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	<title>Renato Pilutti</title>
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	<description>Sul Filo di Sofia</description>
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		<title>Il paralitico di Cafarnao e il falso profeta di Sanremo</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 19:15:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni (&#8230;)&#8221; (Marco 2, 1-12).
Sappiamo dal racconto di Marco che i parenti e gli amici di un paralitico lo presentarono a Jesus calandolo dal tetto. L&#8217;apertura del tetto non doveva essere molto difficile a quei tempi e in quel tipo di abitazioni fatte di fango e paglia.
Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/sentiero-verso-Palcoda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2311" title="sentiero verso Palcoda" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/sentiero-verso-Palcoda-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>&#8220;<em>Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni</em> (&#8230;)&#8221; (Marco 2, 1-12).<a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/para-lettino.jpg"></a></p>
<p>Sappiamo dal racconto di Marco che i parenti e gli amici di un paralitico lo presentarono a Jesus calandolo dal tetto. L&#8217;apertura del tetto non doveva essere molto difficile a quei tempi e in quel tipo di abitazioni fatte di fango e paglia.</p>
<p>Il Maestro vide la loro fede e disse al malato &#8220;<em>Figliolo ti sono rimessi i tuoi peccati</em>&#8220;. Ma come, cominciano a mormorare gli scribi e i farisei lì presenti &#8230; &#8220;<em>Perché costui parla così</em>? <em>Bestemmia. Chi può rimettere i peccati se non Dio solo</em>?&#8221;</p>
<p>Conosciuti i loro pensieri del cuore, Gesù chiede loro &#8220;<em>Che cosa è più facile dire al paralitico : ti sono rimessi i peccati, o dire: alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina</em>?&#8221;</p>
<p>Il resto è noto, perché Egli ordinò al paralitico di alzarsi e di andare a casa, e quegli si alzò guarito. E la meraviglia di tutti fu grande.</p>
<p>Il <em>per-dono</em> è il dono iterato, il dono continuo, che consente a chi è caduto, piegato, di rialzarsi, di risorgere. </p>
<p>Marco narra con semplicità due eventi grandi, la remissione dei peccati, il più grande, e la guarigione dalla malattia invalidante.</p>
<p>Il <em>sentiero</em> che porta alla verità delle cose è arduo e semplicissimo e richiede umiltà e fiducia. Sembra che solo chi si affida credendo nella possibilità di guarire e di redimersi possa sperare di avere questi doni, che innanzitutto sono frutto di una conversione interiore. Lo spirito umano ha un grande potere.</p>
<p>Quanti al giorno d&#8217;oggi hanno questa consapevolezza? Quante volte l&#8217;umiltà di porsi in questo modo?</p>
<p>In queste serate al festival di Sanremo questa umiltà non si è vista nelle onerose omelie proposte dal cantante che ha preteso di fare un mestiere non suo.</p>
<p>E allora l&#8217;arrogante sfida a colpi di affermazioni gratuite, di semplificazioni presuntuose e nescienti, nell&#8217;imbarazzo di una Rai incapace di &#8220;essere azienda&#8221;.</p>
<p>Suggerire a quest&#8217;uomo in età di riflettere in silenzio meditando sulle parole sagge di Wittgenstein &#8220;<em>di ciò che non si sa si taccia</em>&#8220;, è l&#8217;unica cosa da fare, e poi dimenticare presto ciò che non ha valore.</p>
<p>La nostra mente farà tutto ciò che serve per recuperare la sapienza del silenzio.</p>
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		<title>L&#8217;assurdo e l&#8217;impensabile</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 22:11:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi capita mai di ascoltare un politico o un opinion maker sbracciarsi definendo una tal cosa &#8220;impensabile&#8221;, e così catturando l&#8217;attenzione dell&#8217;uditorio? A me spesso. L&#8217;impensabile non esiste, perchè tutto in quanto qualcosa, anche il nulla, anche il pensiero-di-un-pensiero-vuoto-di-concetti è pensabile. Si parla spesso a vanvera. L&#8217;impensabile non esiste in alcun modo, a meno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/corruptio.