioni di italiani, in Italia non si vota il premier, e poi l’elenco dei ministri portato al Quirinale prima che il Presidente della Repubblica apra qualsiasi confronto, pazzesco.

E che dire del Comitato di Conciliazione, per risolvere eventuali controversie di merito tra le varie forze presenti nel Governo previsto soprattutto dai grillini? Che cos’è? un super-esecutivo? Ma se è già previsto in Costituzione il Consiglio di Gabinetto, che deve essere convocato dal Presidente del Consiglio e riguarda i responsabili dei principali dicasteri, come Esteri, Interni e Difesa… Non è che attorno al Comitato di Conciliazione, o addirittura dentro ci ritroveremo Casaleggio jr. o addirittura il buffone di corte fondatore?

Almeno Salvino, il margravio del Lombardo-Veneto, non ha fatto queste cappelle, ma il giovine disoccupato napoletano, o principe delle Due Sicilie, da chi è stato consigliato? da quel genio di Casaleggio jr.? Cosa succederà ora?, ora devono votare in tre o quattromila e approvare sulla piattaforma Rousseau (o bocciare) il governo?

Robis di maz, par furlan, cioè “cose da pazzi”.

I due babbei, i due stolti, i due cretini, i due imbecilli eppure se qualcuno mi chiedesse chi butterei dalla torre se Salvini o la Boldrina (oramai declino sempre al femminile il suo cognome, visto che ci tiene tanto a rendere femminile anche il neutro), butterei la seconda. Un brutto periodo, questo.

Utinam Deus nos servet.

Da vicino nessuno “è normale”, o no?

Stamattina, caro lettor mio, mentre attendo mia figlia, ascolto Joseph Haydn, gran musicante, servitore dei principi ungheresi Esterhàzy, prima le sinfonie nr. 94 Mit dem Paukenschlag e nr. 104 Londoner, Slovak Philarmonik Orchestra diretta da Alfred Scholz, e poi quelle denominate dello Sturm und Drang, già un po’ romantiche o quasi, dicendo un poco impropriamente, beethoveniane, la nr. 26 Lamentatione, la nr. 49 La Passione e la nr. 58 senza titolo, suona l’orchestra The English Concert diretta da Trevor Pinnock,  e mi do tempo. Mi do tempo, non ho fretta, quasi quasi non ci credo, io che son sempre di fretta, veloce, tornato criceto impazzito, tornato impaziente con gli altri. Ho da darmi una regolata, me lo dico da solo.

Stamattina, nel silenzio di casa ai confini della campagna, con tanto verde intorno, mi sono dato tempo. Leggo della legge 180 del 1978, quella di Franco Basaglia, che permise di chiudere progressivamente i manicomi, dove venivano ricoverati gli alienati, pericolosi a sé e agli altri.

Letti e camere di contenzione dove stavano recluse persone per ore, giorni, settimane, mesi, anni, con il volto rivolto alla porta, il bugliolo portatile, mai occhi verso la finestra a volte a “bocca di lupo”. Su un muro di Santa Maria della Pietà, manicomio di Roma, c’è scritta la frase del titolo. Caro lettore, sei d’accordo che da vicino nessuno è normale? E poi che cosa significa “normale”? Più o meno agitato? Più o meno ragionevole? Più o meno preoccupante? Più o meno pericoloso? Cosa?

Nel periodo fascista i ricoverati passarono da circa sessantamila a oltre novantamila. I regimi totalitari hanno sempre usato i manicomi, per attestare la follia degli oppositori, che non vanno mai considerati come umani, ma semplicemente sedati. In qualche modo con i farmaci, e/o con la contenzione e/o con l’elettroshock. Non cito neppure i regimi cui mi riferisco, che il mio buon lettore conosce, e il giovane, se apre queste pagine, è bene che studi.

Leggo sulla Treccani “In psichiatria la terapia elettroconvulsivante (TEC), comunemente nota come elettroshock, è una tecnica terapeutica basata sull’induzione di convulsioni nel paziente successivamente al passaggio di una corrente elettrica attraverso il cervello.”

