…me lo sto chiedendo: perché i politici non fanno quello che ho scritto nel titolo? Non sarebbe male vedere in fila Letta (eccolo di nuovo!) a braccetto con suo zio Gianni, Renzi, Conte, Dimaio, Boldrini, Fratojanni, Fornaro, Fico, Casellati, Salvini, Meloni, Tajani, Gelmini, Bernini, Zingaretti, Bonaccini, Zaia, Fontana, Cirio, Solinas, Serracchiani (a proposito della quale, si legga più sotto) Fedriga, Toti, Sala, Raggi, Appendino, Giani, Guerini, Lollobrigida, Orlando, Marcucci, Delrio, Berlusconi, Giorgetti, e compagnia cantante… tutti in fila come fanti, l’uno dietro e l’altro avanti, come recitavo in seconda elementare con la maestra Rolanda?

E anche qualche giornalista come Travaglio il prosopopaico, Mentana l’ex mitraglia, la Berlinguer seriosa, l’Annunziata che sembra sempre triste e compresa del suo ruolo, De Bortoli con la sua un po’ insopportabile allure alto borghese, la Gruber messa di traverso da trent’anni, Martinelli che respira ogni mezza parola detta, incomprensibile nella sua dizione zoppicante, Giorgino il sempre bambino, Semprini il rapsodico, la bella Spadorcia (veramente gradisco questa signora, e non poco, a differenza di altre colleghe sue), e poi ci sono gli ospiti pagati, psichiatri alla Crepet, molto esperto di ovvietà, docenti di fisica e matematica che si atteggiano a scienziati, ma non lo sono, e fanno magari i teologi, come Odifreddi, poliparlanti come Sgarbi, virologi e altri specialisti di arti mediche, che fanno a gara tra loro per dire l’ultima, di cui non cito alcun nome, etc., poi, siccome in generale ci sono in giro fra gli ascoltatori molti L.I.F.O., cioè Last In First Out, tradotto: l’ultima cosa ascoltata diventa quella vera, il guaio è veramente grosso.

Quanti disutilacci, quanti comportamenti, gesti, discorsi, parole isolate, ovvietà, ripetizioni, slogan, ci tocca sentire e vedere! Sembra che tutti abbiano letto la parte sulla comunicazione del Mein Kampf, dove il caporale Adolfo ci dà una chiave di lettura dell’intontimento generale dei Tedeschi fra il 1933 e il 1943/4/5, gregge manipolato à la Gustave Le Bon. Ma non hanno letto l’orrendo libro, anche se inconsapevolmente imitano il folle assassino con la loro miseria dialettica.

Meno mal che Draghi pare aver deciso che parli uno solo per informare sulle decisioni del Comitato Tecnico Scientifico sulla pandemia (forse il nostro furlàn Brusaferro) e uno solo per il Governo.

Variando il “menù”, mi sposto su Letta per due cose: ho trovato leggermente intempestivo il suo intervento sullo Jus soli, anche se condivido in linea teorico-pratica, e soprattutto etica, un progetto di vero e proprio “ripopolamento” dell’Italia. Non vi sono alternative: la situazione demografica e la cultura familiar-sociale dei nostri tempi molto difficilmente riporterà il dato statistico di sostituzione della popolazione in Italia alla percentuale del 2,1%, per cui, a meno che non immaginiamo un’Italia desertificata, non si può non considerare il tema dello Jus soli.

Necessario, dunque, ma anche eticamente fondato sul fatto che tutti gli umani sono Popolo della Terra (di egual dignità e diritti), di qualsiasi sua parte e territorio. La storia e anche i retaggi antecedenti, quelli che ci insegna la paleoantropologia, registrano spostamenti e migrazioni di popoli, e oggi non è diverso, anche se i mezzi di mobilità sono diversi da un tempo. In ogni caso ancora si vede l’uomo in cammino verso terre nuove e orizzonti più vivibili.

Chi sostiene il contrario è egoista e razzista.

L’altra lodevole citazione del neo-segretario del PD concerne la sua scelta dei vicesegretari. Mi soffermo soprattutto sulla vice-segretaria. Approvo, sottintendendo che Enrico non si è fatto incantare dagli occhi imploranti di Serracchiani, che ambiva, ambiva…, ma che noi Friulani ben conosciamo e non rimpiangiamo.

Un episodio che la riguarda: ero relatore in un convegno del mondo artigiano nel 2015 e lei, dopo aver fatto il suo intervento, di cui non ricordo un concetto che è uno, se ne è andata un attimo prima che intervenisse un caro collega, economista di vaglia. Lui, da gentiluomo, non fece un gesto di disapprovazione. Più tardi intervenni io. Se la donna presidente della mia Regione avesse piantato l’incontro un attimo prima del mio intervento, l’avrei fermata dicendole: “Presidente, si fermi ancora 10 minuti, le può essere utile ascoltare ciò che sto per dire”. Chissà che bel casino sarebbe successo! O forse no, muro di gomma, e nient’altro.