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2306" title="corruptio" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/corruptio-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Vi capita mai di ascoltare un politico o un <em>opinion maker</em> sbracciarsi definendo una tal cosa &#8220;impensabile&#8221;, e così catturando l&#8217;attenzione dell&#8217;uditorio? A me spesso. L&#8217;impensabile non esiste, perchè tutto in quanto qualcosa, anche il nulla, anche il pensiero-di-un-pensiero-vuoto-di-concetti è pensabile. Si parla spesso a vanvera. L&#8217;impensabile non esiste in alcun modo, a meno che non si ritenga che ciò che non piace o che non si condivide non sia neppur pensabile, perchè in qualche modo offenderebbe il pensiero razionale. L&#8217;impensabile è l&#8217;assurdo, o quantomeno il fortemente improbabile. In realtà si tratta dell&#8217;ennesimo atto di &#8220;pigrizia mentale e verbale&#8221; che circola in questa modernità. Nell&#8217;utilizzo del linguaggio, se si vuole per la fretta, o per l&#8217;informatizzazione spinta e la telematica, stiamo semplificando, sintetizzando, operando <em>crasi</em>  e <em>agglutinazioni</em> (fusioni verbali) a tutto spiano.</p>
<p>La nostra lingua, posso dire la nostra bellissima lingua, che è fondata sulla meravigliosa struttura logica del periodare latino e sulla densissima etimologia del greco antico, ci mette a disposizione una marea lessicale di termini, sinonimi, o quasi, i cui campi semantici si sfiorano, talvolta si sovrappongono, si completano, si integrano, come in un mosaico, anzi un affresco geniale. Stiamo impoverendo il linguaggio, ma in realtà impoveriamo la nostra vita. Per dire che uno non ci va a genio diciamo che uno &#8220;<em>str</em>&#8230;&#8221;, dimenticando che avremmo a disposizione altri ventisette modi di dire per specificare il nostro giudizio. Spiace constatare come questo fenomeno non interessi a molti, anche persone impegnate sul piano etico o politico, sociale, scolastico, ecclesiale. Perfino giornalistico e culturale. Basta pensare ai titoli del telegiornali &#8220;gridati&#8221;, con un tono informemente stentoreo, là dove la notizia di una strage ha lo stesso peso comunicazionale di una sfilata di moda.</p>
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		<title>&#8230; leggendo Platone</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 21:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[dal cap. XIV[1]
Socrate (dice) a Glaucone: “ (…) quando, credo, uno stato democratico, assetato di libertà, è alla mercè di cattivi coppieri (magistrati, politici) e troppo si inebria di schietta libertà, allora, a meno che i suoi governanti non siano assai miti e non concedano grande libertà, li pone in stato d’accusa e li castiga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/platone-e1277278430814-300x286.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2302" title="platone-e1277278430814-300x286" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/platone-e1277278430814-300x286.jpg" alt="" width="300" height="286" /></a>dal cap. XIV<a href="http://www.renatopilutti.it/wp-admin/post-new.php#_ftn1"><strong>[1]</strong></a></strong></p>
<p>Socrate (dice) a Glaucone: “ (…) <em>quando, credo, uno stato democratico, assetato di libertà, è alla mercè di cattivi coppieri </em>(magistrati, politici)<em> e troppo si inebria di schietta libertà, allora, a meno che i suoi governanti non siano assai miti e non concedano grande libertà, li pone in stato d’accusa e li castiga come scellerati. (…) Non è inevitabile che in uno stato siffatto il principio di libertà si allarghi a tutto, e così vi nasce l’anarchia e il disordine? (…)</em></p>
<p><em>In quello stato il padre si abitua a rendersi simile al figlio e a temerlo, e il figlio simile al padre e a non sentire né rispetto né timore dei genitori, per poter essere libero  (…).</em></p>
<p><em>In un simile ambiente il maestro teme e adula gli scolari, e gli scolari s’infischiano dei maestri e così pure dei pedagoghi. </em></p>
<p><em>Lì, in genere, i giovani si pongono alla pari degli anziani e li emulano nei discorsi e nelle opere, mentre i vecchi accondiscendono ai giovani e si fanno giocosi e faceti, per non passare da spiacevoli e dispotici.</em></p>
