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	<title>Commenti per Renato Pilutti</title>
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	<description>Sul Filo di Sofia</description>
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		<title>Commenti su Chi è colpa di cosa? di Ermanno</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2012/01/18/chi-e-colpa-di-cosa/comment-page-1/#comment-8612</link>
		<dc:creator>Ermanno</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 06:57:14 +0000</pubDate>
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		<description>Posizione più che condivisibile ed analisi che merita certamente una riflessione mediatica meno di &quot;pancia&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Posizione più che condivisibile ed analisi che merita certamente una riflessione mediatica meno di &#8220;pancia&#8221;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La Pazienza del Dialogo nell&#8217;Educazione di Giada Sinelli</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2011/11/03/la-pazienza-del-dialogo/comment-page-1/#comment-8598</link>
		<dc:creator>Giada Sinelli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 15:23:56 +0000</pubDate>
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		<description>GRAZIE DI CUORE A TE, RENATO!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>GRAZIE DI CUORE A TE, RENATO!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La &#8220;Mediocrazia del Cretino&#8221; di Gustavo Gesualdo</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2011/06/26/la-mediocrazia-del-cretino/comment-page-1/#comment-8564</link>
		<dc:creator>Gustavo Gesualdo</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 12:43:35 +0000</pubDate>
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		<description>La forza della mediocrazia: il gioco di squadra

Quando si ascoltano ripetuti richiami nei confronti di un soggetto ad un maggior impegno nel cosìddetto “gioco di squadra”, non vi sono dubbi sullo scopo finale di un tale invito:

assoggettare l’individuo intellettualmente superiore ed il soggetto meritevole alla mediocrazia ed alla idiocrazia imperante.

Non vi è alcun dubbio infatti, che se tale soggetto viene invitato ad un maggior gioco di squadra e non viene semplicemente invitato ad “uscire dalla squadra”, è perchè il suo valore è necessario a tutti, mentre appare più evidente che, sua pure nell’ottica dell’adagio “tutti sono necessari, nessuno è indispensabile”, di tutti gli altri giocatori si potrebbe fare certamente a meno, tranne proprio di quello che pare non fare il gioco di squadra.

La distorta visione di una democrazia che sia la dittatura degli idioti e degli immeritevoli sui soggetti razionali ed intelligenti oltre che meritevoli, affonda le sue radici storiche nel concetto erroneo che i soggetti, gli individui e le persone, siano tutti uguali.

Questa evoluzione negativa della democrazia in un concetto distorto di cittadinanza avverte le coscienze di quale grado di mediocrità e di irrazionalità si sia raggiunti in una società che immagina non un punto di partenza uguale per tutti, ma una uguaglianza obbligatoria e senza soluzione di continuità che sostenga la crescita di ognuno.

Ma la realtà ci avvisa che, sostenendo sempre e comunque un idiota nella sua crescita formativa umana, professionale, politica e di cittadinanza, si formano solamente eserciti di mediocri affatto inclini al sacrificio, soggetti che sono stati abituati a credere che il loro pensiero vale quanto se non più di quello degli altri.

Questa pantomima dell’umanità incontra poi il concetto deviato di uguaglianza, facendosene scudo e spada:

poichè siamo in democrazia, ognuno ha diritto di pensiero e di parola ed io penso e manifesto i miei pensieri, che devono essere sostenuti dal concetto errato di eguaglianza secondo cui, il pensiero di un idiota, in assenza di una Pubblica Opinione ben educata e formata che sappia discernere fra il pensiero di un mediocre da quello di un intelletto superiore, valga infine il pensiero di un essere intelligente e razionale.

E siamo alla fiera dell’imbecillità, supportata dalla assenza di una cultura generale sufficiente a discernere fra mediocrazia e democrazia.

In una condizione del genere, chiedere ad un intelletto culturalmente e razionalmente superiore alla media di fare “gioco di squadra” con dirigenze che sono il risultato della selezione mediocratica, sarebbe come chiedere ad un medico chirurgo cui sia stato affidato il Premio Nobel, di utilizzare la sua arte e la sua manualità chirurgica nel ripulire i canali di scolo delle fogne pubbliche.

