L’immagine di Gesù edulcorata da “santino” che ricordiamo dalla nostra infanzia, biondo, occhiceruleo con la barba fluente bipartita, non corrisponde per nulla al Gesù vero, quello che la ricerca storica, assai approfondita e sempre più ricca di particolari, sta rimandandoci da qualche decennio.

Innanzitutto Gesù di Nazaret era un ebreo, di etnia semita, e quindi simile alle genti che ancora popolano la Palestina: era un ebreo palestinese, e quindi quasi sicuramente con i capelli e la barba scuri e la pelle olivastra. Probabilmente non era di alta statura, ma nella media dei maschi del tempo.

Per capire che tipo di uomo era, non considerando qui i complessi aspetti teologici della sua natura, che ci porterebbero sul versante arduo della metafisica, leggiamo questi pochi versetti di un passo del Vangelo secondo Marco (13-16).

(omissis) Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Tra Gesù e i discepoli a volte c’è qualche, diremmo oggi, disallineamento, e il maestro si indigna, li rimprovera, li corregge, senza giri di parole edulcorate o “delicate”. Va al sodo, arrabbiandosi, perché pretende da uomini adulti una capacità di comprensione delle cose veramente importanti.

Gesù capisce bene la psicologia di quei bimbi, che sono uguali a quelli di oggi, pieni di vita e di energia. Va oltre il formalismo del rispetto umano, rimproverando i suoi, perché non manifestano la sensibilità che si deve avere per piccoli esseri umani che crescono.

Il verbo indignarsi [in greco aganakteō] descrive una situazione interiore di collera, un atteggiamento deciso, forte. Gesù va in collera con gli adulti, perché costoro hanno in mente solo la loro stessa modalità di guardare le cose del mondo, anche se sono padri, nonni e zii. Gesù non ha donne da rimproverare, ma solo uomini maschi. Mi viene da osservare ciò, che conferma la diversa capacità dei due sessi di comprendere la psiche dei bambini. Le mamme, le zie e le nonne non avrebbero rimproverato i bambini.

(Lasciate che i bambini vengano a me. Anche quelli di Bucha e di Mariupol!)

…nel senso, si può intendere, che i piccoli, essendo puri di cuore, possono comprendere meglio degli adulti l’ammaestramento del rabbi nazareno.

E aggiungo: il pensiero, la riflessione, il raziocinio dei “grandi”, a volte mal si concilia con l’intuizione dell’atto di fiducia, cioè di fede. Gesù non diffida dell’intelligenza umana, ma invita, implicitamente, a utilizzare anche gli altri sensi, quelli spirituali, per comprendere meglio i valori che la vita pone davanti agli occhi del copro, che a volte sono ciechi. Egli invita a usare di più gli “occhi dell’anima” o “del cuore”.

Nel Vangelo secondo Luca (18, 10-14), leggiamo quest’altra parabola:

« Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato »


A quei tempi i farisei erano un gruppo politico molto importante e popolare. Si potrebbe dire di “centro-sinistra”, perché il “centro-destra”, per modo di dire, era occupato dai Sadducei, religiosamente e socialmente più tiepidi, e rigorosamente attenti alla legge mosaica.

I pubblicani, invece, erano ebrei che collaboravano con l’amministrazione dell’Impero romano, riscuotendo a loro nome le tasse, e godevano di una fama pessima. Venivano ritenuti pubblici peccatori.

La parabola inizia con lo spiegare che nessuno può dirsi giusto solo perché osserva formalisticamente le leggi. Occorre altro.
Occorre essere convinti della correttezza morale delle leggi che si osservano.

Un esempio pratico connesso a queste, ore, giorni, settimane…

Le tv e il web, oltre alla immagini della guerra vergognosa, danno anche Putin che si propone come fedele cristiano. Candela accesa in mano va ad ascoltare il sodale patriarca Kirill che benedice ciò che sta facendo la grande Nazione governata da quell’uomo.

Il Presidente russo è come il fariseo di cui Gesù racconta la vicenda.
Formalisticamente sta con la “legge”, ma umanamente la viola.

Gesù rimprovererebbe duramente l’uomo che ritiene di essere nel giusto, ma non lo è, e gli chiederebbe conto dei suoi ordini che vanno contro i princìpi primi di una morale semplicemente umana.