Una ventina di anni fa pubblicai una raccolta di saggi presso l’editore La Bassa dal titolo Il senso delle cose. Parole e dialoghi per riflettere. Se si apre il web si può anche notare che vi sono in commercio forse alcune decine di libri con la prima parte dello stesso titolo. Che cosa significa ciò? Che in molti si fanno la medesima domanda, anche tra chi scrive libri. E’ ovvio che la domanda è piuttosto banale, perché è costituita da due concetti strausati: “senso” e “cose”. Epperò. si tratta di termini che sottendono, ciascuno, una vastissima polisemia. Questo è il punto.

Innanzitutto “senso”, dal latino sensus, che significa molte cose.

Eccoti, gentile lettore, un elenco dei termini latini contenuti nell’area semantica di “senso” con la traduzione italiana… elenco che comunque è solo parziale:

sensus, cioè senso, affectus, affetto, animus, animo, humanum, umano, pectus, petto, mens, mente, caput, capo, conscientia, coscienza, voluntas, volontà,
cogitatio,
pensiero, cogitamentum, pensiero, sententia, sentenza, cogitatus, pensato, intellectus, intelletto, intelligentia, intelligenza, cerebrum, cervello, sal, sale, sagacitas, sagacia, stupor, stupore, fabula, favola, opinio, opinione, sententia, sentenza, iudicium, giudizio, censura, censura, habitus, abitudine, relatio, relazione, status, stato, conspectus, cospetto, aspectus, aspetto.

Si osserva immediatamente come la traduzione sia largamente metaforica.

Il termine senso è solitamente connesso a, implicato con il lemma significato, poiché il sintagma senso&significato comprende più o meno tutto ciò che si può declinare quando si cerca di comprendere gli accadimenti e i detti umani, dei quali, appunto, si cerca sempre il senso e il significato. Se uno colpisce un altro con un pugno, ci si chiede che senso abbia avuto il gesto, e quale significato… se si riceve un insulto sul web ci si chiede altrettanto. C’è bisogno di sapere il sostrato delle azioni umane, per esprimere un giudizio e basare le nostre re-azioni, in quanto non si dà azione senza una risposta.

Il significato è ciò-che-significa-un-segno convenzionale, linguistico, morfologico, verbale. Convenzionale nel senso che ogni cultura linguistica prevede che vi sia un accordo vincolante tra chi forma detta cultura, quel popolo, quella gente. Ad esempio, se si decide nella storia di un popolo e di una lingua che la costruzione in legno cui ci si può appoggiare e che si utilizza per il pranzo si chiama tavolo e non sedia, è necessario che si continui concordemente tutti insieme a chiamarlo tavolo, e così via. Senso e significato stanno insieme indissolubilmente, per costruire e costituire il dia-logo, cioè la-parola-che-attraversa lo spazio fisico e mentale tra più interlocutori.

Res è le-cose, tutte le cose, ogni cosa, ciascuna cosa, materiale e morale. E dunque, ci si chiede, proprio in quanto siamo esseri riflessivi, logici, razionali, la ragione (sensus intellectualis) la causa (sensus actionis), il motivo, (sensus emotionis), come fonti differenti di ogni agire umano, nei suoi limiti e nelle sue deficienze. E anche nella sua grandezza.

Ecco: l’importanza del chiedersi quale sia il senso delle cose è fondata sulla ricerca continua intorno all’agire umano, e sulla sua moralità, vale a dire la capacità di esprimere un giudizio sul bene e sul male insito nelle azioni umane libere.

Tutto ciò pone sempre il grande tema di un sapere etico che sia scientificamente fondato sulla base di uno statuto che gli dia uno spessore, una solidità, una costanza di valore nel tempo, e per le persone.