Eseguire poi questa “delicata operazione” all’interno di sistemi corporativi di caste privilegiate sì, ma affatto meritevoli, singificherebbe per lo sfortunatissimo chirurgo, dover dipendere anche dalle indicazioni e dalle direttive di soggetti assolutamente mediocri (nella media le caste corporative possono generare mediocrità profonde perchè appunto, protette), ignoranti, intellettualmente carenti, oppure, peggio di ogni altra cosa al mondo, di ignoranti grossolani che hanno imparato a sostituire il proprio deficit intellettivo con la furbizia, divenendo così degli impareggiabbili praticoni del “so tutto io”, autentica mania dell’essere e riferimento sociale proiettato dalla comunità in cui sono nati e cresciuti.

E come ogni deficit, esso è di natura genetica, e si trapassa di generazione in generazione, formando nuove leve di idioti assoluti, patentati e laureati, ma molto lontani anche dallì’originale furbetto del quartierino che si è fatto da solo ed interpretando quindi la loro nucleazione comunitaria come un dovere sociale da parte degli altri soggetti e di un imprescindibile diritto atavico per se stessi, oramai divenuti uomini-dei, e come tutti gli uomini che si credono un Dio, ignoranti ed arroganti all’infinito.

Passa la palla!

No, a me, a me!

No, non così, devi cambiare fascia!

Ma cosa combini: non capisci nulla!

Tutti giocatori di talento, figli d’arte e allenatori del gioco di squadra sin dalla culla.

E non si avvedono nemmeno che le partite le stiamo perdendo tutte, ma proprio tutte.

Essi non hanno il dovere di essere giocatori normali, cittadini esemplari, soggetti meritevoli:

essi hanno la vocazione genetica a volere sempre ragione, sempre e comunque, anche quando la loro ragione, fa perdere una partita dopo l’altra a tutta la squadra, dando ovviamente la colpa di tutto questo a chi, secondo loro, non fa il gioco di squadra.

Motivo per il quale sono tanti quelli che con capacità di problem solving elevate che preferiscono fare gli spettatori che i giocatori, in questa follia dell’idiozia, in questa fiera dell’imbecillità.

Chi rompe paga, ed i cocci sono i suoi.

Anche questo adagio popolare può proiettare un futuro che è sempre più concreto e tangibile:

il declino delle democrazie liberali moderne, fraintese in mediocrazie della sopraffazione degli idioti sugli intelligenti.

