Mi pare che la metafora del titolo sia chiarissima. Sento da quando ho l’uso di ragione che l’Italia è piccola, sfigata, inconsistente, inaffidabile, perfino traditrice degli impegni presi. E altro, a volte di osceno. Poi, molto presto, mi sono accorto che si trattava di fole, di omissioni, di falsificazioni, di menzogne, nella massima parte.

Epperò questo è un vizio che ritorna. Basta che vi sia qualche inconveniente che qualche giornalista inventa letteralmente che le cose non vanno, che “Draghi si eclissa sull’Ucraina”, per dire che non se ne occupa, e cose del genere. Mentre è vero il contrario. Vi sono giornali e giornalisti che vivono di interpretazioni “fantasiose” se non di artate menzogne, e potrei fare dei nomi e dei titoli, che dirò in privato a chi mi legge e vuole conoscere la mia opinione. Cito solo un nome, perché mi scappa “di penna”, Travaglio, tormentosamente omen.

Non che l’Italia, nelle sue numerose articolazioni sociali, economiche, politiche, territoriali e storiche, non sia a volte anche una “nazione” contraddittoria, ma non è mai “tutta lì”. Ricordo la copertina di un numero degli anni ’80 del prestigioso giornale tedesco “Der Spiegel”, che rappresentava lo “stivale” geografico italiano con sopra un piatto di “spageti” e una P38 sul piatto, per significare Italia-uguale-mafia.

Il fatto è che i Tedeschi sono storicamente combattuti tra un duplice sentimento verso noi Italiani, quello dell’invidia e di una sconfinata ammirazione verso un popolo e una terra unici e inimitabili per moltissime ragioni, ed era il sentimento che provavano il grande Goethe e Freud tra tanti altri, e quello della disistima per certe scelte politico-militari, come quelle del 1915 (l’Italia passa dalla Triplice Alleanza alla Triplice Intesa) e quella del 1943 (l’Italia, dopo l’arresto di Mussolini, passa dai tedeschi agli Alleati).

Vorrei parafrasare l’ebraico “amèn, amèn”, cioè “in verità” (vi dico), con il quale iniziano diversi lòghia (greco, discorsi) di Gesù di Nazaret, così come riportano diversi evangelisti, per dire che l’Italia e gli Italiani sono una terra e un popolo fatto di terre e di popoli, vari e ricchissimi di differenze, anche radicali, anche contraddittorie, anche difficilmente comprensibili.

Che cosa accomuna antropologicamente e culturalmente un sudtirolese di Merano e un abitante di Misterbianco, il primo tedescofono e austriaco, il secondo siculo arabizzante? Entrambi italiani, entrambi esseri umani, strutture personali di pari dignità… chi lo può negare? ma, sotto il profilo dell’approccio alla vita, ai valori, alle priorità delle scelte etc., siamo di fronte a due “costrutti” psichici diversissimi. In Italia, nell’Italia che ha le spiagge del Salento e montagne che sfiorano i cinquemila metri, nell’Italia dove stava la capitale del mondo, Roma, e dove risiede il massimo capo spirituale del pianeta, nell’Italia dove sono presenti oltre il cinquanta per cento delle opere artistiche di tutto il mondo…

Continuo: nell’Italia che produce e rappresenta i beni per collocarsi al sesto posto nel mondo, nell’Italia che ha la seconda struttura industriale d’Europa e la prima nel settore manifatturiero. Potrei continuare ma mi fermo, perché potrei continuare con la primazia assoluta nell’arte, senza che elenchi l’incommensurabile patrimonio noto a chiunque e di dimensioni e qualità senza confronti. Ne propongo uno solo: si paragoni la coppia di grandi paesaggisti inglesi William Turner e John Constable, con l’interminabile elenco di artisti italiani che va da Giotto a Canova e De Chirico, passando per Piero della Francesca, Masaccio, il Beato Angelico, Andrea Mantegna, Leonardo, Michelangelo, Brunelleschi, Donatello, Raffaello, Caravaggio… Basta così, perché taccio di Dante, di Galileo…

Avevo uno zio inglese, spocchioso e sprezzante come il Churchill della guerra contro i Boeri che, quando gli proponevo questo confronto, grazie a Dio si zittiva. Certamente, aggiungevo talvolta, i Beatles, i Rolling Stones, i Cream e i Pink Floyd sono incomparabilmente superiori a Rita Pavone, Massimo Ranieri (il cui vero nome è Giovanni Calone) e Gianni Morandi, ma nella musica classica gli Inglesi hanno dovuto anglicizzare Georg (diventato George, per loro) Friedrich Haendel per poter vantare un musicista che reggesse il confronto con i sommi Tedeschi (Bach, Beethoven, Mozart, Wagner, etc.) e anche con i grandi Italiani, da Claudio Monteverdi, Arcangelo Corelli, Alessandro Scarlatti e Giovanni Gabrieli fino a Gioacchino Rossini e Giuseppe Verdi.

A questo punto, possiamo allora dire senza tema di essere tacciati di vanità o di autoesaltazione, che l’Italia-è-anche-Sofia-Goggia, campionessa assoluta, anche se forse un po’ talvolta autoreferenziale in qualche tono della voce e dei concetti che esprime? Piccolissimo difetto tra immense qualità morali, atletiche e sportive.

Amiamola questa Italia, e smettiamola di autodenigrarci: questo mio invito va soprattutto a chi vive e lavora nei media e alla politica, spesso così inadeguata, nei suoi rappresentanti, ai valori grandiosi che esprime la nostra Patria.

E chiamiamola, una buona volta: PATRIA! Perdio. Un’esortazione che rivolgo, dopo averlo fatto per lettera, che lui ritenne di riscontrare gentilmente, anche al Presidente della Repubblica.