Condividere, convivere è con-filosofare: nei tre verbi ciò che più conta è la particella “con”, il latino “cum”, la quale dà senso al lemma. Senza quel “con” il verbo resta generico, quasi scontato, perché “dividere, vivere, filosofare” può riguardare anche solamente il singolo individuo, che magari si trova in un deserto o in una grande foresta, sconosciuto ai più, se non a tutti, e la cui vita non influenza alcun’altra vita.

Se i verbi “condividere” e ” convivere” sono molto noti e altrettanto utilizzati, meno noto e usato è “con-filosofare”. Bene, questo verbo descrive, ad esempio, modelli antichi e straordinariamente efficaci, come quelli di Platone, che aveva una sua “scuola”, chiamata Accademia, o di Aristotele, che guidava il Liceo, e anche di Epicuro che coltivava il suo Giardino di intelletti, per tacere di altri esempi.

Ora, sia pure faticosamente, è riemersa questa tendenza a fare della filosofia, non solo un sapere liceale e accademico relegato nei licei e nella facoltà omonima, ma anche un sapere comunitario e pratico.

L’Associazione nazionale che da poco più di un mese presiedo, Phronesis, si pone su questa linea anche con me, che seguo la pista di valorosi predecessori, filosofi e filosofe, che qui ringrazio e a cui rivolgo un atto di stima anche da questo luogo telematico.

Deduttivamente e anche intuitivamente “sento” che questo momento di vita è un momento fortemente “filosofico”, non solo perché siamo tutti coinvolti dalla pandemia globale, ma perché si sta cominciando a pensare che… pensare è indispensabile, che la riflessione logica è vitale, che la capacità di argomentare fondando su dati seri e possibilmente veritieri le proprie convinzioni, è indispensabile.

Ecco: con-filosofare può essere un’attività utile, opportuna, se non indispensabile, e ciò dico senza alcuna enfasi. Con-filosofare significa mettersi sulla stessa lunghezza d’onda, ma non in senso meramente empatico, pure condizione e clima indispensabile per essere veramente in dialogo: con-filosofare vuol dire accettare che il pensiero è lo strumento principale di comprensione della realtà.

Con-filosofare è anche “tenersi sul proprio”, evitando di pontificare su cose che non si sanno, come spesso capita di ascoltare in tv e sul web, anche da parte di autorevoli studiosi ovvero, forse per meglio dire, divulgatori scientifici. A me, questa categoria di personaggi piace e non piace: piace quando come Alberto Angela e suo padre Piero propongono argomenti su cui si sono documentati e interpellano esperti di vaglia, non piace quando un personaggio mediatico come il prof di matematica Odifreddi, si impanca su disquisizioni teologiche. Mi pare abbia scritto anche un testo dal titolo Il vangelo secondo la scienza, che già nel titolo è fortemente fuorviante, se non di dubbia onestà intellettuale. L’ultima trovata, detta con il solito simpatico sogghigno di superiorità, si riferisce a qualche giorno fa, quando ha definito “fumisterie” non so che argomento di carattere teologico.

Non io, che fisico e matematico non sono, lo faccio, ma nessuna persona di buon senso si permette di definire fumisterie le ipotesi di universi paralleli o a stringhe, oppure le matematiche caotiche, oppure… non essendo-del-mestiere, ma rispettando il lavoro faticosissimo e diuturno della ricerca scientifica.

Altrettanto si potrebbe pretendere, quantomeno per correttezza epistemologica, da chiunque, quando si parla di Teologia, che è, per chi non la frequenta, una scienza-di-scienze, cioè un complesso sistema di saperi che va dall’esegesi biblica comprensiva della filologia classica ed ebraica, alla dogmatica, alla storico-giuridica e sociologica, alla morale, alla ecclesiologica e dell’evangelizzazione, alla sistematica, alla filosofica, e potrei continuare ancora.

E dunque, con-filosofare è avere rispetto per le opinioni altrui, attivando un ascolto vero, senza pre-comprensioni e soprattutto senza pregiudizi, altrimenti non si con-filosofa, e dunque non si dialoga, nientemeno.

Con-filosofare è anzitutto dialogare, ascoltando e dicendo, acquisendo e donando parole e significati, soprattutto nel senso della com-partecipazione alla vita comune (con-vivere) e alla condivisione dei beni (con-dividere), che devono essere distribuiti con equità e giustizia tra tutti.

Compresi i Beni spirituali dell’Intelligenza, della Razionalità e del Linguaggio, cioè della Parola-che attraversa, in greco “dia-logos”.

E’ abbastanza chiaro, cari professori del tutto e del… nulla?

Circa il discorso sul “nulla” rinvio a un altro brano pubblicato qui qualche anno addietro.