Faites votre jeu, mesdames et messieurs, faites votre jeu.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X
http://www.ilcittadinox.com/blog/la-forza-della-mediocrazia-il-gioco-di-squadra.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La forza della mediocrazia: il gioco di squadra</p>
<p>Quando si ascoltano ripetuti richiami nei confronti di un soggetto ad un maggior impegno nel cosìddetto “gioco di squadra”, non vi sono dubbi sullo scopo finale di un tale invito:</p>
<p>assoggettare l’individuo intellettualmente superiore ed il soggetto meritevole alla mediocrazia ed alla idiocrazia imperante.</p>
<p>Non vi è alcun dubbio infatti, che se tale soggetto viene invitato ad un maggior gioco di squadra e non viene semplicemente invitato ad “uscire dalla squadra”, è perchè il suo valore è necessario a tutti, mentre appare più evidente che, sua pure nell’ottica dell’adagio “tutti sono necessari, nessuno è indispensabile”, di tutti gli altri giocatori si potrebbe fare certamente a meno, tranne proprio di quello che pare non fare il gioco di squadra.</p>
<p>La distorta visione di una democrazia che sia la dittatura degli idioti e degli immeritevoli sui soggetti razionali ed intelligenti oltre che meritevoli, affonda le sue radici storiche nel concetto erroneo che i soggetti, gli individui e le persone, siano tutti uguali.</p>
<p>Questa evoluzione negativa della democrazia in un concetto distorto di cittadinanza avverte le coscienze di quale grado di mediocrità e di irrazionalità si sia raggiunti in una società che immagina non un punto di partenza uguale per tutti, ma una uguaglianza obbligatoria e senza soluzione di continuità che sostenga la crescita di ognuno.</p>
<p>Ma la realtà ci avvisa che, sostenendo sempre e comunque un idiota nella sua crescita formativa umana, professionale, politica e di cittadinanza, si formano solamente eserciti di mediocri affatto inclini al sacrificio, soggetti che sono stati abituati a credere che il loro pensiero vale quanto se non più di quello degli altri.</p>
<p>Questa pantomima dell’umanità incontra poi il concetto deviato di uguaglianza, facendosene scudo e spada:</p>
<p>poichè siamo in democrazia, ognuno ha diritto di pensiero e di parola ed io penso e manifesto i miei pensieri, che devono essere sostenuti dal concetto errato di eguaglianza secondo cui, il pensiero di un idiota, in assenza di una Pubblica Opinione ben educata e formata che sappia discernere fra il pensiero di un mediocre da quello di un intelletto superiore, valga infine il pensiero di un essere intelligente e razionale.</p>
<p>E siamo alla fiera dell’imbecillità, supportata dalla assenza di una cultura generale sufficiente a discernere fra mediocrazia e democrazia.</p>
<p>In una condizione del genere, chiedere ad un intelletto culturalmente e razionalmente superiore alla media di fare “gioco di squadra” con dirigenze che sono il risultato della selezione mediocratica, sarebbe come chiedere ad un medico chirurgo cui sia stato affidato il Premio Nobel, di utilizzare la sua arte e la sua manualità chirurgica nel ripulire i canali di scolo delle fogne pubbliche.</p>
<p>Eseguire poi questa “delicata operazione” all’interno di sistemi corporativi di caste privilegiate sì, ma affatto meritevoli, singificherebbe per lo sfortunatissimo chirurgo, dover dipendere anche dalle indicazioni e dalle direttive di soggetti assolutamente mediocri (nella media le caste corporative possono generare mediocrità profonde perchè appunto, protette), ignoranti, intellettualmente carenti, oppure, peggio di ogni altra cosa al mondo, di ignoranti grossolani che hanno imparato a sostituire il proprio deficit intellettivo con la furbizia, divenendo così degli impareggiabbili praticoni del “so tutto io”, autentica mania dell’essere e riferimento sociale proiettato dalla comunità in cui sono nati e cresciuti.</p>
<p>E come ogni deficit, esso è di natura genetica, e si trapassa di generazione in generazione, formando nuove leve di idioti assoluti, patentati e laureati, ma molto lontani anche dallì’originale furbetto del quartierino che si è fatto da solo ed interpretando quindi la loro nucleazione comunitaria come un dovere sociale da parte degli altri soggetti e di un imprescindibile diritto atavico per se stessi, oramai divenuti uomini-dei, e come tutti gli uomini che si credono un Dio, ignoranti ed arroganti all’infinito.</p>
<p>Passa la palla!</p>
<p>No, a me, a me!</p>
<p>No, non così, devi cambiare fascia!</p>
<p>Ma cosa combini: non capisci nulla!</p>
<p>Tutti giocatori di talento, figli d’arte e allenatori del gioco di squadra sin dalla culla.</p>
<p>E non si avvedono nemmeno che le partite le stiamo perdendo tutte, ma proprio tutte.</p>
<p>Essi non hanno il dovere di essere giocatori normali, cittadini esemplari, soggetti meritevoli:</p>
<p>essi hanno la vocazione genetica a volere sempre ragione, sempre e comunque, anche quando la loro ragione, fa perdere una partita dopo l’altra a tutta la squadra, dando ovviamente la colpa di tutto questo a chi, secondo loro, non fa il gioco di squadra.</p>
<p>Motivo per il quale sono tanti quelli che con capacità di problem solving elevate che preferiscono fare gli spettatori che i giocatori, in questa follia dell’idiozia, in questa fiera dell’imbecillità.</p>
<p>Chi rompe paga, ed i cocci sono i suoi.</p>
<p>Anche questo adagio popolare può proiettare un futuro che è sempre più concreto e tangibile:</p>
<p>il declino delle democrazie liberali moderne, fraintese in mediocrazie della sopraffazione degli idioti sugli intelligenti.</p>
<p>Faites votre jeu, mesdames et messieurs, faites votre jeu.</p>
<p>Gustavo Gesualdo<br />
alias<br />
Il Cittadino X<br />
<a href="http://www.ilcittadinox.com/blog/la-forza-della-mediocrazia-il-gioco-di-squadra.html" rel="nofollow">http://www.ilcittadinox.com/blog/la-forza-della-mediocrazia-il-gioco-di-squadra.html</a></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Il mio amico Roberto e Gunther Anders di Roberto Rosso</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2011/06/05/il-mio-amico-roberto-e-gunther-anders/comment-page-1/#comment-8560</link>
		<dc:creator>Roberto Rosso</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 16:52:39 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Renato

Anzitutto un grazie, la tua attenzione mi lusinga e ritengo le cose che hai
scritto molto pertinenti anche se non credo di meritare un
simile accostamento

Tuttavia
pur condividendo da un punto di vista formale il ragionamento di Anders,
ci sono un paio di questioni che mi arrovellano da ieri sera e di cui
vorrei discutere con te, poichè tuttora non mi sono ben chiare. La

disabilità come &quot;species&quot; pone chi la vive in una  posizione unica
rispetto alla tecnologia e consente una visione del mondo totalmente

diversa da quella consueta.