Si tratta di una tecnica terapeutica sviluppata negli anni ’30 dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini. La letteratura specifica indica nella TEC una modalità terapeutica particolarmente indicata in tutte le psicosi da shock (melanconie, manie, deliri, legate a shock morali intensi, cioè quello che oggi chiamiamo “disturbo post-traumatico da stress“, nelle quali “avrebbe un successo del 100% con una media di 6-8 sedute; 80% di successi nella depressione, psicosi maniaco-depressiva e negli stati confuso-onirici di origine tossica (alcol), tumorale, infettiva; di contro, riporta come nelle patologie croniche, soprattutto se legate a danni fisici in ambiti localizzati del cervello, come le schizofrenie, demenza, ritardo mentale, autismo, epilessia, gli insuccessi e le remissioni superano i successi, giungendo al risultato che l’automatismo mentale indotto dalla crisi convulsiva sembra meglio influenzato se il disturbo è di origine ambientale, tantopiù se recente. Per questi motivi la TEC era considerata la terapia d’elezione per la depressione e le patologie ad essa correlate, piuttosto che per altri tipi di patologie, specie neurologiche. Per questo la TEC è stata usata non solo nelle patologie neuro-psichiatriche propriamente dette, ma anche in quelle psicosomatiche (derivate ossia da eventi ambientali vissuti): asma, eczemi, psoriasi, prurito di Hebra, dermatite seborroica, con risultati spesso favorevoli.” (dal web)

Un giorno o l’altro, caro lettore, parlerò qui di codesta terapia, che in una fase della mia vita, ho osservato molto da vicino, dolorosamente.

Un video sul web mi illumina su come si può curare il disturbo mentale. X è stata curata in Italia e in Germania, ma in Italia la sedavano e la tenevano reclusa, mentre in Germania poteva socializzare dipingere, fare teatro, sentirsi utile e anche… bella. L’autostima, crollata a terra dopo l’aggravarsi di un disturbo bipolare in schizo-affettivo, è di nuovo tornata, per una vita “normale”. Ecco, una “vita normale”. Che cosa è una vita normale? Chi è “normale”, cioè secondo norma? Sappiamo che norma, dal greco antico nòmos, significa legge, ma è possibile parlare di legge in questo caso? E’ ragionevole legiferare sulla mente e sul suo funzionamento? Siamo sempre ancora all’eterna questione tra visione biologistica e psico-spiritualistica. A seconda degli autori, siano essi antropologi, filosofi e psicologi, psichiatri o neuro-scienziati, si oscilla tra un polo e l’altro, come spesso in questo sito ho proposto in dialettica.

Chi sostiene che è tutto un problema di lobi orbito-frontali e di neuro-trasmettitori, dopamina, ossitocina, serotonina, etc., più o meno regolarmente funzionanti, non accetta molto volentieri le sottolineature di chi propone interventi più “umanistici”. Io mi colloco, ovviamente, tra questi ultimi, senza per nulla sottovalutare gli aspetti biologici. Noi umani siamo certamente delle bio-macchine, ma anche anime incarnate. La signora X, di cui ho detto sopra, parrebbe confermare che serve anche la dimensione psico-spirituale, proprio come è sotteso dalla “riforma Basaglia”.

Che dire, infine? Che la nostra umanità animale possiede forse (io ci credo) anche la luce dello spirito, pensiero della nostra anima e di Dio. E qui permettimi, caro lettore, una sottigliezza teologico-semantica: questa espressione “di Dio” è un genitivo oggettivo, ma anche soggettivo, cioè significa sia “pensiero di Dio”, cioè attribuibile a Dio, sia pensiero di Dio come un “pensare a Dio”. Bello, no?

E qui finisco nel silenzio della dies dominica.