<p>Continua Socrate<em>: (…) ecco, dunque, caro mio, l’inizio bello e gagliardo, donde viene la tirannide. Quell’identico morbo che può sorgere dall’oligarchia, ecco che sorge anche dalla democrazia (…).</em></p>
<p>Forse serve ogni tanto riflettere su queste parole,</p>
<p>e meditarle a lungo</p>
<p>e trarne insegnamento &#8230;</p>
<hr size="1" /><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Platone, <em>La Repubblica</em>, a cura di F. Sartori, Ed. G. Laterza, Bari 1994, pp. 280 &#8211; 281</p>
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		<title>Libero nella Verità</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 21:13:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin da ragazzi diciamo spesso: &#8220;Faccio quello che voglio, perché sono libero&#8220;. E&#8217; già stato molto trattato il tema della libertà esaminandone le varie accezioni nella storia del pensiero, inteso come libero arbitrio (sant&#8217;Agostino, Erasmo da Rotterdam, frate Martin Lutero), e dei costumi. Analizziamo ora proprio l&#8217;espressione sopra scritta. Cosa significa faccio quello che voglio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/aghe-real-dinverno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2299" title="aghe real d'inverno" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/aghe-real-dinverno-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Fin da ragazzi diciamo spesso: &#8220;<em>Faccio quello che voglio, perché sono libero</em>&#8220;. E&#8217; già stato molto trattato il tema della libertà esaminandone le varie accezioni nella storia del pensiero, inteso come <em>libero arbitrio</em> (sant&#8217;Agostino, Erasmo da Rotterdam, frate Martin Lutero), e dei costumi. Analizziamo ora proprio l&#8217;espressione sopra scritta. Cosa significa <em>faccio quello che voglio</em>, ed é poi vero che quello che voglio faccio? Si intuisce immediatamente che non é possibile in assoluto fare quello che si vuole, neppure Berlusconi (anche se gli piacerebbe tanto) e Bill Gates o Obama, possono. La libertà di fare ciò che si vuole è dunque sottoposta a dei vincoli oggettivi, che sono costituiti da noi stessi, dai nostri limiti individuali, intellettuali, fisici, economici, logistici, dalle circostanze, e solo successivamente é regolamentata dalle nostre scelte morali.</p>
<p>Allora, intanto diciamo che non é possibile fare esattamente quello che si vuole. Ma, a questo punto si pone una domanda: che cosa si può o si deve volere? Già la domanda disvela un altro &#8220;<em>limite</em>&#8221; della libertà. Quando si dice &#8220;<em>voglio</em>&#8220;, in una psicologia sana  nasce il pensiero del &#8220;<em>cosa</em>&#8220;, e se ciò é possibile, o giusto. Dunque il &#8220;<em>voglio</em>&#8221; é come legato al &#8220;<em>devo</em>&#8221; e al &#8220;<em>posso</em>&#8220;. Proviamo a pensare ai doveri di un padre di famiglia. Forse che questi può liberamente (sic!) disporre delle proprie risorse, senza pensare ai suoi doveri verso le proprie creature? Se si tratta di una persona snaturata e degenere senz&#8217;altro, si. Ma se egli é semplicemente &#8220;<em>normale</em>&#8220;, no.</p>
<p>La libertà é strettamente quindi legata al dovere: &#8220;<em>io voglio ciò che devo&#8221;, </em>o meglio<em> &#8220;devo volere ciò che mi è proprio&#8221;.</em>.  Possiamo fare un passo avanti: che cosa devo volere? La morale naturale mi suggerisce: &#8220;<em>Quello che é giusto</em>&#8220;. Che cosa é giusto, mi chiedo io? E&#8217; giusto ciò che é conforme alla mia natura e al mio stato: cioé ciò che non stride con la mia vita come valore e come verità. Infatti la mia vita ha un valore e ha una sua precipua verità. Questo é il punto. Non c&#8217;è valore senza verità, e la libertà vera si fonda sul dovere, sulla giustizia e sulla verità.</p>
<p>Io stesso ne sono faticosamente alla ricerca.</p>