La tecnologia infatti, nella sua opera costante di sopravanzamento
compie anche un livellamento, un annullamento delle differenze per cui
l&#039;individuo perde ogni peculiarità distintiva e si riduce solo a
entità semovente capace di premere un bottone. Ed è qui che la

disabilità apre una prospettiva del tutto nuova: chi beneficia infatti
di questo annullamento delle differenze se non il disabile, che queste
differenze quotidianamente subisce? L&#039;avvento della tecnologia,
arrestando il dominio dell&#039;uomo &quot;abile&quot; sul mondo permette un recupero
di chi abile non è. La tecnologia è infatti cardine di quella che non
a caso oggi si chiama in gergo medico &quot;ri-abilitazione&quot; per disabili.

Ma c&#039;è di più: giustamente Anders dice che la tecnologia &quot;fa cadere
ogni barriera tra realtà e fantasia&quot;. Chi beneficia di questo se non
coloro che dalla realtà ricevono solo guai? Condizionato dalle
barriere architettoniche reali che oggi sono tutt&#039;altro che abbattute
ma solo mascherate dal potente e subdolo trucco dell&#039;ipocrisia,  il
disabile gode di questa apertura al mondo virtuale che gli offre
potenzialità prima solo sognate.

Quindi alla fine concordo con te ed estremizzo il tuo concetto
iniziale: l&#039; impero tecnologico infatti , dopo aver livellato la
differenza tra abili e disabili in senso tradizionale, sta imponendo
sempre di più un proprio parametro di abilità per cui i nuovi disabili
non saranno tanto quelli che soffrono problemi fisici, ma coloro che,
per i motivi più diversi, sono posti ai margini di questa nuova
dimensione tecnologica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Renato</p>
<p>Anzitutto un grazie, la tua attenzione mi lusinga e ritengo le cose che hai<br />
scritto molto pertinenti anche se non credo di meritare un<br />
simile accostamento</p>
<p>Tuttavia<br />
pur condividendo da un punto di vista formale il ragionamento di Anders,<br />
ci sono un paio di questioni che mi arrovellano da ieri sera e di cui<br />
vorrei discutere con te, poichè tuttora non mi sono ben chiare. La</p>
<p>disabilità come &#8220;species&#8221; pone chi la vive in una  posizione unica<br />
rispetto alla tecnologia e consente una visione del mondo totalmente</p>
<p>diversa da quella consueta.</p>
<p>La tecnologia infatti, nella sua opera costante di sopravanzamento<br />
compie anche un livellamento, un annullamento delle differenze per cui<br />
l&#8217;individuo perde ogni peculiarità distintiva e si riduce solo a<br />
entità semovente capace di premere un bottone. Ed è qui che la</p>
<p>disabilità apre una prospettiva del tutto nuova: chi beneficia infatti<br />
di questo annullamento delle differenze se non il disabile, che queste<br />
differenze quotidianamente subisce? L&#8217;avvento della tecnologia,<br />
arrestando il dominio dell&#8217;uomo &#8220;abile&#8221; sul mondo permette un recupero<br />
di chi abile non è. La tecnologia è infatti cardine di quella che non<br />
a caso oggi si chiama in gergo medico &#8220;ri-abilitazione&#8221; per disabili.</p>
<p>Ma c&#8217;è di più: giustamente Anders dice che la tecnologia &#8220;fa cadere<br />
ogni barriera tra realtà e fantasia&#8221;. Chi beneficia di questo se non<br />
coloro che dalla realtà ricevono solo guai? Condizionato dalle<br />
barriere architettoniche reali che oggi sono tutt&#8217;altro che abbattute<br />
ma solo mascherate dal potente e subdolo trucco dell&#8217;ipocrisia,  il<br />
disabile gode di questa apertura al mondo virtuale che gli offre<br />
potenzialità prima solo sognate.</p>
<p>Quindi alla fine concordo con te ed estremizzo il tuo concetto<br />
iniziale: l&#8217; impero tecnologico infatti , dopo aver livellato la<br />
differenza tra abili e disabili in senso tradizionale, sta imponendo<br />
sempre di più un proprio parametro di abilità per cui i nuovi disabili<br />
non saranno tanto quelli che soffrono problemi fisici, ma coloro che,<br />
per i motivi più diversi, sono posti ai margini di questa nuova<br />
dimensione tecnologica.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Elena e Jacopo di Pippo</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2011/05/28/elena-e-iacopo/comment-page-1/#comment-8559</link>
		<dc:creator>Pippo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2011 15:45:54 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; sempre un piacere per la mia mente e il mio cuore leggere e &quot;ascoltare&quot; tutto  quello che scrivi.
Momenti importanti di riflessione........
Un saluto
Pippo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sempre un piacere per la mia mente e il mio cuore leggere e &#8220;ascoltare&#8221; tutto  quello che scrivi.<br />
Momenti importanti di riflessione&#8230;&#8230;..<br />
Un saluto<br />