Finalmente forse forse forse… un governo arriva (o non arriva) a giorni per questa nostra Repubblica Democratica e cara Patria Italia, NON PER IL “PAESE”!!! cz. (speriamo non sia di scalzacani, ma il rischio c’è, visti i mentori)

Non avrei mai pensato di collocare Berlusconi in una certa qual cauta gradazione dalla parte delle mie simpatie (o quasi), perché vi è stato un lungo periodo, dal ’94 a un paio di anni fa in cui lo ho letteralmente aborrito, come figura, come postura, come lessico, come politico, come persona. Devo dire, però, mai come imprenditore, dei cui comportamenti, viste le mia attività, ho avuto spesso notizie di prima mano, e non negative, soprattutto circa il trattamento delle sue aziende verso i dipendenti e collaboratori. Ricordo soprattutto il racconto di un amico che non c’è più, editore di un mio amato libro, Il Viaggio di Johann Rheinwald, che quando fu assunto in una posizione di dirigente in Mediaset trovò in albergo -il primo giorno di lavoro- un bellissimo vestito completo grigio brillante scuro e un bel paio di scarpe nere, dono del presidente. Paternalismo? chiesi, no, gentilezza mi disse Giancarlo, che era di sinistra.

Il fatto è che oramai il cosiddetto benchmarking, o confronto, non lo si fa più con le storiche dignitosissime e spesso grandi figure di un Moro, di un Nenni o di un Berlinguer, e di Craxi che il tempo oramai passato fa stagliare nella sua giusta dimensione di statista vero (non dimenticare, mio gentile lettore, i fatti di Sigonella quando Craxi mostrò a Reagan nell’ottobre del 1985 che se gli USA schieravano i Delta Forces in territorio italiano, il Capo del Governo italiano poteva farli circondare dai Carabinieri!) e men che meno con quelle di un Turati e di un De Gasperi: oggi fai il confronto con pistolin Di Maio (così lo chiama il sempre spiritoso Vittorio Feltri), convinto che la Russia sia un paese mediterraneo e vuole fare il ministro degli esteri, e con lo sboccato (da qualche giorno di meno) Salvini, emulo del Bossi primitivo, sempre comunque a lui superiore, perché il modello, come insegna Platone, è sempre meglio dell’imitazione. E dunque, Berlusconi mi è diventato un poco simpatico per confronto con altri politici e per ragionamento. Vediamo  che cosa succede ora e che ruolo si ritaglierà nella nuova situazione politica, credo un ruolo non secondario, visto il tipo che è e i limiti evidenti e in qualche modo clamorosi, cognitivi, intellettuali e culturali dei nuovi “capi”, digiuni del tutto o quasi di ogni nozione storica, giuridica e socio-politologica.

Ora vediamo soprattutto gli altri cosa faranno e mi auguro, per il bene della Patria nostra, che qualcosa riescano a fare. Che il Governo nasca e si metta a lavorare seriamente, da subito, in Italia e in Europa, facendo sentire la voce della seconda nazione industriale dell’UE, senza imitazioni macronian-mayane o merkeliane. Facciamo l’Italia, perdio! Rispondiamo a tono a Donaldo Tromba, che sembra ogni giorno che passa un grosso vecchio bambino capriccioso, con il broncio del viziato fin dalla nascita. Questo vuol porre dazi alle merci importate, imporre politiche estere nefaste come quella contro l’Iran, che non è la Corea del Nord, dove sembra aver funzionato il suo muso duro, ma il bamboccio di Pyong Yang non è Kameney e neppure Katamy, che sono personaggi, se pur di diverso orientamento tra radicale e moderato, di lunga lena islamica. Pare che voglia ri-fare un accordo. Gli Americani dovrebbero studiare di più la storia dell’Europa e del mondo, ma le loro sapientissime università sfornano a manetta pacchi di specialisti ignorantissimi, ossimoro plausibile, contraddizione in termini ma specchio della realtà. Salvo rare eccezioni, come il generale Petraeus, noto per la sua capacità di leggere proficuamente la situazione afgana, i loro ufficiali, anche alti in grado, non sono neanche da paragonare ai nostri, che sanno dialogare con i capi tribù e con i maggiorenti delle nazioni diverse afro-asiatiche. Anche la vicenda libica degli ultimi anni, fino alla morte di Gheddafi, la dice lunga, in questo caso, sull’ignoranza crassa di Obama, presidente pessimo in politica estera, che si fatto trascinare nell’avventura da quello sciagurato presidente francese Sarkozy, sì, proprio quello che prendeva per il sedere Berlusconi, complice frau Merkel. Ricordiamoci anche l’infame avventura della seconda guerra dell’Irak, dove i due potenti idioti Bush&Blair hanno in pratica creato le condizioni per l’insorgenza dell’Isis. Coglioni. Ecco, il nuovo Governo italiano deve avere le carte in regola per fare politiche non prone e succubi di questi poco credibili partner.