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		<title>Il Silenzio della neve</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 22:06:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo malati di chiasso. Fino all&#8217;ottundimento. Di questi tempi è una conquista un poco di silenzio quotidiano, a meno che non lo si cerchi e trovi, ed è piacevole ristoro, in alta montagna o in qualche borgata silenziosa, disabitata, o in campagna. Il silenzio sta dove non sta l&#8217;uomo. E questo è preoccupante, perchè il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/mattina-dinverno-nel-Parco-delle-Risorgive.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2296" title="mattina d'inverno nel Parco delle Risorgive" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/mattina-dinverno-nel-Parco-delle-Risorgive-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Siamo malati di chiasso. Fino all&#8217;ottundimento. Di questi tempi è una conquista un poco di silenzio quotidiano, a meno che non lo si cerchi e trovi, ed è piacevole ristoro, in alta montagna o in qualche borgata silenziosa, disabitata, o in campagna. Il silenzio sta dove non sta l&#8217;uomo. E questo è preoccupante, perchè il silenzio è costitutivo della vita umana. Si tace quando si ascolta, quando si pensa, quando si medita, quando si prega, quando si ama. Si tace poichè in quei casi la parola farebbe male, disturberebbe.</p>
<p>Occorre il silenzio, che è di due tipi. Vi è un silenzio naturale che potremmo definire anche ascetico. E&#8217; il silenzio dell&#8217;uomo che si mette in ascolto del pulsare della natura e della propria vitalità, il cuore, il respiro, lo scorrere del paesaggio, il vento. Si tratta di uno stare al mondo rispettoso dell&#8217;essere delle cose, che ci precedono e ci circondano, che ci &#8220;servono&#8221;, ma ci possono anche punire. L&#8217;acqua torna sempre dove è già stata, ha la memoria lunga delle alluvioni.</p>
<p>E vi è un silenzio più arduo, quello praticato da mistici come san Giovanni della Croce o santa Teresa d&#8217;Avila, l&#8217;<em>esikya</em> (preghiera del cuore) dei cristiani ortodossi, la meditazione dei <em>sufi</em> musulmani, il distacco dei monaci buddisti, o la filosofia trascendentale di un Samkàra, maestro hindu dell&#8217;ottavo secolo dopo Cristo. E&#8217; il silenzio che talvolta precede, accompagna e segue, lo dice la tradizione, le teofanie (o manifestazioni del divino), come nell&#8217;episodio biblico di Mosè e il roveto ardente (Esodo 3, 2-6). Di queste dimensioni parla in modo profondo in un suo libro il padre domenicano Giovanni Cavalcoli. Per chi fosse interessato si tratta de &#8220;<em>Il silenzio della parola</em>&#8220;, ed. ESD, Bologna.</p>
<p>Poi c&#8217;è anche il silenzio pesante dell&#8217;incomunicabilità contemporanea, dovuto all&#8217;orrendo trambusto del fare, dell&#8217;esserci, dell&#8217;avere. Un silenzio corrotto e soprattutto carico di potenze negative, come l&#8217;ansia, il senso di perdita, una sorta di anossia dello spirito.</p>
<p>Ma noi potremmo considerare il silenzio naturale, quello che permette di elaborare in tempi, anch&#8217;essi naturali, le vicende dell&#8217;esistenza, il lavoro, i sentimenti, la gioia e la sofferenza. Senza il silenzio naturale, che è un &#8220;pieno&#8221;, non un vuoto, non possiamo provare stupore per le cose buone, per la bellezza, per la vita stessa. Conosco persone, a cui mi capita talora di rispondere ormai di malagrazia, che quando le incontri ti investono con una sequela di domande, come se gli interessasse granchè delle tue cose, ma non ascoltano neppure la risposta, nè il suo timido accenno, chè già sono con la testa altrove. Dicono: &#8220;Come stai?&#8221;. Il loro è un &#8220;how do you do&#8221; anglosassone, che non prevede la risposta. Non c&#8217;è in loro l&#8217;attenzione per te.</p>
<p>Siamo malati di rumore, bisognerebbe spegnerlo, per quanto si può, isolarsi, regalarsi tempo, osservare pensando, dandosi la ragione delle cose, compassionando un poco se stessi e gli altri, senza superbia.</p>
<p>Il frenetico attivismo comunicativo dei giovani sembra spesso insensato, ma forse lo praticano anche perché gli adulti non li ascoltano, non hanno tempo per loro.</p>
<p>Forse vi è un silenzio di Dio, che sarebbe disgustato del comportamento dell&#8217;uomo contemporaneo. Meno male, il silenzio di Dio. Almeno lui. Lui parla quando fai silenzio, e se vuoi ascoltarlo.</p>
<p>Altrimenti sta zitto nel suo cielo lontano eppur vicinissimo &#8230;</p>
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		<title>Caro Alberto &#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 21:15:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8230; hola, hoy he eschuchado la noticia de tu descalificación de dos aňos.