Pippo</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Don Camillo e Don Chichì di isabella</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2010/10/01/don-camillo-e-don-chichi/comment-page-1/#comment-8538</link>
		<dc:creator>isabella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 10:52:41 +0000</pubDate>
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		<description>splendido articolo, grazie :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>splendido articolo, grazie <img src='http://www.renatopilutti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Un Discorso di Pericle, V sec. a. C. di Beatrice</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2010/03/26/un-discorso-di-pericle-iv-sec-a-c/comment-page-1/#comment-7457</link>
		<dc:creator>Beatrice</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 15:19:00 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao papà :) sono con i miei amici, e stiamo guardando il tuo blog dal mio cellulare. Trovo che avremmo bisogno di un capo di stato come il caro Pericle. Ma chissà, quali persone sarebbero in grado di apprezzarlo. Confido in noi giovani.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao papà <img src='http://www.renatopilutti.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  sono con i miei amici, e stiamo guardando il tuo blog dal mio cellulare. Trovo che avremmo bisogno di un capo di stato come il caro Pericle. Ma chissà, quali persone sarebbero in grado di apprezzarlo. Confido in noi giovani.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;estrema decisione di Giorgio</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2010/05/17/lestrema-decisione/comment-page-1/#comment-7073</link>
		<dc:creator>Giorgio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 17:29:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.renatopilutti.it/?p=808#comment-7073</guid>
		<description>Non patologizzare il suicidio non potrebbe anche significare, in casi rarissimi, riconoscerne la legittimità? Sappiamo che in antico a scuole che ne negavano in ogni caso la pratica (come quella platonica e neoplatonica: &quot;Finché abbiamo un corpo non dobbiamo privarcene volontariamente&quot;, Plotino) si contrapponevano scuole che, viceversa, in casi eccezionali (va ribadito), lo ammettevano, come quella stoica (celebri i gesti di un Catone o di un Seneca). Poi vi sono le situazioni borderline di chi, come Socrate, assume serenamente la cicuta, quando avrebbe benissimo potuto lasciare il carcere senza conseguenze. E Aiace in Euripide (credo): &quot;Kaloos zen e kaloos tethnanai&quot;, vivere bene o morire bene (lett. &quot;in modo bello&quot;), il che aprirebbe tutta la partita dell&#039;eu-thanein, eutanasia, che oggi ha assunto tutt&#039;altra valenza (rinuncia a vivere non davanti al disonore, come per gli antichi, ma davanti al dolore, anche spirituale, e il cerchio si chiude...).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non patologizzare il suicidio non potrebbe anche significare, in casi rarissimi, riconoscerne la legittimità? Sappiamo che in antico a scuole che ne negavano in ogni caso la pratica (come quella platonica e neoplatonica: &#8220;Finché abbiamo un corpo non dobbiamo privarcene volontariamente&#8221;, Plotino) si contrapponevano scuole che, viceversa, in casi eccezionali (va ribadito), lo ammettevano, come quella stoica (celebri i gesti di un Catone o di un Seneca). Poi vi sono le situazioni borderline di chi, come Socrate, assume serenamente la cicuta, quando avrebbe benissimo potuto lasciare il carcere senza conseguenze. E Aiace in Euripide (credo): &#8220;Kaloos zen e kaloos tethnanai&#8221;, vivere bene o morire bene (lett. &#8220;in modo bello&#8221;), il che aprirebbe tutta la partita dell&#8217;eu-thanein, eutanasia, che oggi ha assunto tutt&#8217;altra valenza (rinuncia a vivere non davanti al disonore, come per gli antichi, ma davanti al dolore, anche spirituale, e il cerchio si chiude&#8230;).</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su C&#8217;é una sinistra in Italia? di Giorgio Giacometti</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2009/10/02/ce-una-sinistra-in-italia/comment-page-1/#comment-6199</link>
		<dc:creator>Giorgio Giacometti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 08:23:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.renatopilutti.it/?p=635#comment-6199</guid>
		<description>Vero, ma c&#039;è un&#039;emergenza nazionale, trasversale, morale, costituzionale e istituzionale, in cui non è questione di Destra o di Sinistra, ma di difendere principi fondanti neppure della democrazia, ma addirittura del diritto, conculcati da chi, quotidiniamente confonde pubblico e privato, interessi personali o (nel caso migliore) di parte e funzione istituzionale.