Per quanto riguarda l’Italia, occorrono politiche semplici e chiare di carattere sociale e fiscale: non il “reddito di cittadinanza”, misura ambigua e diseducativa sotto il profilo etico e sociale, ma sostegno al reddito in formazione lavoro, flessibilità Jobs act e sua gestione condivisa per quanto possibile tra aziende e sindacati un po’ più evoluti degli attuali: basterebbe che queste organizzazioni, così utili se sono serie e preparate, tornassero a darsi -se ci riescono- gruppi dirigenti come quelli, almeno degli anni ’60/ ’80, ma occorre un profondo ripensamento organizzativo e l’abbandono delle sinecure e delle rendite di posizione di gruppi dirigenti invecchiati e oramai obsoleti. Io ne ho fatto parte negli anni migliori (1979/ 1993), ma ero diverso per cultura e formazione politica, e oggi me li trovo come interlocutori molto spesso non all’altezza delle tematiche in gioco, a volte arroganti, presupponenti e ricattatori, non avendo io “voltato nessuna gabbana”, ma essendo sempre quel socialista riformista che ero e che i titolari di azienda comprendono e apprezzano come approccio: tant’è che sono stato nominato in più aziende Garante degli aspetti etici dell’agire aziendale. Il fatto è che io ho continuato a studiare sempre raggiungendo importanti traguardi accademici, e loro no. Diversi di loro, se non sono invecchiati nel sindacato, hanno trovato delle garanzie economiche e di prestigio sociale nel mondo cooperativistico o nella politica. De mediocritate numquam satis.

Occorre che il nuovo governo curi la scuola non come voleva fare l’improbabile ministro Fedeli, che grazie a Dio è scaduta, non confondendo la formazione culturale e morale con l’addestramento: il rapporto scuola-lavoro non può mescolare impunemente gli ambiti e i piani, ché la scuola e l’università, nel rapportarsi con il mondo delle imprese non possono smettere di essere il luogo della formazione e della crescita umana e culturale, per diventare mera propedeutica quasi addestrativa al lavoro. Ben vengano i tirocini e gli stage, ma sempre finalizzati a progetti precisi e creativi collegati al curriculum di studi concordato con i docenti tutor di facoltà e dipartimenti, oltre che con le direzioni HR delle aziende.

La sanità pubblica va rinforzata in maniera selettiva nella sua presenza territoriale, mantenendone la gratuità totale per i redditi bassi e le malattie più gravi, ma anche impegnando nel pagamento di oneri indiretti, ad esempio l’albergaggio per ricoveri ospedalieri chi può permetterselo: in altre parole il welfare sociale deve essere proporzionato ai redditi accertati, come ho scritto in altri pezzi precedenti.

Partecipare al welfare sociale in modo equo significa anche studiare un fisco meno esoso e più giusto, in un equilibrio che permetta di esigere tasse progressive, ma senza punire chi guadagna di più della media per merito. Ebbene sì, parlo anche di me, che pago salato fino all’ultimo centesimo su ciò che guadagno, tutto fatturando.

