Colgo l’occasione dello storico viaggio del papa a Ur dei Caldei per parlare di estetica, vale a dire di una manifestazione dell’essere-delle-cose. Un fatto umano inserito nella Storia e nella Tradizione religiosa permette ancora una volta di riflettere sulla corrispondenza o meno della verità ai fatti dell’uomo e del mondo. E’ noto che la Storia risente delle Tradizioni (trasmissioni) e dei Miti. Non abbiamo contezza storiografica, intesa come documentazione archeologica o scrittoria delle vicende abramitiche (di Abram poi Abraham), di Saraì (poi Sara), di Agar, di Isacco e Ismaele, dei popoli del deserto e del libro. Altrettanto si può dire, quando a Mosul, Francesco ricorda l’antica Ninive, il profeta Giona e la comunanza della Tradizione religiosa che unisce ebraismo, cristianesimo e islam.

Ciò che comunque è giunto fino a noi ha fortissima valenza veritativa, perché così è stato trasmesso ed è ritenuto vero… cioè corrispondente per “comunicazione di notizia”. Sappiamo che l’altra modalità di trasmissione della verità è l”evidenza di fatti, atti e cose tangibili mediante i sensi fisici.

Infatti, la verità ha un’estetica, anzi, la verità-è-un’estetica., vale a dire la sua mostrazione all’intelligenza umana, che discerne e decide cosa credere e a chi credere. In greco, àisthesis è manifestazione dell’essere (delle cose), da cui, appunto, estetica, che nel tempo ha sempre più assunto il significato limitatissimo di analisi e mero culto della bellezza esteriore.

Che cosa significa, dunque, manifestazione (in greco epifania) se non evidenziazione (dal latino ex-vidère), espressione (dal latino ex-premere)?

In Genesi, proprio nei primissimi versetti che narrano la creazione del mondo, Il Signore-Dio, creando-giudica, definisce ciò che crea in questo modo e con questo lemma, così come riportato nel testo ebraico: tob, cioè bello-e-buono. Nella traduzione greca kalòs kai agathòs. Il bello, dunque, è intrinsecamente buono.

La verità è il tema eterno della filosofia e del diritto, ma ben poco della politica. La filosofia si esprime come ricerca del buono e del vero nelle cose, mentre il diritto esplicita la ricerca e il riconoscimento della bontà o della malvagità negli atti umani liberi, per poterli giudicare ed eventualmente punire.

Aggiungo: la politica, come si legge – variamente – in Platone e Aristotele, in Plutarco, Seneca, Machiavelli, Hegel e Kelsen, tra molti altri, è l’arte del governo-della-città, che deve cercare di contemperare interessi diversi, come diverse sono le sottolineature degli autori citati.

Che cosa ci dice, allora, il viaggio di Francesco nell’antica Mesopotamia, che oggi chiamiamo Iraq? Mi pare chiaro che ci interpelli proprio sulla verità, non solo e non tanto circa i fatti narrati dai grandi libri biblici e coranici, che sono caratterizzati anche da narrazioni intersecate da miti e tradizioni, al di fuori delle norme veritative della storiografia scientifica moderna, quanto da ciò che l’Homo occidentalis è stato e ha fatto negli ultimi quattromila anni.

Questo Homo occidentalis ha dominato il mondo, senza mai smettere di combattere battaglie di conquista e di sopraffazione. Siamo arrivati al terzo millennio dopo Cristo, e le parole di Dio ad Abramo risuonano ancora come monito e indirizzo verso tutt’altro. “Vattene da tuo padre (da Ur dei Caldei)…, ché io ti costituirò padre di molte nazioni”.

E Abram, divenuto Abraham, è partito in fiducia nella verità della Parola di Dio e ha avuto i due figli, che sono diventati padri delle due grandi nazioni, quella di Itzak (Isacco), ebraica e poi cristiana e quella di Ismail (Ismaele), musulmana nelle sue varie declinazioni.

Sono esistiti veramente Isacco e Ismaele? Può darsi di sì, ma può anche darsi di no: la verità è comunque quella che vediamo con evidenza struggente: Francesco insieme con Al Sistani, in dialogo su Giustizia e Pace, perché non c’è pace senza giustizia, caro Homo occidentalis!

La verità è, dunque, non solo quella della logica matematico-filosofica, quella delle evidenze scientifiche della biologia e della fisica, ma anche quella che si mostra in questa vicenda, in questo incontro tra due uomini di preghiera e di fede.

Il tempo di Dio pare avere delle lunghe derive, pur declinandosi simbolicamente nei racconti in settimane e giorni e mesi e anni, come il nostro, se sappiamo intravedere tra il baluginio contraddittorio della storia, un senso.