Quell&#039;ex magistrato con grossi problemi espressivi e platfond culturale approssimativo non può certo rappresentare, da solo, un&#039;alternativa, ma almeno tenta di tenere la barra dritta sulla caparbia testimonianza di questa situazione.

Il fatto che ce ne stiamo assuefacendo (dura da quasi quindici anni) come se fosse &quot;normale&quot; non significa che lo sia. Tutti i tentativi di &quot;normalizzare&quot; il conflitto politico, riportandolo ai temi &quot;sociali&quot;, sono falliti soprattutto per la gravità delle continue offese alla cornice costituzionale entro la quale anche quel conflitto si sarebbe dovuto riportare. 

Non credo che sia una buona mossa mettere tra parentesi queste questioni di fondo o darle per risolte, per occuparsi, dribblandole, dei temi sociali. Potrebbe, anzi, configurare una forma di connivenza. Non dimentichiamo che - senza voler ricavare da questo paragone più di un&#039;analogia - dopo l&#039;ascesa al potere di Hitler (che godeva di un ampio consenso popolare, forse perfino maggioritario, ed è salito al potere in modo formalmente corretto) l&#039;economia tedesca è risorta e le questioni sociali in gran parte furono risolte. Ma la mancata attenzione a certe questioni di principio poi è stata pagata duramente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vero, ma c&#8217;è un&#8217;emergenza nazionale, trasversale, morale, costituzionale e istituzionale, in cui non è questione di Destra o di Sinistra, ma di difendere principi fondanti neppure della democrazia, ma addirittura del diritto, conculcati da chi, quotidiniamente confonde pubblico e privato, interessi personali o (nel caso migliore) di parte e funzione istituzionale.</p>
<p>Quell&#8217;ex magistrato con grossi problemi espressivi e platfond culturale approssimativo non può certo rappresentare, da solo, un&#8217;alternativa, ma almeno tenta di tenere la barra dritta sulla caparbia testimonianza di questa situazione.</p>
<p>Il fatto che ce ne stiamo assuefacendo (dura da quasi quindici anni) come se fosse &#8220;normale&#8221; non significa che lo sia. Tutti i tentativi di &#8220;normalizzare&#8221; il conflitto politico, riportandolo ai temi &#8220;sociali&#8221;, sono falliti soprattutto per la gravità delle continue offese alla cornice costituzionale entro la quale anche quel conflitto si sarebbe dovuto riportare. </p>
<p>Non credo che sia una buona mossa mettere tra parentesi queste questioni di fondo o darle per risolte, per occuparsi, dribblandole, dei temi sociali. Potrebbe, anzi, configurare una forma di connivenza. Non dimentichiamo che &#8211; senza voler ricavare da questo paragone più di un&#8217;analogia &#8211; dopo l&#8217;ascesa al potere di Hitler (che godeva di un ampio consenso popolare, forse perfino maggioritario, ed è salito al potere in modo formalmente corretto) l&#8217;economia tedesca è risorta e le questioni sociali in gran parte furono risolte. Ma la mancata attenzione a certe questioni di principio poi è stata pagata duramente.</p>
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		<title>Commenti su Nel segno di Darwin: la Parola della Scienza e la Parola della Fede di Giorgio Giacometti</title>
		<link>http://www.renatopilutti.it/2010/02/02/nel-segno-di-darwin-la-parola-della-scienza-e-la-parola-della-fede/comment-page-1/#comment-6198</link>
		<dc:creator>Giorgio Giacometti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 08:04:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.renatopilutti.it/?p=711#comment-6198</guid>
		<description>Interessante e condivisibile presentazione dello &quot;status quaestionis&quot;.