I diritti civili non possono essere condizionati da una ricerca scientifica che permette progressivamente qualsiasi cosa perché possibile, senza alcun filtro di analisi etica. I diritti non possono essere scanditi e sanciti dalla mera ricerca scientifica senza alcun filtro, e sto pensando soprattutto alle maternità surrogate e cose simili. Il diritto deve derivare da un’etica ben declinata, non dalle scoperte scientifiche. L’Homo sapiens non può pensare che tutto sia possibile fare, solo perché è possibile farlo, anche se non lecito, altrimenti è destinato all’autoestinzione, come ben spiega l’antropologo Harari, israeliano di Oxford, nel suo Sapiens. Da animali a dei. Breve storia dell’umanità, recentemente edito da Bompiani.

Sullo ius soli occorre procedere senza indugio, distinguendo dentro il fenomeno migratorio e difendendo l’Italia da chi vuol approfittarne per farne rifugio di male intenzionati e terroristi.

Insomma, sia chi sia il nuovo premier, confido che il presidente della Repubblica insedi un ministero di persone competenti e capaci di ascolto e di proposta, con un Parlamento che lavori assiduamente.

Il buon governo, se non procura del tutto la felicità dei cittadini (sto scherzando) che è affidata anche alla dopamina e agli altri principali neuro trasmettitori  sviluppati da ogni cervello, può comunque contribuire all’equilibrio delle persone, come spiegano i biologi e i neuro-scienziati, e come sperano sia le persone pensanti di ogni colore e cultura, e storia personale. Auguri alla nuova maggioranza, e che sia assistita dallo Spirito, mentre chi farà opposizione la faccia con intelligenza e non per partito preso, ma su questo ho quasi meno fiducia, guardando le facce da gregari dei Rosato, delle Boschi e di altri di vari generi e specie di politicanti, soprattutto interessati a non perdere lo scranno ben pagato che hanno conquistato in liste chiuse previste da una vergognosa legge elettorale, di cui i due citati ignorantissimi politici sono tra i principali autori.

Il vento dell’Epiro

Otto mesi è più son passati dall’ultima venuta mia nel Meridione che più amo, la Puglia, frontespizio di Balcania, da cui la separa un mare stretto fino a sessanta miglia, a Otranto. Lungo il mare si cammina dopo la cena sobria consumata All’Ancora, con Salvatore e Davide, e il vento soffia dall’Epiro, dal paese delle aquile, come si chiama l’Albania, l’altra sponda.

C’è un vento che viene da est-sud-est e lo chiamiamo dell’Epiro, perché viene da quei monti, traversando il braccio di mare, che dalla costa barese sembra immenso, poiché non si vede l’altra sponda. Si deve pensare a ciò che potevano cogliere gli antichi abitanti, di qua e di là del bracci d’acqua, loro pensavano certamente a un Mare-Oceano, infinito, arduo e pericoloso per i loro piccoli legni galleggianti, che pure osavano mettere in acqua con remi e con vele grezze di canapa o lino. San Paolo era di mestiere un tessitore di vele e affrontò il mare naufragò presso Malta in uno dei suoi viaggi, rischiando la vita per Cristo.

La primavera è arrivata con il vento con piovaschi rari, annunziando una stagione piena di sole, quando sulle rocce del mare miriadi di umani si accalcheranno con i loro tavolini, i loro pasti, il gridìo di mille voci di animali umani e animali animali.

Il cammino è dolce, e si vorrebbe continuare fino a Bari, ma si farebbe notte fonda, e dopo sei chilometri si torna a dormire al Riva del Sole, che è sul mare e ben promette per l’estate.

Tornare all’azienda che seguo da ventitré anni ha una valenza simbolica importante, per me: è dire che la vita continua, il lavoro continua, il futuro è da costruire insieme con chi mi sta vicino e crede in me. Il vento veniente mi pare come un annunzio, un presagio, un incontro energetico che parla parole misteriose e profonde, indicibili col linguaggio umano, quasi la ruah biblica, cioè il soffio dello spirito, lo stesso che percepisce il profeta Elia tra le fronde degli alberi (1 Re 19, 9-13 ), un soffiar leggiero che scuote le fronde senza romperle. Elia non percepisce Dio nel tuono, nel lampo o nel terremoto, ma nel vento leggero che soffia, quasi un sussurro, perché Dio è discreto e non si ingerisce nella volontà umana, ma la rispetta solo suggerendo qualcosa, per chi sa e vuole ascoltare, con la coscienza, dove può remotamente sempre risuonare (cf. J. M. Echkart).

