Questi tempi ci propongono temi inusitati, quello del titolo, ad esempio. Che il sistema democratico, nelle sue varie declinazioni, sia il migliore tra i modelli politico-amministrativi è fuori questione. Anche se non è privo di difetti. Pare che Churchill, a me non simpatico e certamente più amico dell’oligarchia e in gioventù anche un po’ razzista, sostenesse che la democrazia può essere definito il peggior sistema politico, salvo tutti gli altri: quindi una litote retorica per edulcorare un apprezzamento obbligato.

monarchia, democrazia e oligarchia

I nostri grandi antichi, Platone e Aristotele “non erano” per la democrazia, così come la intendiamo noi, ma più per una sorta di oligarchia selezionata di persone competenti e moralmente impeccabili. Platone sosteneva che avrebbero dovuto essere i sapienti (cioè i filosofi) a occuparsi del governo della “cosa pubblica”. Mi verrebbe da dire: forse, ma con grande cautela, perché bisognerebbe vedere di quali filosofi si tratta. Sbagliando linea di pensiero si potrebbe incorrere in guai di dimensioni ciclopiche. Quindi, niente filosofi come categoria al governo, ma la filosofia politica democratica come ispiratrice di un governo che abbia cuore il Bene comune per cui il Fine sia l’Uomo e il suo benessere. E quello della Terra.

Certo è che il suffragio universale, pure eticamente indiscutibile, porta dentro la democrazia tutti, e quando si dice “tutti”, non si esclude nessuno. Talora, come spesso ho avuto modo di scrivere in questo sito, se consideriamo che la campana di Gauss purtroppo rappresenta in modo icastico la suddivisione del ben dell’intelletto fra gli umani, c’è da essere sconsolati di fronte al suffragio universale e alla candidabilità di ciascuno. Se penso al livello culturale e politico di qualche partito o movimento di recente costituzione inorridisco. Vi sono certi personaggi, peraltro spesso sdoganati da media opportunisti e superficiali, che fanno dolère il cuore con la loro aggressiva insipienza. Ve n’è uno, in particolare, nei Five Stars che dura fatica improba ritenerlo un essere pensante. Uno ciondolante e nullafacente. Il nome, caro lettore, lo intuisci facilmente. Fatto sì è che anche altri partiti esprimono dei nesci impressionanti, anche capipopolo industriosamente volgari, neanche populisti ma popolazzi.

La parola oligarchia deriva dal greco antico olígoi, pochi e arché, comando/governo; ossia “governo di pochi”. In questo tipo di governance il potere è in mano di pochi. Il termine può essere utilizzato anche in altre strutture, ad esempio in quelle economiche: ad esempio, i “cartelli” che talora alcune grandi aziende costruiscono per determinare e condizionare i prezzi, sono un esempio forte, tra i quali forse il più famoso e potente è ancora quello dei produttori di petrolio, l’Opec.

Ora, però, che le telecomunicazioni e il mondo del web stanno pervadendo ogni ambito della vita delle persone in tutto il mondo, ora che le aziende “giganti” di quei settori, come Microsoft, Google, Facebook, Amazon… stanno determinando molti processi economici e commerciali, il rischio è che tali processi condizionino sempre di più anche altri ambiti della vita delle persone, come quelli psicologici, morali e comportamentali.

Da non sottovalutare anche la potenza di questi nuovi mezzi in ambito militare, potendo essi governare l’utilizzo anche delle armi più potenti e devastanti come le bombe atomiche, e le sostanze chimiche e biologiche atte a uccidere intere popolazioni.

Se si può dire che le vecchie aristocrazie di nascita o di censo sono progressivamente scomparse, si sono create nuove élites legate alle risorse finanziarie e al loro controllo e utilizzo.

La democrazia, dunque, è in crisi e bisogna prendere molto sul serio questa crisi. Il rischio di essere condizionati dal web e dalla telematica è fortissimo. Basti pensare alla diffusione del network dei social, in gran parte fuori controllo, dove ognuno, da “einstein” al più imbecille si può esprimere.

Basti pensare alla turpitudine di trasmissioni come La zanzara, editata dalla Confindustria (non ne capisco il senso!), nella qual tre cialtroni fanno a gara nel superarsi non tanto in volgarità, quanto in imbecillità, anche se loro danno dell’imbecille a ognuno che (secondo me stupidamente) gli telefona in onda.

Lo squallore di questa fortunata trasmissione è enorme e dà la misura di quanti imbecilli e idioti vi siano in giro.

E la democrazia fa conto, come dice il conduttore della citata trasmissione, anche di quel popolazzo che telefona e anche sui tre furbacchioni, pagati dagli industriali. Anni fa decisi di scrivere all’allora presidente Squinzi che mai mi rispose. Si vede che vi sono recondite e misteriose ragioni per cui gli industriali ritengono che una trasmissione del genere gli sia utile, o sia utile alla… democrazia.

Una deriva totalitaria potrebbe essere facilitata da una ulteriore diffusione della stupidità.