Io credo che sfugga ai più l&#039;importanza della questione &quot;darwiniana&quot;, che, secondo me, ha un&#039;incidenza &quot;eversiva&quot; dell&#039;ordine concettuale tradizionale assai più marcata delle rivoluzioni copernicana e freudiana, a cui pure è assimilata (da Freud).

L&#039;elemento chiave è la teoria della selezione naturale per variazioni casuali.
L&#039;attacco non è solo o tanto alla religione o alla teologia, ma alla stessa filosofia classica e alla filosofia come pretesa di rispondere a domande di senso (o anche solo di porle) a vantaggio di un implicito nichilismo radicale (all&#039;insegna della nozione di caso).

Sotto questo profilo non mi convince del tutto (perché un po&#039; comoda) la soluzione di distinguere &quot;verbalmente&quot; i campi: quello scientifico e quello metafisico.

Se andiamo al di là delle etichette e guardiamo in faccia la sfida del darwinismo, esso ci offre (o sembra offrirci) una spiegazione alternativa (e sedicente esauriente) all&#039;origine delle forme, dalle più semplici alle più complesse (per estensione: non solo viventi, ma anche inanimate, come le stelle, i cristalli o le rocce). 

Se, per eliminazione delle forme che non resistono alla lotta, alla pressione ambientale o che comunque non riescono a riprodursi efficacemente, tendono a prevalere le solo forme via via più complesse COME SE vi fosse un disegno, MA SENZA CHE questo sia più necessario (sarebbe un &quot;doppione&quot; di ciò che già si spiegherebbe iuxta &quot;propria principia&quot;), c&#039;è poco da aggiungere: &quot;entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem&quot; (&quot;non si devono moltiplicare le cose senza necessità&quot;, recita il rasoio di Ockham) e Dio (come Lògos) diventa superfluo. Oppure resta come oggetto di una fede irrazionale (&quot;credo quia absurdum&quot;, anzi &quot;superfluum&quot;).

L&#039;alternativa (alla Bateson) è, panteisticamente, intendere che la selezione stessa sia la &quot;scelta&quot; (&quot;electio&quot;) con cui Dio (&quot;sive natura&quot;) sceglie le creature, come se il meccanismo della selezione naturale fosse il &quot;pensiero&quot; stesso di Dio (gli esemplari che via via lottano e si selezionano sarebbero, per così dire, i &quot;neuroni&quot; di Dio; la &quot;selezione&quot; di una &quot;filiera&quot; di organismi rispetto a un&#039;altra sarebbe la &quot;scelta&quot; compiuta da questi &quot;neuroni&quot;). Ma con questo la nozione biblica di un Dio personale va letteralmente a farsi benedire (da nessuno!).

Che il darwinismo sia un&#039;ipotesi filosofica e, in nuce, metafisica lo dimostra una meditazione dell&#039;atomismo antico e della dottrina di Empedocle (ripresi da Epicuro e Lucrezio), che contenevano già l&#039;essenziale del darwinismo e che sono ben presenti, come bersagli polemici, ai campioni del finalismo: Platone e Aristotele. C&#039;è un passo di Aristotele chiarissimo, in tal senso, che cerca di confutare l&#039;ipotesi di un&#039;origine casuale delle forme. L&#039;argomento di Aristotele appare piuttosto fragile e, comunque, oscuro. Cfr. Aristotele, &quot;Fisica&quot;; 198b-199b.

Io avverto un&#039;insufficienza nel darwinismo, probabilmente all&#039;altezza della spiegazione dell&#039;origine della coscienza. Inoltre il darwinismo &quot;reifica&quot;, in un certo senso, il fattore tempo, che, come sappiamo, da Aristotele ad Agostino, a Bergson, esiste solo &quot;nell&#039;anima&quot; (ma il darwinismo deve supporre che &quot;scorra&quot; là fuori, per dare il &quot;tempo&quot;, appunto, alle specie di scannarsi). 