Estoy melancólico para ti, porqué tu eres un grande campeón y tus empresas me han siempre emocionado.
El ciclismo esta en mi corazon desde mi padre me decia de los grandes ciclistas de su tiempo, como Ottavio, Costante, Alfredo, Fausto, Gino, Fiorenzo, Hugo, Louison y Jacques. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/alberto-contador.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2256" title="alberto-contador" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/alberto-contador-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></a>&#8230; hola, hoy he eschuchado la noticia de tu descalificación de dos aňos.</p>
<p>Estoy melancólico para ti, porqué tu eres un grande campeón y tus empresas me han siempre emocionado.</p>
<p>El ciclismo esta en mi corazon desde mi padre me decia de los grandes ciclistas de su tiempo, como Ottavio, Costante, Alfredo, Fausto, Gino, Fiorenzo, Hugo, Louison y Jacques. Hasta a Eddy, el mas fuerte. Yo personalmente recuerdo Felice, Bernard y Miguel de Pamplona, el mas grande de Espaňa antes de ti.  No hablo de Lance, que no me gusta.</p>
<p>Tu, como -pienso- en los ultimos aňos solo Marco Pantani me habló en espiritu, me dices de la valentίa de el corredor.</p>
<p>Yo estoy seguro que tu tendras la fuerza de esperar el momento de tu regreso en las carreras, con calma y la capacidad de reflectar sobre tus experiencias y tus dolores.</p>
<p>El tiempo es un medico que aiuda a piensar.</p>
<p>El tu tiempo, tus amados y el silencio de tu casa te aiudarà, y en el tiempo corecto tu regresaras, despues de haber piensado a tu responsabilidad verdadera.</p>
<p>Hasta pronto, espero, Alberto Contador, campeón de los nuestros tiempos y dificiles aňos.</p>
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		<title>Evidenza, Certezza e Fiducia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 16:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[notula]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicla Vassallo studia opportunamente il valore della fiducia nel campo cognitivo ed epistemologico La fiducia è la base di ogni transazione tra gli esseri umani, la base delle negoziazioni contrattuali, a partire dal mondo del lavoro. Se viene meno la fiducia, viene meno la relazione, il rapporto, vi è separazione, distanziazione, abbandono. Il contratto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/quercia-valli-Natisone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2249" title="quercia valli Natisone" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/02/quercia-valli-Natisone-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Nicla Vassallo studia opportunamente il valore della <em>fiducia</em> nel campo cognitivo ed epistemologico La fiducia è la base di ogni transazione tra gli esseri umani, la base delle negoziazioni contrattuali, a partire dal mondo del lavoro. Se viene meno la fiducia, viene meno la relazione, il rapporto, vi è separazione, distanziazione, abbandono. Il contratto di lavoro si fa nullo.</p>
<p>La fiducia è la base della <em>conoscenza</em> per <em>comunicazione di notizia</em>, e fonda anche la <em>certezza</em> in-evidente.</p>
