Incredibile come questi signori, che hanno clamorosamente perso questa tornata di amministrative usino la più vieta e acrobatica falsificazione paleo-democristiana per dire di fronte ai media (insisto, pronunzia mèdia) e al loro popolo che “non hanno perso”, perché le amministrative non sono le politiche. Ma dai.

E la Meloni, con la sua insopportabile sicumera, è lì che pontifica con toni quasi trionfalistici che la destra a trazione fratellitaliota è ancora in corsa, a Roma, cioè nella città più importante. E Salvini le fa eco perché ha vinto a Novara (!) e a Grosseto (!). Di quello che non è un centrodestra, ma un centro e una destra, solo Forza Italia dell’eterno cavaliere o ex che sia, mostra buon senso, tramite Tajani, vero democristiano anche virtuoso, e vince bene in Calabria battendo un presuntuoso bell’omo come De Magistris.

Letta si fa eleggere nella ben poco virtuosa Siena della tradizione picista e pidina. Fossi in lui non canterei le lodi, ma mi rimboccherei le maniche senza tanti rancori e ringrazierei perfino Renzi che lo ha fatto votare.

E Draghi può lavorare tranquillo, abbastanza tranquillo, perché chi lo vorrebbe promovêr ut amovêre ut alia facere posse è occupato a leccarsi le ferite. Lo vogliono al Quirinale per potersi giocare il Governo, più la destra che la sinistra. Meglio se invece resta dov’è fino al ’23 e oltre, secondo me. E si manda sul Colle un Casini o “roba” (absit iniuria verbis) del genere.

Il M5S ex Grillo, ora-Conte crolla con un tonfino, e ggente come dibattista scompare. Bene, benissimo. Ora spero che anche l’improbabile “avvocato del popolo” torni a studio, come si dice.

Certo, ci sono vincitori (centro sinistra, ma non i giuseppin-grillini) e vinti (centro destra, ma non i melonisti), ma scelti o non-scelti da un italiano su due.

Mi pare che questo dato debba essere in cima ai pensieri di tutti. Un elettore su due, per noia, rassegnazione, covid-paura e altro che vuoi tu, gentil lettore, non è andato a votare, non si è portato al seggio del suo quartiere, non ha esercitato il primo diritto in democrazia, ha lasciato perdere, ha scelto che decidano gli altri, i non-rassegnati, i militanti, gli speranzosi, i semper presentes, quia sunt boni cives .

Qualcuno negli anni passati sosteneva (tipo Casaleggio sr. e c.) che si stava ineluttabilmente andando verso il voto on-line e che i seggi sarebbero presto diventati storia museale, seguiti da altri soggetti che si inventavano creativi della politica.

Certamente, i mezzi informatici e telematici hanno progressivamente sostituito i precedenti strumenti di comunicazione, invadendo anche spazi democratici classici, ma ciò non significa che avverrà una sostituzione inevitabile di tutto il modello di consultazione che sussiste da quasi due secoli in Occidente. Si potranno utilizzare i nuovi strumenti, ma senza perdere di vista che la democrazia non può risolversi e definirsi in una serie di click.

La democrazia è un processo perfettibile, complesso, a volte anche contraddittorio, ma comunque garante della partecipazione di ogni cittadino avente diritto.

Vi sono detrattori della democrazia, oggi come ieri, chi per ragioni di commistione fra dottrina religiosa fondamentalista e vita civile, chi perché incontentabile delle riforme democratiche (l’estremismo di sinistra, ora in crisi), chi invece è nostalgico dei vari fascismi storici e anche dei nazismi, come quei “neri” orrendi che si stanno scoprendo a latere del partito della Meloni.

A mio parere, i politici farebbero bene a riflettere profondamente sulle ragioni per cui i partiti, tutti, anche quelli che hanno vinto in questa tornata elettorale, stanno letteralmente “subendo” la preparazione, l’attività, i successi nazionali e internazionali del presidente Draghi, che li consulta, ma poi decide e fa. Gradito, perciò, alla maggioranza degli Italiani.

Chi si è astenuto questa volta non è un nesci che non sa scegliere, ma una persona in attesa di vedere se questi signori che fanno di professione i politici (anche al femminile) sono in grado di guardarsi attorno per vedere ciò di cui veramente il “popolo”, da costoro tanto citato e beatificato, ma evidentemente non conosciuto, veramente necessita.

Per senso civico dovrei augurarmelo e augurarlo all’Italia, ma non e la faccio, pensando ai volti degli/ delle attuali capi/ e partito.

Attendo la nuova generazione, con necessaria fiducia.