Ma la questione, che mi pare cruciale, mi pare lungi dall&#039;essere risolta e non mi sembra soddisfacente la tregua armata tra ragione e fede in cui a volte ci si rifugia comodamente, molto più diplomatica che fondamentale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante e condivisibile presentazione dello &#8220;status quaestionis&#8221;.</p>
<p>Io credo che sfugga ai più l&#8217;importanza della questione &#8220;darwiniana&#8221;, che, secondo me, ha un&#8217;incidenza &#8220;eversiva&#8221; dell&#8217;ordine concettuale tradizionale assai più marcata delle rivoluzioni copernicana e freudiana, a cui pure è assimilata (da Freud).</p>
<p>L&#8217;elemento chiave è la teoria della selezione naturale per variazioni casuali.<br />
L&#8217;attacco non è solo o tanto alla religione o alla teologia, ma alla stessa filosofia classica e alla filosofia come pretesa di rispondere a domande di senso (o anche solo di porle) a vantaggio di un implicito nichilismo radicale (all&#8217;insegna della nozione di caso).</p>
<p>Sotto questo profilo non mi convince del tutto (perché un po&#8217; comoda) la soluzione di distinguere &#8220;verbalmente&#8221; i campi: quello scientifico e quello metafisico.</p>
<p>Se andiamo al di là delle etichette e guardiamo in faccia la sfida del darwinismo, esso ci offre (o sembra offrirci) una spiegazione alternativa (e sedicente esauriente) all&#8217;origine delle forme, dalle più semplici alle più complesse (per estensione: non solo viventi, ma anche inanimate, come le stelle, i cristalli o le rocce). </p>
<p>Se, per eliminazione delle forme che non resistono alla lotta, alla pressione ambientale o che comunque non riescono a riprodursi efficacemente, tendono a prevalere le solo forme via via più complesse COME SE vi fosse un disegno, MA SENZA CHE questo sia più necessario (sarebbe un &#8220;doppione&#8221; di ciò che già si spiegherebbe iuxta &#8220;propria principia&#8221;), c&#8217;è poco da aggiungere: &#8220;entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem&#8221; (&#8220;non si devono moltiplicare le cose senza necessità&#8221;, recita il rasoio di Ockham) e Dio (come Lògos) diventa superfluo. Oppure resta come oggetto di una fede irrazionale (&#8220;credo quia absurdum&#8221;, anzi &#8220;superfluum&#8221;).</p>
<p>L&#8217;alternativa (alla Bateson) è, panteisticamente, intendere che la selezione stessa sia la &#8220;scelta&#8221; (&#8220;electio&#8221;) con cui Dio (&#8220;sive natura&#8221;) sceglie le creature, come se il meccanismo della selezione naturale fosse il &#8220;pensiero&#8221; stesso di Dio (gli esemplari che via via lottano e si selezionano sarebbero, per così dire, i &#8220;neuroni&#8221; di Dio; la &#8220;selezione&#8221; di una &#8220;filiera&#8221; di organismi rispetto a un&#8217;altra sarebbe la &#8220;scelta&#8221; compiuta da questi &#8220;neuroni&#8221;). Ma con questo la nozione biblica di un Dio personale va letteralmente a farsi benedire (da nessuno!).</p>
<p>Che il darwinismo sia un&#8217;ipotesi filosofica e, in nuce, metafisica lo dimostra una meditazione dell&#8217;atomismo antico e della dottrina di Empedocle (ripresi da Epicuro e Lucrezio), che contenevano già l&#8217;essenziale del darwinismo e che sono ben presenti, come bersagli polemici, ai campioni del finalismo: Platone e Aristotele. C&#8217;è un passo di Aristotele chiarissimo, in tal senso, che cerca di confutare l&#8217;ipotesi di un&#8217;origine casuale delle forme. L&#8217;argomento di Aristotele appare piuttosto fragile e, comunque, oscuro. Cfr. Aristotele, &#8220;Fisica&#8221;; 198b-199b.</p>
<p>Io avverto un&#8217;insufficienza nel darwinismo, probabilmente all&#8217;altezza della spiegazione dell&#8217;origine della coscienza. Inoltre il darwinismo &#8220;reifica&#8221;, in un certo senso, il fattore tempo, che, come sappiamo, da Aristotele ad Agostino, a Bergson, esiste solo &#8220;nell&#8217;anima&#8221; (ma il darwinismo deve supporre che &#8220;scorra&#8221; là fuori, per dare il &#8220;tempo&#8221;, appunto, alle specie di scannarsi). </p>
<p>Ma la questione, che mi pare cruciale, mi pare lungi dall&#8217;essere risolta e non mi sembra soddisfacente la tregua armata tra ragione e fede in cui a volte ci si rifugia comodamente, molto più diplomatica che fondamentale.</p>
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