<p>Se a noi mancasse la fiducia conosceremmo pochissimo della nostra vita e del mondo, neppure chi sono i nostri genitori se non ce lo comunicassero accogliendoci e vivendo con noi. Non potremmo credere che l&#8217;Australia esiste, non essendoci personalmente mai stati, se non credessimo al racconto di chi c&#8217;è stato, per noi occidentali a partire dal capitano Cook. Non possiamo iniziare da zero, liberandoci di tutte le informazioni e opinioni maturate nel tempo della nostra vita (come suggerisce Descartes nelle <em>Meditazioni filosofiche,</em> ma lui voleva liberare la mente dei contemporanei dai molti pregiudizi correnti in quel tempo).</p>
<p>Anche lo studio delle scienze fisiche e naturali richiede fiducia. Pochissimi di noi entrano nei laboratori con i mezzi conoscitivi per comprendere quello che sta succedendo negli esperimenti della biologia, della chimica e della fisica, eppure crediamo a ciò che ci hanno detto Bohr, Dirac e  Heisenberg sulle particelle subatomiche: là dove Democrito aveva appena intuito, noi abbiamo notizia che funziona così perché qualcuno l&#8217;ha sperimentato, e ciononostante conserva dubbi.</p>
<p>Conosciamo dunque per evidenza, quando le cose sono accessibili ai nostri sensi, e così si avvia il processo conoscitivo che parte dai sensi e poi viene elaborato dal nostro cervello, o intelletto. <em>Idem est actus cognoscentis et cogniti</em>, scrivevamo gli scolastici volendo significare che l&#8217;atto conoscitivo in qualche modo unifica l&#8217;oggetto conosciuto e il soggetto conoscente, cosicché avviene una <em>adaequatio intellectus et rei</em>, un&#8217;adeguazione, un accordo tra intelletto conoscente e cosa conosciuta.</p>
<p>La quercia che ho posto qui sopra esiste, l&#8217;ho fotografata io e voi mi credete anche se non l&#8217;avete, forse, mai vista.</p>
<p>La nozione di <em>verità</em>, come adeguazione della conoscenza alla realtà, è il basso continuo della nostra ricerca, consapevoli di poter raggiungere soggettivamente solo momenti, parti, limiti della verità stessa, che indefinitamente sfugge alla nostra dimensione creaturale.</p>
<p>La <em>verità</em> ci interpella, nelle sue varie dimensioni: ontologica, logica, materiale, formale, ponendoci nel contempo il tema dell&#8217;<em>errore</em> per giudizio falso o irriflesso, come <em>privazione</em> della verità stessa.</p>
<p>E così conosciamo anche avendo certezza del racconto, per fiducia in qualcuno che ci dice che qualcosa esiste al di fuori dell&#8217;evidenza.</p>
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		<title>Filosofi d&#8217;inverno a Santa Marta</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 21:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[notula]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>

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		<description><![CDATA[Le colline sono tutt&#8217;intorno, il vento va e poi ritorna.
Scorrono immagini verso Fiesole, al di là degli ulivi.
Voci s&#8217;intrecciano tra i piccoli gruppi intirizziti.
Ci si chiede come lavorare nel mondo, col pensiero. Come si può comprendere meglio la vita col pensiero.
Si constata la sua crisi, del pensiero, nel mondo.