Ecco che il vento si fa a volte più forte e a volte si frena, quasi a voler lasciarmi pensare, mentre alterniamo discorsi a silenzi, come sempre si dovrebbe far nel cammino e nella vita. Anche il silenzio scandisce la musica, l’intervallo, l’attesa di ciò che vien dopo, che non si sa prima, ed è giusto così, perché tutto va in-ventato, cioè trovato, come insegna l’etimologia latina del verbo in-venire (trovare). En castellano se dice encontrar, sia trovare, sia incontrare. Che bello!

Come per dire che la vita ha le sue discontinuità, le sue gioie e i suoi dolori in alternanza, che non esiste una linea dritta, o la cosiddetta felicità, che è un falso pericoloso concetto. Accettare le cose senza chiedere nulla, ecco quello che sto imparando, non desiderare ciò che non c’è, ma può tornare, se rispetto i tempi che il destino e la sorte mi hanno riservato, un po’ come insegna il Maestro Siddharta Gautama, il Buddha.

Due giorni intensi di lavoro con le Risorse umane, colloqui, laboratori-seminari di formazione, incontro sindacale per aggiornare sulla situazione aziendale, che è migliorata, grazie al lavoro che è tornato, alla fiducia della Proprietà che ha confermato il proprio impegno, all’innovazione e alle nuove tecnologie e alla motivazione dei lavoratori, elemento fondamentale per andare avanti e salvaguardare il business.

Il mare ha onde lente che il vento quasi accarezza, mentre la sera viene lentamente e alle venti passate c’è ancora luce resistente, nuvole insistono all’orizzonte mentre indugiamo prima della cena, senza fretta, calmi in un ordine naturale. Anche Gaetano, il tecnico delle rettifiche, si è aggregato a noi, con discorsi tra il familiare e il lavorativo, buoni. Nel frattempo sappiamo che la politica indulge in altre lentezze e povertà miserande, mentori e campioni i 5Stelle, poveretti. Fuori di testa, oramai senza bussola, con il loro sedicente capo che si permette di dire al PD “la pagherete“, con linguaggio mafioso. Alla buon’ora che se ne vadano questi ignoranti-ingenui, se il popolo lo consente.

Tornando alle nostre belle cose, che è meglio, stasera osservo come tutto può cambiare in breve, finalmente anche in positivo. Ad esempio, l’incontro sindacale si è svolto in un clima di grande attenzione e rispetto reciproco, dove ognuna delle parti, rimanendo sul suo, obiettivi aziendali condivisi, ha svolto un ruolo per un miglioramento continuo e insieme elemento di conferma dell’investimento da parte dell’Azionista, il quale può sopportare delle perdite, ma non sine die, poiché a un certo punto bisogna invertire la rotta e re-iniziare a realizzare risultati positivi. Anche i temi della tutela della salute e sicurezza del lavoro, legati, sia ai comportamenti dei singoli lavoratori, sia al miglioramento tecnologico ed ergonomico, stanno muovendosi verso il positivo, riducendo lentamente anche lo stress correlato al lavoro. Tutto bene, dunque? Certamente no, ma abbastanza per far crescere la fiducia in tutti coloro che sono onesti intellettualmente, operai, impiegati e dirigenza.

Un’ultima considerazione relativa a questo viaggio nel “vento dell’Epiro”. Con tutti i lavoratori si sono fatti eventi seminariali di formazione sui temi etici, valoriali e comportamentali, con un’attenzione e partecipazione eccellente.

E ora alla prossima, ché la “fontana delle idee” proveniente dalla Murgia e i “doni del mare” prospiciente ci aiutino. Il 4 giugno, se Dio vuole, saremo di nuovo giù, per continuare questo bellissimo lavoro. Grazie a Dio e alla buona volontà di ciascuno di noi.

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