Occorre tempo per parlare, perché il discorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/stefano-chiara-claudio-cristina-e-altri-amici.jpg"></a><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/filosofi-a-Firenze.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2239" title="filosofi a Firenze" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/filosofi-a-Firenze-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Le colline sono tutt&#8217;intorno, il vento va e poi ritorna.</p>
<p>Scorrono immagini verso Fiesole, al di là degli ulivi.</p>
<p>Voci s&#8217;intrecciano tra i piccoli gruppi intirizziti.</p>
<p>Ci si chiede come lavorare nel mondo, col <em>pensiero</em>. Come si può comprendere meglio la vita col pensiero.</p>
<p>Si constata la sua crisi, del pensiero, nel mondo.</p>
<p>Occorre tempo per parlare, perché il discorso si porga in una distensione sufficiente, in una ostensione durevole, altrimenti il <em>senso</em> sfugge, o meglio, fugge dalla nostra <em>comprensione</em>. E vince la confusione sterile.</p>
<p>Occorre la <em>pazienza</em> dell&#8217;ascolto delle ragioni dell&#8217;altro, anche se l&#8217;altro non ti incanta, anche quando talora ti annoia, perché anche tu, che non ti vedi-senti, puoi annoiare, o dare di te un&#8217;immagine diversa da quella che pensi di dare.</p>
<p>Occorre la forza di ammettere che di questi tempi manca molto del pensiero argomentante, logico, trasparente &#8230; ottenebrato da frettolose emozioni, da lampi che si spengono perché non sono illuminazioni.</p>
<p>Abbiamo lavorato per due giorni ascoltandoci, sopportandoci, incuriosendoci, in vista di molti altri incontri sulle colline, alla ricerca di pensieri sfuggenti, di concetti contorti e poi &#8230; improvvisamente eloquenti, fino a che la forza ci assisterà, che auguro a voi tutti, cari amici.</p>
<p>Pazienti, liberi e forti, anche nel vostro dubbioso essere assorti &#8230;</p>
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		<title>Passa la scena di questo mondo, I Corinzi 7, 31b</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 20:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[filosofando]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[teologia]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando Paolo nella Prima lettera ai Corinzi spiega ai fedeli di questa grande città della Grecia, con toni che sembrano echeggiare il Qoèlet, che è inutile affannarsi sulla scena di questo mondo, perché esso passa, mi conferma nell&#8217;esigenza di continuare a riflettere su tutto ciò che ci lega a questa vita con legami di possesso.
Ognuno di noi possiede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/magritte_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2223" title="magritte_1" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/magritte_1-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a>Quando <strong>Paolo</strong> nella Prima lettera ai Corinzi spiega ai fedeli di questa grande città della Grecia, con toni che sembrano echeggiare il Qoèlet, <em>che è inutile affannarsi sulla scena di questo mondo</em>, perché esso passa, mi conferma nell&#8217;esigenza di continuare a riflettere su tutto ciò che ci lega a questa vita con legami di possesso.</p>
<p>Ognuno di noi possiede qualcosa, chi molto, certo, chi molto poco o quasi nulla come il barbone, eppure nessuno è felice per quello che possiede, se la gioia non sorge da una pace interiore. Non serve alla <em>felicità</em>, <em>incerto lampo di equilibrio gioioso</em>, possedere, potere, dominare, controllare, crogiolarsi nella possibilità di decidere sulla vita degli altri.</p>
<p>La pace interiore non proviene da queste situazioni. Proviene dalla consapevolezza del <em>limite</em>, del continuo <em>procedere</em> delle cose, del <em>cambiamento</em> ineluttabile che ci riguarda, della <em>preziosità</em> di ogni istante, di ogni <em>scambio</em> compiuto senza interessi di potere, di ogni <em>dono</em> gratuito, di ogni <em>imprevisto</em> incontrato nella ventura del mondo, di ogni <em>sguardo</em> incrociato e sorpreso, di ogni dolce <em>serenità</em> consegnata all&#8217;oblio del sonno. </p>
<p>Da tempo mi chiedo come ordinare alcuni pensieri in una struttura adatta a richiamare il <em>limite</em>, che è <em>fondamento</em> e anche <em>orlo</em> oltre il quale non si vede &#8230; forse può esserlo una specie di <em><strong>Filosofia del Transito</strong></em>, <strong>eraclitea</strong> nel suo delinearsi, ma grata ai <strong>maestri Eleati</strong> per la sua costituzione. Una filosofia che si nutra di un sano <strong><em>Realismo</em></strong> <strong><em>Ermeneutico</em></strong> (san Tommaso e Ricoeur, Gadamer, Pareyson), sintagma solo apparentemente ossimorico. </p>
<p>E dunque: <em>passa la gloria del mondo</em>, fondata solo sull&#8217;immagine di qualcosa che conta, ma l&#8217;unica cosa che conta è l&#8217;<em>inizio</em>, il fondamento semplice di ogni nascita, di ogni venire-alla-luce, che è manifestazione dell&#8217;<em>essere</em>; e poi il <em>termine</em>, che abbiamo chiamato <em>orlo</em>, oltre il quale sembra ci sia il <em>nulla</em>, ma solo in quanto non conosciuto. Il nome &#8220;<em>morte</em>&#8221; qui non sembra sia adatto.</p>
<p>A volte cerco degli interstizi, dei cunicoli, <em>wormholes</em> li chiamano in astrofisica<em>, </em>per comprendere, cioè prendere-dentro, ciò che accade &#8230; e spesso li vedo, ma fuggono, come fantasmi o illusioni ottiche.</p>
<p>Sempre cerco <em>ciò-che-sta-in-mezzo</em>, tra l&#8217;<em>inizio</em> e l&#8217;<em>orlo</em>, ed è per me un  incanto constatare ogni giorno un cammino <em>inter-cedente</em> nella vita di ognuno, e la novità di ogni alba che sorge, di ogni risveglio, di ogni nuovo &#8220;buongiorno&#8221; detto all&#8217;altro, di ogni nuovo respiro o desiderio, mai scontato.</p>
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		<title>I cancelli dell&#8217;Eden, o della via pulchritudinis</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 19:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Pilutti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensiero]]></category>
		<category><![CDATA[misticismo]]></category>
		<category><![CDATA[notula]]></category>
		<category><![CDATA[sapienza]]></category>
		<category><![CDATA[teologia]]></category>

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		<description><![CDATA[In Genesi (1, 4.10b.12b.21b.25b.31) un termine unico, tov, sta a significare &#8220;buono e bello&#8220;, come per dire che la bontà e la bellezza coincidono: &#8220;&#8230; e Dio vide che era cosa bella e buona &#8230;&#8221;. 
Si può dunque dire che secondo le Sacre Scritture l&#8217;estetica, intesa come fondamento, precede e illumina addirittura un&#8217;etica fondata sull&#8217;uomo.
Infatti, anche nel linguaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/250px-Fra_Angelico_095.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2217" title="250px-Fra_Angelico_095" src="http://www.renatopilutti.it/wp-content/uploads/2012/01/250px-Fra_Angelico_095.jpg" alt="" width="250" height="200" /></a>In <em>Genesi</em> (1, 4.10b.12b.21b.25b.31) un termine unico<em>, tov,</em> sta a significare &#8220;<em>buono e bello</em>&#8220;, come per dire che la bontà e la bellezza coincidono: &#8220;&#8230; <em>e Dio vide che era cosa bella e buona</em> &#8230;&#8221;. </p>
<p>Si può dunque dire che secondo le Sacre Scritture l&#8217;<em>estetica</em>, intesa come fondamento, precede e illumina addirittura un&#8217;<em>etica</em> fondata sull&#8217;uomo.</p>
<p>Infatti, anche nel linguaggio corrente si è soliti dire, ad esempio, della restituzione di un portafogli perso da qualcuno: &#8220;<em>è un bel gesto</em>&#8220;. Si dice bello per dire che il gesto è stato buono, &#8220;ordinato&#8221; secondo un sentimento originario di giustizia.</p>
<p>Se i cancelli dell&#8217;Eden sono stati fatti chiudere da Dio stesso dopo il peccato di superbia, fra&#8217; Angelico ci fa intravedere nella stessa meravigliosa opera, l&#8217;<em>Annunciazione</em> del Convento di San Marco a Firenze, come, accanto alla scena della cacciata dei progenitori, vi è la promessa della salvezza, e un raggio dorato illumina Maria che meravigliata e sorpresa accoglie l&#8217;angelo del Signore.</p>
<p>Caro lettore, se ti capita di passare o decidi di andare a Siena, visita il Palazzo Pubblico e gli affreschi trecenteschi di Ambrogio Lorenzetti, che rappresentano il &#8220;<em>Cattivo governo</em>&#8220; e il &#8220;<em>Buon governo</em>&#8220;. La sapienza dell&#8217;artista e la bellezza dell&#8217;opera è più eloquente di qualsiasi discorso politico.</p>
<p>La <em>via pulchritudinis</em>, come ben sapeva Dostoevskij, può salvarci.</p>
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